LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Lavoro Civile

Pagina 32 di 36

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Diritto di precedenza: obblighi del datore di lavoro
Un lavoratore ha perso il diritto di precedenza per una nuova assunzione perché non ha manifestato per iscritto il suo interesse. La Corte di Cassazione ha confermato che, in assenza di un esplicito obbligo derivante da un accordo sindacale, il datore di lavoro non è tenuto a informare il lavoratore di nuove opportunità. L'onere di attivarsi ricade interamente sul lavoratore. La Corte ha inoltre ribadito che l'interpretazione degli accordi sindacali aziendali spetta ai giudici di merito.
Continua »
Clausola sociale: obblighi per l’azienda subentrante
Una società di trasporti, subentrando in un appalto di TPL, ha disdetto unilateralmente gli accordi di secondo livello. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che la clausola sociale e le specifiche del capitolato d'appalto obbligavano l'azienda a mantenere tali accordi per due anni, rendendo illegittima la disdetta e dovuto il pagamento delle differenze retributive al lavoratore.
Continua »
Clausola sociale: obblighi per chi subentra in appalto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la società subentrante in un appalto di trasporto pubblico è tenuta a rispettare gli accordi aziendali preesistenti se una clausola sociale nel bando di gara lo prevede. La Corte ha ritenuto illegittima la disdetta unilaterale di tali accordi, confermando il diritto dei lavoratori alle differenze retributive, poiché la clausola sociale e il capitolato d'appalto creano un obbligo contrattuale vincolante per l'azienda, anche per un periodo di tempo definito.
Continua »
Notifica PEC: valida anche senza firma digitale p7m
Un imprenditore si opponeva a un pignoramento sostenendo di non aver mai ricevuto gli avvisi di addebito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità dell'opposizione. La sentenza chiarisce che una notifica PEC è valida anche se l'allegato è un semplice PDF senza firma digitale (p7m), poiché il sistema PEC garantisce di per sé l'autenticità. Inoltre, ha ribadito che nel rito del lavoro il giudice d'appello può acquisire nuove prove se ritenute indispensabili.
Continua »
Obbligo contributivo: quando scatta per i professionisti
Un professionista ha contestato il suo obbligo di versare i contributi alla cassa di categoria per un'attività di consulenza, sostenendo non fosse esclusiva della sua professione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'obbligo contributivo per i professionisti sorge quando l'attività, anche se non legalmente riservata, è oggettivamente riconducibile alla professione per le competenze tecniche impiegate. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi di ricorso basati su questioni di fatto non sollevate nei gradi di merito precedenti.
Continua »
Incentivo funzioni tecniche: quando sorge il diritto?
Una società di gestione infrastrutture ha negato un incentivo a un dipendente, sostenendo l'applicazione di un regolamento aziendale non favorevole. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per l'incentivo per funzioni tecniche, il regolamento applicabile è quello in vigore al momento del conferimento dello specifico incarico al lavoratore, non alla data di stipula del contratto d'appalto generale. La decisione conferma il diritto del dipendente al compenso.
Continua »
Conflitto tra giudicati: la sentenza che annulla vince
Un dipendente pubblico, demansionato a seguito di una sentenza che annullava la sua promozione, si opponeva basandosi su un'altra sentenza favorevole successiva. La Cassazione ha affrontato il tema del conflitto tra giudicati, stabilendo che una sentenza costitutiva che annulla un atto crea una realtà giuridica irreversibile. Di conseguenza, la seconda sentenza era inefficace e il demansionamento legittimo, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione.
Continua »
Somministrazione di lavoro: il ruolo del DVR
Un lavoratore ha richiesto la conversione del suo contratto di somministrazione di lavoro in un rapporto a tempo indeterminato, sostenendo irregolarità nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta principale, pur riconoscendo differenze retributive. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione della completezza e adeguatezza del DVR è un accertamento di fatto che spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, soprattutto in caso di 'doppia conforme'. Ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi di ricorso che mescolavano vizi di violazione di legge e di motivazione.
Continua »
Patto di prova: basta il rinvio al CCNL?
Un lavoratore è stato licenziato per mancato superamento del periodo di prova. Ha impugnato il licenziamento sostenendo la nullità del patto di prova per indeterminatezza delle mansioni. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che la specificazione delle mansioni nel patto di prova può avvenire anche "per relationem", ovvero tramite un rinvio sufficientemente specifico al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) e alle normative di settore. In questo caso, il richiamo al livello di inquadramento e alle attività fungibili di Guardia Particolare Giurata è stato ritenuto idoneo a definire l'oggetto della prova, rendendo legittimo il licenziamento.
Continua »
Lavoro subordinato: onere della prova e ricorso
Una lavoratrice ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato, ma la sua domanda è stata respinta in primo e secondo grado per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La sentenza sottolinea che spetta al lavoratore dimostrare la sussistenza della subordinazione e che la valutazione dei fatti compiuta dai giudici di merito non è riesaminabile in sede di legittimità, soprattutto in caso di 'doppia conforme', ovvero due sentenze identiche nei gradi precedenti.
Continua »
Incarico di struttura complessa: quando spetta la paga?
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria locale per ottenere il trattamento economico superiore relativo a un incarico di struttura complessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto a tale retribuzione matura solo a partire dalla formale istituzione della struttura nell'atto aziendale e non dal mero svolgimento di fatto delle mansioni superiori. La decisione sottolinea l'importanza della formalizzazione degli assetti organizzativi nella pubblica amministrazione.
Continua »
Differenze retributive: no se manca l’atto aziendale
Un dirigente sanitario ha richiesto le differenze retributive sostenendo di aver svolto mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, nel pubblico impiego, il diritto alla retribuzione superiore non deriva dal mero svolgimento di fatto delle mansioni, ma richiede un atto aziendale formale che istituisca tale posizione nella dotazione organica dell'ente.
Continua »
Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue
Un lavoratore, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole in una causa di lavoro, ha raggiunto un accordo transattivo con l'azienda. Di conseguenza, ha presentato una rinuncia al ricorso. L'azienda ha accettato la rinuncia, e la Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo, stabilendo che, in virtù dell'accordo tra le parti, non vi era luogo a provvedere sulle spese legali.
Continua »
Improcedibilità del ricorso: errore nel deposito atti
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di una lavoratrice a causa di un errore formale: il mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata. L'ordinanza sottolinea come il rispetto dei requisiti procedurali, come quello previsto dall'art. 369 c.p.c., sia un presupposto indispensabile per l'esame del merito del gravame, rendendo l'errore commesso insuperabile.
Continua »
Giurisdizione pubblico impiego: giudice competente?
La Corte di Cassazione conferma la giurisdizione del giudice ordinario nelle controversie successive alla conclusione di un concorso pubblico. Un provvedimento di decadenza per mancata assunzione in servizio non è espressione di potere autoritativo, ma un atto di natura negoziale che rientra nella competenza del giudice del lavoro. La Cassazione chiarisce la regola sulla giurisdizione nel pubblico impiego contrattualizzato.
Continua »
Restituzione indennità indebita: appello inammissibile
Una cittadina ha contestato la richiesta di restituzione di un'indennità di disoccupazione, sostenendo di non averla percepita. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la sua domanda, confermando che la sua rioccupazione rendeva la prestazione non dovuta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso finale inammissibile, poiché mirava a una rivalutazione dei fatti e delle prove, compito esclusivo dei giudici di merito e non consentito in sede di legittimità, soprattutto in presenza di due sentenze conformi.
Continua »
Lavoro precario: abuso contratti a termine nel Comune
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di lavoro precario protratto per anni all'interno di un'amministrazione comunale. Diversi lavoratori, assunti con contratti a termine successivi per svolgere mansioni istituzionali e stabili, avevano citato in giudizio l'ente. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la reiterazione dei contratti era illegittima e abusiva, poiché non supportata da reali esigenze temporanee ma utilizzata per coprire fabbisogni organici permanenti. Pur negando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, come previsto dalla legge per il pubblico impiego, ha confermato il diritto dei lavoratori a un cospicuo risarcimento del danno.
Continua »
Maggiorazione retributiva: quando spetta al caposquadra
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un lavoratore a percepire la maggiorazione retributiva del 10% per aver svolto mansioni di caposquadra. La decisione si fonda sull'accertamento di fatto che il lavoratore coordinava sistematicamente un gruppo di operai superiore a cinque unità, come previsto dal CCNL di settore. Il ricorso dell'azienda è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
Continua »
Eccezione di prescrizione: quando è valida in appello?
La Corte di Cassazione chiarisce che una eccezione di prescrizione, anche se proposta tardivamente in primo grado, può essere validamente esaminata in appello se la controparte non ha sollevato una specifica obiezione sulla tardività. Il caso riguardava una richiesta di differenze retributive da parte di dirigenti medici contro un'azienda sanitaria. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando la decisione d'appello che aveva accolto l'eccezione, sottolineando l'importanza di contestare immediatamente le irregolarità procedurali.
Continua »
Mansioni superiori PA: diritto alla retribuzione
Un collaboratore di un ente locale, pur assunto in una categoria inferiore, ha svolto per anni compiti di livello superiore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato il suo diritto a ricevere le differenze retributive. Il principio chiave è che lo svolgimento di fatto di mansioni superiori PA fonda il diritto alla retribuzione corrispondente, a prescindere dalla nullità dell'assegnazione, dalla mancanza di un nuovo contratto scritto per le proroghe e persino dall'assenza del titolo di studio richiesto, purché la prestazione sia stata effettivamente resa.
Continua »