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LexCEDpedia

Dato Ponderale

Definizione

Il peso complessivo della sostanza stupefacente sequestrata, utilizzato come parametro per valutare la gravità del reato.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 456 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 88% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 4%
  • Rigettato 7%
  • Inammissibile 88%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 781%
  • Penale Sez. 411%
  • Penale Sez. 38%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 46610/2014in 41 provvedimenti
  • Cass. 44419/2008in 27 provvedimenti
  • Cass. 7191/2018in 40 provvedimenti
  • Cass. 7464/2019in 15 provvedimenti
  • Cass. 11025/2013in 18 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Sfoglia per anno

Provvedimenti

Detenzione illecita di sostanze stupefacenti: auto e recidiva
La polizia giudiziaria intercetta un'autovettura con a bordo due soggetti, rinvenendo nel bagagliaio oltre cento grammi di marijuana, pari a circa 620 dosi medie singole. Entrambi i viaggiatori subiscono una condanna per il reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti finalizzata allo spaccio. Gli imputati impugnano la decisione contestando l'assenza di prove sullo spaccio e negando la partecipazione consapevole del passeggero. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del conducente, confermando la sua piena responsabilità per l'attività di spaccio desunta dall'ingente quantitativo e dalla mancanza di reddito. Al contempo, i giudici accolgono parzialmente il ricorso del passeggero: la Corte annulla con rinvio la pronuncia limitatamente all'applicazione della recidiva, poiché l'esito positivo di un pregresso affidamento in prova al servizio sociale aveva formalmente estinto la vecchia pena e i relativi effetti penali.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: scorte o spaccio punibile
I giudici hanno confermato la condanna di un uomo sorpreso con novantasette grammi di hashish, dai quali erano ricavabili oltre millecento dosi. L'imputato sosteneva l'uso personale della droga, lamentando l'assenza di bilancini o contanti e contestando l'accertamento del principio attivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. La detenzione di sostanze stupefacenti integra reato quando il quantitativo elevato e i movimenti sospetti escludono in modo netto il consumo individuale, rendendo irrilevante la mancata scoperta di strumenti per il confezionamento o denaro.
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Dall’uso personale alla destinazione allo spaccio: condanna ferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e mille euro di multa per un imputato sorpreso per strada con tredici bustine termosaldate di hashish occultate nella biancheria intima. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata al mero consumo personale, contestando la destinazione allo spaccio dedotta dal solo peso e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. La Corte ha chiarito che il confezionamento in dosi singole, l'occultamento sul corpo in luogo pubblico e il principio attivo escludono l'uso personale. I precedenti penali e la sottoposizione a sorveglianza speciale giustificano pienamente il rigetto delle attenuanti.
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Dosi e bilancino: addio esimente dell’uso personale
I giudici hanno condannato un imputato sorpreso con 3,8 grammi di cocaina all'interno di un locale commerciale. L'uomo custodiva la sostanza suddivisa in quattro involucri sigillati pronti alla cessione. Nel locale le forze dell'ordine hanno trovato anche un bilancino di precisione e tracce di droga sul bancone. La difesa ha sostenuto la tesi del mero consumo proprio, invocando l'esimente dell'uso personale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato la condanna per spaccio di lieve entità. Il quantitativo, le modalità di confezionamento, gli strumenti rinvenuti e il continuo andirivieni di avventori escludono categoricamente il consumo personale.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
Un uomo impugna la condanna per spaccio sostenendo il consumo individuale della droga sequestrata. Le forze dell'ordine rinvengono hashish e marijuana suddivisi in decine di dosi pronte allo smercio. La Corte d'appello conferma la responsabilità penale e nega le attenuanti generiche. L'imputato ricorre per Cassazione lamentando vizi di motivazione. I giudici supremi dichiarano il ricorso inammissibile e convalidano la condanna. La detenzione di sostanze stupefacenti frazionate in dosi, unita alla compresenza di diverse tipologie di droga e a versioni difensive contraddittorie, smentisce l'ipotesi del consumo personale. La sola incensuratezza non giustifica lo sconto di pena. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: la cessione per 10 euro vale la condanna
I militari hanno arrestato in flagranza l'imputato mentre cedeva un involucro a un acquirente in cambio di dieci euro. Alla vista delle forze dell'ordine, l'uomo ha tentato di gettare altri involucri contenenti droga, subito recuperati e sequestrati. I giudici di merito hanno condannato l'accusato per il reato di spaccio di stupefacenti. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione contestando la prova della destinazione della sostanza alla vendita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché privo di vizi di legittimità e volto unicamente a richiedere una nuova valutazione delle prove, compito vietato ai giudici supremi. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Dall’uso personale allo spaccio: il possesso di sostanze stupefacenti
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio a seguito del ritrovamento di diverse tipologie di droga già suddivise e confezionate. Il difensore ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di un semplice possesso di sostanze stupefacenti per uso personale e contestando l'eccessiva severità della pena inflitta. La Suprema Corte ha rigettato integralmente l'impugnazione dichiarandola inammissibile. I giudici hanno chiarito che il solo quantitativo non determina automaticamente la destinazione allo spaccio, ma le modalità di confezionamento, la varietà della droga e i precedenti specifici dell'autore escludono con certezza il consumo privato. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce l'eventuale dichiarazione di prescrizione del reato. L'Imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a versare tremila euro alla cassa delle ammende oltre alle spese del giudizio.
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Detenzione ai fini di spaccio: uso personale escluso dai giudici
Un uomo è stato fermato a bordo di un autobus mentre trasportava sostanze stupefacenti, rinvenute poi anche presso la sua abitazione. Il tribunale di merito lo ha condannato per il reato di lieve entità. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata esclusivamente all'uso personale e non al commercio. I giudici supremi hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. La Corte ha chiarito che il superamento dei limiti quantitativi e le modalità di occultamento su un mezzo pubblico e in casa escludono l'uso privato, confermando la detenzione ai fini di spaccio e condannando il ricorrente a tremila euro di ammenda.
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Lieve entità stupefacenti: il peso non supera la pluralità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione illecita di droga, respingendo la richiesta difensiva di riqualificare il reato nell'ipotesi autonoma di lieve entità stupefacenti. I giudici di merito hanno escluso la minore gravità del fatto a causa della contemporanea detenzione di sostanze eterogenee, ovvero cocaina e marijuana, nonché del quantitativo consistente di droga pesante, da cui erano ricavabili ben centoventisette dosi medie. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice non può valutare la lieve entità basandosi solo su dati statistici relativi al peso, ma deve esaminare tutti gli elementi dell'azione. L'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: quantità minima ma reato grave
L'Imputato ha impugnato la condanna per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti, chiedendo la riqualificazione della cessione di hashish nella fattispecie di spaccio di lieve entità e sostenendo l'uso personale della cocaina trovata a bordo della propria auto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo spaccio di lieve entità non può basarsi unicamente sul dato quantitativo della droga o su medie statistiche. I magistrati devono esaminare globalmente tutti gli elementi della condotta, quali la purezza del principio attivo, il frazionamento in dosi e le intercettazioni che provano l'attività commerciale. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione ai fini di spaccio e soldi leciti: misura annullata
I militari sono entrati nell'appartamento di un cittadino per cercare un minore scomparso. Durante l'accesso, l'uomo ha gettato dalla finestra trenta grammi totali tra cocaina e marijuana. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto nell'abitazione anche un bilancino, buste di cellophane e cinquemilacinquecento euro in contanti. Il Tribunale ha applicato la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ipotizzando il reato di detenzione ai fini di spaccio. L'indagato ha sostenuto l'uso personale e ha dimostrato la provenienza lecita del denaro, già dissequestrato in un altro procedimento penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato. I giudici hanno chiarito che il modesto quantitativo e il confezionamento sottovuoto sono compatibili con il consumo personale, mentre i sospetti sul denaro lecito non costituiscono gravi indizi di colpevolezza. La Corte ha quindi annullato la misura senza rinvio.
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Destinazione allo spaccio della droga: uso personale smentito
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna penale e sostenendo l'assenza di prove sulla destinazione allo spaccio della droga sequestrata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il superamento dei limiti di quantità previsti dalla legge non basta da solo a dimostrare la vendita a terzi. Tuttavia, la presenza di ulteriori elementi concreti conferma il reato. Nel caso specifico, L'Imputato custodiva la sostanza suddivisa in dosi singole, sia sulla persona sia presso la propria abitazione, e deteneva un bilancino di precisione accanto allo stupefacente. Tali elementi provano la finalità di cessione oltre ogni ragionevole dubbio. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha imposto a L'Imputato il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo trovato in possesso di cocaina e hashish suddivisi in centinaia di dosi singole, materiale da confezionamento e denaro contante. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nell'ipotesi di spaccio di lieve entità e il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, facendo leva sulla collaborazione dell'imputato e sull'assenza di legami con una piazza di spaccio organizzata. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso. Il numero elevato di dosi, la numerazione delle bustine, la diversità delle sostanze e l'ammissione di trarre sostentamento quotidiano da tale attività dimostrano una condotta professionale non occasionale. La Suprema Corte ha confermato la condanna originaria e ha ordinato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla cassa delle ammende.
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Uso personale o finalità di spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato trovato in possesso di oltre duecento grammi di hashish e marijuana insieme a ventisette bustine per il confezionamento. La difesa sosteneva l'uso personale, evidenziando l'assenza di bilancini o contanti e la condizione di tossicodipendenza dell'uomo. I giudici hanno respinto il ricorso. La finalità di spaccio emerge in modo logico dalla quantità di droga, dalla disponibilità di confezioni, dalla disoccupazione dell'imputato e dalla convivenza con una persona già sottoposta a misure cautelari per reati simili.
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Circostanze attenuanti generiche: no con tanta droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche da parte dei giudici di secondo grado. Gli ermellini hanno ribadito che la concessione di tale beneficio rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La decisione del tribunale poggiava su solide basi, evidenziando l'ingente quantità di droga detenuta, pari a quasi sei chilogrammi di hashish corrispondenti a oltre sessantamila dosi. I giudici hanno ritenuto questo elemento preponderante e sufficiente a negare ogni riduzione di pena, escludendo qualsiasi vizio logico nella sentenza impugnata.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no a lieve entità per 2 kg
I giudici hanno confermato la condanna penale per un imputato trovato in possesso di quasi due chili e mezzo di hashish suddivisi in ventiquattro panetti pronti per la cessione. La difesa ha chiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità, contestando anche la severità della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della genericità delle censure e dell'assenza di un reale confronto con le motivazioni dei gradi precedenti. L'ingente quantitativo e le modalità di confezionamento rendono il fatto incompatibile con l'uso personale o con l'ipotesi attenuata. La contestata detenzione di sostanze stupefacenti ha comportato la definitiva conferma della pena e la condanna al pagamento delle spese di giudizio.
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Spaccio di stupefacenti: la Cassazione conferma condanna per quantità
Un Lavoratore è stato condannato per illecita detenzione a fini di spaccio di stupefacenti, avendo in possesso 650 grammi di marijuana. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto dovesse rientrare nell'ipotesi lieve o fosse destinato a uso personale come 'scorta', e chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i giudici di merito hanno correttamente valutato la notevole quantità di droga e la presenza di un bilancino, escludendo la minima offensività e la destinazione a uso personale. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata respinta, considerando i precedenti penali del Lavoratore.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: rigetto per quantità e purezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione illecita di droga. L'indagato chiedeva il riconoscimento della fattispecie di lieve entità spaccio stupefacenti e le attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la richiesta a causa del rilevante peso della droga, dell'elevato grado di purezza e dell'ampia capacità di diffusione sul mercato criminale. L'uomo ha inoltre commesso il reato mentre era sottoposto all'obbligo di firma presso la polizia giudiziaria, dimostrando un'elevata pericolosità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Detenzione ai fini di spaccio: no all’uso personale senza prove
Un uomo è stato trovato in possesso di circa quaranta grammi di cocaina. L'imputato ha sostenuto che la sostanza fosse destinata all'uso personale e condivisa con tre amici. Tuttavia, l'uomo non ha fornito i nomi degli altri acquirenti e non ha indicato il luogo dell'acquisto. La Corte di Cassazione ha confermato che la detenzione ai fini di spaccio risulta dimostrata dalla quantità rilevante e dalle giustificazioni generiche. Il solo peso della droga non basta a provare il reato, ma le modalità e la mancanza di prove a supporto dell'uso personale confermano l'attività illecita. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità stupefacenti: il peso della droga blocca gli sconti
L'Imputato propone ricorso per ottenere la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità stupefacenti, contestando il diniego delle attenuanti generiche. Le forze dell'ordine hanno sequestrato oltre 19.000 dosi medie singole di hashish e 1.300 dosi di marijuana. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ingente quantitativo di droga possiede un valore assorbente ed esclude categoricamente l'attenuante della minima offensività, rendendo legittima la pena inflitta e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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