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Richiesta di riesame: la notifica al difensore batte l’esecuzione

Il Tribunale del riesame dichiara inammissibile per tardività la richiesta di riesame presentata dal difensore dell’indagato contro la misura dell’obbligo di dimora. I giudici di merito calcolano il termine di dieci giorni a partire dal giorno dell’esecuzione della misura materiale, ritenendo l’impugnazione scaduta. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e chiarisce la corretta decorrenza del termine. Per il difensore, il computo dei dieci giorni per proporre la richiesta di riesame inizia solo dalla formale notificazione dell’avviso di deposito dell’ordinanza cautelare, non dalla data dell’esecuzione della misura né dalla conoscenza di fatto del provvedimento. Poiché la notifica dell’avviso è avvenuta giorni dopo l’esecuzione, il ricorso era tempestivo. La Suprema Corte annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata e trasmette gli atti per la decisione nel merito.

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Pubblicato il 20 ottobre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 36187 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 2 n. 36187/2026)

Principio di diritto Il termine di dieci giorni entro il quale il difensore può proporre la richiesta di riesame avverso l'ordinanza applicativa di una misura coercitiva decorre esclusivamente dalla notificazione dell'avviso di deposito del provvedimento e non dalla data anteriore di esecuzione della misura o di conoscenza di fatto della stessa.

Il calcolo dei dieci giorni per la richiesta di riesame delle misure cautelari

I tempi processuali scandiscono il diritto di difesa. Nel processo penale, la tempestiva presentazione dell’impugnazione decide la sorte della libertà personale. La presentazione della richiesta di riesame contro un provvedimento restrittivo della libertà deve avvenire entro un termine perentorio (termine rigido che non ammette ritardi) di dieci giorni. Tuttavia, l’individuazione esatta del momento iniziale del conteggio genera spesso contrasti tra giudici e avvocati, rischiando di compromettere ingiustamente le ragioni dell’indagato.

La misura restrittiva e il rigetto immediato del tribunale territoriale

Un giudice per le indagini preliminari applica all’indagato la misura coercitiva dell’obbligo di dimora con prescrizione di permanenza notturna in casa. La polizia giudiziaria esegue materialmente il provvedimento restrittivo in data 15 maggio. La cancelleria del tribunale notifica invece l’avviso di deposito dell’ordinanza al difensore d’ufficio soltanto in data 20 maggio.

Il difensore deposita la richiesta di riesame il 29 maggio per contestare la legittimità della misura coercitiva. Il Tribunale del riesame dichiara l’impugnazione inammissibile in via immediata e senza udienza. I giudici territoriali considerano la domanda tardiva. Secondo la loro ricostruzione, il termine di dieci giorni scadeva il 25 maggio, calcolando la decorrenza dal giorno dell’esecuzione materiale del provvedimento e non dalla data della successiva notifica al legale.

L’annullamento della Cassazione e la trasmissione per la discussione nel merito

Il difensore impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando la violazione delle norme processuali sulla decorrenza dei termini di impugnazione. La Suprema Corte accoglie integralmente il ricorso difensivo.

I giudici di legittimità accertano l’errore del collegio di merito. Il termine per il legale decorreva dal 20 maggio, data dell’avviso di cancelleria, con scadenza finale fissata al 30 maggio. Di conseguenza, l’atto depositato il 29 maggio rispettava pienamente i termini. La Cassazione annulla senza rinvio l’ordinanza di inammissibilità e ordina la trasmissione degli atti al tribunale territoriale affinché celebri l’udienza e valuti i motivi di merito dell’impugnazione.

Il valore legale dell’avviso di deposito per l’esercizio del diritto difensivo

La decisione della Suprema Corte si fonda sulla distinzione tra la posizione dell’indagato e quella del suo difensore. L’esecuzione materiale della misura incide sulla persona fisica dell’indagato, ma non garantisce al professionista la piena conoscenza degli atti processuali necessari per articolare le censure.

Il termine perentorio di dieci giorni per il difensore decorre unicamente dalla notifica dell’avviso di deposito del provvedimento. Questo passaggio formale garantisce l’accesso non solo al testo dell’ordinanza che impone la misura, ma anche alla richiesta del pubblico ministero e a tutti gli atti probatori allegati. Una mera conoscenza di fatto non basta. Senza l’avviso di deposito, il difensore non dispone degli elementi tecnici indispensabili per instaurare un contraddittorio pieno ed efficace.

La tutela della libertà personale contro i vizi di calcolo processuale

Questo orientamento consolida una garanzia fondamentale per chiunque subisca una misura restrittiva della libertà personale. La fretta degli uffici giudiziari o una lettura superficiale del calendario non possono privare il cittadino del diritto di contestare un provvedimento cautelare.

I difensori devono sempre verificare la data esatta di ricezione della notifica dell’avviso di deposito, conservando la prova documentale della consegna. La decorrenza separata tutela la difesa tecnica, impedendo che i tempi di trasmissione della cancelleria comprimano illegittimamente il termine a disposizione dell’avvocato. Quando il tribunale dichiara erroneamente fuori tempo un ricorso tempestivo, la Suprema Corte ripristina la legalità imponendo la valutazione dei motivi difensivi.

Da quando decorre il termine di dieci giorni per il difensore che impugna una misura cautelare?
Il termine di dieci giorni per il difensore decorre esclusivamente dalla data in cui riceve la notificazione dell’avviso di deposito dell’ordinanza, non dal giorno dell’esecuzione materiale della misura.

Cosa accade se il difensore viene a conoscenza della misura prima della notifica formale?
La conoscenza informale o di fatto non fa scattare il termine per impugnare, poiché solo la notifica dell’avviso di deposito garantisce l’accesso formale a tutti gli atti di indagine del pubblico ministero.

Quale conseguenza produce l’accoglimento del ricorso per un termine calcolato male dal tribunale?
La Corte di Cassazione annulla l’ordinanza di inammissibilità e trasmette gli atti al Tribunale del riesame affinché esamini le contestazioni difensive nel merito.

Termini giuridici

Riesame
Mezzo di impugnazione che consente all'indagato di chiedere a un collegio di giudici la revoca o la modifica di una misura cautelare.
Misura cautelare coercitiva
Provvedimento provvisorio che limita la libertà personale dell'indagato durante le indagini per prevenire pericoli come la fuga o la reiterazione del reato.
Dies a quo
Giorno iniziale dal quale comincia formalmente a decorrere un termine di legge.
Avviso di deposito
Comunicazione formale con cui la cancelleria informa il difensore che il testo dell'ordinanza e gli atti di indagine sono disponibili per la consultazione.
Inammissibilità de plano
Decisione immediata con cui il giudice rigetta un ricorso senza svolgere alcuna udienza di discussione, rilevando un difetto formale evidente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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