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Art. 173 Codice Penale — Sezione Terza Penale

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Altri anni per Art. 173 Codice Penale

Ordine di demolizione: è imprescrittibile e vale per tutti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza che negava la revoca di un ordine di demolizione per opere abusive. La Corte ha ribadito che l'ordine di demolizione non è una pena criminale, ma una sanzione amministrativa di tipo ripristinatorio. Di conseguenza, non è soggetto a prescrizione e ha un "carattere reale", ovvero si applica al bene immobile e non alla persona, estendendo i suoi effetti anche ai successivi proprietari, pur se estranei all'abuso.
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Ordine di demolizione: vale per il nuovo proprietario?
Una società che ha acquistato un immobile in buona fede ha contestato un preesistente ordine di demolizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa con carattere "reale". Questo significa che segue l'immobile e si applica a tutti i proprietari successivi, indipendentemente dalla loro buona fede o dal loro coinvolgimento nell'abuso edilizio originario. La tutela dell'acquirente consiste nel diritto di rivalsa verso il venditore.
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Ordine di demolizione: a chi notificarlo? Novità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17809/2024, ha stabilito un importante principio in materia di abusivismo edilizio. Ha chiarito che l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale deve essere notificato non solo alla persona condannata per l'illecito, ma anche all'attuale proprietario dell'immobile, pure se estraneo al processo penale. Questa decisione, che supera un precedente orientamento, sottolinea la natura 'reale' della sanzione, la quale è legata all'immobile e non alla persona, con lo scopo di ripristinare la legalità violata.
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Ordine di demolizione: non è pena, non si prescrive
La Corte di Cassazione affronta il caso di un ordine di demolizione per un immobile abusivo, contestato dagli eredi del responsabile. La Corte chiarisce che l'ordine di demolizione non è una sanzione penale, ma una misura amministrativa ripristinatoria. Di conseguenza, non è soggetto a prescrizione e si trasmette a chiunque abbia la disponibilità del bene, inclusi gli eredi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la maggior parte dei ricorrenti, confermando la validità dell'ordine.
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Ordine di demolizione: no prescrizione dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione di un immobile abusivo, notificato oltre vent'anni dopo la sentenza di condanna definitiva. Il ricorrente sosteneva che il notevole lasso di tempo trasformasse la demolizione in una sanzione penale, soggetta a prescrizione. La Corte ha ribadito la natura amministrativa e non penale dell'ordine di demolizione, escludendone la prescrittibilità. La responsabilità del ritardo nell'esecuzione, inoltre, è stata attribuita all'inerzia del condannato stesso, che non può trarre vantaggio dalla propria inadempienza.
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Ordine di demolizione: valido anche dopo la vendita?
Una persona, condannata per un abuso edilizio, ha venduto l'immobile prima che le fosse notificato l'ordine di demolizione. Anni dopo, ha chiesto di essere esclusa dalla procedura, sostenendo di non essere più proprietaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'ordine di demolizione ha natura "reale", cioè segue il bene e non si estingue con la vendita. Pertanto, l'obbligo di ripristino rimane efficace sia verso il nuovo proprietario sia, a diversi fini, verso l'autore dell'abuso.
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Opposizione esecuzione penale: il rimedio corretto
Un soggetto condannato a una pena pecuniaria si è visto respingere la richiesta di estinzione della pena. Impugnando tale decisione direttamente in Cassazione, si è visto riqualificare il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che il rimedio corretto non è il ricorso diretto, bensì l'opposizione esecuzione penale da proporsi dinanzi allo stesso giudice che ha emesso l'ordinanza, garantendo così il contraddittorio. Gli atti sono stati quindi rinviati al giudice di prime cure.
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Ordine di demolizione: non è pena e non si estingue
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di alcuni privati contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. I ricorrenti sostenevano che l'ordine, essendo una pena, dovesse estinguersi per prescrizione. La Corte ha ribadito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa con funzione ripristinatoria, non punitiva, e pertanto non è soggetto a prescrizione. Ha inoltre confermato l'inammissibilità delle istanze di condono presentate, ritenendo che mirassero a frazionare artificiosamente un unico intervento edilizio per eludere i limiti di cubatura.
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Prescrizione pena: decorrenza e sospensione condizionale
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di revoca della sospensione condizionale della pena per mancato adempimento di un obbligo (come la demolizione di un manufatto abusivo), la prescrizione della pena pecuniaria decorre dalla data in cui l'obbligo doveva essere adempiuto, e non dalla data del successivo provvedimento di revoca. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e dichiarato estinta la pena per decorso del termine quinquennale.
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Ordine di demolizione: no stop con condono incerto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42384/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione. La mera presentazione di una domanda di condono edilizio, soprattutto in presenza di un preavviso di rigetto da parte del Comune, non è sufficiente a sospendere o revocare l'ordine. La Corte ribadisce che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa con funzione ripristinatoria, non una pena criminale, e quindi non è soggetto a prescrizione.
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Condono edilizio: no al silenzio assenso frazionato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di tre soggetti contro un'ordinanza di demolizione. I ricorrenti avevano presentato domande di condono edilizio separate per singole porzioni di un unico immobile, sostenendo la formazione del silenzio assenso. La Corte ha stabilito che la suddivisione era un espediente per aggirare i limiti volumetrici di legge. Di conseguenza, le istanze erano inammissibili e il silenzio assenso non poteva formarsi. È stata inoltre ribadita la natura non prescrittibile dell'ordine di demolizione.
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Ordine di demolizione: inammissibile il ricorso nuovo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso degli eredi contro un ordine di demolizione. I motivi, relativi alla mancata notifica a un coerede e alla violazione del principio di proporzionalità, sono stati considerati 'questioni nuove' in quanto non sollevati dinanzi al giudice dell'esecuzione. La Corte ha inoltre evidenziato che le istanze di condono erano state definitivamente respinte, rendendo l'ordine esecutivo.
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Ordine di demolizione: non si prescrive mai, dice la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione emesso con sentenza penale. La Corte ribadisce che l'ordine non è una pena, ma una sanzione amministrativa con finalità ripristinatoria e, pertanto, non è soggetto a prescrizione. Viene inoltre negato l'interesse del condannato a contestare le procedure di appalto per i lavori di demolizione.
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Ordine di demolizione e interesse ad agire
Una coppia, condannata per abusivismo edilizio, impugna un ordine di demolizione dopo aver donato l'immobile ai propri figli. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad agire. Poiché i ricorrenti non sono più proprietari, non hanno un interesse concreto e attuale a contestare l'ordine, che per sua natura segue il bene e non la persona.
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Ordine di demolizione: quando si può sospendere?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14647/2024, ha confermato il rigetto di una richiesta di sospensione di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. I proprietari avevano invocato una domanda di condono pendente, ma la Corte ha ribadito che la sola istanza non basta per fermare la demolizione, soprattutto in presenza di un vincolo paesaggistico che rende improbabile la sanatoria. La sentenza chiarisce inoltre che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa e non è soggetto a prescrizione.
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Ordine di demolizione: no stop con condono fittizio
La Corte di Cassazione conferma un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il ricorso della proprietaria, basato su un condono edilizio ottenuto tramite il frazionamento fittizio dell'edificio in tre unità distinte per aggirare i limiti di cubatura, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che tale stratagemma non crea un legittimo affidamento e che l'ordine di demolizione, avendo natura ripristinatoria e non penale, non è soggetto a prescrizione.
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Ordine di demolizione: sanzione penale o no? Cassazione
La Corte di Cassazione conferma che l'ordine di demolizione per abusi edilizi ha natura di sanzione amministrativa e non penale. Pertanto, non è soggetto alla prescrizione prevista per le pene detentive o pecuniarie. La sua finalità è ripristinare il territorio e non punire il reo, rendendolo un'obbligazione reale che non si estingue nel tempo.
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Interesse ad impugnare: appello a demolizione nullo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il motivo centrale è la mancanza di interesse ad impugnare, poiché il ricorrente aveva donato l'immobile al figlio molti anni prima dell'ingiunzione. La Corte stabilisce che per contestare un provvedimento è necessario avere un interesse concreto e attuale, che in questo caso non sussiste, dato che il ricorrente non è più proprietario del bene.
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Revoca sospensione condizionale: le novità della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 5494 del 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la revoca della sospensione condizionale della pena. Nonostante l'estinzione della pena per la contravvenzione edilizia, l'inadempimento dell'obbligo di demolizione, condizione legata anche a un delitto non estinto, giustifica la revoca del beneficio.
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Ordine di demolizione: quando non può essere sospeso
La Corte di Cassazione, con la sentenza 5174/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi di un condannato per abusi edilizi. Essi chiedevano la sospensione di un ordine di demolizione a causa di un ricorso pendente al T.A.R. contro il diniego di condono. La Corte ha ribadito che la pendenza del giudizio amministrativo non è di per sé sufficiente a bloccare l'esecuzione. L'ordine di demolizione, avendo natura reale, segue l'immobile e vincola anche gli eredi, indipendentemente dalla formale accettazione dell'eredità.
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