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Lieve Entità — Anno 2026

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Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Rapina impropria: l’arma non si trova ma la condanna resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per i reati di rapina impropria aggravata dall'uso di un'arma e lesioni personali. L'Imputato contestava l'effettivo utilizzo di un'arma mai ritrovata, invocando la legittima difesa e l'attenuante della lieve entità. I giudici hanno stabilito che la ricostruzione dei fatti spetta ai giudici di merito e che la legittima difesa non è applicabile se l'aggressore colpisce per primo senza un pericolo attuale. Inoltre, l'attenuante della lieve entità è stata esclusa a causa della violenza dell'azione, avvenuta di notte. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: impronta singola ma condanna intera
L'Imputato è stato condannato per detenzione di marijuana dopo il ritrovamento di quattro buste di droga in un giardino condominiale chiuso. Solo una busta recava le sue impronte digitali, per un peso inferiore a cento grammi. L'Imputato ha richiesto l'applicazione della circostanza della lieve entità stupefacenti, sostenendo che la restante droga appartenesse ad altri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che il contesto complessivo, caratterizzato da un nascondiglio comune e dall'assenza di segni distintivi sulle confezioni, dimostra un accordo tacito tra i detentori. Di conseguenza, la gravità complessiva dell'azione esclude la lieve entità stupefacenti, confermando la condanna e l'applicazione della recidiva a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no a sconti per incensurati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato deteneva in casa circa 340 grammi di cocaina, suddivisi in ovuli, equivalenti a oltre mille dosi. I giudici hanno respinto la richiesta di riqualificare il fatto come di lieve entità, evidenziando l'elevata quantità di droga sequestrata. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, ricordando che la semplice incensuratezza non è più sufficiente per ottenerle, soprattutto in presenza di un comportamento non collaborativo con le forze dell'ordine. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Spioncino smart e droga: niente lieve entità nei reati di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di hashish e cocaina. L'imputato chiedeva il riconoscimento della "lieve entità nei reati di droga" per l'hashish. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che l'uomo deteneva 11,43 grammi di sostanza (pari a 28 dosi), possedeva diversi tipi di droghe (cocaina, hashish, marijuana) e strumenti di confezionamento. Inoltre, aveva installato uno spioncino elettronico digitale per sorvegliare il pianerottolo da remoto, indice di un'attività organizzata e non occasionale. La Corte ha confermato la pericolosità del soggetto e la legittimità della pena, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se c’è professionalità
Tre imputati sono stati condannati a sei anni di reclusione e trentamila euro di multa per detenzione e spaccio di hashish in concorso. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata riqualificazione del fatto nello Spaccio di lieve entità, il riconoscimento della recidiva qualificata e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che lo Spaccio di lieve entità richiede una valutazione globale e cumulativa di tutti gli elementi del fatto (mezzi, modalità, quantità e qualità della sostanza). Se anche un solo elemento esclude la minima offensività, l'attenuante non può essere concessa. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato le condanne e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: condanna anche con lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per porto di oggetti atti ad offendere. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo contraddittorio il diniego a fronte della concessione dell'attenuante della lieve entità. I giudici di legittimità hanno chiarito che non vi è alcuna incompatibilità tra il diniego della particolare tenuità del fatto e il riconoscimento della lieve entità del reato, trattandosi di istituti giuridici distinti e fondati su presupposti diversi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel reato di spaccio: condanna da rifare
Un uomo, accusato di cessione continuativa di marijuana, viene condannato in appello. La difesa ricorre in Cassazione lamentando vizi di notifica, l'acquisizione indebita di testimonianze e la mancata valutazione della richiesta di riqualificare il fatto come fatto di lieve entità. La Suprema Corte rigetta i motivi sulle notifiche, ritenendoli sanati dalla scelta del rito abbreviato, e conferma la legittimità dell'integrazione probatoria del giudice. Accoglie invece il ricorso sulla mancata pronuncia circa la lieve entità nel reato di spaccio, poiché i giudici di merito hanno omesso di motivare il rigetto di tale richiesta. La sentenza viene annullata con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Traffico di stupefacenti: rigettata la tesi della lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per traffico di stupefacenti. Il Distributore vendeva cocaina e marijuana su piazza, mentre Il Fornitore gestiva l'approvvigionamento, stabiliva i prezzi e riscuoteva gli incassi giornalieri. La difesa ha contestato la gravità del reato, richiedendo la riqualificazione in fatto di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la condanna, evidenziando che l'attività non era occasionale ma inserita in una filiera organizzata con flussi finanziari costanti e significativi. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto le richieste, confermando le pene e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina di lieve entità: il bottino minimo non cancella la pena
Il Condannato ha richiesto la rideterminazione della pena per due condanne definitive per rapina aggravata, invocando l'attenuante della rapina di lieve entità introdotta dalla Corte Costituzionale con la sentenza 86/2024. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina di lieve entità non può essere riconosciuta quando le modalità dell'azione rivelano una gravità intrinseca. Nel primo caso, il reato era stato commesso di notte da più persone simulate armate per costringere la vittima a un prelievo. Nel secondo caso, l'autore ha agito di notte con un coltello da cucina, violando una misura cautelare. Nonostante il modesto valore economico sottratto, la gravità complessiva delle condotte esclude l'attenuante. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro.
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Spaccio di lieve entità: la continuità esclude lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per traffico di stupefacenti. La difesa contestava la destinazione allo spaccio di 17,75 grammi di droga e chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha chiarito che il numero elevato di cessioni a diversi acquirenti dimostra un'attività di spaccio continuativa e organizzata. Questa condotta esclude l'applicazione della circostanza attenuante dello spaccio di lieve entità, anche se i singoli episodi di cessione sono di modica quantità. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: la fortezza blindata nega lo sconto
L'Imputato è stato condannato per spaccio di stupefacenti dopo essere stato sorpreso in un appartamento blindato e videosorvegliato, adibito a centrale di spaccio, dove ha tentato di disfarsi della droga gettandola nel water. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione. I giudici hanno escluso la lieve entità dello spaccio a causa della stabile organizzazione dell'attività illecita e del quantitativo di marijuana sequestrato, idoneo a confezionare ben 82 dosi. La Cassazione ha inoltre ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità, condannando l'Imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Impugnazione del patteggiamento: limiti rigidi e ricorsi respinti
Tre imputati propongono ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale per reati di droga. Due ricorrenti lamentano il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto, mentre il terzo contesta l'assenza di motivazione sulla mancanza di cause di proscioglimento. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. L'impugnazione del patteggiamento è infatti strettamente limitata dall'articolo 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale a casi tassativi. La contestazione sulla qualificazione giuridica è ammessa solo se palesemente eccentrica rispetto all'accusa, mentre non è deducibile la mancata verifica delle cause di proscioglimento. Di conseguenza, i ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Misure cautelari personali: spaccio alle scuole e arresti
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure cautelari personali, nello specifico gli arresti domiciliari, nei confronti di un giovane indagato per spaccio di hashish e marijuana nei pressi di alcune scuole. La difesa contestava l'attualità del pericolo di recidiva e chiedeva la riqualificazione del fatto come di lieve entità. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che la gravità dei fatti, la serialità delle cessioni e la scelta strategica di spacciare vicino agli istituti scolastici giustificano ampiamente la misura custodiale per recidere i legami con il circuito criminale. L'indagato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento e qualificazione giuridica: i limiti del ricorso
Il Tribunale di Fermo applicava all'Imputato la pena concordata per spaccio di lieve entità. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione, ritenendo errata tale classificazione a causa della continuità dello spaccio di cocaina. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Nel patteggiamento, l'impugnazione per erronea qualificazione giuridica è limitata ai soli casi di errore manifesto, ossia quando la definizione del reato è palesemente assurda rispetto alle accuse. Poiché nel caso specifico non emergeva un errore evidente, ma solo una richiesta di rivalutare i fatti, la Cassazione ha confermato la validità dell'accordo. Il principio ribadito tutela la stabilità del patteggiamento e qualificazione giuridica concordata dalle parti.
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Traffico di stupefacenti: carcere anche senza contatti col boss
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato, accusato di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione di una memoria difensiva, l'errata qualificazione dei fatti come reati di non lieve entità e l'assenza di contatti diretti con il capo del sodalizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omesso esame di una memoria non invalida automaticamente la decisione e che, per la sussistenza del reato associativo, non occorrono contatti diretti con tutti i membri, bastando la consapevolezza di operare per un fine comune. Infine, la qualificazione di lieve entità richiede una valutazione globale e non meramente statistica. L'indagato resta in carcere.
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Tentata rapina: la violenza cancella lo sconto per lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentata rapina. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità e delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla lieve entità spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se motivata logicamente. Nel caso specifico, la richiesta è stata respinta a causa della violenza ripetuta sulla vittima, dell'approfittamento della sua condizione di debolezza e dei numerosi precedenti penali dell'autore. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: niente sconto se si spaccia in prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di droga, escludendo l'applicazione della lieve entità stupefacenti. L'uomo era stato trovato in possesso di oltre 88 grammi di cocaina con un principio attivo dell'80%. I giudici hanno evidenziato la gravità del fatto, considerando l'elevata purezza della sostanza, il consolidato inserimento del soggetto nel mercato dello spaccio e la commissione del reato durante l'affidamento in prova ai servizi sociali per precedenti specifici. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sulla gravità del reato spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: lanciare la droga non evita la condanna
L'Imputata è stata condannata per il reato di spaccio di lieve entità a sei mesi di reclusione e mille euro di multa, dopo essere stata sorpresa a lanciare dalla finestra un involucro con 10,9 grammi di cocaina. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione e che la presenza di numerosi precedenti penali impedisce legalmente la concessione dei benefici di sospensione. L'Imputata perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: dai lavori utili alla multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'uomo era stato trovato in possesso di circa 90 grammi di hashish (pari a 601 dosi), due coltelli e un bilancino di precisione. La Corte d'Appello aveva sostituito la pena detentiva di 8 mesi con il lavoro di pubblica utilità. L'Imputato ha contestato la ricostruzione dei fatti e ha invocato tardivamente la messa alla prova, basandosi su una recente sentenza della Corte Costituzionale. I giudici di legittimità hanno respinto i motivi: la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e la richiesta di messa alla prova non può essere avanzata per la prima volta in Cassazione. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: la fuga non salva dalla condanna
Due imputati sono stati condannati a quattro anni di reclusione per il reato di spaccio di stupefacenti, dopo essere stati sorpresi a trasportare 34,5 grammi di eroina e aver tentato di sfuggire al controllo della Guardia di Finanza lanciando la droga dal finestrino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati. I giudici hanno escluso la qualificazione del fatto come di lieve entità, evidenziando l'inserimento dei soggetti in un circuito criminale organizzato e le modalità del trasporto alla luce del sole. È stata inoltre respinta la richiesta di messa alla prova, poiché mai formulata nei precedenti gradi di giudizio, e il riconoscimento delle attenuanti generiche, data la gravità della condotta e il tentativo di fuga. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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