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LexCEDpedia

Esimente

Definizione

Circostanza prevista dalla legge che esclude la punibilità di un fatto che altrimenti costituirebbe reato.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 651 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 52% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 26%
  • Rigettato 20%
  • Inammissibile 52%
  • Estinto 1%
  • Altro 2%

Provvedimenti per anno

2019 2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 757%
  • Penale Sez. 522%
  • Civile Sez. 521%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 31263/2020in 20 provvedimenti
  • Corte cost. 27/2018in 27 provvedimenti
  • Cass. 8757/2021in 14 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Sfoglia per anno

Provvedimenti

Diffamazione a mezzo stampa: la critica giudiziaria resta lecita
Un imprenditore ha citato in giudizio un'emittente televisiva pubblica e un giornalista d'inchiesta. L'attore chiedeva il risarcimento del danno per diffamazione a mezzo stampa a causa di un articolo pubblicato sul portale online di una nota trasmissione. L'articolo ricostruiva il contrasto tra Procura antimafia e Tribunale sulle imputazioni rivolte al soggetto, omettendo secondo la tesi difensiva il dovuto risalto alle successive assoluzioni. Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello hanno rigettato la richiesta risarcitoria, ritenendo l'articolo un legittimo esercizio del diritto di critica su vicende giudiziarie reali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo integralmente il ricorso dell'imprenditore e condannandolo al pagamento delle spese di lite.
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Falsa testimonianza: quando mentire salva l’onore
Un giovane incensurato acquista una dose di hashish per uso personale e la getta a terra all'arrivo delle forze dell'ordine. Citato come testimone nel processo penale contro i presunti spacciatori, il ragazzo nega l'acquisto per non subire le sanzioni prefettizie legate al consumo di droga. I giudici di merito lo condannano per falsa testimonianza a un anno e quattro mesi di reclusione, escludendo l'esimente dello stato di necessità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'imputato e annulla la sentenza. Per gli ermellini, la concreta minaccia di provvedimenti limitativi della libertà, quali il ritiro della patente o del passaporto, costituisce un grave e inevitabile danno alla libertà e all'onore di un soggetto incensurato. La Corte d'appello dovrà rivalutare la causa di non punibilità.
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Dosi e bilancino: addio esimente dell’uso personale
I giudici hanno condannato un imputato sorpreso con 3,8 grammi di cocaina all'interno di un locale commerciale. L'uomo custodiva la sostanza suddivisa in quattro involucri sigillati pronti alla cessione. Nel locale le forze dell'ordine hanno trovato anche un bilancino di precisione e tracce di droga sul bancone. La difesa ha sostenuto la tesi del mero consumo proprio, invocando l'esimente dell'uso personale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato la condanna per spaccio di lieve entità. Il quantitativo, le modalità di confezionamento, gli strumenti rinvenuti e il continuo andirivieni di avventori escludono categoricamente il consumo personale.
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Imposta unica sulle scommesse: sanzioni piene per l’estero
L'Agenzia fiscale ha notificato un avviso di accertamento a un allibratore estero privo di concessione, chiedendo il versamento del tributo per le giocate raccolte nel 2014 tramite un centro trasmissione dati locale. L'operatore straniero contestava la pretesa e le relative sanzioni pecuniarie. I giudici di secondo grado hanno confermato il debito principale ma hanno annullato le penalità, ritenendo sussistente una grave confusione nell'interpretazione della normativa. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato tale esito, accogliendo il ricorso dell'ente pubblico. Il legislatore aveva eliminato ogni dubbio normativo già alla fine del 2010. Di conseguenza, l'imposta unica sulle scommesse e le relative sanzioni si applicano integralmente anche a chi opera tramite ricevitorie collegate senza alcuna concessione formale, confermando la totale legittimità del recupero.
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Diffamazione a mezzo stampa: assolto il cronista
Un giornalista pubblica un articolo di inchiesta mettendo in dubbio il numero effettivo delle donazioni di sangue celebrate dal presidente di un ente assistenziale pubblico. Il cronista si basa su documenti del centro trasfusionale e sul sito ufficiale, ma i registri contenevano un errore anagrafico imputabile al sistema informatico. La persona offesa querela il cronista per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Dopo la condanna nei gradi di merito, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso del giornalista e annulla la sentenza senza rinvio. La Suprema Corte stabilisce che l'errore del cronista era scusabile data la verifica diligente delle banche dati e che i toni aspri rientravano nel legittimo esercizio del diritto di critica verso figure con ruoli pubblici.
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Diffamazione a mezzo stampa tra inchiesta e menzogna
Un giornalista ha pubblicato un articolo sul proprio quotidiano online accusando i vertici di un consorzio pubblico di aver ceduto gratuitamente un vasto terreno a una società privata per favoritismi personali. Nel testo, il redattore definiva l'ente come un luogo opaco e la presidente come una figura priva di competenze. Gli atti ufficiali, già noti al cronista, smentivano integralmente tale ricostruzione: il terreno era stato regolarmente venduto per duecentocinquantamila euro. I giudici di merito hanno condannato il direttore per diffamazione a mezzo stampa e al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna penale, rigettando le eccezioni sul rinvio dell'udienza e stabilendo che l'inventata cessione gratuita supera i confini del diritto di cronaca e di critica, sfociando in una lesione gratuita della reputazione.
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Imposta unica sulle scommesse: regole di calcolo e poteri del giudice
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2015 a un allibratore estero privo di concessione e al gestore del centro trasmissione dati collegato. Il Fisco pretendeva di applicare un metodo forfettario calcolato sul triplo della media provinciale della raccolta. La Corte di Cassazione ha chiarito che tale criterio forfettario maggiorato è entrato in vigore solo dal primo gennaio 2016 per effetto della legge di stabilità. Per il 2015 trova ancora applicazione il pregresso regime ordinario di accertamento. Contestualmente, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Erario poiché il giudice tributario d'appello aveva delegato all'amministrazione la quantificazione del dovuto anziché rideterminare direttamente l'importo della pretesa fiscale.
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Reazione ad atti arbitrari: l’offesa cancella la resistenza
Il Tribunale assolveva Il Cittadino dall'accusa di resistenza a pubblico ufficiale riconoscendo la reazione ad atti arbitrari quale causa di non punibilità. Durante un controllo, un pubblico agente aveva rivolto una grave ingiuria alla madre dell'uomo, scatenando la sua immediata condotta oppositiva. Il Tribunale proscioglieva inoltre l'imputato dal reato di lesioni personali a causa della particolare tenuità del fatto. Il Pubblico Ministero proponeva ricorso per cassazione, sostenendo l'inverosimiglianza dell'offesa verbale e la mancanza di riscontri esterni a carico dei pubblici agenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione della Procura poiché generica e volta a richiedere un riesame del merito vietato in sede di legittimità. La scriminante protegge pienamente il privato di fronte a comportamenti sconvenienti dei pubblici ufficiali. Vince Il Cittadino, che mantiene l'assoluzione definitiva e non subisce alcuna sanzione penale.
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Stato di necessità: inutile invocarlo con la madre vicina
Una cittadina ha presentato ricorso per cassazione contestando la condanna penale e invocando lo stato di necessità. La difesa ha sostenuto che la donna versasse in condizioni di estremo bisogno e ha lamentato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'imputata risultava anagraficamente e formalmente inserita nel nucleo familiare della madre, residente nella medesima via. Questa vicinanza abitativa e l'appoggio familiare escludono un pericolo attuale e inevitabile. Di conseguenza, il presunto stato di necessità non sussiste per totale assenza di urgenza abitativa. La ricorrente ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Società vs Fisco: La Definizione Agevolata della Lite estingue il processo
Una società ha contestato un avviso di accertamento IVA per l'anno 2004. Dopo aver perso in appello contro l'Agenzia delle Entrate, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, la contribuente ha scelto di avvalersi della definizione agevolata della lite ai sensi dell'art. 6, d.l. 119/2018. Avendo depositato la prova del versamento della prima rata e non essendoci stati dinieghi o richieste di trattazione nei termini, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese sono state poste a carico delle parti che le avevano anticipate.
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Riduzione Sanzioni Irap: Pagamento Estingue la Controversia, Non la Sentenza
Una società ha impugnato una cartella di pagamento per Irap 2005, contestando le sanzioni e l'esclusione della possibilità di riduzione sanzioni Irap tramite ravvedimento operoso. La Commissione Tributaria Regionale aveva rigettato l'appello, sostenendo che la legge escludeva espressamente tali riduzioni per l'Irap e che non vi erano profili di incostituzionalità. La società ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando nuovamente questioni di legittimità costituzionale e incertezza normativa. Tuttavia, prima della decisione finale, la società ha pagato il dovuto, portando la Corte di Cassazione a dichiarare estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Crisi aziendale e fisco: quando l’esimente della forza maggiore cade
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a una società cooperativa per l'omesso versamento dell'IVA relativa all'anno 2008. La società ha contestato le sanzioni sostenendo di non aver potuto pagare a causa di una grave crisi di liquidità provocata dai ritardi nei pagamenti da parte di enti pubblici committenti. I giudici tributari di merito hanno accolto la tesi difensiva, annullando le sanzioni per la presenza della causa di non punibilità. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito: i ritardi dei debitori e le difficoltà finanziarie rientrano nel normale rischio di impresa e non integrano l'esimente della forza maggiore. I Supremi Giudici hanno quindi confermato la piena debenza delle sanzioni a carico del fallimento.
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Accisa sugli oli lubrificanti: confermati tributo e sanzioni
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una società automobilistica il mancato versamento dell'accisa sugli oli lubrificanti contenuti negli ammortizzatori di veicoli importati da stabilimenti europei tra il 2004 e il 2008. L'azienda sosteneva l'inapplicabilità del tributo, invocando modifiche alla classificazione doganale e il diritto europeo. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato il tributo ma ha annullato le sanzioni d'ufficio. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ente fiscale. I giudici hanno chiarito che l'imposta nazionale è compatibile con le direttive europee e che l'aggiornamento dei codici doganali non esonera dal tributo. La Suprema Corte ha inoltre ripristinato le sanzioni: i giudici d'appello non potevano disapplicarle d'ufficio senza un'espressa richiesta della società, condannando quest'ultima alle spese di lite.
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Diffamazione: Avvocato e Amministratore Condannati, poi il Ricorso si Estingue
Un'azienda ha citato in giudizio un avvocato e un amministratore di condominio per risarcimento danni per diffamazione. Le lettere inviate, contenenti accuse infondate, sono state considerate diffamatorie e non protette da esimente. La Corte d'Appello ha condannato i due al risarcimento. Dopo un ricorso per revocazione in Cassazione, il ricorrente ha rinunciato all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, accettando la rinuncia e non pronunciandosi sulle spese. Il caso evidenzia come la diffamazione, anche in contesti professionali, comporti responsabilità.
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IRAP Contesa: Il Pagamento Estingue la Cessazione della Materia del Contendere
L'Azienda ha impugnato una cartella di pagamento IRAP 2004, contestando l'incertezza normativa sulla compatibilità dell'imposta con il diritto europeo e l'illegittimità costituzionale delle sanzioni. Durante il processo in Cassazione, l'Azienda ha comunicato di aver saldato il debito. La Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, estinguendo il giudizio senza entrare nel merito delle questioni sollevate.
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Sanzioni tributarie per omesso versamento: crisi e riduzione
Un'azienda produttrice di bevande alcoliche non ha versato le accise dovute all'Erario a causa di una grave carenza di liquidità finanziaria. L'Agenzia delle Dogane ha applicato le sanzioni tributarie per omesso versamento. La società ha contestato la punibilità invocando la forza maggiore dovuta alla crisi e la manifesta sproporzione delle sanzioni applicate. La Corte di Cassazione ha confermato che la mancanza di liquidità rientra nel normale rischio d'impresa e non scusa il mancato pagamento. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che anche per le sanzioni fisse o proporzionali il giudice deve valutare l'eventuale riduzione fino alla metà se sussistono circostanze eccezionali di sproporzione.
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Inversione di marcia in autostrada: la multa è inevitabile
Un automobilista ha effettuato un'inversione di marcia in autostrada lungo una bretella di collegamento. La Polizia Stradale ha contestato la grave violazione del Codice della Strada. Il guidatore ha giustificato la manovra sostenendo l'assenza di traffico, l'ottima visibilità e la mancanza di una barriera centrale invalicabile, invocando la buona fede e l'errore scusabile. Il Giudice di Pace ha inizialmente annullato la multa, ma il Tribunale ha ribaltato la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione e ha dichiarato inammissibile il ricorso del conducente. I giudici hanno chiarito che il divieto di inversione di marcia in autostrada è assoluto. L'assenza di ostacoli fisici o le buone condizioni ambientali non giustificano la manovra dangerousa. La presunta buona fede non elimina la colpa del guidatore.
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Errore scusabile sanzioni tributarie: la Cassazione annulla l’esenzione
Un'Azienda ha ricevuto un avviso di accertamento per mancato versamento dell'accisa sul gasolio e relative sanzioni, avendo autoliquidato un'agevolazione superiore al dovuto senza la necessaria prova. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato le sanzioni, riconoscendo l'errore scusabile sanzioni tributarie. L'Agenzia delle Dogane ha fatto ricorso. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'Azienda non era incorsa in un errore di fatto ma in un errore di diritto inescusabile. La sua condotta ha pregiudicato il controllo fiscale e la determinazione della base imponibile. La sentenza della CTR è stata cassata e la causa rinviata per un nuovo esame.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Difesa non Basta
Due persone sono state condannate per un reato di lesioni personali. Hanno presentato ricorso in Cassazione, lamentando principalmente la mancata dichiarazione di prescrizione del reato e vizi di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto infondata la questione della prescrizione e ha chiarito che, per le sentenze del Giudice di Pace, non è possibile ricorrere in Cassazione per vizi di motivazione. Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di coltello: la Cassazione nega l’esimente
Un cittadino ha subito una condanna per il porto ingiustificato di coltello fuori dalla propria abitazione. L'imputato ha presentato ricorso per contestare la natura dell'arma impropria e richiedere l'esimente della particolare tenuità del fatto oltre alle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. La difesa non aveva formulato tali richieste durante il giudizio di merito. Inoltre, i precedenti penali specifici dell'uomo hanno confermato l'intensità della volontà colpevole. La Suprema Corte ha confermato la sanzione economica originaria e ha condannato il ricorrente a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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