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Art. 173 Codice Penale — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 173 Codice Penale

Ordine di demolizione: la casa abusiva va abbattuta dopo 30 anni
L'erede di un cittadino condannato in via definitiva per abusivismo edilizio ha impugnato l'ingiunzione a demolire un manufatto di circa 2000 metri cubi. La ricorrente ha invocato il passaggio di trent'anni dalla condanna, il diritto all'abitazione e la propria vulnerabilità economica e di salute. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'ordine di demolizione non è una pena, ma una sanzione amministrativa reale volta al ripristino del territorio. Tale provvedimento non si estingue mai per prescrizione e vincola anche gli eredi. Il decorso del tempo non attenua l'illiceità, ma dimostra il lungo vantaggio ottenuto dall'occupante che non ha cercato tempestivamente un alloggio alternativo.
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Prescrizione della pena: demolizione non eseguita, pena non estinta
Tre individui sono stati condannati per abuso edilizio, con pena sospesa condizionalmente all'obbligo di demolire le opere abusive. Non avendo adempiuto, ma avendo richiesto una sanatoria, si è discusso sul momento di decorrenza della prescrizione della pena. I condannati sostenevano che la prescrizione dovesse iniziare dalla scadenza del termine per la demolizione, che avrebbe comportato la revoca automatica del beneficio. La Cassazione ha stabilito che il termine per la prescrizione della pena inizia a decorrere solo dal momento della revoca formale della sospensione condizionale della pena, che a sua volta dipende dalla revoca della sospensione dell'ordine di demolizione. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando che le pene non erano estinte.
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Ordine di demolizione: l’acquisto all’asta non salva l’immobile
L'Acquirente acquista un immobile tramite un'asta giudiziaria. L'edificio presenta gravi abusi edilizi realizzati in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico. Per tali opere il giudice penale aveva condannato il precedente proprietario e disposto l'abbattimento della struttura. L'Acquirente chiede la revoca del provvedimento, invocando la propria buona fede e la prescrizione della misura a causa del tempo trascorso. La Corte di Cassazione respinge la richiesta e conferma l'ordine di demolizione. I giudici chiariscono che la misura ha funzione ripristinatoria e natura reale. Essa colpisce direttamente l'immobile e non si estingue per il decorso del tempo, prevalendo anche sulla vendita all'asta.
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Ordine di demolizione abusiva: la Cassazione nega prescrizione e proporzionalità
Un'anziana signora ha impugnato un ordine di demolizione abusiva per la sua unica abitazione, dove viveva con la figlia e tre nipoti, due dei quali disabili. Ha sostenuto la mancata nomina di un difensore d'ufficio, la prescrizione dell'ordine e la sua sproporzione rispetto alla grave situazione familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa ripristinatoria, non soggetta a prescrizione penale e non richiede notifica al difensore. Inoltre, la Corte ha ritenuto non provata l'indisponibilità di altre soluzioni abitative o mezzi economici.
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Prescrizione della pena pecuniaria: la cartella la blocca
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una cittadina condannata per abuso edilizio a una sanzione detentiva e a un'ammenda. La sospensione della pena era subordinata alla demolizione dell'opera abusiva entro novanta giorni. A seguito del mancato ripristino, il termine quinquennale di prescrizione della pena pecuniaria è iniziato a decorrere dalla scadenza fissata per la demolizione. La condannata ha chiesto l'estinzione della sanzione sostenendo che il quinquennio fosse ormai decorso. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso affermando che la notifica della cartella esattoriale, avvenuta prima della scadenza dei cinque anni, blocca definitivamente la prescrizione della pena pecuniaria. Di conseguenza, la pretesa dello Stato resta valida e la somma deve essere pagata.
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Ordine di demolizione: perché l’abuso non si prescrive mai
Il proprietario di un immobile abusivo situato in un'area protetta si opponeva all'ordine di demolizione emesso dopo una condanna penale definitiva. Il ricorrente sosteneva che il provvedimento fosse prescritto, che vi fossero errori materiali nei documenti e che la demolizione violasse il suo diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e, pertanto, non è soggetto a prescrizione. Inoltre, le tolleranze costruttive non si applicano in zone protette da vincolo paesaggistico e i piccoli errori materiali non annullano il provvedimento se l'immobile è chiaramente identificabile. Di conseguenza, il proprietario perde il ricorso e deve demolire l'immobile, oltre a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: perché la casa abusiva non si salva mai
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria contro il rigetto della revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva che l'ordine fosse prescritto e violasse il principio di proporzionalità sul diritto alla casa. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non di pena, rendendolo imprescrittibile. Inoltre, il bilanciamento con il diritto al domicilio è stato rispettato, poiché la proprietaria ha avuto oltre quindici anni per regolarizzare la propria posizione o trovare un'alternativa, continuando invece a realizzare ulteriori opere abusive. Di conseguenza, la proprietaria perde la causa e deve demolire l'immobile, oltre a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Condono edilizio: il frazionamento fittizio non salva la casa
L'Acquirente di un immobile abusivo ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione emesso nel 1998. I precedenti proprietari avevano frazionato l'edificio presentando due domande separate di condono edilizio per aggirare il limite legale di 750 metri cubi. L'Acquirente ha proposto di demolire una parte del manufatto per rientrare nei limiti di legge, invocando la buona fede e il diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il limite volumetrico per il condono edilizio si calcola sull'intero edificio unitario e non sulle singole parti. Inoltre, la demolizione tardiva non sana l'abuso originario. L'ordine di demolizione non si prescrive e prevale sul diritto alla casa se l'acquirente conosceva l'abuso al momento dell'acquisto. L'Acquirente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: il tempo non cancella l’abuso edilizio
Il Tribunale di Reggio Calabria ha respinto la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo presentata dal proprietario. Quest'ultimo ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'ordine fosse prescritto o estinto insieme alla pena principale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione non è una pena, ma una sanzione amministrativa con funzione ripristinatoria. Di conseguenza, questa misura non è soggetta a prescrizione e non si estingue con il decorso del tempo, potendo essere eseguita anche a distanza di molti anni dal reato edilizio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Ordine di demolizione: le villette ereditate vanno abbattute
Due eredi hanno impugnato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, composto da tre villette, costruito dal padre defunto. Le ricorrenti sostenevano la nullità della notifica originaria, il decorso del tempo e la violazione del diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'ordine di demolizione non è una sanzione penale ma una misura ripristinatoria. Di conseguenza, esso è caratterizzato dall'imprescrittibilità e non si estingue con il passare degli anni. Inoltre, il diritto al domicilio non è assoluto e deve cedere di fronte alla tutela del territorio, specialmente in presenza di abusi edilizi di rilevante entità. Le ricorrenti perdono la causa e devono sostenere le spese processuali.
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Prescrizione della pena: sanzione estinta ma l’abuso resta
Il Condannato riceveva una condanna per reati edilizi con sospensione condizionale della pena, subordinata alla demolizione dell'opera abusiva entro sessanta giorni. Non avendo demolito l'immobile, il Tribunale revocava il beneficio. Il Condannato ricorreva in Cassazione eccependo la prescrizione della pena. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che il termine di prescrizione della pena decorre dal giorno successivo alla scadenza del termine per demolire, e non dalla data del provvedimento di revoca. Di conseguenza, la Cassazione annulla l'ordinanza e rinvia al Tribunale per verificare se sia maturata la prescrizione della pena.
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Ordine di demolizione: perché il tempo non salva l’abuso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Proprietario contro il rigetto della richiesta di sospensione dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo. I giudici hanno ribadito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non si prescrive mai. Inoltre, il diritto al domicilio tutelato dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo non è assoluto e non impedisce l'abbattimento di una costruzione abusiva, specialmente se il Proprietario è rimasto inerte per anni senza cercare soluzioni abitative alternative.
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Demolizione del manufatto abusivo: il tempo non cancella l’abuso
Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino contro l'ordine di demolizione del manufatto abusivo emesso a seguito di condanne penali risalenti agli anni Novanta. Il ricorrente sosteneva che l'ordine fosse prescritto per il decorso del tempo, che vi fosse una domanda di condono pendente e che la Procura non avesse il potere di procedere autonomamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la demolizione del manufatto abusivo ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non di pena, di conseguenza non è soggetta a prescrizione. Inoltre, la pendenza del condono non blocca l'esecuzione se mancano i requisiti di sanabilità, e il Pubblico Ministero ha il pieno dovere di dare esecuzione all'ordine di demolizione.
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Abuso edilizio: l’ordine di demolizione non si prescrive mai
I Proprietari di un immobile abusivo hanno impugnato l'ordine di demolizione derivante da una condanna del 1996, sostenendo che fosse prescritto, che il giudice onorario non fosse competente e che il ricorso al TAR per il condono edilizio dovesse sospendere l'esecuzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione non si prescrive mai, avendo natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non di pena. Inoltre, la Corte ha confermato la competenza del giudice onorario anche nella fase esecutiva e ha stabilito che la pendenza del ricorso amministrativo non blocca l'abbattimento. I Proprietari sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: condono revocato per false dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di alcuni proprietari contro un ordine di demolizione immobile abusivo. In passato, avevano ottenuto un condono, poi annullato dal Comune perché basato su false dichiarazioni. I ricorrenti sostenevano di aver maturato un 'legittimo affidamento' sulla regolarità dell'immobile e che la demolizione fosse una sanzione sproporzionata. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito che il condono ottenuto con false dichiarazioni non crea alcun affidamento tutelabile. Inoltre, ha ribadito che l'ordine di demolizione non è una pena che si estingue nel tempo, ma una sanzione amministrativa finalizzata a ripristinare la legalità violata. La demolizione è stata quindi confermata.
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Casa abusiva comprata: l’ordine di demolizione non si prescrive
Una coppia acquista un immobile senza sapere che su di esso grava un vecchio ordine di demolizione per un abuso edilizio commesso dalla precedente proprietaria. Quando l'ordine viene eseguito, i nuovi proprietari si oppongono, invocando il diritto alla casa e sostenendo che, dopo tanti anni, la sanzione dovrebbe essere prescritta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che l'ordine di demolizione per abuso edilizio non è una pena soggetta a prescrizione, ma una misura per ripristinare la legalità. Inoltre, chi compra ha il dovere di verificare la conformità dell'immobile, e la 'buona fede' non può sanare l'illecito. La demolizione è stata quindi confermata.
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Ordine di Demolizione Eredi: Abuso del Parente, Pagano i Successori
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordine di demolizione di un immobile abusivo si trasmette agli eredi del condannato. Gli eredi avevano contestato l'ordine sostenendo di non avere la disponibilità del bene e che la loro qualità di eredi non era stata accertata. La Corte ha chiarito che l'ordine di demolizione eredi è una sanzione legata all'immobile, non alla persona, e quindi si trasferisce automaticamente. Non è necessario che l'erede abbia accettato l'eredità o possieda materialmente l'immobile; la semplice 'chiamata all'eredità' è sufficiente. Spetta all'erede dimostrare di aver rinunciato all'eredità per evitare l'obbligo.
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Ordine di Demolizione: valido anche dopo la prescrizione del reato
Un cittadino, condannato per abuso edilizio, ha chiesto di annullare l'ordine di demolizione sostenendo che il reato fosse ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'ordine di demolizione non è una pena che si estingue con il tempo, ma una sanzione amministrativa. Il suo scopo non è punire, ma ripristinare l'assetto del territorio violato. Di conseguenza, l'obbligo di abbattere l'immobile abusivo rimane valido ed efficace, indipendentemente dalla prescrizione del reato edilizio. La demolizione deve quindi essere eseguita.
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Ordine di demolizione: perché non cade in prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva revocato un ordine di demolizione risalente al 1993. Il giudice di merito aveva erroneamente ritenuto che il lungo tempo trascorso avesse creato un legittimo affidamento nei proprietari, equiparando la demolizione a una sanzione punitiva soggetta a prescrizione. La Suprema Corte ha invece chiarito che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa con finalità ripristinatoria e, come tale, è caratterizzata dall'imprescrittibilità. Il decorso del tempo non può sanare l'illecito edilizio, salvo casi eccezionali di provata necessità abitativa che non erano stati documentati nel caso in esame.
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Condono edilizio e demolizione: le regole in Sicilia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione per un immobile abusivo situato in Sicilia, nonostante il rilascio di un condono edilizio da parte del Comune. La Corte ha stabilito che il condono edilizio non può essere concesso per nuove costruzioni realizzate in aree soggette a vincoli paesaggistici o idrogeologici, anche se tali vincoli sono solo relativi. È stato inoltre ribadito che l'ordine di demolizione, avendo natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non punitiva, non è soggetto alla prescrizione quinquennale delle pene, rimanendo eseguibile anche a distanza di anni dalla sentenza di condanna.
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