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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Giurisdizione Corte dei Conti: imposta di soggiorno
Una società di gestione alberghiera contesta la giurisdizione della Corte dei Conti riguardo al mancato versamento dell'imposta di soggiorno. La Corte di Cassazione, applicando il principio della perpetuatio iurisdictionis, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La giurisdizione si determina al momento della domanda giudiziale e le modifiche legislative successive, che qualificano il gestore come responsabile d'imposta, non possono revocarla retroattivamente.
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Liquidazione controllata: danno biologico incluso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28484/2025, ha stabilito che le somme ricevute a titolo di risarcimento per danno biologico devono essere incluse nell'attivo della liquidazione controllata. La Corte ha rigettato la richiesta di un debitore di escludere tale importo, negando la possibilità di applicare per analogia la norma prevista per la liquidazione giudiziale (art. 146 CCII), che esclude i diritti strettamente personali. La decisione si fonda sulla specificità dell'art. 268 CCII, che elenca tassativamente i beni esclusi dalla liquidazione controllata senza menzionare tale categoria, riflettendo una scelta consapevole del legislatore e non una lacuna normativa.
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Notifica rendita catastale: conoscenza vale notifica?
Una società impugnava un avviso di accertamento TASI sostenendo la mancata notifica della nuova rendita catastale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la prova della piena conoscenza della nuova rendita da parte del contribuente, dimostrata da precedenti impugnazioni di altri atti basati sulla stessa rendita, equivale alla notifica formale, rendendo l'accertamento legittimo.
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Notifica Rendita Catastale: Quando è Inefficace?
Una società impugnava un avviso di accertamento TASI sostenendo la mancata preventiva notifica della nuova rendita catastale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la conoscenza pregressa e dimostrata della nuova rendita da parte del contribuente, che aveva già impugnato altri atti basati sulla stessa, equivale alla notifica formale, rendendo valido l'atto impositivo.
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Assorbimento superminimo: la Cassazione fa chiarezza
Un lavoratore, dopo aver ottenuto un inquadramento superiore, ha citato in giudizio l'azienda per il ricalcolo delle differenze retributive, sostenendo la non assorbibilità dei superminimi precedentemente concessi. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha ribadito il principio generale secondo cui l'assorbimento del superminimo è la regola in caso di promozione a qualifica superiore, a meno che non esista uno specifico accordo contrario, la cui prova spetta al lavoratore. La Corte ha inoltre negato il diritto alla retribuzione per un periodo di sospensione, poiché la prestazione era diventata impossibile per la scadenza dei titoli abilitativi del dipendente.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Un pensionato ha citato in giudizio l'istituto nazionale di previdenza sociale per ottenere il pagamento di differenze pensionistiche. Sebbene la sua domanda sia stata parzialmente accolta, la Corte d'Appello ha disposto la compensazione integrale delle spese legali. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, stabilendo che il pagamento di una parte consistente del debito da parte dell'istituto all'inizio della causa costituiva una "grave ed eccezionale ragione" che giustificava la compensazione spese legali, anche in assenza di soccombenza reciproca.
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Onere di allegazione: quando i fatti non sono provati
Un lavoratore, autista soccorritore, ha richiesto il riconoscimento di mansioni superiori. La sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la violazione dell'onere di allegazione: il lavoratore non aveva descritto in modo specifico e dettagliato le attività svolte. Di conseguenza, il principio di non contestazione non poteva applicarsi e i fatti non potevano considerarsi provati, precludendo l'analisi della richiesta.
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Legittimazione attiva cessionario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28335/2025, ha rigettato il ricorso di una società immobiliare dichiarata in liquidazione giudiziale. La Corte ha stabilito che la legittimazione attiva del cessionario di un credito si considera provata se il debitore non la contesta nel primo grado di giudizio, ma anzi la riconosce implicitamente attraverso comportamenti processuali. Tale principio di non contestazione prevale, rendendo tardiva la successiva eccezione in appello.
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Esenzione contributiva ASD: quando non si applica
Un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) che gestiva centri estivi si è vista negare l'esenzione contributiva per i suoi collaboratori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'esenzione contributiva ASD è applicabile solo per il diretto esercizio di attività sportive dilettantistiche. Poiché le mansioni principali dei collaboratori erano animazione, intrattenimento e custodia dei bambini, e non istruzione sportiva, l'associazione è stata tenuta al versamento dei contributi previdenziali e assicurativi.
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Usucapione servitù passaggio: tolleranza e parentela
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha riconosciuto l'usucapione di una servitù di passaggio tra parenti. La Corte ha stabilito che, sebbene l'uso del passaggio fosse inizialmente tollerato per via dei legami familiari, la situazione è cambiata quando sono sorti dei dissidi. Da quel momento, il possesso è diventato avverso e idoneo a far maturare l'usucapione, poiché esercitato per oltre vent'anni. La pronuncia chiarisce che l'opposizione del proprietario, anziché interrompere il possesso, può in realtà qualificarlo come utile all'usucapione, trasformando la mera tolleranza in possesso pieno. Viene inoltre confermata la natura 'apparente' della servitù, data la presenza di una corte e una scala esterna, opere visibili e permanenti destinate al suo esercizio.
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Dischi cronotachigrafici: la loro efficacia probatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di trasporti contro l'ente previdenziale. La controversia riguardava il pagamento di contributi per ore di lavoro extra, provate tramite dischi cronotachigrafici e testimonianze. Il ricorso è stato respinto perché le contestazioni della società sull'efficacia probatoria dei dischi sono state ritenute generiche e non hanno affrontato la ratio decidendi della sentenza di secondo grado, basata anche su prove testimoniali.
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Minimale contributivo: quale CCNL applicare?
Una società cooperativa ha contestato la richiesta di maggiori versamenti da parte degli enti previdenziali, basata sull'applicazione di un diverso CCNL per il calcolo del minimale contributivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La sentenza sottolinea la necessità per il ricorrente di provare la maggiore rappresentatività del CCNL applicato e di formulare un ricorso specifico e autosufficiente, non una generica contestazione.
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Liquidazione equitativa danno: il ruolo del perito
Un proprietario di un appartamento subisce un incendio ma l'assicurazione non paga perché l'amministratore non ha versato il premio. La Cassazione conferma la condanna dell'amministratore al risarcimento, basando la quantificazione del danno su una valutazione equitativa. L'ordinanza chiarisce che, una volta accertata la responsabilità, il giudice può procedere alla liquidazione equitativa del danno utilizzando come base una perizia, anche se non formalmente ratificata.
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Detrazione acconto: la Cassazione chiarisce il caso
Una società appaltatrice ricorre in Cassazione contestando la mancata detrazione di un acconto in una controversia con una subappaltatrice. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, chiarendo che la questione della detrazione acconto era già stata risolta nei gradi di merito. La sentenza sottolinea che la Corte di Appello aveva correttamente ritenuto l'importo dovuto già al netto dell'acconto versato, basando la sua decisione su una motivazione logica e non sindacabile in sede di legittimità.
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Sospensione del processo: la discrezionalità del giudice
Una società contesta un'ingiunzione di pagamento, avviando una querela di falso contro la notifica di cessione del credito. Il tribunale di merito sospende il giudizio principale in attesa della decisione definitiva sulla querela. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, respinge il ricorso della società, confermando la legittimità della sospensione del processo. Viene chiarito che, in presenza di un rapporto di pregiudizialità-dipendenza, il giudice ha un potere discrezionale di sospensione ai sensi dell'art. 337, comma 2, c.p.c., la cui valutazione non è sindacabile nel merito in sede di legittimità.
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Revocatoria fallimentare rimesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28618/2025, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando la revocatoria fallimentare di versamenti effettuati da una società, poi fallita, sul proprio conto. La Corte ha ribadito la distinzione tra apertura di credito e 'castelletto di sconto', chiarendo che le rimesse in un conto scoperto, anche se assistito da un fido per smobilizzo crediti, hanno natura solutoria e sono quindi soggette a revocatoria se sussistono gli altri presupposti di legge, come la conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca.
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Termine impugnazione: conta l’inizio del merito
Un'azienda sanitaria ha visto il suo appello dichiarato inammissibile per tardività. L'azienda sosteneva dovesse applicarsi il vecchio termine di un anno perché un procedimento di accertamento tecnico preventivo (ATP) era iniziato prima della riforma che ha introdotto il termine impugnazione semestrale (L. 69/2009). La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la data rilevante è quella di instaurazione del giudizio di merito, non quella del precedente procedimento istruttorio preventivo.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un professionista aveva impugnato una sanzione di un'autorità di vigilanza. In Cassazione, ha presentato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza condanna alle spese né al raddoppio del contributo unificato, chiarendo le conseguenze procedurali di tale atto.
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Specificità motivi appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27782/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso in appello per violazione del principio di specificità dei motivi. La Corte ha ribadito che non è sufficiente contestare genericamente "tutti" i punti di una sentenza di primo grado, ma è necessario confutare in modo puntuale e argomentato la ratio decidendi del giudice. La mancata correlazione tra le censure e il percorso argomentativo della decisione impugnata comporta l'inammissibilità dell'appello, confermando l'orientamento delle Sezioni Unite.
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Servitù di passaggio: quando non c’è il diritto?
Una proprietaria rivendicava una servitù di passaggio attraverso l'appartamento di una parente per accedere al proprio lastrico solare, basandosi su un precedente atto di divisione. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che, per la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia, non è sufficiente l'esistenza di un percorso, ma è necessario che le opere visibili (requisito dell'apparenza) dimostrino in modo inequivocabile la loro specifica funzione di servizio a favore del fondo dominante, circostanza non provata nel caso di specie.
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