Un esponente politico animalista è stato condannato per diffamazione per aver accusato un veterinario sui social di non aver soccorso un cane, causandone la morte. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la critica politica non è lecita se si fonda su fatti riportati in modo distorto o falso. Nel caso specifico, l'imputato era a conoscenza della verità dei fatti, ovvero che il veterinario non era tenuto a intervenire e che un altro professionista si era già attivato, ma ha diffuso ugualmente una versione non veritiera per ledere la reputazione della persona offesa.
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