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Art. 1490 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 1490 Codice Civile

Responsabilità extracontrattuale costruttore: la guida
Un condominio ha citato in giudizio l'impresa costruttrice per diversi vizi dell'edificio. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha rigettato il ricorso. La sentenza chiarisce i confini della responsabilità extracontrattuale del costruttore, specificando che i difetti di lieve entità, non compromettendo la funzionalità dell'opera, non rientrano né nella garanzia per gravi difetti (art. 1669 c.c.) né nella responsabilità per fatto illecito (art. 2043 c.c.), per la quale è necessario un rigoroso onere probatorio a carico del danneggiato.
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Inadempimento reciproco: chi ha torto? La Cassazione
La Cassazione analizza un caso di inadempimento reciproco in una vendita di macchinari. Stabilisce che il rifiuto del venditore di effettuare interventi essenziali è più grave del mancato pagamento del saldo da parte dell'acquirente, legittimando la risoluzione del contratto a sfavore del venditore.
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Cessione di azienda: vizi noti e conseguenze
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12084/2024, ha esaminato un caso di cessione di azienda in cui l'acquirente lamentava la difformità delle licenze commerciali. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che la perfetta conoscenza da parte dell'acquirente delle caratteristiche e dei limiti delle licenze al momento della stipula esclude l'inadempimento del venditore. La Corte ha inoltre chiarito che il mancato avveramento di una condizione sospensiva del pagamento, dovuto all'inerzia dell'acquirente, non rende inesigibile il credito del venditore. La decisione sottolinea l'importanza della consapevolezza e della diligenza dell'acquirente nel processo di cessione di azienda.
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Ricorso per cassazione inammissibile: oneri formali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società costruttrice contro una sentenza per vizi immobiliari. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la società, dopo che il suo appello era stato dichiarato inammissibile, non ha riportato nel ricorso per cassazione né i motivi del gravame né la motivazione dell'ordinanza di inammissibilità. Questa omissione ha reso il ricorso per cassazione inammissibile, impedendo alla Corte di verificare quali questioni fossero ancora pendenti e quali coperte da giudicato interno.
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Clausola visto e piaciuto: quando esclude la garanzia
Un acquirente contestava vizi in una fornitura di marmo, ma la Cassazione ha chiarito che la clausola visto e piaciuto, accettata al momento dell'acquisto, esclude la garanzia per difetti palesi. Di conseguenza, la Corte ha annullato la precedente decisione che attribuiva una corresponsabilità al fornitore, sottolineando che l'acquirente aveva consapevolmente accettato materiale di qualità variabile a un prezzo favorevole.
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Cessione di quote: la responsabilità per vizi nascosti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19833/2024, ha stabilito che nella cessione di quote societarie, la mancata comunicazione di vincoli significativi sui beni aziendali, che ne riducono il valore di circa il 25%, costituisce un grave inadempimento. Tale omissione viola il principio di buona fede e giustifica la risoluzione del contratto preliminare. La Corte ha inoltre chiarito che la richiesta di recesso e del doppio della caparra, seppur subordinata, non è una domanda nuova in appello se già formulata nell'atto di citazione iniziale.
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Certificato destinazione urbanistica: quando è sanabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'allegazione di un certificato di destinazione urbanistica errato a un atto di compravendita immobiliare non comporta la nullità assoluta del contratto. Si tratta di una nullità 'speciale', sanabile anche successivamente. Nel caso di specie, una coppia aveva acquistato un terreno ritenuto edificabile, che solo anni dopo la vendita è stato riclassificato come bosco. La Corte ha chiarito che, essendo il terreno edificabile al momento del rogito, il successivo cambiamento urbanistico ricade sul compratore, in quanto il rischio si trasferisce con la proprietà. Di conseguenza, le richieste di risoluzione del contratto degli acquirenti sono state respinte.
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Titolarità del diritto: l’onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società acquirente in una lunga controversia per la fornitura di beni difettosi. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione della titolarità del diritto da parte della società, che non ha fornito prove sufficienti a dimostrare di essere la legittima successora della ditta individuale originaria che stipulò il contratto. La sentenza sottolinea come l'onere della prova su questo punto spetti a chi agisce in giudizio e come la sua assenza possa portare al rigetto della domanda, a prescindere dal merito della questione.
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Prescrizione azione di garanzia: no a 10 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23234/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di compravendita. Il caso riguardava la vendita di un macchinario difettoso. La Corte ha stabilito che il riconoscimento dei vizi da parte del venditore non trasforma la prescrizione azione di garanzia da annuale a decennale. Tale riconoscimento ha solo l'effetto di interrompere il termine breve di un anno previsto dalla legge, senza creare una nuova obbligazione soggetta a prescrizione ordinaria decennale per la richiesta di riduzione del prezzo.
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Sopravvenuto difetto di interesse: appello inammissibile
Una società sportiva ricorre in Cassazione per la risoluzione di un contratto di fornitura. Durante il giudizio, la società fallisce e il curatore ammette al passivo il debito per il saldo del prezzo. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, poiché l'ammissione del debito è incompatibile con la domanda di risoluzione.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio?
Un consumatore chiede il risarcimento per i danni subiti dalla sua auto, incendiatasi a causa di un difetto di fabbrica. Il giudice di primo grado condanna il venditore ma rigetta la domanda contro il produttore. In appello, il consumatore non propone un appello incidentale contro il rigetto della domanda verso il produttore. La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di soccombenza parziale, la mancata proposizione dell'appello incidentale fa passare in giudicato la parte di sentenza sfavorevole, impedendo al giudice d'appello di riesaminare quella specifica domanda.
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Ultrattività del mandato: valido il ricorso post-estinzione
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la perdita della capacità processuale di una società, avvenuta dopo il conferimento della procura speciale al difensore ma prima della notifica del ricorso, non determina l'inammissibilità dell'impugnazione. La decisione si fonda sul principio di ultrattività del mandato, che cristallizza la validità dell'incarico al momento del suo conferimento, garantendo la stabilità del processo e il diritto di difesa. Il ricorso è quindi ritenuto ammissibile.
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Risarcimento danni immobile: sì dopo sentenza 2932 c.c.
La Corte di Cassazione chiarisce che il promissario acquirente, divenuto proprietario tramite sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c., ha diritto a un successivo risarcimento danni immobile per vizi e difetti. L'azione è ammissibile anche se non proposta nel primo giudizio, poiché il precedente giudicato sul trasferimento non copre la questione dei danni, se non decisa nel merito. La titolarità ad agire sussiste anche se il saldo del prezzo non è stato ancora corrisposto, in quanto la proprietà si trasferisce con il passaggio in giudicato della sentenza.
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Garanzia convenzionale: quando prevale sul legale?
Un'acquirente ha scoperto una contaminazione del suolo dopo l'acquisto di un immobile. Il contratto di vendita includeva una specifica 'garanzia convenzionale' da parte della venditrice. I tribunali di merito avevano respinto la richiesta dell'acquirente per prescrizione secondo la garanzia legale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, affermando che una garanzia convenzionale può essere autonoma e non soggetta ai brevi termini legali, rinviando il caso per una nuova valutazione della volontà delle parti.
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Restituzione prezzo auto: quando si ha diritto?
Un acquirente ottiene la risoluzione del contratto di vendita di un'auto per un grave difetto manifestatosi dopo due anni. La Corte di Cassazione, con ordinanza 28838/2024, interviene sulla questione della restituzione del prezzo dell'auto. Pur confermando la risoluzione, stabilisce che dall'importo da rimborsare va detratto un equo compenso per l'uso prolungato del veicolo da parte dell'acquirente, al fine di evitare un ingiusto arricchimento. La Corte ha inoltre precisato che gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla data della domanda giudiziale e non dal momento del pagamento.
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Risarcimento danni: cumulo con spese di rimozione
Un venditore, condannato per truffa per aver nascosto abusi edilizi, è stato obbligato a pagare sia il costo per la rimozione degli abusi sia il risarcimento per il minor valore dell'immobile. La Corte di Cassazione ha confermato che non si tratta di una duplicazione del risarcimento danni, poiché la rimozione dell'abuso non restituisce all'immobile il valore pattuito, lasciando comunque un pregiudizio economico per l'acquirente.
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Vizi della cosa venduta: onere della prova a carico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28616/2024, ha rigettato il ricorso di un acquirente che si rifiutava di saldare il prezzo di un'imbarcazione, adducendo la presenza di vizi e la necessità di costose riparazioni. La Corte ha confermato la decisione di merito, ribadendo che l'onere della prova sui vizi della cosa venduta grava sull'acquirente, il quale non era riuscito a dimostrare né l'esistenza di difetti rilevanti al momento della vendita né l'effettiva esecuzione di opere di ripristino a sue spese.
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Permuta aliud pro alio: terreno non edificabile
Una proprietaria terriera scambia un fondo con un costruttore in cambio di futuri appartamenti. La concessione edilizia viene però revocata per inidoneità del terreno, a causa di documentazione errata fornita dalla stessa proprietaria. La Corte di Cassazione conferma la risoluzione del contratto, qualificando l'operazione come permuta aliud pro alio, poiché il bene trasferito (il terreno) era radicalmente diverso da quello pattuito, mancando della qualità essenziale (edificabilità) promessa.
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Vendita immobile con oneri: quando il compratore sa
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di vendita di un terreno risultato inedificabile a causa di oneri preesistenti. Con l'ordinanza n. 27706/2024, ha stabilito che se il compratore è a conoscenza effettiva del vincolo prima dell'acquisto, non ha diritto ad alcun risarcimento. Questa conoscenza, infatti, esclude sia la responsabilità contrattuale del venditore per vizi (ex art. 1489 c.c.) sia la responsabilità precontrattuale, facendo prevalere il principio di autoresponsabilità dell'acquirente sull'affidamento nelle dichiarazioni contrattuali.
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Risarcimento danni PA: la giurisdizione è ordinaria
Una società immobiliare chiede il risarcimento danni alla PA dopo aver acquistato un immobile sulla base di un certificato di destinazione urbanistica errato. La Corte di Cassazione, risolvendo un conflitto di giurisdizione, stabilisce che la competenza è del giudice ordinario. La domanda non contesta un atto amministrativo, ma lamenta la lesione dell'affidamento causata dal comportamento scorretto dell'amministrazione, configurando un illecito civile.
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