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Dato Ponderale

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Provvedimenti

Uso personale o detenzione a fine di spaccio: la Cassazione decide
Le forze dell'ordine hanno trovato L'Indagato in possesso di quaranta grammi di hashish suddivisi in panetti, due bilancini di precisione, materiale per il confezionamento, telefoni e schede SIM. Il Giudice di primo grado ha respinto la richiesta di custodia cautelare, ritenendo la sostanza destinata a uso personale perché i precedenti episodi di spaccio riguardavano droghe diverse. Il Tribunale dell'appello ha invece disposto gli arresti domiciliari, riconoscendo la sussistenza della detenzione a fine di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato la misura restrittiva: la detenzione di bilancini, telefoni e il passato criminale dimostrano l'attività di spaccio abituale, a prescindere dal tipo di droga detenuta.
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Spaccio di lieve entità escluso se la droga garantisce 780 dosi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per plurimi episodi di cessione e detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la qualificazione dei fatti come spaccio di lieve entità e il riconoscimento del reato continuato. I giudici hanno respinto le richieste. L'ingente quantitativo di droga sequestrata, pari a ben 780 dosi singole, esclude categoricamente la particolare tenuità del fatto. Inoltre, la Suprema Corte ha negato la continuazione tra le varie condotte illecite commesse nell'arco di cinque anni. La reiterazione prolungata delle vendite a clienti differenti dimostra una scelta di vita stabile per procurarsi un reddito e non un unico disegno delinquenziale iniziale. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione alla cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di droga: i limiti della Cassazione
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, chiedendo la riqualificazione della condotta nell'ipotesi più attenuata. La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero errato nel negare la lieve entità nel reato di droga, senza valutare adeguatamente la qualità e la diversità delle sostanze sequestrate. La Suprema Corte ha respinto il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulle circostanze del fatto spetta al giudice di merito, il quale ha motivato correttamente il rigetto considerando le ammissioni dell'interessato, la quantità della sostanza, le modalità di occultamento e la presenza di dosi già confezionate per la vendita. L'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Dosi eccessive e fatto di lieve entità: ricorso respinto
L'Imputata ha impugnato la sentenza d'appello contestando il mancato riconoscimento della fattispecie di fatto di lieve entità per la detenzione di sostanze stupefacenti. Le analisi tecniche avevano accertato la presenza di 174 dosi complessive ricavabili dal materiale sequestrato, suddivise in hashish e marijuana. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza. I giudici hanno chiarito che il superamento del limite quantitativo ragionevole esclude automaticamente l'attenuante speciale, poiché il solo dato ponderale dimostra un pericolo elevato e rende irrilevante qualsiasi altro elemento favorevole alla difesa. L'Imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: l’organizzazione nega l’attenuante
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata concessione dell'ipotesi di spaccio di lieve entità a seguito del sequestro di cocaina. I giudici hanno accertato una struttura organizzata caratterizzata dall'uso di due automobili, un appartamento adibito al confezionamento delle dosi e il possesso di un'ingente somma di denaro contante. La Corte di Cassazione ha confermato la gravità della condotta e ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che la presenza di una logistica articolata impedisce la riqualificazione del reato nella fattispecie minore.
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Uso personale o destinazione allo spaccio: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti fermati a bordo di un veicolo con cocaina suddivisa in ventitré dosi, marijuana nell'abitacolo, denaro in banconote di piccolo taglio e un coltello a serramanico. I giudici hanno respinto la tesi del mero uso personale e della connivenza passiva della passeggera. Elementi univoci, quali il frazionamento della sostanza, il possesso di contanti compatibili con la vendita al minuto e l'occultamento attivo della droga, attestano la destinazione allo spaccio. Rigettata anche la particolare tenuità per il porto del coltello, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Detenzione ai fini di spaccio o uso personale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un addetto al noleggio natanti per il reato di detenzione ai fini di spaccio. Le forze dell'ordine avevano trovato l'uomo con diverse dosi di cocaina custodite in un borsello sotto l'ombrellone in pieno agosto. L'imputato sosteneva di detenere la sostanza per semplice uso personale dilazionato nel tempo. I giudici hanno invece ritenuto inverosimile portare sul luogo di lavoro una scorta personale eccedente il fabbisogno giornaliero, esponendola al calore e al rischio di controlli. La suddivisione in dosi pronte e il contesto operativo dimostrano l'intento di spaccio.
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Lieve entità spaccio: stop a calcoli solo sul peso e confisca
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per reati di droga e resistenza. La difesa ha contestato la mancata applicazione della lieve entità spaccio per 45 grammi di hashish e la confisca di mille euro. I giudici di merito avevano negato l'attenuante basandosi solo sul peso della sostanza e avevano confiscato il denaro nonostante l'assoluzione per quel singolo episodio. La Suprema Corte ha accolto entrambi i motivi. I giudici hanno stabilito che il solo peso non esclude la lieve entità se mancano strutture organizzate. Inoltre, la confisca del denaro richiede un collegamento diretto con un reato accertato. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per la rideterminazione della pena ed è stata ordinata la restituzione immediata dei contanti all'imputato.
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Spaccio di lieve entità escluso per la varietà della droga
L'Imputato ha subito una condanna per molteplici cessioni e detenzioni di stupefacenti, in particolare cocaina e hashish. La difesa ha presentato ricorso per cassazione chiedendo di qualificare i fatti come spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il quantitativo, la gestione simultanea di droghe diverse e la continuità dello smercio escludono la minima offensività della condotta. Il ricorrente deve versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: alloggio e soldi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati di droga. L'uomo chiedeva il riconoscimento della lieve entità nello spaccio e l'esclusione della recidiva. I giudici hanno respinto le censure perché meramente ripetitive e prive di fondamento giuridico. L'organizzazione logistica, dimostrata dal soggiorno in una struttura alberghiera finalizzato all'attività illecita, unita al consistente quantitativo di stupefacente e alla disponibilità economica, esclude la qualificazione del fatto come lieve. I precedenti penali confermano inoltre la persistente pericolosità sociale del soggetto, giustificando pienamente la recidiva applicata e la condanna al pagamento delle spese di giudizio con sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione conferma la condanna
I giudici di merito hanno condannato l'Imputato a sei mesi di reclusione e ottocento euro di multa per il reato di spaccio di lieve entità. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando la destinazione allo spaccio della sostanza e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno chiarito che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove già esaminate nei gradi precedenti. Inoltre, l'esclusione della punibilità per particolare tenuità richiede congiuntamente un'offesa minima e la non abitualità della condotta, requisiti entrambi esclusi con motivazione logica dalla corte territoriale. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio: oltre 600 dosi escludono l’attenuante
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione della lieve entità spaccio, dopo la condanna per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. I giudici hanno accertato il possesso e lo smercio di oltre centoquaranta grammi di cocaina, quantitativo idoneo a confezionare circa seicentoventi dosi singole. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il riconoscimento del fatto di lieve entità presuppone una minima offensività complessiva dell'azione. L'ingente quantitativo di droga, il numero elevato di dosi e il conseguente collegamento con fonti stabili di approvvigionamento criminale impediscono di qualificare la condotta come tenue. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna definitiva con pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Dall’uso personale alla destinazione allo spaccio
Un soggetto ha impugnato la condanna per possesso di hashish sostenendo l'assenza di prove certe sulla destinazione allo spaccio della sostanza. La difesa ha invocato l'uso personale della droga sequestrata. I giudici hanno invece confermato la responsabilità penale valorizzando il sequestro di cento grammi di hashish e le dichiarazioni accusatorie rese dal coimputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, ribadendo che il peso della sostanza e le altre prove concordanti escludono l'uso personale, condannando il ricorrente al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità: la quantità di droga blocca lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento del fatto di lieve entità dopo il sequestro di oltre ottanta grammi di cocaina, idonei a ricavare oltre mille dosi medie personali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il quantitativo della sostanza rappresenta un elemento decisivo: quando il dato ponderale supera una soglia ragionevole e crea un concreto pericolo di diffusione, non è possibile concedere l'attenuante del fatto di lieve entità. Ogni altra circostanza favorevole diventa del tutto irrilevante di fronte alla consistenza numerica del sequestro. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio e fatto di lieve entità: la purezza della droga conta
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva negato il riconoscimento del fatto di lieve entità per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di idonee contestazioni. I giudici hanno chiarito che per la concessione dell'attenuante serve una valutazione globale della condotta. Nel caso specifico, l'elevato grado di purezza della droga sequestrata (pari al 37%), l'alto numero di dosi ricavabili e i precedenti penali specifici dell'uomo dimostrano un'attività inserita in contesti di spaccio ben organizzati. Un solo elemento negativo rilevante può infatti escludere il beneficio. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Cocaina nel fanale: esclusa la lieve entità del reato
L'Imputato è stato fermato lontano da casa alla guida di un'auto in cui erano nascosti, nel vano del fanale posteriore, oltre 100 grammi di cocaina (pari a circa 130 dosi). La Corte d'appello ha escluso l'ipotesi di lieve entità, qualificando il fatto come spaccio ordinario. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando la mancata valutazione globale delle circostanze. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per concedere la lieve entità, serve una valutazione complessiva di mezzi, modalità e quantità della sostanza. Nel caso specifico, la quantità rilevante e il sofisticato metodo di occultamento escludono la minima offensività della condotta, confermando la gravità del reato.
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Lieve entità dello spaccio esclusa se la casa è un laboratorio
Due imputati sono stati condannati per la detenzione in concorso di circa 101 grammi di marijuana, pari a 296 dosi. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, contestando anche l'utilizzo di dichiarazioni spontanee rese da uno dei soggetti che sosteneva di non comprendere la lingua italiana. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno escluso la lieve entità dello spaccio a causa dell'organizzazione, seppur rudimentale, dell'attività (uso di un'abitazione come base operativa e presenza di strumenti per il confezionamento) e del quantitativo non modico, idoneo a generare un profitto significativo. Le dichiarazioni spontanee sono state ritenute valide poiché smentite le difficoltà linguistiche dell'imputato.
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Possesso di stupefacenti: uso personale o spaccio?
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per spaccio dopo il ritrovamento di oltre sette grammi di hashish (pari a 97 dosi medie), nascosti in un cassetto insieme a bustine di cellophane, un taglierino e un bilancino di precisione. Il Ricorrente ha proposto ricorso sostenendo che la droga fosse destinata all'uso personale e contestando la mancanza di prove certe. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il possesso di stupefacenti in misura superiore ai limiti di legge non basta da solo a dimostrare lo spaccio, ma la presenza di strumenti per il confezionamento e la suddivisione in dosi confermano la destinazione alla vendita. Il Ricorrente perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto se la droga è varia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione illecita di eroina, cocaina e hashish. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della lieve entità dello spaccio ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90. I giudici hanno confermato la decisione di merito, evidenziando che la pluralità di sostanze, il rilevante peso della droga sequestrata e le modalità di detenzione indicano una spiccata professionalità e una capacità di diffusione sul mercato incompatibili con la minima offensività. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sentenza di patteggiamento: quando il ricorso è inammissibile
Il Tribunale di Catania ha applicato a un imputato la pena concordata di un anno e sei mesi di reclusione per possesso di droga, riqualificando il fatto come di lieve entità a causa della modica quantità (27 grammi di marijuana e meno di un grammo di hashish). Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, lamentando una carenza di motivazione sulla gravità del reato e la mancata condanna alle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che contro una sentenza di patteggiamento il ricorso per cassazione sulla qualificazione del fatto è ammesso solo in caso di errore manifesto ed evidente. Nel caso specifico, la decisione del giudice di merito era ben motivata dalla minima offensività della condotta, escludendo così ogni vizio logico o giuridico.
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