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Lucro Cessante — Anno 2022

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Altri anni per Lucro Cessante

Provvedimenti

Risarcimento perdita di chance: perché il fisco non può tassarlo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva dalla tassazione IRPEF le somme ricevute da un dirigente medico a seguito di un accordo transattivo con l'azienda sanitaria. Tali somme risarcivano il danno derivante dalla mancata attivazione dei sistemi di valutazione professionale, configurandosi come risarcimento perdita di chance di accrescimento professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il risarcimento perdita di chance non ha natura reddituale ma costituisce un danno emergente, volto a riparare la lesione della capacità professionale del lavoratore. Di conseguenza, queste somme non sono soggette a tassazione poiché non sostituiscono un reddito non percepito, ma indennizzano la perdita di un'opportunità di carriera.
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Nesso causale e risarcimento: il club senza fondi perde la causa
Una società sportiva ha richiesto al Comune il risarcimento dei danni derivanti dal mancato rinnovo della concessione dello stadio, sostenendo che tale inadempimento avesse causato l'esclusione dal campionato e la perdita del titolo sportivo. La Corte d'Appello ha ridotto drasticamente il risarcimento, accertando che l'esclusione era dovuta a gravi problemi economici interni del club e non alla mancanza dell'impianto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società sportiva, confermando che per ottenere il risarcimento è indispensabile dimostrare il nesso causale tra l'inadempimento del Comune e il danno finale. Nel caso di prestazioni strumentali, non basta allegare il mancato rispetto degli accordi, ma occorre provare che tale condotta sia stata l'effettiva e diretta causa del pregiudizio subito.
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Recesso dall’appalto pubblico: l’impresa perde senza prove
Un'impresa di costruzioni ha contestato il recesso dall'appalto pubblico operato da una stazione appaltante per il restauro di un complesso ospedaliero. L'impresa chiedeva ingenti risarcimenti basati su presunti inadempimenti e riserve contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che lo scioglimento del contratto cancella le riserve contrattuali. L'appaltatore ha diritto solo all'indennizzo per i lavori eseguiti e a una percentuale sulle opere non eseguite. Tuttavia, per ottenere l'indennizzo pieno, l'impresa deve dimostrare di non aver potuto impiegare altrove uomini e mezzi. Non avendo fornito questa prova, la richiesta di risarcimento aggiuntivo è stata respinta.
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Ingiustificato arricchimento: indennizzo anche senza l’opera
Alcuni professionisti hanno chiesto alla Pubblica Amministrazione il pagamento per la progettazione esecutiva di una tangenziale o, in subordine, l'indennizzo per ingiustificato arricchimento. I giudici di merito hanno rigettato la domanda poiché l'opera stradale non era stata materialmente realizzata. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei progettisti. La Corte ha stabilito che l'arricchimento dell'amministrazione si configura con la semplice acquisizione e utilizzazione del progetto, che nel caso specifico era stato ceduto a un altro ente pubblico. Tale utilizzo ha comportato un risparmio di spesa per l'ente, rendendo irrilevante la mancata costruzione dell'opera. Il caso viene rinviato alla Corte d'Appello per quantificare l'indennizzo nei limiti del danno effettivo.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: ipoteca e danno reale
Gli eredi di un creditore hanno promosso un giudizio per accertare la responsabilità professionale dell'avvocato che li assisteva. Il legale aveva omesso di trascrivere la domanda di azione revocatoria nei registri immobiliari. Nel corso della causa, il debitore ha venduto l'immobile a un terzo acquirente. I giudici di merito avevano rigettato la richiesta di risarcimento, ritenendo che l'esistenza di un'ipoteca sul bene escludesse qualsiasi danno effettivo per il creditore. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato questa decisione. I giudici hanno stabilito che la semplice presenza di un'ipoteca non cancella automaticamente il danno. Il giudice deve compiere una valutazione prognostica per verificare l'effettivo debito residuo garantito dall'ipoteca. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ingiustificato arricchimento: tariffe utili anche senza contratto
Un professionista ha svolto opere di progettazione per un Comune senza un contratto valido. Ha quindi richiesto l'indennizzo per ingiustificato arricchimento. La Corte d'appello ha respinto la domanda, ritenendo inutilizzabili le tariffe professionali come parametro e negando la liquidazione equitativa. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista. I giudici di legittimità hanno chiarito che le tariffe professionali possono essere usate come parametro orientativo per calcolare l'indennizzo, depurandole dal profitto. Inoltre, il giudice può determinare l'indennizzo in via equitativa anche d'ufficio, senza che il professionista debba dimostrare l'impossibilità di fornire la prova dell'esatto ammontare del danno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Concorrenza sleale: sconti non autorizzati e risarcimento equo
Una casa editrice ha citato in giudizio un concorrente accusandolo di concorrenza sleale per aver pubblicizzato la vendita di una propria opera con uno sconto del 30%. Il Tribunale e poi la Corte d'Appello hanno accertato l'illecito, liquidando equitativamente il danno in complessivi 20.000 euro divisi tra lucro cessante e danno all'immagine. Entrambe le parti hanno proposto ricorso in Cassazione: la prima lamentando l'esiguità del risarcimento a fronte del calo delle vendite, la seconda contestando l'esistenza stessa del danno e la qualificazione dell'illecito. La Suprema Corte ha rigettato entrambi i ricorsi, confermando che la valutazione equitativa del danno è corretta e insindacabile se logicamente motivata, e che l'offerta promozionale ripetuta integra pienamente la concorrenza sleale. Le spese di giudizio sono state compensate.
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Occupazione senza titolo: scontro sul risarcimento del danno
Una società proprietaria di alcune aree adibite a parcheggio agisce contro un condominio che le occupa abusivamente. Ottenuto l'ordine di rilascio, sorge il problema del risarcimento del danno per l'occupazione senza titolo. La Corte d'Appello nega il risarcimento ritenendo non provato il danno. La Cassazione, rilevando un forte contrasto giurisprudenziale sulla natura del danno da occupazione senza titolo (se sia un danno implicito 'in re ipsa' o se richieda una prova specifica del mancato guadagno), decide di rimettere la questione alle Sezioni Unite per ottenere una decisione definitiva e fare chiarezza.
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Tassazione risarcimento perdita di chance: il fisco perde
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che escludeva dalla tassazione le somme ricevute da una lavoratrice a titolo di risarcimento per la perdita di opportunità di carriera. La controversia originaria derivava da un accordo transattivo con il datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la tassazione risarcimento perdita di chance non si applica. Questo perché tale indennizzo non sostituisce un reddito non percepito, ma ristora la perdita di una possibilità di sviluppo professionale, qualificandosi come danno emergente non imponibile. Di conseguenza, la lavoratrice non deve pagare le imposte su tale somma e l'ente impositore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Risarcimento del danno da lucro cessante: servono anche i costi
Un'imprenditrice individuale ha chiesto il risarcimento del danno da lucro cessante a un'azienda committente, lamentando l'illegittimità del recesso da un contratto di gestione e recapito di bollette. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prova del danno, poiché l'imprenditrice ha allegato solo le fatture dell'anno precedente (i ricavi) senza indicare i costi di gestione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso. I giudici hanno chiarito che il risarcimento del danno da lucro cessante richiede la prova del guadagno netto (differenza tra ricavi e costi) e che il principio di non contestazione non si applica ai costi interni dell'impresa, estranei alla conoscenza della controparte. Inoltre, la ditta individuale non è un soggetto autonomo rispetto al titolare.
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Tassazione del risarcimento danni: quote svendute e fisco
Una socia è stata costretta a cedere le proprie quote societarie a un prezzo molto inferiore al valore reale a causa di un aumento di capitale illegittimo deliberato dai familiari in violazione dei patti parasociali. Dopo aver ottenuto un risarcimento milionario per la perdita subita, l'Amministrazione Finanziaria ha preteso la tassazione del risarcimento danni, qualificandolo come plusvalenza tassabile (lucro cessante). La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla contribuente, ritenendo il risarcimento non tassabile in quanto volto a riparare un danno emergente e privo di intenzionalità speculativa. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la volontarietà della vendita non rileva ai fini fiscali. Il risarcimento è tassabile se compensa un mancato guadagno (lucro cessante) derivante dalla vendita a prezzo ridotto, rinviando al giudice di merito per questa specifica valutazione.
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Responsabilità della banca per investimenti rischiosi: la svolta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito al risarcimento dei danni in favore degli eredi di un investitore anziano. La banca aveva venduto titoli di Stato argentini altamente rischiosi a un pensionato di 79 anni privo di esperienza finanziaria, violando gli obblighi informativi. La sentenza ribadisce la responsabilità della banca per investimenti rischiosi quando non acquisisce il consenso scritto del cliente per operazioni inadeguate. La Suprema Corte ha chiarito che la richiesta di risarcimento danni è autonoma rispetto alla risoluzione del contratto. Inoltre, ha stabilito che nel risarcimento, inteso come debito di valore, sono implicitamente inclusi la rivalutazione monetaria e gli interessi compensativi, necessari per coprire il mancato guadagno causato dal ritardo nel pagamento. La banca perde il ricorso e deve pagare le spese di giudizio.
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