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Dimora Abituale

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Provvedimenti

Esenzione IMU prima casa: la prova della dimora abituale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente, stabilendo che per ottenere l'esenzione IMU prima casa non è sufficiente la sola residenza anagrafica. È onere del contribuente dimostrare con prove concrete anche la 'dimora abituale' nell'immobile, ovvero che vi abita stabilmente. Il fatto che l'esenzione sia stata concessa in passato non vincola il Comune per gli anni successivi.
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Esenzione IMU: non basta la residenza, serve la prova
Una contribuente si è vista negare l'esenzione IMU per l'abitazione principale perché, pur avendo la residenza anagrafica, non ha fornito la prova della sua dimora abituale nell'immobile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che il certificato di residenza da solo non basta. Spetta al contribuente dimostrare con prove concrete, come le bollette delle utenze, di vivere effettivamente nella casa per cui chiede il beneficio fiscale. Questa ordinanza sottolinea l'importanza del requisito fattuale della dimora per l'esenzione IMU.
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Residenza anagrafica IMU: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che per l'esenzione IMU sulla prima casa è essenziale la residenza anagrafica nel comune dell'immobile. Il caso riguardava una contribuente la cui abitazione si trovava in un comune diverso da quello di residenza, anche se l'accesso era da quest'ultimo. La Corte ha respinto l'interpretazione estensiva, affermando che la residenza anagrafica IMU è un requisito non derogabile.
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Esenzione IMU residenza: il caso del confine comunale
La Corte di Cassazione ha sospeso la decisione su un caso di esenzione IMU residenza per un'abitazione situata al confine tra due Comuni. La Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria per acquisire il fascicolo del giudizio precedente e verificare un'eccezione procedurale sollevata dal Comune, prima di poter esaminare nel merito se l'anomalia catastale e anagrafica possa giustificare l'esenzione fiscale.
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Esenzione IMU coniugi: basta la residenza del possessore
Un contribuente si è visto negare l'esenzione IMU sulla sua abitazione principale perché la moglie risiedeva in un altro Comune. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, basandosi su una sentenza della Corte Costituzionale. È stato chiarito che per l'esenzione IMU coniugi è sufficiente che il possessore dell'immobile vi abbia la propria residenza anagrafica e dimora abituale, a prescindere da dove risieda il coniuge. La causa è stata rinviata al giudice di secondo grado per verificare la sussistenza del requisito della dimora abituale del contribuente.
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Esenzione ICI abitazione principale: no se non si dimora
Una contribuente, proprietaria di un unico immobile ma con residenza anagrafica in un altro comune per lavoro, si è vista negare l'esenzione ICI per l'abitazione principale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per ottenere il beneficio fiscale non è sufficiente possedere una sola casa, ma è indispensabile dimostrare di viverci abitualmente. La residenza anagrafica, pur essendo una presunzione, ha prevalso in assenza di prove contrarie che attestassero la dimora effettiva nell'immobile oggetto di tassazione.
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Erogazioni pubbliche: reato con residenza fittizia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per indebita percezione di erogazioni pubbliche. L'imputata aveva ottenuto contributi post-sisma dichiarando falsamente che un immobile, reso inagibile dal terremoto, fosse la sua residenza principale. La Corte ha ritenuto le prove contro di lei, come i consumi energetici quasi nulli, schiaccianti e ha confermato che le somme ricevute costituiscono profitto illecito da confiscare, indipendentemente dal loro successivo utilizzo.
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Falsa dichiarazione residenza: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per falsa dichiarazione residenza al fine di ottenere il reddito di cittadinanza. L'imputato aveva dichiarato di risiedere presso l'abitazione della madre, mentre di fatto conviveva altrove con la propria compagna. La Corte ha stabilito che la questione centrale è la divergenza tra la residenza dichiarata e la dimora abituale effettiva, rendendo irrilevanti i dettagli sulla composizione del nucleo familiare alternativo. La sentenza ribadisce che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge.
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Notifica istanza di fallimento: vale la dimora di fatto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della validità della notifica dell'istanza di fallimento, la dimora di fatto prevale sulla residenza anagrafica. Nel caso esaminato, un socio illimitatamente responsabile aveva contestato la notifica ricevuta presso un'abitazione diversa dalla sua residenza ufficiale. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che le risultanze anagrafiche hanno un valore meramente presuntivo e possono essere superate da prove contrarie, come le constatazioni dell'ufficiale giudiziario. Spetta al destinatario dell'atto dimostrare che il luogo della notifica non corrispondeva alla sua dimora abituale. La Corte ha anche chiarito che la nomina di un amministratore giudiziario non esclude la necessità di notificare l'istanza all'amministratore della società.
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