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Circostanza Attenuante — Anno 2022

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Altri anni per Circostanza Attenuante

Provvedimenti

Determinazione della pena: condanna mite ma ricorso respinto
L'Imputato, condannato per tentato furto in abitazione, ricorre in Cassazione ritenendo eccessiva la condanna a quattro mesi di reclusione ed euro cento di multa. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la determinazione della pena spetta alla discrezionalità del giudice di merito. Se la sanzione non supera la media edittale, non occorre una motivazione dettagliata, ma basta una valutazione complessiva dei criteri di legge. Nel caso specifico, la pena era già stata ampiamente ridotta grazie alle attenuanti e alla forma tentata del reato. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto di gioielli e danno di speciale tenuità: no allo sconto
Due soggetti, condannati per furto in abitazione aggravato, hanno fatto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti. In particolare, lamentavano la mancata applicazione del danno di speciale tenuità e delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il furto di gioielli preziosi non può beneficiare dell'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché il pregiudizio economico per la vittima non era affatto irrisorio. Inoltre, la confessione tardiva, avvenuta solo dopo l'arresto, e i numerosi precedenti penali dei colpevoli giustificano pienamente il diniego delle attenuanti generiche. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Dichiarazioni della persona offesa: bastano per la condanna?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico di un uomo. L'imputato contestava la decisione sostenendo che la prova del furto di un gioiello si basasse solo sulle parole della vittima. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le dichiarazioni della persona offesa possono, da sole, fondare una condanna penale. Questo è possibile purché il giudice svolga un controllo rigoroso sulla credibilità del testimone e sulla coerenza del suo racconto. Inoltre, la Cassazione ha confermato il diniego delle attenuanti prevalenti a causa dei precedenti penali dell'uomo e della mancanza di pentimento. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a sconti tardivi
L'Imputato è stato condannato per aver ceduto 0,58 grammi di hashish in cambio di cinque euro. Ha proposto ricorso lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità da parte della Corte di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché la difesa non aveva sollevato questa specifica questione durante il giudizio di secondo grado. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile proporre per la prima volta in Cassazione questioni che non sono state oggetto dei motivi di appello, per evitare che si contesti un difetto di motivazione su un punto mai sottoposto ai giudici di secondo grado. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso successivo
Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sul mancato riconoscimento di una circostanza attenuante non inclusa nell'accordo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello comporta la rinuncia a far valere qualsiasi contestazione successiva in sede di legittimità, comprese le questioni rilevabili d'ufficio. Le uniche eccezioni riguardano l'applicazione di una pena illegale, i vizi nella formazione della volontà delle parti, la mancanza di consenso del pubblico ministero o la difformità della decisione del giudice rispetto all'accordo. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo blindato non si tocca
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal GIP del Tribunale di Bologna, lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione di questa sentenza è limitata a casi tassativi, come i vizi della volontà, la difformità tra richiesta e sentenza, l'errata qualificazione giuridica o l'illegalità della pena. La contestazione sul mancato riconoscimento di un'attenuante non rientra in queste ipotesi. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Testimonianza della persona offesa: condanna anche senza l’arma
L'Imputato è stato condannato per rapina aggravata dall'uso di un'arma ai danni di una tabaccheria. Egli ha proposto ricorso lamentando l'assenza di prove sull'esistenza della pistola e contestando l'attendibilità della vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la testimonianza della persona offesa può da sola fondare la responsabilità penale dell'imputato. È tuttavia necessaria una verifica rigorosa e motivata della sua credibilità soggettiva e dell'attendibilità intrinseca del racconto. Nel caso specifico, la vittima ha fornito dettagli precisi e riscontrati, come la descrizione dell'auto e della targa usate per la fuga. Di conseguenza, la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio è corretta e insindacabile in sede di legittimità.
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Ricettazione di documenti in bianco: condannato chi li getta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per il reato di ricettazione. L'uomo era stato sorpreso a disfarsi di un modulo in bianco di una carta d'identità alla vista delle forze dell'ordine. La difesa contestava la prova della consapevolezza dell'origine illecita del documento. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che la condotta di gettare il documento dimostra la consapevolezza della sua provenienza delittuosa. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la ricettazione di documenti in bianco non consente l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. Il valore del bene, infatti, non è quello del foglio di carta, ma quello imprecisabile legato al suo potenziale uso illecito. L'Imputato perde la causa e viene condannato alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: no al ricorso dopo lo sconto di pena
L'Imputato, accusato di tentata rapina impropria, aveva raggiunto in secondo grado un accordo con l'accusa per ridurre la pena a un anno e due mesi di reclusione, rinunciando ai motivi di appello. Successivamente, il suo difensore ha presentato ricorso in Cassazione contestando il calcolo delle attenuanti e la gravità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, una volta firmato il concordato in appello, non è possibile contestare in Cassazione la misura della pena o la valutazione delle attenuanti concordate, a meno che la sanzione non sia del tutto illegale o vi sia un vizio nella formazione della volontà. L'Imputato è stato quindi condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: truffa e multa
L'Imputato, condannato in appello per il reato di truffa, ha proposto ricorso lamentando la carenza di motivazione della sentenza impugnata in merito alla determinazione della pena e alla mancata concessione delle circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati dal difensore erano del tutto generici. La difesa si è infatti limitata a criticare la decisione precedente senza indicare specifiche illogicità o confrontarsi concretamente con il testo della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bilanciamento delle circostanze: confermata la condanna per furto
Il caso riguarda un uomo condannato per furto aggravato. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il bilanciamento delle circostanze operato dai giudici di merito, i quali avevano ritenuto le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. La difesa chiedeva invece la prevalenza delle attenuanti, evidenziando la marginalità del ruolo dell'imputato e la semplicità dell'azione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sul bilanciamento delle circostanze spetta esclusivamente al giudice di merito. Tale decisione è censurabile solo se del tutto priva di logica o arbitraria. Nel caso specifico, la gravità del furto e i precedenti penali dell'imputato giustificano ampiamente la scelta dei giudici, confermando la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria per il ricorso infondato.
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Ricettazione di assegno: la buona fede non salva dalla condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di assegno per aver accettato come pagamento un titolo di provenienza illecita da un soggetto diverso dal titolare del conto corrente. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la propria buona fede e richiedendo l'applicazione di circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. Inoltre, la richiesta di attenuanti è stata respinta a causa del valore non indifferente dell'assegno e dei numerosi precedenti penali dell'uomo, che confermano la sua pericolosità sociale. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di truffa: inutile il ricorso se contesta solo i fatti
L'Imputata è stata condannata per il reato di truffa ai danni della Persona Offesa. La donna ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'inattendibilità della vittima, la mancata concessione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi rispetto a quanto già deciso in appello. Inoltre, la difesa ha cercato di ottenere una nuova valutazione dei fatti, operazione vietata in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende e alla rifusione delle spese legali in favore della parte civile.
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Ricettazione e particolare tenuità del fatto: vince l’imputato
L'Imputato è stato condannato per la ricettazione di dieci giubbini con marchi contraffatti. La Corte d'appello ha riconosciuto l'attenuante della ricettazione di lieve entità, ma ha negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo il reato non minimale e il comportamento abituale a causa di un unico precedente risalente al 2005. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno chiarito che un solo precedente datato non costituisce abitualità e che vi era contraddizione nel riconoscere la lieve entità ma negare la particolare tenuità del fatto con le stesse motivazioni. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Ricettazione di lieve entità: illegittimo usare la pena base
Il caso riguarda Il Condannato, accusato del reato di ricettazione. La Corte di Appello aveva rideterminato la sanzione applicando la riduzione per la circostanza attenuante del fatto di speciale tenuità, ritenuta prevalente sulla recidiva. Tuttavia, nel calcolo concreto, il giudice di secondo grado era partito dalla pena base prevista per l'ipotesi ordinaria di ricettazione, anziché muoversi all'interno della cornice edittale autonoma prevista per la ricettazione di lieve entità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del difensore, stabilendo che, una volta riconosciuta la prevalenza dell'attenuante, il calcolo della sanzione deve iniziare direttamente dai limiti edittali più favorevoli previsti per l'ipotesi attenuata. La sentenza è stata annullata limitatamente alla determinazione della pena, con rinvio per un nuovo calcolo.
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Danno di speciale tenuità: la Cassazione nega lo sconto per rapina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina aggravata. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore sottratto fosse minimo. I giudici hanno chiarito che il danno non può considerarsi trascurabile se il valore del bene sottratto è vicino o superiore all'importo di una pensione sociale. Inoltre, la capacità economica della vittima di sopportare la perdita finanziaria è del tutto irrilevante per la concessione dell'attenuante. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di marchi contraffatti: no al doppio sconto di pena
Il caso riguarda un uomo condannato per la ricettazione di marchi contraffatti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità non può essere applicata se il valore limitato della merce è già stato utilizzato per concedere l'attenuante specifica della ricettazione lieve. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza conferma il divieto di doppia valutazione dello stesso elemento di fatto per ottenere sconti di pena cumulativi.
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Concordato in appello: se firmi l’accordo non puoi fare ricorso
Quattro imputati, condannati per resistenza e lesioni, concordano in appello una riduzione della pena tramite il concordato in appello (Art. 599-bis c.p.p.). Successivamente, propongono ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento di alcune attenuanti e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. La Corte chiarisce che, una volta perfezionato il concordato in appello con l'accordo delle parti sulla pena, non è possibile rimangiarsi l'accordo impugnando la sentenza per motivi di merito già rinunciati. I ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: condanna per danno da 5.000 euro
Un utente è stato condannato per il reato di furto di energia elettrica aggravato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il danno economico causato alla società erogatrice, pari a oltre cinquemila euro, esclude qualsiasi connotazione di particolare tenuità. Inoltre, l'imputato non ha fornito prove idonee a dimostrare la sussistenza di elementi a suo favore. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in abitazione: la Cassazione blinda la pena
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato in abitazione dopo aver sottratto armi, munizioni, macchine fotografiche, orologi e oggetti d'oro da una casa privata. La Corte d'Appello ha confermato la pena di un anno e otto mesi di reclusione e quattrocento euro di multa. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la severità della pena e il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la graduazione della pena e la valutazione delle attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivate. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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