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Art. 1105 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1105 Codice Civile

Accettazione con beneficio d’inventario: l’erede può essere citato in giudizio
Un'ex moglie ha chiesto il pagamento di un assegno di mantenimento non versato dal defunto ex marito, agendo contro la seconda moglie, erede che aveva accettato l'eredità con **accettazione con beneficio d'inventario**. I giudici di merito avevano negato la possibilità di agire direttamente contro l'erede, ritenendo che solo l'amministratore dell'eredità fosse legittimato passivo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'erede, pur avendo accettato con beneficio d'inventario, mantiene la legittimazione passiva. L'effetto del beneficio limita la responsabilità ai soli beni ereditari, ma non impedisce al creditore di agire in giudizio contro l'erede per accertare il credito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Comodato del bene comune: no al danno senza azione di rilascio
Due soggetti acquistano un immobile all'asta in quote uguali. Un comproprietario concede gratuitamente l'immobile al coniuge dell'esecutato. L'altra comproprietaria chiede il risarcimento dei danni per il mancato godimento del bene. La Corte di Cassazione rigetta la domanda di risarcimento. I giudici stabiliscono che la disciplina applicabile al comodato del bene comune stipulato da un solo comproprietario rientra nella gestione di affari altrui. Di conseguenza, il comproprietario escluso ha il potere di manifestare il proprio dissenso per liberarsi dalle obbligazioni oppure agire autonomamente per richiedere l'immediato rilascio dell'immobile. Inoltre, ciascun comproprietario ha diritto a ottenere la propria copia del titolo d'acquisto per promuovere l'esecuzione coattiva.
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Locazione del bene comune a maggioranza: valida senza danni
Una comproprietaria ha citato in giudizio i propri fratelli chiedendo l'annullamento del contratto di affitto e il risarcimento del danno, lamentando la mancata partecipazione alla stipula. La Corte di Cassazione ha confermato che la locazione del bene comune a maggioranza è pienamente valida ed efficace. Quando l'immobile non permette l'uso diretto e condiviso, la maggioranza dei comproprietari può decidere per il godimento indiretto tramite affitto a terzi. La comproprietaria dissenziente, avendo peraltro ratificato l'accordo percependo la sua quota di canoni, non ha diritto ad alcun risarcimento per la privazione dell'uso diretto.
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Risoluzione del contratto di affitto agrario e morosità
I comproprietari di un terreno agricolo hanno promosso un giudizio per ottenere il rilascio del fondo occupato dal conduttore. Il coltivatore ha eccepito l'esistenza di un contratto verbale con uno dei comproprietari. Quest'ultimo è intervenuto chiedendo la risoluzione del contratto di affitto agrario per grave inadempimento e mancato pagamento dei canoni. Il coltivatore sosteneva di aver evitato la mora inviando semplici raccomandate per richiedere i dati bancari del proprietario. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione contrattuale e il rilascio dell'immobile in favore di tutti i comproprietari. I giudici hanno chiarito che la semplice disponibilità a pagare non evita la mora e che il singolo comproprietario può agire nell'interesse della comunione indivisa senza necessità di un nuovo tentativo conciliativo.
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Locazione da comproprietario: l’inquilino deve pagare
Un comproprietario al 50% affitta un immobile commerciale senza il consenso formale iniziale degli altri contitolari. L'azienda inquilina utilizza l'immobile ma rifiuta di pagare i canoni successivi agli altri contitolari, sostenendo l'inefficacia del contratto. I comproprietari esclusi avviano un'azione giudiziaria per ottenere la quota dei canoni maturati. La Corte di Cassazione conferma la validità dell'azione, stabilendo che la locazione da comproprietario rientra nella gestione di affari altrui. La richiesta giudiziale di pagamento costituisce una valida ratifica del contratto. Di conseguenza, l'inquilino deve versare le somme richieste direttamente ai comproprietari proporzionalmente alle loro quote.
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Tetto fatiscente: Azione risarcitoria comproprietario vince in Cassazione
Un comproprietario ha citato in giudizio gli altri per ottenere il risarcimento dei danni causati da un tetto fatiscente e la partecipazione alle spese di ristrutturazione. Il Tribunale aveva dichiarato la domanda inammissibile, ritenendo dovesse essere trattata in volontaria giurisdizione. La Corte d'Appello ha ribaltato questa decisione, accertando l'obbligo dei comproprietari di contribuire e risarcire i danni. La Cassazione ha confermato che l'azione risarcitoria del comproprietario per danni alla sua proprietà esclusiva, causati da parti comuni, rientra nel giudizio ordinario e non nella volontaria giurisdizione. La sentenza ha rigettato il ricorso degli altri comproprietari, confermando la loro condanna al risarcimento e alle spese.
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Lavori e delibera condominiale nulla: la Cassazione
In un condominio formato da due soli proprietari, l'amministratrice di maggioranza fa approvare lavori di ristrutturazione sul terrazzo comune e ottiene un decreto ingiuntivo per riscuotere la quota di spesa dal proprietario di minoranza. Quest'ultimo si oppone al pagamento e chiede la demolizione delle opere, denunciando gravi violazioni urbanistiche, antisismiche e pericoli per la stabilità dell'edificio. I giudici di merito respingono l'opposizione per decorrenza dei termini di impugnazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del proprietario dissenziente. Gli Ermellini chiariscono che i vizi di maggioranza rendono la delibera semplicemente annullabile entro trenta giorni. Al contrario, l'approvazione di opere edilizie abusive o pericolose per la sicurezza dello stabile determina una delibera condominiale nulla per illiceità dell'oggetto, vizio insanabile eccepibile in ogni momento.
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Delibera consortile: minoranza bocciata e quote salve
Un consorzio immobiliare ha approvato opere di straordinaria amministrazione con il voto favorevole di appena 65 partecipanti su 353, pari a meno di mille millesimi complessivi. Un consorziato ha impugnato la delibera consortile denunciando il mancato raggiungimento della maggioranza per quote di valore economico. I giudici di primo e secondo grado hanno annullato l'atto, applicando le tutele del codice civile in materia di comunione e condominio. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della decisione assembleare e ha dichiarato inammissibile il ricorso del consorzio, ribadendo la piena validità delle regole sulle maggioranze minime.
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Inefficacia delibere condominiali: niente spese senza condominio
Un condominio ha richiesto il pagamento di spese tramite decreto ingiuntivo a una proprietaria. La donna si è opposta dimostrando che il Tribunale aveva precedentemente annullato la delibera originaria di costituzione del condominio stesso. Di conseguenza, l'annullamento dell'atto costitutivo ha determinato l'inefficacia delibere condominiali successive che approvavano le spese, anche senza specifica impugnazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condominio, dichiarandolo inammissibile e confermando che l'annullamento dell'atto costitutivo travolge automaticamente tutte le decisioni economiche successive. Il condominio è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Locazione di immobile in comproprietà: sconti vietati e condanne
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società conduttrice relativo alla locazione di immobile in comproprietà al 50% tra due fratelli. Uno dei comproprietari, socio di maggioranza della società, aveva stipulato un nuovo contratto riducendo il canone senza il consenso della sorella. La società aveva poi pagato l'intero canone solo al fratello. I giudici hanno stabilito che il nuovo contratto è inefficace verso la comproprietaria poiché privo del requisito dell'utilità iniziale (utiliter coeptum) richiesto per la gestione d'affari altrui. Inoltre, la consolidata consuetudine di pagare la quota direttamente alla sorella e il principio di buona fede escludono l'effetto liberatorio del pagamento totale effettuato al solo fratello. La società è stata condannata anche per lite temeraria.
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Eccesso di potere assembleare: il limite nella comunione
Un comproprietario ha impugnato le delibere dell'assemblea dei comunisti che rinnovavano l'affitto di un immobile a un canone inferiore a quello di mercato, lamentando un conflitto di interessi e un eccesso di potere assembleare della maggioranza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio di diritto: le regole sull'eccesso di potere assembleare e sul conflitto di interessi, tipiche del condominio e delle società, non si applicano alla comunione ordinaria. Nella comunione, infatti, i partecipanti possono sempre chiedere la divisione del bene e le delibere sono impugnabili solo per grave pregiudizio alla cosa comune (art. 1109 c.c.). Poiché l'affitto garantiva la manutenzione dell'immobile, non vi era alcun danno oggettivo. Chi vince: la maggioranza dei comproprietari; le spese del giudizio di legittimità sono state compensate.
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Nomina dell’amministratore di condominio: stop alle spese legali
Una condomina ha richiesto la nomina dell'amministratore di condominio per via giudiziale. Il Tribunale ha accolto la richiesta, ma l'amministratore uscente ha proposto reclamo. La Corte d'Appello ha revocato la nomina e condannato la condomina a pagare le spese processuali. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso, ha stabilito che il procedimento per la nomina dell'amministratore di condominio rientra nella volontaria giurisdizione e non ha natura contenziosa. Di conseguenza, non essendoci una vera e propria parte sconfitta, il giudice non può condannare il richiedente al pagamento delle spese legali. La condomina vince quindi la battaglia sulle spese processuali, che non dovrà pagare.
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