Definizione
Il luogo in cui un soggetto vive effettivamente e stabilmente per la maggior parte del tempo.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 85 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 45% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 45%
- Rigettato 41%
- Inammissibile 6%
- Estinto 2%
- Altro 5%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 579%
- Civile Sez. 617%
- Civile Sez. 14%
Precedenti più richiamati
- Cass. 10973/2025in 9 provvedimenti
- Corte cost. 209/2022in 34 provvedimenti
- Cass. 4166/2020in 12 provvedimenti
- Cass. 21873/2020in 9 provvedimenti
- Corte cost. 112/2025in 5 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Il Comune notificava un avviso di accertamento a un contribuente per il mancato pagamento dell'imposta municipale su un appartamento. Nel medesimo edificio la moglie possedeva una diversa unità abitativa, unita solo di fatto alla prima. I giudici tributari regionali negavano l'agevolazione poiché i coniugi avevano due residenze anagrafiche distinte in interni diversi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario e ha riconosciuto l'esenzione IMU abitazione principale. In base alla giurisprudenza costituzionale, il beneficio fiscale non dipende più dalla residenza dell'intero nucleo familiare. Il singolo possessore che risiede anagraficamente e dimora abitualmente nel proprio immobile ha pieno diritto allo sgravio, anche se il coniuge fissa la residenza altrove. Il contribuente vince la causa e ottiene l'annullamento dell'atto.
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Una cittadina, proprietaria al 50% di un appartamento a Roma, riceve diversi avvisi di accertamento comunali per il mancato pagamento dell'imposta municipale tra il 2015 e il 2019. La contribuente richiede l'esenzione IMU abitazione principale invocando la pronuncia della Corte Costituzionale sul diritto all'agevolazione per i coniugi con residenze differenti. Tuttavia, la proprietaria ammette di avere sia la dimora abituale sia la residenza anagrafica a Latina a causa del proprio impiego. I giudici tributari respingono l'impugnazione e la Suprema Corte di Cassazione conferma la decisione: il beneficio fiscale presuppone la compresenza obbligatoria di residenza e dimora nello stesso immobile. Chi vive e risiede altrove non ottiene sconti sulla quota dell'altro fabbricato.
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Un Comune ha richiesto il pagamento dell'imposta municipale a un cittadino per tre annualità. L'amministrazione sosteneva che l'immobile non godesse dei benefici fiscali perché il proprietario risultava formalmente nello stato di famiglia del padre, residente nello stesso palazzo ma a un piano differente. Il contribuente ha dimostrato di vivere stabilmente nel proprio appartamento con la propria famiglia fin dall'acquisto. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento degli avvisi comunali, rigettando il ricorso dell'ente locale. I giudici hanno stabilito che l'esenzione IMU abitazione principale spetta quando il contribuente prova la residenza effettiva e la dimora abituale nell'appartamento di proprietà, superando meri equivoci burocratici o imperfezioni nei certificati storici.
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L'Azienda chiede la restituzione di ingenti somme a Il Lavoratore a causa della presunta nullità del suo contratto di lavoro. Il Lavoratore non partecipa al giudizio di primo grado e viene condannato. La Notifica degli atti giudiziari è stata eseguita presso un indirizzo dove il dipendente non viveva. L'Azienda sostiene che l'indirizzo sia valido perché indicato dall'avvocato del dipendente in un altro giudizio. La Corte d'Appello ritiene valida la notifica qualificando l'indicazione dell'avvocato come confessione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di Il Lavoratore. Le dichiarazioni scritte dal difensore negli atti di un'altra causa non costituiscono confessione del cliente. La notifica inviata a un indirizzo errato è nulla e l'assenza temporanea non basta a sanarla se manca il legame effettivo con la dimora. La causa deve tornare in appello.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che chiedeva il riconoscimento dell'Indennità di servizio estero per il suo impiego in Belgio presso un Ente Pubblico. Il Lavoratore sosteneva di avere diritto a tale compenso per il periodo di lavoro all'estero. La Corte ha stabilito che l'Indennità di servizio estero non è un diritto automatico. Essa dipende da specifiche norme contrattuali o legali che ne prevedano l'erogazione, e non dalla sola residenza formale o dai dati fiscali. Il Lavoratore non ha dimostrato la sussistenza dei requisiti necessari. La Corte ha quindi rigettato il ricorso del Lavoratore, condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Un Comune richiede il pagamento dell'ICI per l'anno 2009 a una Contribuente, negando l'esenzione per l'abitazione principale a causa della diversa residenza anagrafica dei coniugi. La Commissione Tributaria Regionale accoglie le doglianze della Contribuente. Il Comune propone ricorso in Cassazione facendo valere la regola del giudicato esterno tributario. L'ente evidenzia che due pronunce definitive concernenti le annualità 2008 e 2010 avevano già escluso il beneficio per il medesimo immobile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso comunale. La qualificazione di un immobile ai fini dell'esenzione costituisce un elemento a carattere permanente. Pertanto, la decisione passata in giudicato sulle altre annualità vincola il calcolo dell'imposta anche per il 2009. Il ricorso della Contribuente viene definitivamente rigettato.
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Un Comune ha notificato un avviso di accertamento a un cittadino per il mancato pagamento dell'imposta municipale, negando il beneficio fiscale sulla prima casa. L'ente locale contestava l'esenzione IMU abitazione principale perché il coniuge del contribuente risiedeva in un differente comune per motivi di lavoro. La Corte di Cassazione ha definitivamente risolto la controversia a favore del contribuente. I giudici supremi hanno applicato l'orientamento della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il vincolo della residenza unica per l'intero nucleo familiare. Quando esigenze di vita o lavorative impongono dimore separate, ciascun coniuge conserva il pieno diritto all'agevolazione fiscale per l'immobile in cui effettivamente vive e risiede.
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Un contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento comunali per il mancato pagamento dell'imposta municipale, rivendicando l'esenzione IMU abitazione principale per il proprio immobile. L'amministrazione comunale ha contestato l'agevolazione poiché il coniuge, non separato legalmente, manteneva la residenza anagrafica e la dimora in un comune diverso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente locale, ribadendo che il beneficio fiscale richiede la compresenza di residenza e dimora abituale per l'intero nucleo familiare nella stessa unità immobiliare. I giudici hanno annullato la decisione favorevole al cittadino e confermato la piena legittimità della pretesa tributaria.
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Due cittadini hanno dichiarato falsamente all'ufficio anagrafe del Comune di risiedere stabilmente in Italia. Lo scopo era ottenere l'assegno sociale dall'INPS. In realtà, subito dopo la pratica amministrativa, i soggetti sono rientrati all'estero, lasciando un delegato a prelevare le somme versate per oltre un decennio. Le indagini hanno dimostrato la totale assenza di utenze, tributi locali o vita sociale sul territorio nazionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il loro ricorso, confermando la condanna a sei mesi di reclusione e la multa per il reato di truffa aggravata per assegno sociale ai danni dell'ente previdenziale.
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Un Comune ha richiesto il pagamento dell'imposta municipale a un cittadino proprietario di un immobile situato nel proprio territorio. Il cittadino chiedeva la applicazione della esenzione IMU abitazione principale, pur essendo iscritto all'anagrafe di un Comune confinante a causa dell'ubicazione della strada d'accesso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente locale. Per beneficiare dello sgravio occorre il doppio requisito della dimora abituale e della formale iscrizione anagrafica nello stesso Comune. Trattandosi di agevolazione fiscale, la norma va interpretata in modo restrittivo. Il ricorso del cittadino è stato respinto con condanna al pagamento delle spese legali.
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La contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento con cui l'ente locale richiedeva il pagamento dell'imposta per il 2016. La contribuente sosteneva di vivere stabilmente nell'immobile e rivendicava l'esenzione IMU abitazione principale, imputando la mancanza della residenza anagrafica a un disallineamento sui confini viari tra due municipi confinanti. I giudici di secondo grado avevano accolto la tesi della contribuente, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito. I giudici supremi hanno chiarito che il beneficio fiscale richiede la coesistenza sia della dimora abituale sia della formale residenza anagrafica nel territorio comunale impositore. L'iscrizione all'anagrafe dipende esclusivamente dall'iniziativa del cittadino e non scatta d'ufficio. La Cassazione ha respinto il ricorso originario della contribuente, confermando il tributo e condannandola alle spese.
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Un Comune contestava a una contribuente il diritto all'Esenzione ICI abitazione principale perché il marito aveva trasferito la propria residenza anagrafica in un altro municipio. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 112/2025, che ha dichiarato illegittimo l'obbligo di coabitazione dell'intero nucleo familiare per accedere al beneficio, l'ente locale ha annullato gli avvisi di accertamento in autotutela. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Tuttavia, per l'interesse generale della legge, le Sezioni Unite hanno enunciato il principio di diritto: l'Esenzione ICI abitazione principale spetta al proprietario che vi dimora abitualmente, a prescindere dalla residenza dei suoi familiari. Il contribuente ottiene l'annullamento della pretesa fiscale con spese compensate.
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Un Comune ha richiesto il pagamento dell'imposta a un contribuente poichè il suo nucleo familiare risiedeva altrove, negando il diritto all'esenzione. A seguito della fondamentale sentenza n. 112/2025 della Corte Costituzionale, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno confermato che l'esenzione abitazione principale ICI spetta al contribuente che dimora abitualmente nell'immobile, senza che sia necessaria la contemporanea dimora del suo nucleo familiare. Il Comune ha successivamente annullato in autotutela gli avvisi di accertamento. Di conseguenza, i giudici supremi hanno dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere con compensazione delle spese. La Corte ha inoltre colto l'occasione per enunciare un chiaro principio di diritto nell'interesse della legge.
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Un Comune ha impugnato la decisione che annullava tre avvisi di accertamento tributario. Il giudice d'appello aveva stabilito erroneamente che il Comune dovesse provare l'assenza della dimora abituale del cittadino. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente locale, precisando che per beneficiare dell'esenzione IMU abitazione principale serve la compresenza di due requisiti: la residenza anagrafica e la dimora abituale. Non spetta all'amministrazione comunale dimostrare che il contribuente viva altrove. Al contrario, spetta al cittadino provare di possedere tutti i requisiti per ottenere l'agevolazione fiscale richiesta. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per una nuova valutazione.
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Un Giudice Tutelare calabrese ha trasferito al Tribunale piemontese gli atti relativi alla misura di protezione per una persona reclusa in carcere. Il Tribunale ricevente ha sollevato d'ufficio il conflitto di competenza davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito le regole per l'amministrazione di sostegno del detenuto. Quando una persona sconta una pena definitiva, la reclusione non costituisce una scelta volontaria di domicilio o residenza. Di conseguenza, la competenza territoriale appartiene al giudice del luogo in cui il beneficiario aveva la propria dimora abituale prima dell'arresto, escludendo il tribunale del luogo in cui ha sede l'istituto penitenziario.
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La società di riscossione comunale ha contestato alla contribuente l'esenzione IMU prima casa per due anni di imposta. La donna risiedeva e dimorava in un Comune diverso rispetto a quello del marito per esigenze lavorative, pur senza una separazione legale. I giudici tributari di merito hanno riconosciuto il beneficio fiscale alla contribuente. L'ente creditore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la necessità della compresenza dei coniugi nello stesso immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del concessionario e confermato la spettanza dell'agevolazione. Il verdetto si fonda sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma precedente, consentendo il beneficio a ciascun coniuge nella propria effettiva dimora.
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Un Comune ha negato l'esenzione IMU abitazione principale a una contribuente per l'anno 2013. L'ente locale contestava la diversa residenza del marito, residente e dimorante in un altro comune. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni dei giudici tributari precedenti, recependo la storica pronuncia n. 209/2022 della Corte Costituzionale. I Supremi Giudici hanno stabilito che il beneficio fiscale spetta al possessore che dimora abitualmente e risiede nell'immobile, a prescindere dal luogo in cui risiede il coniuge. La Suprema Corte ha annullato definitivamente l'atto impositivo del Comune.
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Un appartenente al comparto difesa ha impugnato un avviso di accertamento comunale riguardante l'imposta municipale del 2012. Il Comune pretendeva il pagamento integrale del tributo locale, negando l'agevolazione per la prima casa a causa della mancanza di residenza anagrafica e dimora abituale nell'immobile. Il contribuente ha contestato l'esclusione, invocando la tutela speciale per i militari soggetti a continui trasferimenti di servizio. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio relativo alla disciplina dell'agevolazione per IMU abitazione principale Forze Armate in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sui requisiti generali della residenza del nucleo familiare.
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Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso dal Comune. L'amministrazione comunale contestava la spettanza dell'agevolazione fiscale per l'abitazione principale. I coniugi mantenevano residenze e dimore abituali distinte in due differenti unità immobiliari situate nello stesso comune, richiedendo ciascuno l'esonero per la propria quota. La commissione regionale ha escluso l'agevolazione ritenendo necessaria la coabitazione dell'intero nucleo familiare. La proprietaria ha proposto ricorso in Cassazione per difendere la legittimità del beneficio. La Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui non ha chiuso il giudizio ma ha disposto la trasmissione degli atti alla sezione ordinaria tributaria. I giudici hanno stabilito la trattazione unificata con altri ricorsi pendenti sulla stessa questione per garantire un'applicazione omogenea del diritto tributario in tema di esenzione IMU abitazione principale.
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Il Comune di Cesinali ha emesso un avviso di accertamento IMU contro un contribuente, negando l'agevolazione per l'abitazione principale poiché la moglie risiedeva in un altro comune. Gli eredi del contribuente hanno impugnato l'atto. La Corte di Cassazione, applicando la storica sentenza n. 209/2022 della Corte Costituzionale, ha rigettato il ricorso del Comune. I giudici hanno stabilito che spetta l'esenzione IMU prima casa a ciascun coniuge che abbia la residenza anagrafica e la dimora abituale in un immobile, anche se l'altro coniuge risiede altrove. Questa decisione elimina ogni discriminazione fiscale tra coppie sposate e conviventi di fatto, tutelando la mobilità lavorativa e l'unione familiare.
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