LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2025

Pagina 23 di 40

Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Ricorso improcedibile: gli errori da non commettere
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso improcedibile presentato da un lavoratore contro una società di telecomunicazioni. La causa è il deposito di una copia illeggibile della sentenza d'appello, un vizio formale che viola l'art. 369 c.p.c. La decisione comporta per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese legali e di pesanti sanzioni economiche.
Continua »
Accertamento a tavolino: la Cassazione chiarisce
La Cassazione ha respinto il ricorso di un imprenditore edile contro un accertamento a tavolino. La Corte ha chiarito che in tali controlli, l'obbligo di contraddittorio per i tributi armonizzati richiede che il contribuente dimostri concretamente le sue ragioni, non essendo sufficiente un'opposizione generica. Confermato l'indebito utilizzo del reverse charge e l'indeducibilità dei costi per mancanza di prove.
Continua »
Nomina dirigenti pubblici: i criteri di selezione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27288/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dirigente pubblico che contestava la nomina di un altro candidato a una posizione di vertice in un'amministrazione regionale. La Corte ha ribadito che la nomina di dirigenti pubblici deve seguire criteri predeterminati di trasparenza e buona fede, anche negli enti locali. Tuttavia, ha sottolineato che per ottenere un risarcimento per perdita di chance, il candidato escluso deve fornire prova rigorosa della sua elevata probabilità di successo rispetto a tutti gli altri concorrenti, non essendo sufficiente dimostrare l'illegittimità della procedura.
Continua »
Notifica cartella esattoriale: l’onere della prova
Una società ha impugnato diverse intimazioni di pagamento, sostenendo la mancata notifica delle cartelle esattoriali sottostanti e la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per contestare la prova della notifica non basta un generico disconoscimento delle fotocopie prodotte dall'Agente della Riscossione. Ha inoltre ribadito la validità della notifica effettuata a mani proprie del legale rappresentante, anche in presenza di imprecisioni formali, e ha dichiarato inammissibili per genericità i motivi relativi alla motivazione degli atti e alla prescrizione.
Continua »
Frazionamento del danno: no a più cause per un solo illecito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito un principio fondamentale in materia di risarcimento: il divieto di frazionamento del danno. Nel caso specifico, i familiari di una vittima di sequestro, dopo aver ottenuto la condanna al risarcimento della somma pagata come riscatto, avevano avviato una nuova causa per ottenere il rimborso degli interessi persi sugli investimenti liquidati per pagare tale somma. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che tutte le conseguenze dannose derivanti da un unico fatto illecito devono essere richieste in un'unica azione legale. La richiesta di interessi persi non costituisce una voce di danno autonoma, ma una componente del danno patrimoniale originario che doveva essere fatta valere nel primo giudizio.
Continua »
Operazioni inesistenti: onere della prova e Cassazione
Una società di servizi ha visto respinto il suo ricorso contro un accertamento fiscale per operazioni inesistenti, relative a un fittizio schema di esternalizzazione del costo del lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, ritenendo i motivi di ricorso inammissibili. In particolare, ha ribadito che, di fronte a gravi indizi di frode, spetta al contribuente dimostrare la realtà delle operazioni contestate e ha confermato la validità della motivazione dell'atto fiscale che rinvia a un verbale di constatazione allegato, non ledendo il diritto di difesa.
Continua »
Decoro architettonico: le modifiche illegittime
Un condomino ha realizzato opere che alteravano l'estetica del palazzo. Un altro condomino ha agito in giudizio per ottenerne la rimozione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso del primo condomino. L'ordinanza ribadisce che il rispetto del decoro architettonico, se previsto da un regolamento condominiale con necessità di consenso unanime, prevale sull'interesse del singolo, anche per opere su proprietà esclusive.
Continua »
Prescrizione credito da lavoro: quando scatta?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale che chiedeva la restituzione di somme erogate a dipendenti oltre i termini di prescrizione. Il caso riguarda la prescrizione del credito da lavoro per la ripetizione di un assegno 'ad personam' il cui riassorbimento era stato sospeso. La Corte ha confermato che il termine di prescrizione decennale decorre dal momento in cui il diritto al recupero poteva essere esercitato, non dalla fine del periodo di erogazione continuata, respingendo la tesi dell'ente e consolidando i principi sull'interpretazione degli accordi e sul dies a quo della prescrizione.
Continua »
Clausola compromissoria: quando esclude la lite?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una lite tra condomini relativa alla violazione delle norme su distanze e vedute rientra nell'ambito di applicazione della clausola compromissoria condominio prevista dal regolamento. Secondo la Corte, tale violazione non costituisce una lesione di un "diritto primario derivante dal titolo di acquisto", poiché non comporta una perdita totale del diritto di proprietà, ma solo una sua limitazione. Di conseguenza, la controversia deve essere deferita ad arbitri e non al giudice ordinario.
Continua »
Risarcimento danno comunitario: vale dopo l’assunzione?
La Corte di Cassazione conferma che un lavoratore, assunto a tempo indeterminato dopo un lungo periodo di precariato, ha comunque diritto al risarcimento danno comunitario. La stabilizzazione, infatti, non annulla il diritto al risarcimento se non è una misura specificamente volta a sanare il precedente abuso di contratti a termine. La Corte ha inoltre ribadito il diritto alla ricostruzione della carriera, riconoscendo l'anzianità maturata durante i periodi di lavoro precario.
Continua »
Indebito oggettivo: Cassazione su accise energia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società fornitrice di energia, confermando la sua condanna a rimborsare a un'azienda cliente le accise sull'energia elettrica. La decisione si fonda sul principio dell'indebito oggettivo, sorto a seguito di una declaratoria di illegittimità costituzionale della norma che imponeva tali accise. Il rigetto è stato totale, ma le spese del giudizio di legittimità sono state compensate tra le parti.
Continua »
Opposizione cartella di pagamento: quando è inammissibile
Una società di autonoleggio ha presentato ricorso contro una cartella di pagamento relativa a sanzioni per violazioni del Codice della Strada commesse dai propri clienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'opposizione cartella di pagamento è inefficace se non è stato preventivamente impugnato il verbale di accertamento. Una volta che il verbale diventa definitivo, la società di noleggio non può più contestare la propria responsabilità solidale in una fase successiva.
Continua »
Onere di allegazione: quando la prova non basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva differenze retributive per mansioni superiori. La decisione si fonda sulla violazione dell'onere di allegazione: il lavoratore non aveva descritto in modo specifico e dettagliato le attività svolte, rendendo impossibile per il giudice valutarle. Secondo la Corte, la mancata allegazione puntuale dei fatti preclude l'esame nel merito, anche in presenza di una generica non contestazione da parte del datore di lavoro.
Continua »
Onere di allegazione: la domanda è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che rivendicava differenze retributive per mansioni superiori. La decisione si fonda sulla violazione dell'onere di allegazione, in quanto il ricorrente non aveva descritto in modo specifico e dettagliato le attività concretamente svolte, impedendo al giudice di valutare la fondatezza della pretesa. La Corte ha sottolineato che il principio di non contestazione non può operare in assenza di una puntuale allegazione dei fatti.
Continua »
Rimessione in termini: no se la legge cambia
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla rimessione in termini a seguito di una modifica legislativa che ha ridotto un termine processuale. Un creditore aveva presentato reclamo tardivamente, e il giudice di merito aveva concesso la rimessione in termini, ritenendo che l'immediata entrata in vigore della nuova legge costituisse una causa non imputabile. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice non può disapplicare una norma chiara e vigente, anche se la sua introduzione è repentina. La rimessione in termini può essere concessa solo per circostanze specifiche e concrete relative alla parte, non sulla base di un giudizio generale di 'incongruità' della legge. Di conseguenza, il reclamo è stato dichiarato inammissibile per tardività.
Continua »
Autosufficienza del ricorso: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Comune contro una scuola privata per il pagamento della tassa sui rifiuti. La decisione non entra nel merito della questione, ma si fonda su un vizio procedurale: la violazione del principio di autosufficienza del ricorso. L'ente pubblico, infatti, non ha esposto in modo completo e chiaro i fatti e i motivi del contendere, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza delle sue censure.
Continua »
Distanze legali: usucapione e onere della prova
Una società immobiliare, citata in giudizio per aver violato le distanze legali nella costruzione di un edificio e di altre opere, ha perso la causa perché non è riuscita a provare di aver acquisito per usucapione il diritto a mantenere tali opere. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere di dimostrare con certezza la data di inizio del possesso ventennale necessario per l'usucapione grava interamente su chi invoca tale diritto. L'incertezza sulla data di completamento delle opere ha reso impossibile accogliere l'eccezione, portando alla condanna al risarcimento dei danni.
Continua »
Prova apertura credito: inammissibile in Cassazione
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per il ricalcolo del saldo di un conto corrente. Dopo una vittoria parziale in primo grado, la Corte d'Appello ha ridotto la somma dovuta alla società, accogliendo l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca. Il successivo ricorso della società alla Corte di Cassazione, incentrato sulla prova apertura credito e sui metodi di calcolo, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito di non poter riesaminare nel merito le prove, confermando che la valutazione sull'esistenza di un contratto di fido spetta esclusivamente ai giudici dei gradi precedenti.
Continua »
Deroga art. 1957 c.c.: Poteri del Giudice d’Appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di fideiussione. La decisione chiarisce che il giudice d'appello ha il potere di interpretare autonomamente le clausole contrattuali, come quella sulla deroga art. 1957 c.c., se la questione è stata sollevata in appello, senza incorrere in ultrapetizione. Viene inoltre ribadito che un decreto ingiuntivo revocato in primo grado non può essere 'riattivato' dalla sentenza di appello.
Continua »
Notifica C.A.D.: quando si perfeziona la consegna?
Un contribuente impugna un avviso di accertamento ritenendolo tardivo, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica C.A.D. (Comunicazione di Avvenuto Deposito). La Corte di Cassazione respinge il ricorso, chiarendo che la notifica si perfeziona dopo dieci giorni dalla data in cui la C.A.D. viene immessa nella cassetta postale del destinatario, a condizione che l'ente impositore fornisca la prova di tale consegna tramite l'avviso di ricevimento. La data del ritiro fisico dell'atto da parte del contribuente è irrilevante ai fini del calcolo dei termini per l'impugnazione.
Continua »