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Dato Ponderale

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Provvedimenti

Lieve entità nello spaccio: esclusa per 400g e rete attiva
Un imputato ha proposto ricorso per ottenere il riconoscimento della lieve entità nello spaccio dopo la condanna per la detenzione di 400 grammi di marijuana. I giudici di merito avevano escluso l'ipotesi attenuata a causa del quantitativo consistente, delle modalità organizzate e dell'inserimento del soggetto in una collaudata rete di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento, dichiarando il ricorso inammissibile. Quando anche uno solo dei parametri di legge assume una portata negativa prevalente, la fattispecie minore non può trovare applicazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Correlazione tra accusa e sentenza e peso della droga
L'Imputata subisce una condanna per spaccio di stupefacenti per un quantitativo complessivo di 1.200 grammi di droga. La Difesa presenta ricorso lamentando la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza: il capo di imputazione riportava una somma parziale errata dei singoli quantitativi pari a circa 123 grammi, omettendo la specifica di due panetti di eroina. I giudici di merito hanno invece calcolato il peso totale effettivo. La Corte di Cassazione respinge il ricorso confermando la condanna. I giudici supremi chiariscono che l'Imputata conosceva perfettamente il contenuto del verbale di sequestro sottoscritto durante le indagini. Di conseguenza, la divergenza quantitativa non ha trasformato il fatto storico né ha leso le prerogative difensive, rendendo valida la decisione.
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Spaccio di lieve entità escluso a Capri nonostante poche dosi
L'Imputato è stato sorpreso a cedere tre dosi di cocaina all'interno di un locale notturno a Capri. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, facendo leva sull'esigua quantità di droga e sulla cessione senza compenso immediato. I giudici di merito hanno negato l'attenuante a causa delle modalità organizzate della condotta, dell'approccio seriale agli avventori della movida e del possesso di una cospicua somma di denaro contante. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione e 18.000 euro di multa, rigettando il ricorso e ribadendo la piena sussistenza della recidiva.
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Dalla condanna per droga alla prescrizione del reato
I giudici di merito condannano l'imputato per detenzione di marijuana di lieve entità, commessa nel novembre 2010. La difesa eccepisce invano il decorso del tempo in appello. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e dichiara estinto l'illecito per intervenuta prescrizione del reato, cancellando la precedente condanna.
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Spaccio di lieve entità: la condanna resta severa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Sebbene il fatto fosse qualificato come spaccio di lieve entità, i giudici hanno applicato una pena più severa rispetto al minimo edittale a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo e della pluralità di sostanze detenute, pari a 87 dosi di hashish e 17 di cocaina. L'imputato ha contestato la severità della sanzione, ma i giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sulla gravità del fatto e sulla personalità del reo spetta unicamente al giudice di merito quando la motivazione risulta logica e coerente.
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Detenzione ai fini di spaccio: la prova tra contanti e reddito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di detenzione ai fini di spaccio. L'indagato contestava la valutazione dei giudici di merito, sostenendo l'assenza di prove dirette sulla vendita della sostanza stupefacente. La Suprema Corte ha confermato la validità degli indizi raccolti: il peso della droga, il possesso di contanti suddivisi in banconote di piccolo taglio, il reddito insufficiente a giustificare la spesa e la mancata dimostrazione dell'uso personale. Questi elementi costituiscono una prova logica inequivocabile della destinazione commerciale. L'imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di droga lieve: Cassazione conferma carcere per 210g cocaina
Un Lavoratore è stato arrestato per detenzione di 210 grammi di cocaina e resistenza a pubblico ufficiale. Il Tribunale ha confermato la custodia in carcere. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo che il reato di spaccio fosse derubricato a **fattispecie lieve stupefacenti**, sostenendo che il solo peso della droga non bastasse e che l'attività fosse rudimentale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per la **fattispecie lieve stupefacenti** è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi, non solo del dato ponderale. Il Lavoratore è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: le dosi in casa confermano la condanna
Un imputato condannato per spaccio di lieve entità ha proposto ricorso per cassazione contestando la destinazione alla vendita della sostanza e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il ritrovamento di dosi già confezionate e di strumenti idonei alla pesatura e al frazionamento dimostra chiaramente la vendita a terzi, superando la sola valutazione del dato quantitativo. Inoltre, la sola assenza di precedenti penali non garantisce alcuno sconto di pena automatico.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre mesi di reclusione per un uomo trovato in possesso di oltre cinquantasette grammi di hashish. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti, evidenziando l'assenza di precedenti penali e di contatti con la criminalità organizzata. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. La Corte ha valorizzato elementi oggettivi contrari: il quantitativo rilevante, la suddivisione delle dosi già pronte allo smercio, il trasporto ingiustificato della droga fuori casa, i messaggi sospetti e la reazione nervosa dell'uomo al controllo delle forze dell'ordine. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Un uomo condannato per detenzione e traffico di droga ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva di derubricare la condotta nel reato di spaccio di lieve entità, contestando la gravità del fatto. Gli agenti avevano rinvenuto dosi di eroina e hashish destinate allo spaccio, idonee a confezionare oltre ottocento dosi singole. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta del ricorrente. I giudici hanno confermato che l'elevata quantità di principio attivo, la presenza di sostanze diverse e l'inserimento dell'imputato in una rete organizzata escludono l'ipotesi attenuata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il condannato deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ospite o spacciatore: no allo spaccio di lieve entità
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di essere un semplice ospite dell'appartamento in cui le forze dell'ordine hanno trovato un ingente quantitativo di cocaina e materiale da confezionamento. Inoltre, la difesa ha richiesto il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che l'imputato è stato fotografato mentre cedeva dosi e preparava la sostanza. Inoltre, l'elevato quantitativo di droga e l'alto principio attivo escludono la tenuità del fatto. L'Imputato deve quindi pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione ai fini di spaccio e strumenti di confezionamento
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che la droga fosse destinata a un uso personale, vista la ridotta quantità e l'uso lecito degli strumenti trovati, tra cui bilancini, coltello, taglierino e mannite. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'Imputato valorizzando l'insieme del materiale da confezionamento ritrovato, combaciante con le dosi già pronte. La Cassazione ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto, evidenziando che il reato è avvenuto in un ambiente domestico condiviso con figli minori. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nello spaccio: troppi grammi e ricorso bocciato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione di stupefacenti, possesso di un taser e custodia non autorizzata di 90 chilogrammi di fuochi d'artificio sotto il letto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno escluso la lieve entità nello spaccio a causa dell'elevato dato ponderale della sostanza, pari a oltre 700 grammi di hashish da cui si potevano ricavare circa 2.800 dosi singole. Tale quantità assorbe ogni altra considerazione sulla portata dell'attività criminale. La Corte ha inoltre giudicato inverosimile la giustificazione fornita per i fuochi pirotecnici, asseriti come destinati a un uso familiare per le feste. Infine, la presenza di precedenti penali ha precluso la concessione della sospensione condizionale della pena. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammesse.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: poca droga, ma è spaccio
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti destinata allo spaccio, nonostante le forze dell'ordine abbiano sequestrato soltanto due dosi di cocaina. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'uso personale e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la destinazione allo spaccio si ricava da un insieme di indizi: il ritardo nell'aprire la porta ai Carabinieri, l'impianto di videosorveglianza sulla strada, i bagni allagati per disfarsi della sostanza e il possesso di denaro non giustificato durante gli arresti domiciliari. La scarsa quantità trovata rappresentava solo il residuo della droga distrutta. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: quando il ricorso non salva
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per spaccio di lieve entità. La difesa ha lamentato la mancata concessione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, il mancato riconoscimento della continuazione tra reati e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego della particolare tenuità del fatto è legittimo se fondato sul dato ponderale della sostanza e sui rischi per la salute. La continuazione richiede un disegno criminoso unitario prefissato, non una generica abitudine a delinquere. Infine, i precedenti penali giustificano il no alle attenuanti. L'Imputato paga le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione e spaccio di stupefacenti: l’uso personale non regge
I giudici hanno confermato la condanna inflitta a una persona sorpresa con marijuana, cocaina e un'arma impropria mentre si recava a un festival musicale. L'imputata sosteneva la destinazione a uso personale della droga e invocava la particolare tenuità del fatto per evitare la pena. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. La quantità rilevante, la suddivisione delle dosi e la presenza contestuale di reati contro le forze dell'ordine e di porto abusivo d'armi hanno confermato la fattispecie di detenzione e spaccio di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità spaccio: stop a sconti di pena per piazze organizzate
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità spaccio e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato che la gestione organizzata di una piazza di spaccio, la suddivisione della cocaina e del crack in dosi pronte alla vendita e la complessiva condotta escludono categoricamente il fatto di lieve rilevanza penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: cocaina, dosi e contanti la negano
L'Imputato è stato condannato per traffico illecito di sostanze stupefacenti a tre anni di reclusione e tredicimila euro di multa, dopo il sequestro di duecentosessanta grammi di cocaina, materiale per il confezionamento e oltre duemilaseicento euro in contanti. La difesa ha presentato ricorso per ottenere la qualificazione del fatto come lieve entità nello spaccio, contestando inoltre la mancanza di una perizia chimica quantitativa e qualitativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo rilevante, gli strumenti per dosare la droga e il denaro denotano un'attività criminale stabile e strutturata, incompatibile con la fattispecie attenuata. Inoltre, la Corte ha ribadito che il solo esito del narcotest è sufficiente per accertare la natura della sostanza.
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Lieve entità negli stupefacenti esclusa per ingente peso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato alla pena di due anni di reclusione e seimila euro di multa per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento della lieve entità negli stupefacenti e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno confermato la decisione della Corte di Appello, stabilendo che il rilevante quantitativo sequestrato, pari a due virgola sette chilogrammi di hashish con oltre quattrocento grammi di principio attivo puro, impedisce la qualificazione della condotta come fatto lieve. Il quantitativo accertato dimostra un inserimento in un circuito di spaccio significativo, giustificando il rigetto del ricorso e la condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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630 dosi di ketamina: no a lieve entità spaccio stupefacenti
L'Imputato ha impugnato la condanna per traffico illecito di sostanze stupefacenti, lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità spaccio stupefacenti. Il ricorrente trasportava e deteneva seicentotrenta dosi singole di ketamina. I giudici di merito hanno escluso l'ipotesi attenuata a causa dell'ingente quantitativo della sostanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che un elevato dato ponderale impedisce di considerare il fatto di minima offensività e condannando l'Imputato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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