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Violazione Daspo: firma una volta ma non due, condannato

Un tifoso sottoposto a Daspo aveva il doppio obbligo di firma in caserma durante le partite. Pur presentandosi alla prima convocazione, ometteva la seconda. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per violazione prescrizioni Daspo, respingendo la tesi della semplice dimenticanza. Secondo i giudici, il fatto di aver adempiuto al primo obbligo dimostra che il soggetto era consapevole dei suoi doveri. La mancata presentazione alla seconda firma, prevista a breve distanza dalla prima, non può essere considerata una svista, ma una scelta volontaria e quindi un comportamento doloso. Il ricorso del tifoso è stato dichiarato inammissibile.

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Pubblicato il 29 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 10375 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 3 n. 10375/2023)

Violazione prescrizioni Daspo: quando la dimenticanza non è una scusa

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha stabilito un principio importante in materia di violazione prescrizioni Daspo. Il caso riguarda un tifoso che, pur rispettando parzialmente i suoi obblighi, è stato comunque condannato. Questa decisione chiarisce la linea sottile che separa una semplice svista da un comportamento penalmente rilevante, ovvero intenzionale.

I fatti del caso: un doppio obbligo, una sola firma

La vicenda ha origine da un provvedimento di Daspo emesso dal Questore nei confronti di un tifoso. Questa misura, oltre a vietargli l’accesso allo stadio, gli imponeva un obbligo specifico: presentarsi presso la locale caserma dei Carabinieri in due momenti precisi durante le partite della sua squadra. In particolare, doveva firmare 30 minuti dopo l’inizio del primo tempo e 30 minuti prima della fine dell’incontro.

In occasione di una partita, il tifoso si è presentato regolarmente per la prima firma, adempiendo al primo dei suoi doveri. Tuttavia, ha omesso di presentarsi per la seconda firma. Questo comportamento lo ha portato a subire un processo penale per la violazione degli obblighi imposti dal Daspo.

La difesa del tifoso e le sue argomentazioni

Davanti ai giudici, la difesa del tifoso ha tentato di smontare l’accusa su due fronti. In primo luogo, ha sostenuto che il provvedimento Daspo fosse inefficace perché, a suo dire, mancava della necessaria convalida da parte del Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.). In secondo luogo, ha affermato che non ci fosse la volontà di commettere il reato. La mancata seconda firma, secondo la difesa, non era frutto di una scelta deliberata, ma di una semplice dimenticanza, escludendo quindi l’esistenza del dolo (l’intenzione di violare la legge).

La violazione prescrizioni Daspo secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha respinto completamente le argomentazioni della difesa, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno smontato punto per punto la linea difensiva. Prima di tutto, hanno accertato che, contrariamente a quanto sostenuto, il Daspo era stato regolarmente convalidato dal G.I.P., rendendo le prescrizioni pienamente valide ed efficaci.

Le motivazioni: perché la dimenticanza non è una scusa

Il punto centrale della sentenza riguarda l’elemento psicologico del reato. La Corte ha spiegato che la condotta del tifoso non poteva essere liquidata come una ‘mera dimenticanza’. Il fatto che si fosse presentato per la prima firma dimostrava in modo inequivocabile la sua consapevolezza degli obblighi. La seconda firma era prevista a distanza di poco tempo dalla prima. Pertanto, secondo i giudici, è irragionevole pensare a una svista. La sua assenza è stata interpretata come una scelta consapevole e volontaria di non adempiere al secondo obbligo. Questo configura pienamente il dolo, cioè l’intenzione richiesta per commettere il reato di violazione prescrizioni Daspo.

Le conclusioni: la condanna per la violazione del Daspo è definitiva

Con questa decisione, la Cassazione ha confermato la condanna del tifoso. L’esito finale è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro. La sentenza ribadisce un principio di rigore: gli obblighi derivanti da misure di prevenzione come il Daspo devono essere rispettati scrupolosamente. L’adempimento parziale non è sufficiente a escludere la responsabilità penale e la scusa della dimenticanza, in contesti come questo, non trova spazio.

Cosa succede se non rispetto l’obbligo di firma del Daspo?
Si commette un reato, punito con la reclusione e una multa, come stabilito dalla legge 401/1989. La violazione delle prescrizioni è una fattispecie penale autonoma.

Posso giustificare una violazione del Daspo dicendo che me ne sono dimenticato?
Generalmente no. Come chiarito da questa sentenza, la ‘mera dimenticanza’ non è una scusa valida, specialmente se altri obblighi ravvicinati sono stati rispettati. La violazione viene considerata intenzionale (dolo).

Il Daspo con obbligo di firma è sempre valido?
No, per essere efficace deve essere convalidato da un Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.). Senza questa convalida, le prescrizioni imposte non sono valide e la loro violazione non costituisce reato.

Termini giuridici

Daspo
Acronimo di 'Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive'. È una misura di prevenzione che vieta a una persona, ritenuta pericolosa per l'ordine pubblico, di entrare nei luoghi dove si svolgono competizioni sportive.
Dolo
L'elemento psicologico del reato che consiste nella coscienza e volontà di compiere un'azione illegale. È l'intenzione di commettere il reato.
Convalida del G.I.P.
L'atto con cui il Giudice per le Indagini Preliminari controlla e conferma la legittimità di un provvedimento restrittivo, come il Daspo con obbligo di firma, emesso dall'autorità di pubblica sicurezza (Questore).
Ricorso inammissibile
Quando un ricorso (ad esempio in Cassazione) non viene nemmeno esaminato nel merito perché manca dei requisiti di legge o è palesemente infondato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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