LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Imposta unica scommesse: CTD paga anche per il bookmaker estero

La titolare di un centro trasmissione dati (CTD) che operava per un bookmaker estero senza concessione ha ricevuto un avviso di accertamento per l’Imposta unica scommesse. La contribuente sosteneva che solo il bookmaker estero fosse il soggetto obbligato al pagamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: anche il CTD è soggetto passivo d’imposta. La legge considera il centro dati non un mero intermediario, ma un gestore che partecipa attivamente alla raccolta del gioco. Pertanto, il CTD è responsabile in solido con il bookmaker per il versamento dell’imposta per le attività svolte in Italia.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 21 maggio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Imposta unica scommesse: anche l’intermediario paga

La gestione di un’attività di raccolta scommesse per conto di operatori esteri può nascondere insidie fiscali. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito in modo definitivo chi è tenuto a pagare l’Imposta unica scommesse quando l’operatore principale, il bookmaker, non ha una concessione in Italia. La Corte ha stabilito che la responsabilità non è solo del bookmaker, ma si estende anche all’intermediario locale, il cosiddetto Centro Trasmissione Dati (CTD).

I fatti del caso

La vicenda nasce da un avviso di accertamento fiscale notificato dall’Amministrazione Finanziaria alla titolare di un’impresa individuale. L’impresa operava come Centro Trasmissione Dati, raccogliendo scommesse per conto di un bookmaker con sede all’estero e privo di concessione statale per operare in Italia. L’Amministrazione contestava il mancato versamento dell’imposta unica sulle scommesse raccolte per l’anno 2012. La titolare del centro si è opposta, sostenendo di essere una semplice intermediaria e che l’unico vero debitore dell’imposta dovesse essere il bookmaker estero, in quanto organizzatore del gioco e beneficiario finale degli incassi.

Il ruolo del CTD e la responsabilità fiscale

Il punto centrale della questione era definire il ruolo del CTD ai fini fiscali. È un semplice ‘passacarte’ o un soggetto attivo nel processo di gioco? Secondo la difesa della contribuente, il CTD svolgeva attività meramente ausiliarie, senza alcun potere decisionale. La Corte di Cassazione, però, ha seguito un’interpretazione diversa, basata su una legge del 2010 (la Legge di Stabilità 2011). Questa norma ha chiarito che chiunque, in qualsiasi modo, anche per conto di terzi e senza concessione, gestisce la raccolta di scommesse è considerato soggetto passivo d’imposta. Il CTD, ricevendo le giocate, incassando il denaro e pagando le vincite, partecipa attivamente al processo e non può essere considerato un attore marginale.

Il principio della territorialità nell’Imposta unica scommesse

Un altro argomento della difesa riguardava il luogo di conclusione del contratto di scommessa. Si sosteneva che la scommessa si perfezionasse all’estero, presso la sede del bookmaker che accetta la giocata. La Corte ha smontato questa tesi. Ai fini fiscali, ciò che conta è dove avviene l’attività di raccolta. Poiché la giocata viene effettuata dal cliente nei locali del CTD in Italia, con consegna del denaro e rilascio della ricevuta, l’operazione si considera conclusa sul territorio nazionale. La successiva trasmissione dei dati al bookmaker è un passaggio interno, irrilevante per localizzare il presupposto dell’imposta.

Le motivazioni: la responsabilità solidale tra CTD e bookmaker

La Corte ha basato la sua decisione sulla consolidata giurisprudenza, inclusa una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale (n. 27 del 2018). I giudici hanno spiegato che la legge ha introdotto una responsabilità solidale tra il bookmaker e il gestore della ricevitoria. Questo significa che l’Amministrazione Finanziaria può richiedere l’intero pagamento dell’Imposta unica scommesse a entrambi. La scelta di tassare anche il CTD non è irragionevole. Il titolare del centro, infatti, ha la possibilità di negoziare con il bookmaker estero le proprie commissioni, tenendo conto del carico fiscale che dovrà sostenere. In questo modo, può ‘trasferire’ di fatto il peso dell’imposta sul bookmaker. Questa possibilità di rivalsa rende la norma compatibile con il principio della capacità contributiva, almeno per le annualità successive al 2011, come nel caso in esame.

Le conclusioni: il CTD perde e deve pagare

L’esito finale è stato il rigetto del ricorso. La titolare del centro scommesse è stata condannata al pagamento dell’imposta, oltre a sanzioni e spese legali. La sentenza conferma un principio ormai consolidato: chi opera in Italia come intermediario per bookmaker esteri senza concessione è direttamente responsabile per il pagamento dell’Imposta unica scommesse. Non è possibile scaricare la responsabilità esclusivamente sull’operatore straniero. Questa decisione serve da monito per tutti gli operatori del settore, che devono essere consapevoli dei propri obblighi fiscali diretti.

Chi deve pagare l’imposta unica sulle scommesse in Italia?
Sia il bookmaker che l’intermediario che raccoglie le scommesse sul territorio (come un CTD), anche se il bookmaker è estero e senza concessione. Sono responsabili in solido.

Un centro di trasmissione dati (CTD) è solo un passacarte per un bookmaker estero?
No. Per la legge italiana, il CTD partecipa attivamente alla gestione e raccolta delle scommesse, quindi è considerato un soggetto obbligato al pagamento dell’imposta.

La tassa sulle scommesse si applica anche se il bookmaker ha sede all’estero?
Sì. L’imposta è dovuta in Italia perché l’attività di raccolta della scommessa e il pagamento avvengono sul territorio italiano, rendendo irrilevante la sede legale del bookmaker.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati