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Truffa aggravata per assegno sociale: finta residenza e condanna

Due cittadini hanno dichiarato falsamente all’ufficio anagrafe del Comune di risiedere stabilmente in Italia. Lo scopo era ottenere l’assegno sociale dall’INPS. In realtà, subito dopo la pratica amministrativa, i soggetti sono rientrati all’estero, lasciando un delegato a prelevare le somme versate per oltre un decennio. Le indagini hanno dimostrato la totale assenza di utenze, tributi locali o vita sociale sul territorio nazionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il loro ricorso, confermando la condanna a sei mesi di reclusione e la multa per il reato di truffa aggravata per assegno sociale ai danni dell’ente previdenziale.

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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 44365 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 2 n. 44365/2022)

Falsa dimora e truffa aggravata per assegno sociale

I giudici di legittimità affrontano il tema della truffa aggravata per assegno sociale legato alla fittizia iscrizione anagrafica sul territorio italiano. La legge richiede la residenza effettiva e duratura nel nostro Paese per ottenere questo beneficio economico di natura assistenziale. Due soggetti hanno inoltrato la richiesta di iscrizione anagrafica dichiarando una dimora abituale mai vissuta. La loro permanenza in Italia è durata appena quindici giorni. Il tempo è servito solo a completare le pratiche amministrative e bancarie.

I due richiedenti sono ripartiti immediatamente per il Sudamerica dopo il controllo iniziale della polizia municipale. Un delegato locale ha prelevato per oltre dieci anni le somme versate periodicamente dall’ente previdenziale. La cifra complessiva sottratta allo Stato ha superato i centomila euro.

Il meccanismo dell’inganno ai danni dell’INPS

Gli imputati hanno utilizzato una dichiarazione sostitutiva di atto notorio per attestare un falso trasferimento di domicilio. Le autorità comunali hanno scoperto l’assenza di consumi idrici, contratti di fornitura energetica e pagamenti di tasse sui rifiuti. Presso l’indirizzo indicato viveva da tempo un’altra famiglia ignara della vicenda.

La difesa sosteneva la piena liceità dell’allontanamento successivo e negava l’esistenza di un raggiro iniziale. La residenza anagrafica non coincide con la semplice presenza formale su un registro. Il codice civile impone una dimora abituale caratterizzata da una permanenza apprezzabile e da normali relazioni affettive e sociali.

La Corte territoriale ha ritenuto irrilevante la destinazione finale del denaro prelevato dal delegato. Chi crea il presupposto fraudolento risponde pienamente dell’evento dannoso patrimoniale in concorso con altri complici.

Le motivazioni della Cassazione sulla truffa aggravata per assegno sociale

I giudici della Suprema Corte hanno convalidato la ricostruzione accusatoria, rigettando ogni censura presentata dai ricorrenti. La falsa attestazione di dimora abituale integra a tutti gli effetti il reato di falso ideologico in atto pubblico. Tale condotta mendace costituisce l’artificio ingannevole idoneo a trarre in errore l’ente pubblico.

La presenza sul territorio per sole due settimane smentisce categoricamente l’intenzione di stabilire una reale dimora. La successiva iscrizione all’anagrafe dei residenti all’estero conferma la natura temporanea e fittizia del soggiorno. I giudici hanno chiarito che il beneficio economico richiede la continuità della presenza fisica in Italia.

L’omessa comunicazione all’ente previdenziale del definitivo rientro all’estero consolida il reato continuato nel tempo. Gli imputati hanno mantenuto attivo il canale di pagamento bancario per incassare indebitamente le mensilità assistenziali.

Le conclusioni: responsabilità penale e conseguenze patrimoniali

La pronuncia ribadisce la totale inammissibilità delle censure volte a riesaminare le prove già valutate nel merito. I ricorrenti subiscono la conferma definitiva della pena a sei mesi di reclusione e quattrocento euro di multa ciascuno. La Corte ha inoltre condannato entrambi al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per l’infondatezza del ricorso.

La decisione riafferma l’obbligo di controllo rigoroso sull’erogazione delle prestazioni assistenziali statali. L’ordinamento punisce severamente chi simula una residenza temporanea per percepire sostegni economici destinati esclusivamente a residenti effettivi bisognosi.

Quale requisito di residenza serve per ottenere l’assegno sociale?
La legge richiede la residenza effettiva, abituale e continuativa sul territorio italiano, comprovata da una stabile presenza di vita e relazioni personali.

Cosa accade se un cittadino dichiara una residenza fittizia per ottenere sussidi?
Il cittadino commette il reato di falso ideologico e quello di truffa aggravata ai danni dello Stato, rischiando la reclusione e la restituzione delle somme.

La delega sul conto corrente postale esclude la responsabilità penale del beneficiario?
No, chi firma la falsa richiesta iniziale risponde del reato anche se i prelievi materiali delle somme vengono eseguiti da un terzo soggetto delegato.

Termini giuridici

Truffa aggravata
Reato commesso da chi ottiene un ingiusto profitto con artifici o raggiri, danneggiando un ente pubblico come l'INPS.
Dimora abituale
Luogo in cui una persona vive in modo continuativo, stabile e duraturo con le proprie relazioni quotidiane.
Dichiarazione sostitutiva
Atto con cui il cittadino attesta sotto la propria responsabilità penale fatti, stati o qualità personali alla Pubblica Amministrazione.
Inammissibilità del ricorso
Decisione con cui i giudici respingono l'impugnazione senza esaminarla nel merito per difetti formali o manifesta infondatezza.
Cassa delle Ammende
Fondo statale destinato al finanziamento di progetti penitenziari, a cui affluiscono le sanzioni per ricorsi inammissibili.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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