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Dies A Quo — Anno 2026

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Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Prescrizione decennale contributi statali: Comuni contro Stato
Un Ente Locale ha richiesto ai Ministeri competenti i rimborsi statali a compensazione delle minori entrate ICI subite tra il 2001 e il 2009 per i fabbricati industriali. I Ministeri hanno rifiutato il versamento e hanno eccepito l'estinzione del debito per decorso del termine breve di cinque anni. La Corte d'Appello ha confermato la perdita del credito ravvisando una prestazione periodica. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno chiarito che ai rimborsi si applica la prescrizione decennale contributi statali ordinaria e non quella quinquennale. Ciascuna annualità genera infatti un credito autonomo privo di un titolo unico continuativo. Il termine decorre dal primo gennaio dell'anno successivo al tributo.
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Rimborso imposta di registro: stop ai tempi lunghi
Una società versa nel 2009 l'imposta di registro proporzionale per un accordo qualificato come risarcitorio. Successivamente, i controlli fiscali riqualificano la somma in corrispettivo soggetto a IVA, definita con adesione nel 2012. La contribuente richiede il rimborso imposta di registro sostenendo che il termine triennale decorra dalla formalizzazione dell'accordo con il Fisco. L'Agenzia delle Entrate eccepisce la decadenza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso erariale e rigetta la domanda dell'impresa. Il termine triennale di decadenza decorre infatti dalla data del versamento originario e non dalla successiva adesione. Poiché l'atto era soggetto a IVA sin dall'inizio, il tributo di registro non era dovuto già al momento del pagamento.
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Prescrizione appalto pubblico: danni persi con l’inazione
Un'impresa assumeva nel 1986 lavori per conto di un ente pubblico universitario. A seguito del crollo di un edificio, la stazione appaltante sospendeva il cantiere senza mai riprendere l'opera. Molti anni dopo, il cessionario dell'appaltatore citava in giudizio l'amministrazione per ottenere il risarcimento dei danni da prolungata sospensione, spese generali e mancato utile. I giudici di merito respingevano la richiesta per decorso dei termini. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto chiarendo le regole sulla prescrizione appalto pubblico. Il diritto al risarcimento decorre dal momento in cui il danno si manifesta e l'impresa può farlo valere, ossia fin dall'iscrizione delle riserve. L'appaltatore non può attendere l'inerzia della pubblica amministrazione o la risoluzione formale del contratto: l'inazione prolungata oltre dieci anni estingue irrevocabilmente ogni pretesa risarcitoria.
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Demolizione delle opere abusive: l’acquisizione non ferma la pena
Un imprenditore edile ha realizzato un imponente ampliamento residenziale in area protetta senza permesso di costruire e ha violato l'ordine comunale di sospensione proseguendo i lavori fino alle finiture. I giudici di merito lo hanno condannato a dieci mesi di arresto e ventunomila euro di ammenda, vincolando la sospensione della pena al ripristino dei luoghi. Il costruttore ha fatto ricorso in Cassazione invocando la prescrizione e sostenendo l'impossibilità di abbattere il manufatto ormai acquisito dal Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'acquisizione pubblica dell'immobile non impedisce l'obbligo di demolizione delle opere abusive, poiché il condannato può chiedere all'ente locale l'autorizzazione ad abbattere la struttura a proprie spese per evitare il carcere.
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Riparazione per ingiusta detenzione: negati gli interessi
Una cittadina ingiustamente detenuta per 867 giorni ottiene dalla Corte di Appello il riconoscimento di oltre 205.000 euro quale riparazione per ingiusta detenzione. I giudici liquidano d'ufficio anche gli interessi legali a partire dal giorno della decisione. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze impugna l'ordinanza per violazione delle regole processuali civili. La Suprema Corte accoglie il ricorso erariale e cancella gli interessi. Il giudice penale della riparazione non può concedere d'ufficio gli interessi se il richiedente non ne ha formulato esplicita domanda. Inoltre, il credito indennitario diventa certo, liquido ed esigibile solo con il definitivo passaggio in giudicato della decisione attributiva.
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Riqualificazione del reato: tra condanna e prescrizione
Un uomo subisce un processo per presunti atti persecutori contro l'ex moglie. I giudici d'appello escludono l'abitualità delle condotte persecutorie. I magistrati procedono quindi alla riqualificazione del reato in due distinti illeciti autonomi: lesioni personali aggravate per un'aggressione del 2015 e minaccia per frasi intimidatorie pronunciate nel 2017. L'imputato ricorre per Cassazione lamentando l'inattendibilità dell'ex coniuge e l'intervenuta estinzione dei fatti per decorso del tempo. La Suprema Corte dichiara inammissibili le censure sulla credibilità della persona offesa. Tuttavia, i giudici di legittimità accertano che il delitto di lesioni è ormai prescritto dal maggio 2023. Resta invece valido il delitto di minaccia, non ancora estinto per via della sospensione dei termini. La Cassazione annulla senza rinvio la condanna per le lesioni ed evidenzia la necessità di ricalcolare la sanzione finale per la sola minaccia residua.
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Prescrizione indennizzo assicurativo: stop a crediti nulli
A seguito di un incendio in un capannone, un'azienda concordava con la compagnia assicurativa l'ammontare dei danni ma non riceveva il pagamento. La società cedeva gran parte del credito ad alcuni creditori e richiedeva per sé solo la quota residua. Successivamente interveniva il fallimento dell'impresa. Il tribunale accertava la nullità delle cessioni di credito, stabilendo che i crediti non erano mai usciti dal patrimonio aziendale. Il fallimento agiva quindi per ottenere l'importo residuo delle somme cedute, ma l'assicurazione eccepiva la prescrizione indennizzo assicurativo. La Suprema Corte ha accolto le ragioni della compagnia: la nullità ha valore retroattivo e l'incertezza soggettiva o la pendenza di altre liti non sospende il termine biennale di prescrizione. Il fallimento doveva interrompere i termini tempestivamente senza attendere il passaggio in giudicato della sentenza.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali valida senza informativa
Due risparmiatori hanno acquistato tre buoni fruttiferi postali con scadenza a diciotto mesi. Hanno richiesto la riscossione del capitale oltre dieci anni dopo la scadenza dei titoli. L'ente gestore ha respinto la richiesta a causa dell'estinzione del diritto per decorso del tempo. I clienti hanno fatto causa sostenendo di non aver mai ricevuto il foglio informativo analitico al momento dell'acquisto. Tale omissione avrebbe impedito loro di conoscere la data di scadenza e la successiva prescrizione buoni fruttiferi postali. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ente gestore e ha respinto la domanda dei risparmiatori. I giudici hanno stabilito che la mancata consegna del documento informativo non impedisce il decorso del tempo. Il cliente ha l'onere di informarsi consultando la Gazzetta Ufficiale.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali: vittoria dei risparmiatori
Due risparmiatori hanno chiesto il rimborso di due buoni postali a termine. L'intermediario ha eccepito l'avvenuta prescrizione buoni fruttiferi postali per il superamento del limite decennale dalla presunta scadenza. I risparmiatori hanno invece contestato l'impossibilità di conoscere tale scadenza, data la mancata consegna del foglio informativo e l'assenza della data sul titolo cartaceo. I giudici di merito hanno accolto la domanda dei risparmiatori, escludendo l'estinzione del diritto per mancata conoscenza della data iniziale di decorrenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'intermediario. L'ente postale ha infatti confuso le fonti normative applicabili e non ha dimostrato la conoscibilità oggettiva del termine di scadenza da parte dei clienti. L'intermediario deve rimborsare il capitale con gli interessi maturati e pagare le spese processuali.
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Prescrizione buoni postali fruttiferi: conta la Gazzetta
Un risparmiatore ha citato in giudizio l'intermediario per riscuotere un titolo emesso a termine, contestando la prescrizione decennale eccepita dall'ente. I giudici di primo e secondo grado hanno accolto la domanda del cliente per via dell'assenza sul documento della data di scadenza e per la mancata consegna del foglio informativo. La Corte di Cassazione ha ribaltato integralmente la decisione. I magistrati hanno sancito che la prescrizione buoni postali fruttiferi decorre inesorabilmente dal giorno di scadenza fissato nel relativo decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L'assenza della documentazione informativa integra una semplice difficoltà di fatto che non sospende i termini di legge. L'investitore inerte perde quindi definitivamente il capitale.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali: stop al rimborso
Un risparmiatore ha citato in giudizio l'ente postale per ottenere il rimborso del capitale di due buoni fruttiferi postali emessi nel 2002. L'intermediario aveva negato il pagamento dichiarando l'estinzione del credito. Il Tribunale ha accolto le ragioni del cliente applicando un termine trentennale basato su una vecchia norma del 1924. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso dell'ente emittente. I giudici hanno chiarito le regole sulla prescrizione buoni fruttiferi postali: le riforme del 1999 e i decreti ministeriali escludono la reviviscenza delle discipline antiche. Per i titoli a termine, il diritto si estingue decorsi dieci anni dalla scadenza contrattuale. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altro magistrato.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali: il rimborso dopo 10 anni
Un risparmiatore ha citato in giudizio l'ente postale per ottenere la riscossione o il risarcimento relativo a un buono fruttifero sottoscritto nel 2002 e scaduto nel 2009. La richiesta di rimborso è avvenuta soltanto nel 2021, oltre il termine decennale previsto. Il risparmiatore sosteneva l'errata identificazione della serie del titolo e la mancata consegna del foglio informativo, deducendo la sospensione dei termini per occultamento del debito. La Corte d'Appello ha respinto la domanda dichiarando l'estinzione del credito. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la pronuncia, ribadendo che la prescrizione buoni fruttiferi postali decorre inesorabilmente dalla scadenza del titolo. L'omessa consegna del prospetto non impedisce il decorso del tempo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna del risparmiatore alle spese processuali.
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Notifica PEC senza ricorso: posta condannata sui buoni
Due risparmiatori ottengono in appello la condanna dell'ente postale al rimborso di un buono fruttifero di 500 euro oltre interessi. Il tribunale dichiara il diritto non prescritto per mancata indicazione della scadenza sul titolo e assenza del foglio informativo. L'ente impugna la decisione in Cassazione. Tuttavia, la parte notificante trasmette via posta elettronica certificata soltanto la procura e la relata, dimenticando il testo dell'atto. I risparmiatori eccepiscono l'omissione nel controricorso. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione: la notifica PEC senza ricorso integra una notificazione giuridicamente inesistente per mancata consegna dell'atto. Il vizio lede alla radice il contraddittorio ed esclude ogni sanatoria. La società perde la causa, deve pagare le spese di lite e subisce una condanna a versare 2.500 euro alla Cassa delle ammende.
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Buoni fruttiferi postali: no ai danni se scade la prescrizione
Una risparmiatrice ha chiesto il risarcimento del danno all'ente emittente per la mancata riscossione dei propri buoni fruttiferi postali della serie AA1, ormai caduti in prescrizione decennale. La cliente lamentava la mancata consegna del foglio informativo analitico all'atto della sottoscrizione, sostenendo di essere rimasta all'oscuro della scadenza sessennale del titolo. I giudici di merito avevano inizialmente accolto la pretesa della sottoscrittrice ravvisando un inadempimento contrattuale. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito, accogliendo il ricorso dell'ente postale. I magistrati hanno stabilito che le caratteristiche economiche e la durata dei titoli derivano direttamente dal decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Pertanto, l'omessa consegna del prospetto non genera alcun diritto al risarcimento per la prescrizione maturata, poiché il titolare ha l'onere di informarsi diligentemente sulla scadenza del proprio investimento.
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Buoni fruttiferi postali: niente rimborso se scatta la prescrizione
Una risparmiatrice acquista due buoni fruttiferi postali a termine nel 2001. Nel 2019 richiede il rimborso del capitale e degli interessi maturati. L'ente collocatore rifiuta il pagamento opponendo l'avvenuta prescrizione decennale, decorsa dal compimento del settimo anno di emissione. La cliente agisce in giudizio per ottenere il risarcimento del danno, lamentando l'omessa consegna del foglio informativo analitico al momento della sottoscrizione e la mancata indicazione della scadenza sul titolo cartaceo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'intermediario postale e rigetta definitivamente la richiesta della risparmiatrice. I giudici stabiliscono che i buoni sono meri documenti di legittimazione integrati dai decreti ministeriali pubblicati in Gazzetta Ufficiale. La mancata consegna del foglio illustrativo non genera alcun risarcimento, gravando sul sottoscrittore l'onere di informarsi sulla scadenza effettiva del titolo.
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Buono fruttifero postale: scadenza ignota ma diritto perso
Due risparmiatori hanno citato in giudizio l'intermediario postale per ottenere il rimborso o il risarcimento di un buono fruttifero postale prescritto. I clienti lamentavano la mancata consegna del foglio informativo e l'assenza della data di scadenza sul titolo cartaceo. L'ente postale eccepiva la maturata prescrizione decennale calcolata dalla scadenza stabilita nel decreto ministeriale istitutivo. I giudici di merito avevano accolto le richieste dei risparmiatori ritenendo violati i doveri di trasparenza informativa. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito rigettando la domanda risarcitoria. I Supremi Giudici hanno stabilito che le condizioni del buono fruttifero postale derivano direttamente dalla legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale e che l'onere di diligenza impone all'investitore di informarsi autonomamente sulla scadenza.
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Buoni postali fruttiferi prescritti: niente risarcimento danni
Una risparmiatrice ha acquistato buoni postali fruttiferi a termine e non ha riscosso il capitale prima del decorso del termine decennale di prescrizione. Davanti al rifiuto di rimborso per intervenuta estinzione del diritto, la cliente ha chiesto il risarcimento del danno all'ente emittente, lamentando la mancata consegna del foglio informativo analitico al momento dell'acquisto. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente la richiesta risarcitoria della titolare dei titoli. La Suprema Corte ha affermato che le condizioni economiche e i termini di scadenza dei titoli sono stabiliti per legge tramite decreti ministeriali pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Di conseguenza, opera una presunzione legale di conoscenza in capo al sottoscrittore. L'omessa consegna del foglio informativo non genera alcun diritto al risarcimento a favore del creditore inerte.
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Prescrizione buoni postali fruttiferi: vince l’ente
Un risparmiatore ha chiesto il rimborso di due titoli cartacei all'intermediario postale. L'ente emittente ha rifiutato il pagamento eccependo l'intervenuta prescrizione buoni postali fruttiferi. Nei gradi di merito i giudici hanno accolto la domanda dell'investitore. Il Tribunale ha ritenuto che la prescrizione non potesse decorrere a causa dell'omessa consegna del foglio informativo analitico al momento della sottoscrizione. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito accogliendo le ragioni dell'ente postale. Secondo i Supremi Giudici, la mancata ricezione della documentazione integra un mero ostacolo di fatto. L'ordinamento impone al creditore di informarsi attivamente consultando la Gazzetta Ufficiale. Pertanto, il decorso del tempo estingue il credito anche in presenza di violazioni informative dell'intermediario.
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Buoni fruttiferi postali: niente risarcimento dopo la prescrizione
Due risparmiatori hanno citato l'ente postale per ottenere il rimborso di vari buoni fruttiferi postali o, in subordine, il risarcimento del danno per mancata consegna del foglio informativo analitico. L'intermediario ha eccepito l'intervenuta prescrizione dei titoli. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente emittente. I giudici hanno stabilito che la proroga emergenziale della riscossione legata alla pandemia da Covid-19 non ha operato per l'intera durata dello stato di emergenza, ma si è fermata alla finestra stabilita dall'art. 11 d.l. n. 52/2021. Inoltre, la mancata consegna del foglio informativo non genera diritto al risarcimento, poiché la durata e le condizioni dei titoli sono fissate in Gazzetta Ufficiale e il cliente deve informarsi secondo il principio di autoresponsabilità.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali: la tutela cede al tempo
Una risparmiatrice ha richiesto il rimborso di due titoli cartacei emessi nel 2007, contestando all'intermediario la mancata consegna del foglio informativo sulle scadenze. I giudici di merito hanno accolto la domanda dell'utente: hanno ritenuto inesigibile il decorso del tempo a causa della condotta poco trasparente della società emittente. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto, accogliendo il ricorso dell'intermediario postale. I giudici supremi hanno stabilito che la mancata informazione costituisce un mero impedimento di fatto e non un blocco giuridico dell'esercizio del credito. Di conseguenza, la prescrizione buoni fruttiferi postali decorre inesorabilmente dalla scadenza oggettiva del titolo, gravando sull'investitore l'onere di informarsi anche tramite la Gazzetta Ufficiale.
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