Definizione agevolata: come chiudere le liti tributarie in Cassazione
La definizione agevolata rappresenta uno strumento cruciale per i contribuenti che desiderano porre fine a lunghi contenziosi con l’amministrazione finanziaria. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione conferma l’efficacia di questa procedura nel determinare l’estinzione automatica del giudizio, anche in sede di legittimità, qualora vengano rispettati i requisiti documentali e temporali previsti dalla legge.
Il caso oggetto di analisi
La vicenda trae origine dalla notifica di due avvisi di accertamento sintetico del reddito per le annualità 2007 e 2008. Il contribuente aveva contestato la pretesa fiscale ottenendo parziali successi nei gradi di merito. Tuttavia, sia l’Agenzia delle Entrate che il privato avevano proposto ricorso in Cassazione per contestare la quantificazione del reddito operata dai giudici d’appello.
L’adesione alla pace fiscale
Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il contribuente ha scelto di avvalersi della definizione agevolata delle liti tributarie pendenti, ai sensi dell’art. 6 del D.L. n. 119 del 2018. Tale scelta è stata formalizzata attraverso il deposito di una memoria e della documentazione attestante la presentazione dell’istanza di sanatoria, dichiarando che nulla era più dovuto al fisco per le annualità contestate.
Le motivazioni
La Suprema Corte ha fondato la propria decisione sul dato normativo testuale dell’art. 6, comma 13, del D.L. 119/2018. Secondo tale disposizione, in presenza di una dichiarazione di voler beneficiare della definizione agevolata, il processo deve essere dichiarato estinto se nessuna delle parti presenta un’apposita istanza di trattazione entro il termine del 31 dicembre 2020. Nel caso di specie, i giudici hanno rilevato che nessuna delle parti ha manifestato la volontà di proseguire il giudizio nel merito. Inoltre, non è emerso alcun provvedimento di diniego della sanatoria da parte dell’Agenzia delle Entrate che potesse giustificare la continuazione della lite. La giurisprudenza di legittimità è costante nel ritenere che, in assenza di istanza di trattazione, l’estinzione operi di diritto al decorrere del termine prefissato dal legislatore.
Le conclusioni
Il provvedimento si conclude con la declaratoria di estinzione dei giudizi riuniti. Un aspetto di rilievo pratico riguarda la regolamentazione delle spese di lite: la Corte ha stabilito che le stesse restano a carico della parte che le ha anticipate. Questa è la conseguenza tipica delle ipotesi di estinzione legate a condoni o sanatorie fiscali, dove la chiusura del processo non avviene per soccombenza di una parte, ma per una scelta transattiva agevolata dalla legge. Per i contribuenti, ciò significa che l’adesione alla definizione agevolata garantisce la certezza della chiusura del debito d’imposta, pur comportando l’impossibilità di recuperare le spese legali sostenute durante il giudizio.
Cosa accade se non si presenta l’istanza di trattazione dopo la sanatoria?
Il processo tributario si estingue automaticamente allo scadere dei termini di legge, impedendo alla Corte di decidere sul merito della causa.
Chi paga le spese legali in caso di definizione agevolata?
Le spese restano a carico della parte che le ha anticipate, senza possibilità di ottenerne il rimborso dalla controparte.
Quale documentazione serve per provare la definizione della lite?
È necessario depositare la dichiarazione di avvalersi della sanatoria e la prova del pagamento o della regolarità dell’istanza presentata.