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Art. 1856 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1856 Codice Civile

Mandato irrevocabile: la banca taglia il bonifico e vince
Una società creditrice ha fatto causa a una banca e al suo direttore, pretendendo il pagamento di somme originariamente disposte dal debitore tramite bonifico. Il debitore aveva poi ridotto la somma per presunti inadempimenti. La creditrice sosteneva che l'ordine fosse un mandato irrevocabile a suo favore e che la banca avesse commesso un illecito non pagando l'intero importo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha chiarito che il bonifico bancario costituisce una delegatio solvendi e non fa sorgere un diritto diretto del terzo verso la banca. Inoltre, il mandato irrevocabile nell'interesse del terzo non attribuisce a quest'ultimo il diritto di esigere l'esecuzione del mandato dalla banca, in assenza di un accordo specifico. Vince la banca, mentre la creditrice deve pagare le spese.
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Revoca Procura e Responsabilità Banca: Stop Ignorato, Danno Certo
Una cliente revoca la procura generale al marito, comunicandolo alla banca. Nonostante ciò, l'istituto di credito accredita sul conto personale dell'uomo ingenti somme derivanti dalla vendita di titoli della moglie, vendita ordinata dal marito poco prima della revoca. La Corte di Cassazione ha affermato la responsabilità della banca per revoca procura. L'istituto ha violato i doveri di diligenza professionale e buona fede, poiché, una volta a conoscenza della revoca, avrebbe dovuto sospendere l'accredito e verificare le nuove volontà della cliente. La banca non poteva procedere meccanicamente, ma doveva tutelare l'effettivo titolare dei fondi. La cliente vince e il caso torna in Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Pagamento assegno non trasferibile: Banca condannata a ripagare
Una correntista cita in giudizio la propria banca per aver pagato assegni non trasferibili, per un valore di oltre 400.000 euro, a soggetti diversi dal beneficiario. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità dell'istituto di credito per l'errato pagamento. Il principio sancito è che la banca che esegue un illegittimo pagamento di un assegno non trasferibile è tenuta a un nuovo pagamento in favore del legittimo creditore. Tuttavia, la Corte chiarisce che tale obbligo costituisce un 'debito di valuta' e non un 'debito di valore'. Di conseguenza, alla cliente spetta la restituzione della somma con i soli interessi legali, ma non la rivalutazione monetaria per l'inflazione.
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Ordine di esibizione: onere prova e art. 119 T.U.B.
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per presunti addebiti illeciti sul conto corrente, senza però produrre il contratto e gli estratti conto. La richiesta di un ordine di esibizione di tali documenti è stata respinta poiché la società non aveva preventivamente esercitato il proprio diritto di richiederli direttamente alla banca, come previsto dall'art. 119 del Testo Unico Bancario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando la necessità per il cliente di agire prima in via stragiudiziale.
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Obblighi di protezione: quando la banca è responsabile
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di ingente depauperamento del patrimonio di un'anziana correntista, operato da un suo delegato. La Corte ha confermato la responsabilità della banca per la violazione degli obblighi di protezione, non avendo segnalato alla cliente una serie di operazioni palesemente anomale. L'istituto di credito, pur a conoscenza delle anomalie, non ha informato la correntista, venendo meno al dovere di diligenza dell'"accorto banchiere". Il ricorso della banca è stato rigettato, mentre è stato accolto quello dei professionisti coinvolti per un difetto di motivazione della sentenza d'appello riguardo la natura del loro incarico.
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Responsabilità della banca per anticipo fondi esclusa
In un caso riguardante un'operazione di anticipo fondi su assegni poi risultati scoperti, la Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità della banca. La Corte ha stabilito che se il contratto di conto corrente prevede espressamente la facoltà per la banca di concedere la disponibilità immediata delle somme 'salvo buon fine', l'esercizio di tale facoltà non costituisce negligenza. La responsabilità per eventuali danni ricade nel rapporto interno tra la società cliente e il suo amministratore, che aveva richiesto l'operazione.
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