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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Termine procedimento disciplinare: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31536/2024, ha rigettato il ricorso di un dirigente di un'azienda sanitaria licenziato per inadempienze nella gestione di appalti. Il caso verteva sul rispetto del termine del procedimento disciplinare di 120 giorni. La Corte ha chiarito che tale termine decorre non dalla prima notizia, ma dal momento in cui l'amministrazione ha raccolto tutti gli elementi utili alla contestazione. Ha inoltre confermato che la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19 si applica anche ai procedimenti iniziati dopo il 23 febbraio 2020, consolidando principi chiave in materia.
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Incarichi dirigenziali: la valutazione comparativa
Un dirigente pubblico ha ottenuto un risarcimento per perdita di chance per non essere stato selezionato per un incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente pubblico. Il punto centrale è l'obbligo per la Pubblica Amministrazione di effettuare una reale valutazione comparativa tra i candidati, non potendosi limitare a una valutazione individuale e discrezionale. La mancanza di tale procedura costituisce una condotta illegittima che può generare diritto al risarcimento.
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Comunicazione attività lavorativa CIG: quando è tardi
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza dal diritto alla Cassa Integrazione per un lavoratore che aveva comunicato in ritardo all'ente previdenziale di possedere una partita IVA preesistente. L'ordinanza chiarisce che l'obbligo di comunicazione attività lavorativa CIG è sempre preventivo, indipendentemente da quando l'attività secondaria sia iniziata, per consentire all'istituto le necessarie verifiche di compatibilità.
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Errore revocatorio: quando il ricorso è inammissibile
Un dipendente scolastico, dopo aver perso una causa per presunta condotta vessatoria da parte di una dirigente, ha presentato un ricorso straordinario alla Corte di Cassazione. Il ricorso si basava su un presunto errore revocatorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un disaccordo con la valutazione giuridica dei giudici non costituisce un errore di fatto suscettibile di revocazione, ma un tentativo di riesaminare il merito della causa, non consentito in quella sede.
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Restituzione CIGS: obbligo di comunicazione attività
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un pilota a cui era stata richiesta la restituzione della CIGS per non aver comunicato un'attività formativa all'estero. L'ordinanza chiarisce che quando la formazione è propedeutica all'assunzione, si considera attività lavorativa e va comunicata. La Corte ha inoltre confermato che l'importo da restituire è quello netto effettivamente percepito dal lavoratore.
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Debito orario medico: no a paga extra per errore ASL
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per un errore nel calcolo del debito orario giornaliero durante le assenze (ferie, malattia), che lo costringeva a lavorare ore supplementari per raggiungere il monte ore settimanale. Sebbene i tribunali di primo e secondo grado gli avessero dato ragione, condannando l'Azienda al pagamento delle differenze retributive, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. In base al principio di onnicomprensività della retribuzione, il dirigente medico non ha diritto a un compenso aggiuntivo per le ore eccedenti, anche se derivanti da un errore del datore. La Corte ha chiarito che il medico avrebbe potuto agire per il risarcimento del danno alla salute o da stress, ma avrebbe dovuto allegare e provare un pregiudizio concreto, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Efficacia del giudicato nel rapporto di lavoro
La Corte di Cassazione conferma il diritto di una lavoratrice del settore sanitario a mantenere un trattamento economico specifico, precedentemente riconosciuto da una sentenza passata in giudicato. La Corte ha stabilito che l'efficacia del giudicato si estende ai periodi successivi del rapporto di lavoro, anche a seguito di una fusione per incorporazione dell'azienda datrice di lavoro, a meno che non intervengano modifiche sostanziali dei fatti o un nuovo accordo collettivo.
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Trasferimento d’azienda sanità: diritti dei lavoratori
A seguito di un trasferimento d'azienda in sanità, alcuni dipendenti si sono visti modificare un compenso aggiuntivo. La Cassazione ha stabilito che i diritti economici basati su delibere interne del vecchio datore non si mantengono, a meno che non esista un precedente giudicato favorevole, il cui effetto si estende nel tempo.
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Successione nell’appalto: quando non c’è obbligo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11431/2025, ha stabilito che nella successione nell'appalto non scatta l'obbligo per la nuova azienda di assumere i dipendenti della precedente se non vi è un effettivo trasferimento di personale e di beni strumentali. La Corte ha chiarito che la sola sostituzione di un'impresa con un'altra non configura automaticamente un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., specialmente in presenza di chiari 'elementi di discontinuità' tra le due gestioni.
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Onere della prova contributi: la Cassazione decide
Una società ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello che confermava una pretesa contributiva a suo carico, lamentando il mancato assolvimento dell'onere della prova da parte dell'ente previdenziale. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile richiedere nel giudizio di legittimità una nuova valutazione delle prove e dei fatti, come l'accertamento della subordinazione dei lavoratori. Il caso chiarisce i limiti del ricorso in Cassazione in materia di onere della prova contributi.
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Contribuzione previdenziale I.A.P.: la Cassazione
Una imprenditrice agricola si opponeva a una richiesta di pagamento dell'INPS per contribuzione previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della pretesa dell'ente. L'ordinanza chiarisce due punti fondamentali: spetta all'imprenditore dimostrare di non dedicare tutto il proprio tempo all'agricoltura e il verbale ispettivo dell'INPS ha efficacia interruttiva della prescrizione.
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Indennità di trasferta: quando è soggetta a contributi
Una società cooperativa erogava ai propri dipendenti somme qualificate come "indennità di trasferta" per eludere il versamento dei contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che il datore di lavoro non aveva fornito alcuna prova concreta delle effettive trasferte effettuate dai lavoratori. In assenza di tale prova, le somme sono considerate parte della retribuzione ordinaria e quindi pienamente soggette a contribuzione. La condotta è stata qualificata come evasione contributiva e non come semplice omissione.
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Divieto di sovra-compensazione: no ai doppi aiuti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda che, dopo aver subito danni da un'alluvione, chiedeva il rimborso di contributi previdenziali. La decisione si fonda sul principio del divieto di sovra-compensazione, poiché l'impresa aveva già ricevuto aiuti statali, inclusi fondi per la rilocalizzazione, per un importo superiore al danno effettivo. La Corte ha stabilito che la valutazione del danno e della natura degli aiuti è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità.
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Errore revocatorio: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione presentato da un ex dipendente contro un istituto di credito. Il ricorso mirava a ribaltare una precedente decisione che aveva confermato l'annullamento di una transazione. L'ex dipendente sosteneva che la Corte fosse incorsa in un errore revocatorio, basando implicitamente la sua decisione sulla sua presunta colpevolezza in illeciti, fatto smentito da una successiva assoluzione penale. La Suprema Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che l'errore rilevante ai fini dell'annullamento della transazione era quello dell'istituto di credito al momento della firma, ovvero l'ignoranza delle indagini a carico del dipendente. L'esito del procedimento penale, successivo alla transazione, è stato ritenuto irrilevante per valutare la volontà della banca in quel preciso momento, e il fatto era già stato discusso nel precedente giudizio, escludendo così i presupposti per l'errore revocatorio.
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Ricostruzione della carriera: onere della prova
Un dipendente pubblico, dopo aver ottenuto il corretto inquadramento, ha richiesto una ulteriore ricostruzione della carriera per una posizione superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la progressione non è automatica. Spetta al lavoratore l'onere della prova di possedere tutti i requisiti previsti dalla contrattazione collettiva, inclusa la prova di un punteggio sufficiente per collocarsi utilmente in graduatoria.
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Errore di fatto revocatorio: Cassazione e Revoca
Una società aveva impugnato in Cassazione una sentenza di lavoro. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. A seguito di una svista, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio anziché la cessazione della materia del contendere. La società ha quindi proposto ricorso per revocazione, lamentando un errore di fatto revocatorio. La Cassazione ha accolto il ricorso, revocato il proprio decreto e, decidendo nel merito, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, annullando così gli effetti della sentenza impugnata.
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Reddito d’impresa: pensione ridotta per socio di sas
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli utili derivanti dalla partecipazione in una società di persone costituiscono reddito d'impresa, legittimando la riduzione della pensione di reversibilità del socio. La Corte ha inoltre chiarito che le norme sulla limitata ripetibilità dell'indebito pensionistico, previste per l'INPS, non si estendono alle casse previdenziali professionali privatizzate, le quali possono quindi richiedere la restituzione delle somme versate in eccesso.
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Riammissione in servizio: obbligo del datore di lavoro
Un Comune è stato condannato a risarcire una dipendente per la tardiva riammissione in servizio. La Cassazione ha confermato che, scaduto il termine massimo di 5 anni della sospensione obbligatoria, il datore di lavoro ha l'obbligo di reintegrare il lavoratore, anche senza una sua richiesta formale.
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Eccezione tardiva: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un docente contro una sanzione disciplinare. La Corte d'Appello aveva rigettato l'impugnazione basandosi su due motivi distinti: l'eccezione tardiva sulla competenza dell'organo sanzionatorio e l'infondatezza della stessa nel merito. Il docente ha impugnato in Cassazione solo il secondo motivo, ignorando quello procedurale. Tale omissione ha reso definitiva la statuizione sulla tardività, rendendo inutile l'esame dell'altro motivo e determinando l'inammissibilità del ricorso.
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Compenso incentivante: illegittimo se non previsto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti comunali che richiedevano un compenso incentivante per il recupero dell'evasione tributaria. La decisione si fonda sul principio che tale emolumento, per essere legittimo, deve essere previsto dalla contrattazione collettiva e non può basarsi unicamente su un allegato a un contratto d'appalto. L'assenza di questa fonte normativa rende la pretesa giuridicamente infondata.
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