Quando si firma un contratto, di solito ci si impegna in prima persona. Esiste però uno strumento particolare chiamato promessa del fatto del terzo. Con questo accordo, un soggetto promette che un’altra persona compirà un’azione o assumerà un impegno. Spesso sorgono controversie quando il contratto non prevede un compenso per chi promette e si tenta di pretendere un pagamento basandosi su accordi verbali successivi. La Corte di Cassazione ha chiarito questo importante aspetto economico e legale.
Il caso concreto: la compravendita dei terreni
La vicenda nasce da un accordo scritto tra un privato, nel ruolo di Promittente, e una Società immobiliare. Il Promittente si impegnava a far acquistare alla Società venti terreni edificabili di proprietà di altre persone. Questo accordo rientrava perfettamente nello schema della promessa del fatto del terzo. Il Promittente si attivava e la Società riusciva a comprare i terreni.
In un secondo momento, il Promittente chiedeva alla Società il pagamento di oltre 870.000 euro. Secondo la sua tesi, questa somma rappresentava la differenza tra il prezzo massimo fissato nel contratto e il prezzo inferiore effettivamente pagato ai proprietari dei terreni. La Società si rifiutava di pagare, evidenziando che il contratto scritto non prevedeva alcun compenso o provvigione per l’attività del Promittente.
Il divieto di provare patti verbali contrari allo scritto
Il Promittente decideva di avviare un arbitrato (un procedimento privato per risolvere la lite). Gli arbitri gli davano inizialmente ragione, accettando prove testimoniali per dimostrare l’esistenza di un accordo verbale sul compenso. La Società impugnava la decisione davanti alla Corte d’Appello, che ribaltava il verdetto.
La legge italiana stabilisce regole severe sull’uso dei testimoni per smentire o modificare un documento scritto. In particolare, non si possono usare i testimoni per dimostrare che, prima o durante la firma del contratto, le parti avevano preso accordi diversi da quelli scritti. Questo divieto serve a garantire la certezza dei contratti.
Le motivazioni della sentenza sulla promessa del fatto del terzo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Promittente, confermando la decisione della Corte d’Appello. I giudici hanno spiegato che la promessa del fatto del terzo è un contratto che non prevede per sua natura un compenso automatico. Chi promette può agire per un proprio interesse indiretto, come è avvenuto in questo caso, dove il Promittente e la sua famiglia avevano ottenuto enormi guadagni da altre operazioni collegate alla lottizzazione dei terreni.
Inoltre, la Cassazione ha chiarito che la richiesta di un compenso configurava un’attività di mediazione (un contratto del tutto diverso). Poiché il contratto scritto era chiaro e non menzionava alcun pagamento, i giudici non potevano ammettere prove testimoniali per creare un obbligo di pagamento non scritto. Ammettere tali prove avrebbe violato il divieto di patti contrari al contenuto del documento.
Le conclusioni sul caso della promessa del fatto del terzo
La sentenza stabilisce un principio fondamentale per la sicurezza delle transazioni commerciali. Se le parti vogliono prevedere un compenso per l’attività svolta all’interno di una promessa del fatto del terzo, devono scriverlo chiaramente nel contratto. Gli accordi verbali non hanno valore se contrastano con il testo scritto e non possono essere provati tramite testimoni in tribunale.
Il Promittente ha perso definitivamente la causa. La Corte di Cassazione lo ha condannato a pagare oltre diecimila euro per le spese del giudizio, oltre al raddoppio del contributo unificato. Questa decisione ricorda a tutti l’importanza di mettere nero su bianco ogni singolo dettaglio economico prima di firmare un accordo.
Chi promette l’azione di un terzo ha sempre diritto a un compenso economico?
No, la legge non prevede un compenso automatico per chi promette il fatto di un terzo, a meno che questo pagamento non sia espressamente pattuito per iscritto dalle parti.
Si può dimostrare con dei testimoni un accordo verbale che prevede un pagamento non scritto nel contratto?
No, la legge vieta l’uso della prova testimoniale per dimostrare patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento scritto, stipulati prima o contemporaneamente al contratto stesso.
Cosa rischia chi promette il fatto di un terzo se quest’ultimo si rifiuta di agire?
Se il terzo non compie il fatto promesso o non assume l’obbligazione, il promittente è tenuto a indennizzare l’altro contraente per il danno subito.