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Art. 1105 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1105 Codice Civile

Locazione della cosa comune: quando l’affitto senza firma è valido
Una comproprietaria ha chiesto la risoluzione del contratto di locazione stipulato dall'altra comproprietaria a favore di un terzo comproprietario, pretendendo anche la sua quota di canoni arretrati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la locazione della cosa comune da parte di un solo comproprietario rientra nella gestione d'affari altrui. Il comproprietario escluso non può chiedere la risoluzione del contratto se non si è opposto prima della firma, ma può solo ratificare l'accordo. Con la ratifica, avvenuta tramite l'intimazione di sfratto, il comproprietario escluso ha diritto a ricevere la propria quota di canoni, ma solo per il periodo successivo alla ratifica stessa. Di conseguenza, la ricorrente ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Risoluzione del contratto: committente contro artigiano
Un comproprietario ha citato in giudizio un artigiano chiedendo la risoluzione del contratto a causa dell'interruzione dei lavori di piastrellatura della scala comune. L'artigiano si è difeso dimostrando che lo stop era stato ordinato dal direttore dei lavori, incaricato da entrambi i proprietari, su richiesta dell'altro comproprietario per non disturbare gli inquilini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del committente, confermando che non sussiste alcun inadempimento da parte dell'artigiano. L'interruzione era legittima poiché ordinata da un soggetto autorizzato e giustificata dal disaccordo tra i comproprietari. Di conseguenza, la richiesta di risoluzione del contratto è stata respinta, confermando la correttezza dell'operato dell'artigiano.
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Uso della cosa comune: spazio condiviso contro mobili privati
Un condomino ha citato in giudizio i propri fratelli, comproprietari dello stesso stabile, contestando l'installazione di mobili personali sui pianerottoli comuni, la presenza di una canna fumaria difettosa che emetteva fumi intollerabili e l'inesattezza delle tabelle millesimali. La Corte d'Appello ha accolto le domande, ordinando la rimozione dei mobili e della canna fumaria e disponendo nuove tabelle. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condomino soccombente, confermando che l'occupazione stabile dei pianerottoli viola il principio del corretto uso della cosa comune, in quanto impedisce il pari uso agli altri condomini. La Suprema Corte ha inoltre ribadito la piena legittimazione del singolo condomino ad agire in giudizio a tutela dei beni comuni e la validità della revisione delle tabelle millesimali basata sulla consulenza tecnica.
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Spese di gestione della comunione: no al pagamento senza comunione
Un proprietario di una villa all'interno di un complesso residenziale si è opposto al decreto ingiuntivo ottenuto dal complesso per il pagamento delle spese di gestione della comunione. Il proprietario ha eccepito l'inesistenza della comunione sulle aree comuni, richiamando una precedente sentenza passata in giudicato che aveva già accertato tale inesistenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario, stabilendo che il precedente giudicato sull'inesistenza della comunione impedisce qualsiasi pretesa di pagamento per la gestione delle aree comuni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha revocato definitivamente il decreto ingiuntivo e condannato il complesso residenziale al pagamento delle spese di lite.
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Gestione immobile in comproprietà: affitta da solo? Paga l’altro
La Corte di Cassazione affronta un caso di gestione di un immobile in comproprietà. Un comproprietario aveva affittato l'intero bene a una società, incassando tutti i canoni senza il consenso dell'altro titolare. Quest'ultimo ha agito in giudizio per ottenere la sua quota. La Corte ha stabilito che, anche se un solo comproprietario stipula il contratto, i frutti della locazione (i canoni) spettano a tutti i proprietari in proporzione alle rispettive quote. L'operato del singolo non può essere considerato una 'gestione di affari altrui' se agisce nel proprio esclusivo interesse. Di conseguenza, il comproprietario che ha incassato tutto deve restituire la parte spettante all'altro.
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Affitto lungo senza ok di tutti? La locazione ultranovennale è nulla
Un comproprietario affitta un fondo rustico per una durata superiore a nove anni. Un altro comproprietario, non avendo dato il suo accordo, si oppone e chiede al giudice di dichiarare nullo il contratto. La Corte di Cassazione gli dà ragione, stabilendo un principio fondamentale: la locazione ultranovennale senza consenso unanime di tutti i proprietari è invalida. Questo tipo di contratto è un atto di straordinaria amministrazione e richiede obbligatoriamente l'accordo di tutti. La successiva approvazione da parte della sola maggioranza non è sufficiente a sanare il vizio originario.
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Volontaria giurisdizione: stop a condanna spese lite
La Corte di Cassazione ha stabilito che nei procedimenti di volontaria giurisdizione attivati per la nomina di un amministratore della cosa comune ex art. 1105 c.c., non trova applicazione il principio della soccombenza. Di conseguenza, il giudice non può condannare una delle parti al pagamento delle spese legali in favore dell'altra, poiché il rito non ha natura contenziosa e non mira a risolvere un conflitto su diritti soggettivi, ma a supplire all'inerzia dei comproprietari nella gestione del bene.
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Ordine del giorno: validità delibere condominiali
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una delibera condominiale relativa alla creazione di un fondo spese straordinario poiché tale punto non era chiaramente indicato nell'ordine del giorno. La Corte ha stabilito che ogni comproprietario di un'unità immobiliare ha il diritto individuale di impugnare le decisioni assembleari, anche se l'altro comproprietario ha partecipato alla riunione. La mancanza di una specifica indicazione nell'avviso di convocazione impedisce al condomino di valutare consapevolmente la propria posizione, rendendo la delibera annullabile per violazione del diritto all'informazione preventiva.
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Rimborso spese condominio: l’urgenza è requisito chiave
Una società, proprietaria della maggior parte di un immobile, ha eseguito lavori di ristrutturazione urgenti e ha chiesto il rimborso pro quota a un'altra condomina. La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere il rimborso spese condominio ai sensi dell'art. 1134 c.c., non basta dimostrare la necessità dei lavori. È indispensabile provare anche l'impossibilità di avvertire tempestivamente l'amministratore o l'assemblea, requisito non soddisfatto nel caso di specie, data la lunga inerzia precedente ai lavori.
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Contratto di vitalizio: legittimazione tra coeredi
Un caso complesso su un contratto di vitalizio arriva in Cassazione. Invece di decidere sulla risoluzione per inadempimento, la Corte solleva una questione procedurale cruciale: la legittimazione ad agire tra le parti, divenute nel frattempo coeredi dell'originaria attrice. L'ordinanza interlocutoria sospende il giudizio per permettere alle parti di discutere questo punto preliminare.
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