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Dies A Quo — Anno 2026

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Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Occultamento doloso del debito: limiti e prescrizione contributi
L'Ente Previdenziale ha chiesto a una società cooperativa il pagamento di differenze contributive, sostenendo che i dipendenti svolgessero mansioni di assistenza anziani e non di pulizia. La Corte d'Appello ha condannato la cooperativa, ritenendo che l'errata inquadratura costituisse un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'occultamento doloso del debito non si verifica in modo automatico. La semplice difformità tra l'attività dichiarata e quella reale non basta a bloccare i termini. Occorre una condotta intenzionale idonea a creare un impedimento insuperabile con gli ordinari controlli. La Cassazione ha dunque cassato la pronuncia rinviando la causa.
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Prescrizione del reato: condanna tardiva annullata in Cassazione
L'Imputato veniva accusato del reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel maggio 2019. Nonostante la presenza di atti interruttivi, il termine massimo per la prescrizione del reato è maturato il 22 maggio 2024. Il Tribunale ha tuttavia emesso la sentenza di condanna di primo grado il 4 giugno 2024, quando l'illecito era già estinto. Successivamente, anche la Corte d'Appello ha confermato la condanna senza rilevare il decorso del tempo. L'Imputato ha quindi proposto ricorso in Cassazione eccependo per la prima volta l'avvenuta estinzione della punibilità. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che i meccanismi di sospensione previsti dalla legge non operano se il termine prescrizionale è scaduto prima della sentenza. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio.
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Prescrizione del reato di usura: condanna confermata
L'Imputato ha prestato denaro a tassi spropositati alla Vittima, incassando l'ultimo assegno in esecuzione dell'accordo illecito il 27 dicembre 2007. Successivamente, L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la prescrizione del reato di usura fosse già maturata. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta e stabilito che la prescrizione del reato di usura decorre esclusivamente dalla data dell'ultima riscossione degli interessi o del capitale. Trattandosi di un illecito a consumazione prolungata, i versamenti successivi costituiscono parte integrante della condotta tipica. Calcolando anche i periodi di sospensione del processo, il termine prescrizionale risulta ancora lontano dal maturarsi. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei costi di difesa sostenuti dall'Associazione Antiracket costituita parte civile.
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Gestione separata INPS: contributi dovuti ma sanzioni annullate
Un professionista ha impugnato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS per le annualità 2008 e 2009. La Corte di Cassazione ha rilevato che per l'anno 2009 il credito previdenziale era già dichiarato prescritto con sentenza definitiva. Per l'anno 2008, i giudici hanno confermato l'obbligo di versare i contributi poiché l'attività professionale era svolta con carattere di abitualità, a prescindere dal conseguimento di un reddito inferiore a cinquemila euro. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato le sanzioni civili pretese per il 2008 in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 55/2024, che esonera dai sanzionamenti i periodi antecedenti alla riforma del 2011. Il lavoratore ottiene così la cancellazione totale del debito 2009 e l'annullamento delle sanzioni per il 2008.
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Bancarotta preferenziale e prescrizione: sequestro confermato
L'Indagato ha subito un sequestro preventivo di denaro per il reato di bancarotta preferenziale, legato al dissesto di una società. La difesa ha chiesto di annullare il sequestro sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. Secondo la tesi difensiva, il termine della prescrizione doveva decorrere dall'ammissione al concordato preventivo e non dalla successiva dichiarazione di fallimento. Inoltre, la difesa ha contestato la tardiva aggiunta di un'aggravante e invocato il proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità del sequestro. I giudici hanno chiarito che, in presenza di concordato seguito da fallimento, la prescrizione parte dalla sentenza di fallimento. Inoltre, nelle indagini preliminari l'accusa resta fluida e il pubblico ministero può contestare nuove aggravanti.
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Prescrizione risarcimento medici specializzandi: ricorso respinto
Un gruppo di medici specializzandi ha citato in giudizio lo Stato italiano chiedendo il risarcimento del danno per la mancata remunerazione durante i corsi svolti tra il 1982 e il 1991. I medici hanno lamentato la tardiva attuazione delle direttive europee. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la maturata prescrizione risarcimento medici specializzandi. Il termine decennale decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999. Avendo promosso l'azione dopo circa trentacinque anni, il diritto risulta prescritto. La Corte ha condannato i medici al pagamento delle spese legali e a una sanzione di 13.000 euro per abuso del processo.
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Prescrizione buoni postali fruttiferi: vince l’esatta scadenza
I Risparmiatori chiedono l'incasso di un buono postale fruttifero. L'Ente Poste rifiuta il pagamento eccependo l'avvenuta prescrizione. I giudici di merito danno ragione ai cittadini, calcolando il termine decennale dal primo gennaio dell'anno successivo alla scadenza del titolo. L'Ente Poste ricorre in Cassazione. La Corte Suprema accoglie il ricorso e ribalta l'esito del giudizio. I giudici chiariscono che la prescrizione buoni postali fruttiferi decorre dall'esatta data di scadenza stampata sul titolo e non dal primo gennaio successivo. L'unione arbitraria delle vecchie regole con le nuove norme non è consentita. La domanda di rimborso dei risparmiatori viene definitivamente respinta, con la compensazione integrale delle spese di giudizio tra le parti.
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Risarcimento danni medici specializzandi negato per prescrizione
Un gruppo di dottori ha richiesto il risarcimento danni medici specializzandi allo Stato per il mancato pagamento delle borse di studio negli anni di formazione tra il 1982 e il 1991. L'azione giudiziaria è stata avviata solo nel 2014, a distanza di oltre trent'anni dai fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei medici. I giudici hanno confermato che il diritto si prescrive nel termine di dieci anni, decorrenti dal ventisette ottobre 1999. Avendo presentato la domanda con enorme ritardo, i medici hanno perso ogni tutela. La Suprema Corte ha inoltre sanzionato i ricorrenti per abuso del processo, condannandoli al pagamento delle spese legali e di una somma pecuniaria punitiva a favore delle amministrazioni statali.
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Borsa di studio medicina generale: la Cassazione nega la parità
Un gruppo di medici ha chiesto un cospicuo risarcimento danni allo Stato italiano per aver percepito una borsa di studio medicina generale di importo inferiore rispetto a quella riservata agli specializzandi universitari. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente la domanda, affermando che non esiste alcun obbligo eurounitario o nazionale di parità retributiva tra le due categorie. I percorsi di formazione presentano finalità, organizzazione e ambiti lavorativi differenti. Di conseguenza, la scelta del legislatore di diversificare i compensi rientra nella sua discrezionalità e non costituisce alcun illecito risarcibile.
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Prescrizione buoni postali fruttiferi: addio al rimborso
Un risparmiatore ha chiesto il rimborso di un buono postale sottoscritto nel 2001 e presentato all'incasso nel settembre 2018. La società emittente si è opposta eccependo la prescrizione buoni postali fruttiferi. Il Tribunale aveva inizialmente accolto le ragioni del cittadino, calcolando la decorrenza dal termine dell'anno solare. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione di dieci anni inizia a decorrere esattamente dal giorno successivo alla data di scadenza del titolo e non dal primo gennaio dell'anno successivo. Inoltre, la mancata consegna del foglio informativo non blocca la decorrenza del termine, poiché le condizioni dei titoli sono stabilite dai decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Il diritto al rimborso del capitale e degli interessi è stato quindi dichiarato estinto.
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Rimborso IRAP: termini di decadenza tra acconto e saldo
Un istituto bancario ha versato cautelativamente quote IRAP per gli anni 2013 e 2014 senza scomputare le deduzioni pluriennali sulle svalutazioni dei crediti. Successivamente la banca ha presentato istanze per ottenere il Rimborso IRAP versato in eccedenza. L'Agenzia delle Entrate ha respinto le richieste eccependo la decadenza per decorso del termine di quarantotto mesi dai singoli acconti. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni di merito dando ragione al contribuente. Il termine per il rimborso decorre dalla data del saldo quando l'acconto segue il metodo storico o viene assolto tramite compensazione, rendendo tempestiva l'istanza presentata.
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Acquisizione sanante: niente prescrizione breve per l’indennizzo
Un Comune occupava illegittimamente i terreni di una società privata a partire dal 1980, trasformandoli in discarica. Nel 2012 l'ente pubblico emetteva il provvedimento di acquisizione sanante per regolarizzare l'esproprio. La Corte di Appello riconosceva l'indennizzo ma dichiarava prescritti i crediti anteriori al 1986, considerando la somma un risarcimento da illecito soggetto a prescrizione quinquennale decorrente anno per anno. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società proprietaria: l'indennità per l'occupazione senza titolo disciplinata dall'art. 42-bis del D.P.R. 327/2001 ha natura unitaria e indennitaria. Tale credito nasce esclusivamente all'adozione del decreto di acquisizione sanante, momento dal quale decorre la prescrizione ordinaria decennale. I giudici annullano l'ordinanza impugnata con rinvio per una nuova liquidazione.
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Frode assicurativa: il finto incidente porta alla condanna
Due soggetti hanno denunciato un grave incidente stradale mai avvenuto per ottenere un risarcimento economico indebito. La compagnia assicurativa ha sporto querela solo dopo aver ricevuto una perizia investigativa dettagliata che smentiva la dinamica e accertava anomalie, tra cui testimoni inesistenti e riparazioni mai effettuate. Gli imputati hanno impugnato la condanna sostenendo la tardività della querela, la prescrizione del reato e la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il termine della querela decorre dalla piena certezza del fatto e non dal semplice sospetto. La frode assicurativa resta pienamente punibile poiché la gravità della condotta impedisce qualsiasi clemenza.
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Rimborso IRAP: il termine decorre dal saldo e non dall’acconto
Un istituto bancario ha versato gli acconti IRAP per l'anno 2013 adottando il cosiddetto metodo storico, senza scomputare immediatamente la deduzione delle quote residue di svalutazione crediti maturate prima del 2005. Successivamente, la banca ha presentato istanza di rimborso IRAP per le imposte versate in eccesso. L'Amministrazione finanziaria ha eccepito la decadenza, sostenendo che il termine di quarantotto mesi decorresse dal giorno del pagamento dell'acconto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'istituto bancario. Quando il contribuente quantifica l'acconto secondo il metodo storico, la definitività del versamento eccedente emerge solo alla scadenza del saldo. Di conseguenza, il termine decadenziale di quarantotto mesi per richiedere il rimborso decorre dalla data di versamento del saldo o dal giorno in cui questo andava corrisposto, e non dal pagamento dell'acconto.
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Maltrattamenti in famiglia: la convivenza precaria non esclude reato
L'imputato rispondeva dei reati di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e lesioni aggravate ai danni della compagna. L'uomo contestava l'esistenza di una convivenza stabile a causa della precarietà del rapporto e invocava la prescrizione dei fatti. La Corte di Cassazione ha confermato la configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia, precisando che la coabitazione sussiste anche se discontinua o vissuta in condizioni marginali. La Suprema Corte ha dichiarato prescritto il sequestro di persona per decorso del tempo massimo di dieci anni, annullando sul punto senza rinvio. La Corte ha rinviato il procedimento a una diversa sezione territoriale per rideterminare la pena complessiva relativa agli altri reati accertati.
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Atto pubblico fidefacente: la relazione interna non evita la condanna
Un appartenente alle forze dell'ordine ha subito un processo per accesso abusivo a banche dati d'interesse pubblico e falso ideologico per aver redatto note e relazioni di servizio interne non veritiere. La difesa ha sostenuto che le comunicazioni interne non costituissero atto pubblico fidefacente e ha eccepito la tardività delle indagini. La Corte di Cassazione ha confermato che anche gli atti interni preparatori possiedono piena efficacia probatoria, integrando il delitto di falso. I giudici hanno dichiarato estinti per prescrizione i reati di accesso informatico abusivo e hanno rinviato gli atti alla Corte d'appello per rideterminare la pena complessiva.
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Prescrizione contributi Gestione separata: stop a richieste INPS
Un professionista riceve un avviso bonario dall'ente di previdenza per il mancato pagamento dei contributi dell'anno 2013. Il professionista eccepisce l'intervenuta prescrizione contributi Gestione separata, sostenendo che il termine quinquennale decorreva dal 7 luglio 2014, termine ordinario di pagamento prorogato da un decreto governativo. L'ente previdenziale ritiene invece valida la data del 20 agosto 2014, termine ultimo concesso con maggiorazione dello 0,40%. La Suprema Corte accoglie il ricorso del contribuente, chiarendo che il termine di prescrizione decorre dalla scadenza naturale senza maggiorazione e non dalla successiva finestra onerosa.
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Retribuzione individuale di anzianità: stop ai rimborsi regionali
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio l'Ente regionale datore di lavoro per ottenere il ricalcolo degli scatti economici relativi alla retribuzione individuale di anzianità a partire dall'inizio del proprio servizio. La Corte d'Appello ha riconosciuto parzialmente il credito, limitando l'importo fino al 1990. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente regionale e rigettato le istanze del lavoratore. I giudici hanno chiarito che le maggiorazioni economiche previste per il personale dei Ministeri non spettano ai dipendenti degli Enti locali e delle Regioni. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che la prescrizione del diritto decorre dall'inquadramento in ruolo e non dal successivo provvedimento formale dell'amministrazione.
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Mandato di arresto europeo: la Cassazione conferma la consegna
L'Autorità giudiziaria straniera ha emesso un mandato di arresto europeo verso Il Ricercato per il reato di furto con scasso in abitazione. La Corte di Appello ha autorizzato la consegna dell'uomo. Il Ricercato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il superamento dei termini della custodia cautelare e la mancata verifica dei gravi indizi di colpevolezza da parte del giudice italiano. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'eventuale scadenza della misura cautelare non invalida la decisione di consegna. Inoltre, la legge attuale non impone al giudice italiano di valutare le prove del reato, poiché la difesa di merito spetta unicamente all'Autorità giudiziaria dello Stato estero richiedente. Il Ricercato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione senza titolo: la Cassazione tutela il proprietario
Un proprietario immobiliare ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per ottenere il risarcimento dei danni da occupazione senza titolo di un capannone, utilizzato dalla procedura concorsuale per la custodia dei beni inventariati. Il Tribunale ha riconosciuto solo l'ultimo anno di indennizzo, considerando tardiva la richiesta per il periodo precedente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario, stabilendo un principio fondamentale: fino a quando l'occupazione illecita non cessa, il termine di decadenza per richiedere i danni non inizia a decorrere. Trattandosi di un illecito permanente, il proprietario ha diritto a richiedere tutti i danni maturati fino alla data del ricorso. Il provvedimento impugnato è stato cassato con rinvio.
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