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Art. 191 Codice della Strada — Anno 2023

Altri anni per Art. 191 Codice della Strada

Investimento di pedone: assolto l’autista se l’urto è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un automobilista accusato di lesioni personali stradali a seguito dell'investimento di pedone. L'incidente era avvenuto durante una regolare manovra di sorpasso. I giudici hanno accertato che il pedone aveva attraversato di corsa e improvvisamente in una zona priva di strisce pedonali, sbucando da un'area coperta da fitta vegetazione che impediva la visibilità. Poiché l'automobilista procedeva a velocità moderata e rispettava i limiti, l'evento è stato ritenuto del tutto imprevedibile e inevitabile. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei familiari del pedone, confermando che la valutazione dei fatti spetta solo ai giudici di merito e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
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Lesioni personali stradali: condannato chi investe sulle strisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'automobilista condannata per il reato di lesioni personali stradali gravi. L'imputata aveva investito un pedone sulle strisce pedonali, sostenendo che la condotta della vittima fosse imprevedibile. I giudici hanno ribadito che il conducente deve sempre mantenere la massima prudenza e un controllo costante del veicolo, soprattutto vicino agli attraversamenti pedonali. L'automobilista può essere esente da responsabilità solo se il comportamento del pedone costituisce una causa eccezionale e del tutto imprevedibile. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l'introduzione della procedibilità a querela per questo reato non rileva se il ricorso è originariamente inammissibile, poiché tale vizio impedisce al giudice di valutare la mancanza della querela. Di conseguenza, la condanna dell'automobilista è stata confermata.
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Lesioni personali stradali: condanna penale anche senza multa
Un automobilista è stato condannato per il reato di lesioni personali stradali gravi dopo aver investito un'anziana signora di ottant'anni che attraversava la strada vicino alle strisce pedonali. La difesa sosteneva l'innocenza del conducente, evidenziando che il giudice civile aveva annullato la sanzione amministrativa per violazione del codice della strada e che l'anziana non si trovava esattamente sulle strisce. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la decisione del giudice civile sulla sanzione amministrativa non vincola il giudice penale. Inoltre, la ricostruzione della dinamica dell'incidente spetta esclusivamente ai giudici di merito. L'automobilista perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Omicidio colposo in retromarcia: investe pedone, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo in retromarcia a carico di una conducente che, durante la manovra, aveva investito un'anziana pedone. La vittima era caduta a terra, morendo in seguito alle lesioni. I giudici hanno stabilito che la retromarcia è una manovra ad altissimo rischio che impone al guidatore un obbligo di massima prudenza. Non è sufficiente usare gli specchietti, ma è necessario un monitoraggio costante e completo dell'area retrostante. La condotta del pedone, sebbene non impeccabile, non è stata ritenuta così imprevedibile da escludere la colpa dell'automobilista, che avrebbe dovuto e potuto evitare l'impatto.
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Querela di falso: i rischi del ricorso pretestuoso
Una conducente ha impugnato i verbali della polizia locale tramite una querela di falso, contestando l'uso del cellulare alla guida e la mancata precedenza a un pedone. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, basato sull'inattendibilità di un testimone della difesa, la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha rilevato che la ricorrente mirava a una inammissibile rivalutazione dei fatti e l'ha condannata per abuso del processo.
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