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Art. 1381 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1381 Codice Civile

Compravendita immobiliare e accessori: il venditore paga i beni
Alcuni acquirenti stipulavano un contratto per comprare un appartamento. Al momento della presa di possesso, scoprivano che i venditori avevano asportato sanitari, impianti, luci e arredi. Gli acquirenti citavano i venditori per inadempimento contrattuale. I venditori sostenevano che il rogito non elencasse tali beni e che le formule generiche fossero semplici clausole di stile senza valore vincolante. La Corte d'Appello condannava i venditori al risarcimento, applicando l'obbligo di consegna degli elementi accessori. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso dei venditori. In tema di compravendita immobiliare e accessori, l'articolo 1477 del Codice Civile impone al venditore di consegnare il bene con tutti i suoi accessori e le pertinenze, salvo patto contrario espresso. I venditori devono quindi risarcire le spese di ripristino sostenute dagli acquirenti.
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Responsabilità Amministratore: Inganno Azionario e Danni Confermato
Un investitore ha chiesto il risarcimento danni a un amministratore che lo aveva indotto ad acquistare azioni di una società poi fallita. L'amministratore aveva promesso il riacquisto delle azioni in caso di mancata vendita tramite Offerta Pubblica di Acquisto. La Cassazione ha confermato la **responsabilità dell'amministratore** per aver violato gli obblighi informativi e di trasparenza, ingannando l'investitore con false informazioni e manipolazione del mercato (aggiotaggio). La Corte ha rigettato le difese dell'amministratore, inclusa l'eccezione di concorso di colpa dell'investitore, ritenendo che la diligenza richiesta fosse inesigibile. L'amministratore dovrà risarcire i danni e sostenere le spese legali.
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Contratto preliminare di locazione: vincolo valido per l’azienda
Una ex socia e amministratrice ha ceduto gratuitamente le proprie quote societarie al figlio, con l'accordo che la società avrebbe stipulato un contratto di locazione commerciale per un immobile di sua proprietà. In seguito, la società ha rifiutato la firma, sostenendo che l'impegno vincolasse solo il singolo firmatario come promessa del terzo e non l'ente. La proprietaria ha chiesto al giudice l'attuazione del contratto preliminare di locazione ai sensi dell'articolo 2932 del codice civile. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'intesa, rigettando il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che la spendita del nome della società si può desumere per presunzioni dal contesto complessivo dell'accordo familiare. La società deve rispettare l'affitto e pagare le spese legali.
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Promessa del fatto del terzo: rassicurazioni o vero obbligo?
Un'impresa acquistava un impianto industriale sul presupposto che la società venditrice avesse garantito commesse continuative da parte di un cliente terzo. Interrottesi le commesse, l'acquirente sospendeva i pagamenti. La società venditrice otteneva un decreto ingiuntivo per il saldo. L'acquirente si opponeva invocando la violazione della promessa del fatto del terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che le dichiarazioni generiche rese durante le trattative commerciali non costituiscono una promessa vincolante ai sensi dell'articolo 1381 del codice civile. Per configurare tale garanzia occorre un impegno esplicito, concreto e non equivoco. L'acquirente perde la causa e deve saldare il debito residuo oltre alle spese legali.
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Promessa del fatto del terzo: niente compenso senza accordo scritto
Il caso riguarda un accordo in cui Il Promittente si impegnava a far acquistare all'Azienda venti terreni di terzi. Il contratto è stato qualificato come promessa del fatto del terzo. Successivamente, Il Promittente ha preteso dall'Azienda un compenso di oltre 800.000 euro, sostenendo che fosse dovuto come differenza di prezzo, nonostante l'accordo scritto non prevedesse alcun pagamento. Un lodo arbitrale aveva inizialmente accolto la richiesta, ma la Corte d'Appello ha annullato la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento, stabilendo che la promessa del fatto del terzo non prevede per sua natura un compenso automatico al promittente, e che le prove testimoniali per dimostrare un accordo verbale di pagamento erano inammissibili perché contrarie al testo scritto. Il Promittente perde definitivamente la causa.
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Accesso al fondo confinante: quando il vicino può bloccare i lavori
Una società di ristorazione ha avviato lavori di ristrutturazione edilizia utilizzando un'area esterna di proprietà del vicino. Il vicino, dopo un iniziale consenso, ha negato l'accesso al fondo confinante, bloccando il cantiere. La società ha chiesto il risarcimento dei danni, invocando un precedente accordo stipulato dal vicino con i proprietari dell'immobile (soci della stessa azienda) e la violazione del dovere di non recare danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che l'accordo contrattuale vincolava solo i firmatari originari e non la società, soggetto giuridico distinto. Inoltre, il proprietario ha esercitato legittimamente il proprio diritto di proprietà, escludendo qualsiasi responsabilità extracontrattuale per il mancato accesso al fondo confinante.
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Società di fatto: l’assegno amichevole che diventa un debito
Un cittadino si oppone a un decreto ingiuntivo per oltre centomila euro emesso a favore di una società creditrice. Il ricorrente sostiene di aver consegnato un assegno in bianco a un amico solo per un piccolo pagamento, ma il titolo è stato poi riempito per una cifra enorme e consegnato come garanzia. I giudici di merito ritengono che tra i due esistesse una vera e propria società di fatto, desunta da comportamenti concreti come la gestione comune degli affari, e qualificano l'assegno privo di data come promessa di pagamento. Il ricorrente si rivolge alla Cassazione contestando l'esistenza della società di fatto e l'uso dell'assegno. Con questa ordinanza, la Suprema Corte non decide nel merito ma rimette la causa alla pubblica udienza per un approfondimento.
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