LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Dato Ponderale — Anno 2026

Altri anni per Dato Ponderale

Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: scorte o spaccio punibile
I giudici hanno confermato la condanna di un uomo sorpreso con novantasette grammi di hashish, dai quali erano ricavabili oltre millecento dosi. L'imputato sosteneva l'uso personale della droga, lamentando l'assenza di bilancini o contanti e contestando l'accertamento del principio attivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. La detenzione di sostanze stupefacenti integra reato quando il quantitativo elevato e i movimenti sospetti escludono in modo netto il consumo individuale, rendendo irrilevante la mancata scoperta di strumenti per il confezionamento o denaro.
Continua »
Dall’uso personale alla destinazione allo spaccio: condanna ferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e mille euro di multa per un imputato sorpreso per strada con tredici bustine termosaldate di hashish occultate nella biancheria intima. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata al mero consumo personale, contestando la destinazione allo spaccio dedotta dal solo peso e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. La Corte ha chiarito che il confezionamento in dosi singole, l'occultamento sul corpo in luogo pubblico e il principio attivo escludono l'uso personale. I precedenti penali e la sottoposizione a sorveglianza speciale giustificano pienamente il rigetto delle attenuanti.
Continua »
Dosi e bilancino: addio esimente dell’uso personale
I giudici hanno condannato un imputato sorpreso con 3,8 grammi di cocaina all'interno di un locale commerciale. L'uomo custodiva la sostanza suddivisa in quattro involucri sigillati pronti alla cessione. Nel locale le forze dell'ordine hanno trovato anche un bilancino di precisione e tracce di droga sul bancone. La difesa ha sostenuto la tesi del mero consumo proprio, invocando l'esimente dell'uso personale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato la condanna per spaccio di lieve entità. Il quantitativo, le modalità di confezionamento, gli strumenti rinvenuti e il continuo andirivieni di avventori escludono categoricamente il consumo personale.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
Un uomo impugna la condanna per spaccio sostenendo il consumo individuale della droga sequestrata. Le forze dell'ordine rinvengono hashish e marijuana suddivisi in decine di dosi pronte allo smercio. La Corte d'appello conferma la responsabilità penale e nega le attenuanti generiche. L'imputato ricorre per Cassazione lamentando vizi di motivazione. I giudici supremi dichiarano il ricorso inammissibile e convalidano la condanna. La detenzione di sostanze stupefacenti frazionate in dosi, unita alla compresenza di diverse tipologie di droga e a versioni difensive contraddittorie, smentisce l'ipotesi del consumo personale. La sola incensuratezza non giustifica lo sconto di pena. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: la cessione per 10 euro vale la condanna
I militari hanno arrestato in flagranza l'imputato mentre cedeva un involucro a un acquirente in cambio di dieci euro. Alla vista delle forze dell'ordine, l'uomo ha tentato di gettare altri involucri contenenti droga, subito recuperati e sequestrati. I giudici di merito hanno condannato l'accusato per il reato di spaccio di stupefacenti. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione contestando la prova della destinazione della sostanza alla vendita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché privo di vizi di legittimità e volto unicamente a richiedere una nuova valutazione delle prove, compito vietato ai giudici supremi. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Dall’uso personale allo spaccio: il possesso di sostanze stupefacenti
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio a seguito del ritrovamento di diverse tipologie di droga già suddivise e confezionate. Il difensore ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di un semplice possesso di sostanze stupefacenti per uso personale e contestando l'eccessiva severità della pena inflitta. La Suprema Corte ha rigettato integralmente l'impugnazione dichiarandola inammissibile. I giudici hanno chiarito che il solo quantitativo non determina automaticamente la destinazione allo spaccio, ma le modalità di confezionamento, la varietà della droga e i precedenti specifici dell'autore escludono con certezza il consumo privato. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce l'eventuale dichiarazione di prescrizione del reato. L'Imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a versare tremila euro alla cassa delle ammende oltre alle spese del giudizio.
Continua »
Detenzione ai fini di spaccio: uso personale escluso dai giudici
Un uomo è stato fermato a bordo di un autobus mentre trasportava sostanze stupefacenti, rinvenute poi anche presso la sua abitazione. Il tribunale di merito lo ha condannato per il reato di lieve entità. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata esclusivamente all'uso personale e non al commercio. I giudici supremi hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. La Corte ha chiarito che il superamento dei limiti quantitativi e le modalità di occultamento su un mezzo pubblico e in casa escludono l'uso privato, confermando la detenzione ai fini di spaccio e condannando il ricorrente a tremila euro di ammenda.
Continua »
Lieve entità stupefacenti: il peso non supera la pluralità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione illecita di droga, respingendo la richiesta difensiva di riqualificare il reato nell'ipotesi autonoma di lieve entità stupefacenti. I giudici di merito hanno escluso la minore gravità del fatto a causa della contemporanea detenzione di sostanze eterogenee, ovvero cocaina e marijuana, nonché del quantitativo consistente di droga pesante, da cui erano ricavabili ben centoventisette dosi medie. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice non può valutare la lieve entità basandosi solo su dati statistici relativi al peso, ma deve esaminare tutti gli elementi dell'azione. L'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: quantità minima ma reato grave
L'Imputato ha impugnato la condanna per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti, chiedendo la riqualificazione della cessione di hashish nella fattispecie di spaccio di lieve entità e sostenendo l'uso personale della cocaina trovata a bordo della propria auto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo spaccio di lieve entità non può basarsi unicamente sul dato quantitativo della droga o su medie statistiche. I magistrati devono esaminare globalmente tutti gli elementi della condotta, quali la purezza del principio attivo, il frazionamento in dosi e le intercettazioni che provano l'attività commerciale. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione ai fini di spaccio e soldi leciti: misura annullata
I militari sono entrati nell'appartamento di un cittadino per cercare un minore scomparso. Durante l'accesso, l'uomo ha gettato dalla finestra trenta grammi totali tra cocaina e marijuana. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto nell'abitazione anche un bilancino, buste di cellophane e cinquemilacinquecento euro in contanti. Il Tribunale ha applicato la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ipotizzando il reato di detenzione ai fini di spaccio. L'indagato ha sostenuto l'uso personale e ha dimostrato la provenienza lecita del denaro, già dissequestrato in un altro procedimento penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato. I giudici hanno chiarito che il modesto quantitativo e il confezionamento sottovuoto sono compatibili con il consumo personale, mentre i sospetti sul denaro lecito non costituiscono gravi indizi di colpevolezza. La Corte ha quindi annullato la misura senza rinvio.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Un uomo condannato per detenzione e traffico di droga ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva di derubricare la condotta nel reato di spaccio di lieve entità, contestando la gravità del fatto. Gli agenti avevano rinvenuto dosi di eroina e hashish destinate allo spaccio, idonee a confezionare oltre ottocento dosi singole. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta del ricorrente. I giudici hanno confermato che l'elevata quantità di principio attivo, la presenza di sostanze diverse e l'inserimento dell'imputato in una rete organizzata escludono l'ipotesi attenuata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il condannato deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Ospite o spacciatore: no allo spaccio di lieve entità
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di essere un semplice ospite dell'appartamento in cui le forze dell'ordine hanno trovato un ingente quantitativo di cocaina e materiale da confezionamento. Inoltre, la difesa ha richiesto il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che l'imputato è stato fotografato mentre cedeva dosi e preparava la sostanza. Inoltre, l'elevato quantitativo di droga e l'alto principio attivo escludono la tenuità del fatto. L'Imputato deve quindi pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Detenzione ai fini di spaccio e strumenti di confezionamento
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che la droga fosse destinata a un uso personale, vista la ridotta quantità e l'uso lecito degli strumenti trovati, tra cui bilancini, coltello, taglierino e mannite. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'Imputato valorizzando l'insieme del materiale da confezionamento ritrovato, combaciante con le dosi già pronte. La Cassazione ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto, evidenziando che il reato è avvenuto in un ambiente domestico condiviso con figli minori. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Lieve entità nello spaccio: troppi grammi e ricorso bocciato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione di stupefacenti, possesso di un taser e custodia non autorizzata di 90 chilogrammi di fuochi d'artificio sotto il letto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno escluso la lieve entità nello spaccio a causa dell'elevato dato ponderale della sostanza, pari a oltre 700 grammi di hashish da cui si potevano ricavare circa 2.800 dosi singole. Tale quantità assorbe ogni altra considerazione sulla portata dell'attività criminale. La Corte ha inoltre giudicato inverosimile la giustificazione fornita per i fuochi pirotecnici, asseriti come destinati a un uso familiare per le feste. Infine, la presenza di precedenti penali ha precluso la concessione della sospensione condizionale della pena. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammesse.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: poca droga, ma è spaccio
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti destinata allo spaccio, nonostante le forze dell'ordine abbiano sequestrato soltanto due dosi di cocaina. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'uso personale e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la destinazione allo spaccio si ricava da un insieme di indizi: il ritardo nell'aprire la porta ai Carabinieri, l'impianto di videosorveglianza sulla strada, i bagni allagati per disfarsi della sostanza e il possesso di denaro non giustificato durante gli arresti domiciliari. La scarsa quantità trovata rappresentava solo il residuo della droga distrutta. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: quando il ricorso non salva
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per spaccio di lieve entità. La difesa ha lamentato la mancata concessione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, il mancato riconoscimento della continuazione tra reati e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego della particolare tenuità del fatto è legittimo se fondato sul dato ponderale della sostanza e sui rischi per la salute. La continuazione richiede un disegno criminoso unitario prefissato, non una generica abitudine a delinquere. Infine, i precedenti penali giustificano il no alle attenuanti. L'Imputato paga le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione e spaccio di stupefacenti: l’uso personale non regge
I giudici hanno confermato la condanna inflitta a una persona sorpresa con marijuana, cocaina e un'arma impropria mentre si recava a un festival musicale. L'imputata sosteneva la destinazione a uso personale della droga e invocava la particolare tenuità del fatto per evitare la pena. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. La quantità rilevante, la suddivisione delle dosi e la presenza contestuale di reati contro le forze dell'ordine e di porto abusivo d'armi hanno confermato la fattispecie di detenzione e spaccio di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Lieve entità spaccio: stop a sconti di pena per piazze organizzate
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità spaccio e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato che la gestione organizzata di una piazza di spaccio, la suddivisione della cocaina e del crack in dosi pronte alla vendita e la complessiva condotta escludono categoricamente il fatto di lieve rilevanza penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Lieve entità nello spaccio: cocaina, dosi e contanti la negano
L'Imputato è stato condannato per traffico illecito di sostanze stupefacenti a tre anni di reclusione e tredicimila euro di multa, dopo il sequestro di duecentosessanta grammi di cocaina, materiale per il confezionamento e oltre duemilaseicento euro in contanti. La difesa ha presentato ricorso per ottenere la qualificazione del fatto come lieve entità nello spaccio, contestando inoltre la mancanza di una perizia chimica quantitativa e qualitativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo rilevante, gli strumenti per dosare la droga e il denaro denotano un'attività criminale stabile e strutturata, incompatibile con la fattispecie attenuata. Inoltre, la Corte ha ribadito che il solo esito del narcotest è sufficiente per accertare la natura della sostanza.
Continua »
Lieve entità negli stupefacenti esclusa per ingente peso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato alla pena di due anni di reclusione e seimila euro di multa per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento della lieve entità negli stupefacenti e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno confermato la decisione della Corte di Appello, stabilendo che il rilevante quantitativo sequestrato, pari a due virgola sette chilogrammi di hashish con oltre quattrocento grammi di principio attivo puro, impedisce la qualificazione della condotta come fatto lieve. Il quantitativo accertato dimostra un inserimento in un circuito di spaccio significativo, giustificando il rigetto del ricorso e la condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »