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Lucro Cessante — Anno 2022

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Altri anni per Lucro Cessante

Provvedimenti

Tassazione e risarcimento per perdita di chance: no all’IRPEF
Una lavoratrice della sanità pubblica ha raggiunto un accordo transattivo con l'ente datore di lavoro, ottenendo una somma a titolo di risarcimento per la mancata possibilità di progressione e sviluppo della propria carriera. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per tassare tale importo come reddito da lavoro dipendente. La contribuente ha impugnato l'atto sostenendo la natura non imponibile dell'indennizzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che il risarcimento per perdita di chance ristora un danno emergente e non sostituisce stipendi non percepiti. Di conseguenza, queste somme non costituiscono reddito e non sono soggette a imposizione fiscale.
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Abuso di posizione dominante: tariffe truccate e risarcimento
Un grande operatore telefonico ha applicato tariffe discriminatorie all'ingrosso a un concorrente, imponendogli costi molto più alti rispetto a quelli applicati alle proprie divisioni interne. Questa condotta ha configurato un vero e proprio abuso di posizione dominante, causando una grave compressione dei margini di guadagno del concorrente. L'operatore dominante ha impugnato la condanna al risarcimento, sostenendo che il danno non fosse provato e che il sovrapprezzo potesse essere stato trasferito sui clienti finali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che la riduzione dei profitti costituisce un danno risarcibile come lucro cessante. L'operatore dominante perde definitivamente la causa e deve pagare ventimila euro di spese legali.
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Diffamazione a mezzo stampa: risarcito il danno alle carriere
Una testata giornalistica ha pubblicato articoli falsi accusando due giovani calciatori di coinvolgimento in scommesse illecite. La disinformazione ha causato l'immediata interruzione delle trattative di ingaggio con club prestigiosi. I calciatori hanno agito in giudizio ottenendo il risarcimento economico per il danno subito. La Corte di Cassazione ha confermato che la diffamazione a mezzo stampa ha provocato un reale danno patrimoniale da mancato guadagno. I giudici hanno stabilito la legittimità della liquidazione equitativa basata sulle somme che gli atleti avrebbero percepito con i nuovi contratti. Il ricorso della società editrice e dei giornalisti è stato rigettato, confermando la responsabilità per le perdite economiche sofferte dai professionisti.
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Specificità dei motivi d’appello: salvo il risarcimento danni
I Proprietari di un negozio subiscono gravi infiltrazioni d'acqua che rendono il locale inagibile, impedendone l'affitto. Chiedono il risarcimento dei danni alla Società Costruttrice. La Corte d'Appello dichiara inammissibile la richiesta di risarcimento per i canoni persi, ritenendo l'appello generico. La Cassazione accoglie il ricorso dei Proprietari, stabilendo che la contestazione era dettagliata e che la specificità dei motivi d'appello è rispettata anche riproponendo le tesi del primo grado, purché critichino chiaramente la sentenza. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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Ritardata consegna della merce: chi paga se il prezzo crolla?
L'Acquirente ha richiesto il risarcimento dei danni al Venditore per la ritardata consegna della merce, nello specifico un carico di gasolio. Durante i giorni di ritardo, il prezzo di mercato del carburante era sceso notevolmente, causando una svalutazione del prodotto. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda ritenendo non applicabile il criterio automatico dell'articolo 1518 del codice civile e non provato il danno effettivo. La Corte di Cassazione ha invece accolto parzialmente il ricorso dell'Acquirente. I giudici hanno stabilito che, sebbene non si applichi l'articolo 1518 del codice civile in mancanza di risoluzione contrattuale, il giudice di merito deve comunque valutare se la perdita di valore della merce costituisca un danno risarcibile ai sensi dell'articolo 1223 del codice civile, anche ricorrendo a presunzioni semplici basate sul calo dei prezzi di mercato.
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Responsabilità dell’amministratore: risarcimento per spese fittizie
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'ex amministratrice unica, confermando la sua responsabilità per i danni causati alla società. L'amministratrice aveva registrato costi fittizi e ingiustificati, provocando la perdita del capitale sociale e il conseguente scioglimento dell'ente. Tale condotta era finalizzata a far subentrare una nuova società, a lei collegata, in una redditizia convenzione pubblica. I giudici hanno chiarito che non si è trattato di un sindacato sulle scelte di merito dell'imprenditore, bensì di un accertamento di un grave sperpero di risorse e di una violazione del dovere di diligenza. La ricorrente è stata condannata al risarcimento dei danni per responsabilità dell'amministratrice.
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Promessa del fatto del terzo: rassicurazioni o vero obbligo?
Un'impresa acquistava un impianto industriale sul presupposto che la società venditrice avesse garantito commesse continuative da parte di un cliente terzo. Interrottesi le commesse, l'acquirente sospendeva i pagamenti. La società venditrice otteneva un decreto ingiuntivo per il saldo. L'acquirente si opponeva invocando la violazione della promessa del fatto del terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che le dichiarazioni generiche rese durante le trattative commerciali non costituiscono una promessa vincolante ai sensi dell'articolo 1381 del codice civile. Per configurare tale garanzia occorre un impegno esplicito, concreto e non equivoco. L'acquirente perde la causa e deve saldare il debito residuo oltre alle spese legali.
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Danni all’immobile locato: l’inquilino paga anche l’affitto perso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Inquilino, confermando la condanna al risarcimento dei danni in favore del Proprietario per aver riconsegnato l'appartamento in stato di grave degrado. Oltre ai costi di riparazione, l'Inquilino deve risarcire il danno da lucro cessante, pari ai canoni di locazione persi durante il periodo dei lavori di ripristino. La Corte ha stabilito che la presenza di gravi danni all'immobile locato, eccedenti il normale deterioramento d'uso, fa scattare l'obbligo di risarcire il mancato guadagno per il tempo necessario alle riparazioni, equiparando tale situazione alla ritardata restituzione del bene. Per la quantificazione dei danni, il giudice può legittimamente fondare il proprio convincimento anche su prove atipiche, come la perizia di parte prodotta dal Proprietario, se ritenuta attendibile e coerente con le altre risultanze processuali.
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Occupazione usurpativa: risarcimento al valore della domanda
Un privato ha citato in giudizio un Comune chiedendo il risarcimento dei danni per l'occupazione usurpativa di un terreno di sua proprietà. I giudici di merito avevano calcolato il risarcimento basandosi sul valore del terreno al momento della sua trasformazione irreversibile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del proprietario, stabilendo che la quantificazione del danno deve essere parametrata al valore venale del bene al momento della proposizione della domanda giudiziale (avvenuta nel 2003). Questo momento segna infatti la perdita definitiva della proprietà per rinuncia implicita del titolare. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Perdita di chance: telefono isolato ma il risarcimento è dovuto
Un avvocato ha citato in giudizio una compagnia telefonica per il mancato inserimento del proprio numero di studio negli elenchi pubblici. I giudici di merito avevano respinto la richiesta di risarcimento per mancanza di prove sul calo del fatturato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che il danno non consiste nella perdita di clienti già acquisiti, ma nella perdita di chance di trovarne di nuovi. Questa perdita rappresenta un danno potenziale che il giudice può calcolare in via equitativa, anche in assenza di una documentazione fiscale completa o se lo studio si trova in un piccolo comune. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Valutazione equitativa del danno: no a risarcimenti senza prove
Una società conduttrice di un locale commerciale ha chiesto il risarcimento dei danni al Condominio per la caduta di intonaci che ha ostacolato l'ingresso dei clienti per mille giorni. La Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento escludendo il mancato guadagno per difetto di prova. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che la valutazione equitativa del danno non può sostituire la prova della sua effettiva esistenza. Il danneggiato deve dimostrare l'esistenza del danno (l'an) e i parametri per calcolarlo; solo allora il giudice può quantificarlo equitativamente. La società ricorrente è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Gravi difetti di costruzione: quando il rustico non fa sconti
L'Acquirente di un immobile al rustico ha citato in giudizio l'Impresa Costruttrice richiedendo il risarcimento dei danni per ritardata consegna, la restituzione dell'IVA e l'eliminazione di alcuni vizi alle pareti privi di isolamento termico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente. La Corte ha chiarito che la quietanza di pagamento del prezzo non comprende automaticamente l'IVA, salvo accordo contrario. Inoltre, il danno da ritardo per un immobile consegnato al rustico non può essere calcolato sul valore locativo di una casa finita. Infine, la mancanza di isolamento termico su una porzione limitata di muro non integra i gravi difetti di costruzione previsti dall'articolo 1669 del codice civile, poiché non compromette la funzionalità globale dell'edificio.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: senza prove niente soldi
Il Proprietario di un appartamento ha richiesto al Condominio il risarcimento danni da infiltrazioni provenienti dal lastrico solare. Il danno lamentato consisteva nel mancato guadagno per l'anticipato recesso dell'inquilino. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove, non avendo il proprietario depositato il contratto di locazione né la disdetta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il danno da perdita di canoni non è automatico ma va rigorosamente provato. Inoltre, il principio di non contestazione non si applica a fatti estranei alla controparte, come i rapporti interni tra proprietario e inquilino. Il Proprietario perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Servitù di passaggio: il cancello chiuso costa caro al condominio
Il Proprietario di un immobile agisce contro il Condominio che ha installato un cancello automatico all'ingresso del viale comune, ostacolando la sua servitù di passaggio. A causa della chiusura, una società conduttrice ha rescisso il contratto di locazione, causando un danno economico. I giudici di merito ordinano al Condominio di tenere aperto il cancello di giorno e lo condannano a risarcire ventimila euro. Il Condominio ricorre in Cassazione, sostenendo che il cancello non creasse un grave disagio avendo consegnato le chiavi. La Suprema Corte rigetta il ricorso: l'installazione del cancello senza citofono limita l'accesso di clienti e terzi, violando la servitù di passaggio. Il Condominio perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali e il risarcimento.
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Terreno bloccato ma nessun risarcimento danni per mancato godimento
Alcune imprese hanno ottenuto il trasferimento di un terreno tramite sentenza, ma hanno richiesto il risarcimento danni per mancato godimento a causa del ritardo nella consegna da parte del venditore. La Corte di Appello ha rigettato la domanda, rilevando che l'area era inedificata e priva di urbanizzazione, escludendo un danno automatico. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso delle imprese. La Suprema Corte ha chiarito che la mancata disponibilità di un terreno non edificabile e non urbanizzato non produce un danno automatico (in re ipsa). Per ottenere il risarcimento, il danneggiato deve dimostrare concretamente il mancato guadagno o la perdita di occasioni commerciali attraverso prove contabili o fiscali. Di conseguenza, le imprese perdono la causa e non ricevono alcun indennizzo.
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Esproprio illecito: sì a interessi compensativi senza prove
Una Pubblica Amministrazione ha occupato e trasformato illegittimamente un terreno privato. Gli Eredi del Proprietario hanno chiesto il risarcimento del danno. La Corte d'Appello ha liquidato il danno rivalutando la somma e applicando gli interessi compensativi al tasso legale per il ritardo nel pagamento. La Pubblica Amministrazione ha fatto ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione del tasso legale in assenza di prove specifiche sul mancato guadagno e lamentando un errore di calcolo. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che gli interessi compensativi possono essere determinati dal giudice anche tramite presunzioni semplici e che l'errore materiale di calcolo va corretto con una procedura specifica (art. 287 c.p.c.) e non con il ricorso in Cassazione. Vince la parte privata.
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Inadempimento contrattuale: vende il quadro ma deve risarcire
Un acquirente conclude un contratto per l'acquisto di un dipinto d'autore per ventitremila euro, ma la venditrice si rende inadempiente e vende l'opera a terzi. L'acquirente agisce in giudizio per ottenere la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno. La Corte d'Appello quantifica il danno in dodicimila euro, calcolando la differenza tra il valore minimo stimato da una nota casa d'aste e il prezzo pattuito. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della venditrice, confermando la giurisdizione del giudice italiano poiché la consegna doveva avvenire in Italia. I giudici convalidano il calcolo del danno basato sulle stime d'asta, stabilendo che l'inadempimento contrattuale comporta il risarcimento della perdita della plusvalenza oggettiva del bene. Vince l'acquirente, che ottiene la conferma del risarcimento e il rimborso delle spese legali.
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Risarcimento danni da sinistro stradale: il preventivo non basta
A seguito di un incidente stradale, il Danneggiato ha richiesto il risarcimento danni da sinistro stradale. Il Tribunale ha riconosciuto solo 500 euro per i danni materiali, escludendo i danni fisici poiché il Danneggiato si era riservato di chiederli in un separato giudizio. Il Danneggiato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la riduzione del risarcimento e l'esclusione delle lesioni personali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la quantificazione del danno materiale spetta al giudice di merito e non è riesaminabile, mentre la richiesta per i danni fisici era stata espressamente esclusa dall'atto di citazione iniziale. Il Danneggiato perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Concorso di colpa: chi non dà la precedenza paga di più
Un automobilista ha impugnato la decisione che gli attribuiva il 70% della responsabilità in un incidente stradale, causato dalla sua svolta a sinistra senza dare la precedenza, mentre l'altro conducente procedeva a velocità eccessiva, ritenuto responsabile al 30%. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione della presunzione di pari responsabilità e il rigetto del risarcimento per la perdita di guadagno durante l'inabilità temporanea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il concorso di colpa. I giudici hanno chiarito che la presunzione di pari responsabilità si applica solo se la dinamica del sinistro resta incerta. Inoltre, il danno da lucro cessante richiede una prova concreta della riduzione del reddito, non dimostrata dalle dichiarazioni dei redditi prodotte.
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Tassazione perdita di chance: il risarcimento non è un reddito
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva dalla tassazione le somme ricevute da un dirigente medico a titolo di risarcimento. L'importo era stato concordato tramite transazione con l'azienda sanitaria per compensare la perdita di opportunità di crescita professionale dovuta alla mancata attivazione dei sistemi di valutazione per la retribuzione di risultato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il risarcimento per la perdita di chance non costituisce reddito imponibile. Trattandosi di un indennizzo per danno emergente, ovvero per la lesione della professionalità, e non di lucro cessante, l'importo non è soggetto a IRPEF. Di conseguenza, la tassazione perdita di chance è stata dichiarata illegittima, confermando la vittoria del lavoratore.
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