Definizione
La persona fisica o giuridica che, secondo la legge, è obbligata al pagamento di un tributo.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 111 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 57% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 57%
- Rigettato 40%
- Estinto 2%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 590%
- Civile Sez. 610%
Precedenti più richiamati
- Cass. 18393/2021in 4 provvedimenti
- Cass. 29658/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 16999/2021in 4 provvedimenti
- Cass. 13120/2022in 8 provvedimenti
- Cass. 24969/2010in 7 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di **sanzioni tributarie per tardivo versamento** di tasse di concessione governativa. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a una Grande Azienda di Trasporti il ritardato pagamento di queste tasse relative a servizi di telefonia mobile. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato le sanzioni, ritenendo che il tempestivo versamento da parte del gestore del servizio telefonico rendesse irrilevante il ritardo dell'Azienda. La Cassazione ha invece chiarito che il soggetto passivo d'imposta è l'utente finale, non il gestore. Pertanto, il ritardo dell'utente comporta l'applicazione delle sanzioni. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo giudizio.
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La Corte di Cassazione ha negato l'agevolazione prima casa IMU a una società semplice che possedeva un immobile adibito ad abitazione principale da uno dei soci. La società aveva ricevuto avvisi di accertamento per il mancato pagamento dell'IMU per gli anni 2012-2013, contestando il disconoscimento del beneficio. I giudici hanno ribadito che le norme agevolative, essendo di carattere eccezionale, devono essere interpretate in modo stretto. L'agevolazione spetta solo alle persone fisiche, non alle persone giuridiche come le società, anche se semplici. La società è un soggetto autonomo e distinto dai soci, pertanto non può beneficiare dell'esenzione.
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L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un operatore estero il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2010. L'operatore ha impugnato l'atto, sostenendo discriminazione tra operatori nazionali ed esteri e l'illegittimità dell'imposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che l'imposta unica sulle scommesse si applica a tutti gli operatori, senza distinzione di sede, e che le ricevitorie senza concessione sono solidalmente responsabili per le annualità precedenti al 2011. L'imposta unica non è un'imposta sul volume d'affari e non viola la normativa europea sull'IVA.
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Un operatore di scommesse ha impugnato un avviso di accertamento per l'Imposta Unica Scommesse, sostenendo di non essere soggetto a tale tributo per le scommesse raccolte per conto di bookmaker esteri senza concessione e che l'imposta duplicasse l'IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha ribadito che l'operatore è soggetto passivo dell'Imposta Unica Scommesse anche per attività svolte per bookmaker esteri, purché le scommesse siano raccolte in Italia. Ha inoltre chiarito che l'Imposta Unica non è un'imposta sul volume d'affari e non viola la normativa europea in materia di IVA.
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Un bookmaker estero privo di concessione statale ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009. La società sosteneva di non essere tenuta al pagamento, invocando il diritto europeo e la sentenza della Corte Costituzionale che escludeva la responsabilità dei centri di trasmissione dati per gli anni antecedenti al 2011. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'esenzione stabilita dalla Consulta riguardava solo le ricevitorie collegate e non l'allibratore estero. L'operatore economico che organizza la raccolta di giocate in Italia resta pienamente obbligato al versamento del tributo, anche se privo di concessione e anche per i periodi d'imposta precedenti alla riforma del 2010.
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L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha contestato il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse a una società italiana operante come centro di trasmissione dati per conto di un operatore estero privo di concessione statale per l'anno 2012. Il gestore del centro ha impugnato l'avviso di accertamento sostenendo l'illegittimità del tributo e invocando il diritto dell'Unione Europea oltre all'esimente dell'incertezza normativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del gestore. I giudici hanno confermato che i titolari dei centri operanti sul suolo nazionale sono debitori d'imposta in solido con l'operatore estero, poiché l'attività di raccolta si perfeziona in Italia e non contrasta con le direttive europee.
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L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un bookmaker estero l'imposta unica sui giochi e lotterie per il 2009. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso la responsabilità fiscale del bookmaker estero, basandosi su una sentenza della Corte Costituzionale che riguardava le ricevitorie. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che, per le annualità d'imposta precedenti al 2011, il bookmaker estero, anche senza concessione, rimane soggetto all'imposta. Le ricevitorie, invece, sono escluse. La sentenza della CTR è stata annullata e la causa rinviata per una nuova decisione.
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L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha emesso un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse contro una società estera di betting per l'anno 2010. La società ha contestato la legittimità dell'imposta e la validità dell'atto per mancata traduzione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'imposta, ribadendo che non vi è discriminazione tra operatori nazionali ed esteri e che la tassa non è un'IVA. Ha anche ritenuto sanata la nullità per mancata traduzione, dato che la società si è comunque difesa. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni, riconoscendo un'obiettiva incertezza normativa per il 2010 sulla soggettività passiva del bookmaker estero. Le sanzioni sono state annullate, e le spese compensate.
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Una Società di Gestione del Risparmio (SGR) ha contestato un avviso di accertamento IMU da parte di un Comune per immobili conferiti a un fondo immobiliare nell'ambito di una privatizzazione di beni pubblici. La SGR sosteneva l'applicabilità delle esenzioni ICI. La Corte di Cassazione ha stabilito che le regole speciali per l'individuazione del soggetto passivo, originariamente previste per l'ICI nelle operazioni di privatizzazione immobiliare pubblica, si estendono anche all'IMU. Pertanto, il soggetto passivo non è la SGR o il fondo, ma gli enti pubblici che continuano a gestire e utilizzare i beni per scopi istituzionali. La sentenza chiarisce chi deve pagare l'IMU e privatizzazione immobiliare pubblica.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un operatore individuale che contestava un avviso di accertamento per l'Imposta unica sulle scommesse relative all'anno 2011. L'operatore raccoglieva scommesse in Italia per conto di bookmaker esteri senza concessione. La Corte ha confermato la legittimità della pretesa tributaria. Ha stabilito che l'Imposta unica sulle scommesse si applica anche agli intermediari di operatori esteri privi di concessione, purché l'attività di raccolta avvenga in Italia. Inoltre, ha ribadito che tale imposta è compatibile con la normativa europea e non costituisce una duplicazione dell'IVA. Il ricorso dell'operatore è stato rigettato, confermando la sua obbligazione fiscale.
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Un'azienda industriale chiedeva all'amministrazione finanziaria il rimborso accise energia elettrica per le addizionali provinciali versate indebitamente nelle bollette. L'amministrazione fiscale negava il rimborso sostenendo che l'azienda fosse solo il cliente finale e non il contribuente diretto. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni del Fisco. I giudici hanno chiarito che solo il fornitore di energia, in qualità di soggetto passivo d'imposta, può richiedere la restituzione del tributo all'Erario. Il cliente finale non può scavalcare il venditore per rivolgersi allo Stato: deve avviare una causa civile di ripetizione dell'indebito contro il proprio fornitore. L'azione diretta verso l'Erario resta un'eccezione concessa solo in caso di fallimento o impossibilità oggettiva del fornitore. Il ricorso dell'azienda è stato quindi respinto.
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Una società manifatturiera ha versato le imposte sui consumi elettrici per gli anni 2010 e 2011. Successivamente, l'azienda ha presentato all'Agenzia delle Dogane un'istanza per ottenere il rimborso addizionali accise energia elettrica, ritenendo il tributo provinciale contrario alla normativa dell'Unione Europea. Di fronte al silenzio-rifiuto dell'amministrazione, l'impresa ha promosso un ricorso tributario. La Corte di Cassazione ha definitivamente respinto le pretese della società consumatrice. I giudici supremi hanno chiarito che il cliente finale non può chiedere le somme direttamente al Fisco, perché solo il fornitore di energia è il debitore d'imposta verso l'Erario. Il cliente finale deve agire civilmente contro il fornitore, a meno che non provi la totale impossibilità o l'estrema difficoltà di rivalersi su quest'ultimo per cause legate alla situazione soggettiva del fornitore stesso.
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Una società industriale richiede all'Agenzia delle Dogane il rimborso addizionale accise energia versata tra il 2009 e il 2011, ritenendo l'imposta contraria al diritto comunitario. L'amministrazione finanziaria rifiuta l'istanza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente statale. I giudici stabiliscono che solo il fornitore di energia, in quanto unico debitore d'imposta verso l'Erario, può chiedere la restituzione al Fisco. L'utente finale, pur avendo sopportato economicamente il costo, non ha un rapporto tributario diretto con lo Stato. Il consumatore deve pertanto agire contro il venditore con una causa civile ordinaria di recupero crediti, salvo casi eccezionali di fallimento del fornitore.
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Una contribuente siciliana, colpita dal terremoto del 1990, ha richiesto il rimborso delle imposte IRPEF versate per il triennio 1990-1992 tramite il proprio datore di lavoro. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato la richiesta, sostenendo che il beneficio non spettasse ai lavoratori dipendenti e che l'istanza fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando il diritto al Rimborso imposte sisma 1990 nella misura del 90% di quanto versato. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione spetta al lavoratore (soggetto passivo sostanziale) e che la domanda, presentata nel 2009, rispetta ampiamente il termine di decadenza di due anni stabilito dalla legge di interpretazione autentica.
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L'Agenzia delle Dogane ha impugnato la decisione che riconosceva a un'azienda consumatrice finale il diritto al rimborso delle addizionali provinciali sulle accise per l'energia elettrica versate tra il 2010 e il 2011. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che il consumatore finale non ha la legittimazione diretta per chiedere il rimborso accise energia elettrica al fisco. Tale diritto spetta esclusivamente al fornitore, che è il vero soggetto passivo dell'imposta. Il consumatore può solo agire contro il fornitore con un'azione ordinaria di restituzione delle somme pagate indebitamente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza favorevole all'azienda, dichiarando inammissibile la sua richiesta originaria.
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Una pensionata italiana trasferitasi in Portogallo ha chiesto il rimborso dell'IRPEF trattenuta dall'INPS sulla sua pensione, invocando la Convenzione bilaterale contro la doppia imposizione internazionale. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che la pensione fosse esente in Portogallo e che mancassero le prove della reale residenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che per evitare la doppia imposizione internazionale è sufficiente il potenziale assoggettamento alle imposte nello Stato di residenza, a prescindere dall'effettivo prelievo fiscale. Inoltre, la contribuente ha ampiamente dimostrato la sua residenza all'estero per oltre 183 giorni tramite l'iscrizione all'AIRE, il contratto di affitto a Porto e le certificazioni delle autorità portoghesi. La pensionata ottiene così il definitivo rimborso delle somme trattenute e la condanna del Fisco alle spese.
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L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per imposte non pagate (Ires, Irap, Iva) nei confronti di un'associazione culturale non riconosciuta e del suo legale rappresentante. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto contro il rappresentante, ritenendo che mancasse la prova di una sua concreta gestione delle attività associative. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la responsabilità solidale del rappresentante legale per i debiti d'imposta sorge direttamente dalla legge. Chi firma la dichiarazione dei redditi e riveste la carica formale risponde dei debiti tributari dell'ente, a prescindere da una sua concreta ingerenza nella gestione quotidiana, a meno che non dimostri di aver correttamente adempiuto a tutti gli obblighi fiscali previsti.
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L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro un contribuente per attività finanziarie non dichiarate all'estero tra il 2007 e il 2010. Il contribuente sosteneva di avere la propria residenza fiscale all'estero, precisamente in Brasile, fin dal 2007. Tuttavia, la sua cancellazione dall'anagrafe italiana e l'iscrizione all'AIRE erano avvenute solo nel 2011. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'iscrizione all'anagrafe della popolazione residente in Italia costituisce un criterio formale assoluto. Fino a quando non avviene la formale cancellazione dall'anagrafe italiana, il cittadino è considerato fiscalmente residente in Italia, rendendo irrilevante l'effettivo trasferimento all'estero. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale.
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Una società di servizi ha pagato per errore aliquote ordinarie sul gas invece di quelle agevolate per uso industriale. Ha quindi chiesto direttamente all'Agenzia delle Dogane il rimborso delle accise versate in più. La Corte di Cassazione ha stabilito che il consumatore finale non può richiedere direttamente al Fisco la restituzione delle somme. Il rapporto tributario esiste solo tra lo Stato e il fornitore del servizio. Di conseguenza, l'utente deve avviare un'azione civile di restituzione contro il fornitore, il quale poi chiederà il rimborso all'erario. L'azione diretta contro lo Stato è ammessa solo in casi eccezionali, come il fallimento del fornitore. Vince l'Agenzia delle Dogane.
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La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla `soggettività tributaria società`. Una società ha ricevuto un avviso di accertamento fiscale per l'anno 2015. La società ha contestato l'atto, sostenendo di non esistere legalmente in quell'anno, poiché la sua iscrizione nel Registro delle Imprese è avvenuta solo nel 2017. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che l'iscrizione nel Registro delle Imprese ha efficacia costitutiva per la nascita della persona giuridica e, di conseguenza, della sua soggettività tributaria. L'accertamento è stato annullato, poiché la società non poteva essere soggetto passivo d'imposta prima della sua effettiva esistenza giuridica.
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