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Truffa e recidiva: la Riforma Cartabia estingue il reato

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l’estinzione di un reato di truffa. Inizialmente, la Procura sosteneva che la recidiva dell’imputato dovesse rendere il reato perseguibile d’ufficio, nonostante la vittima avesse ritirato la querela. Tuttavia, una recente modifica legislativa (Riforma Cartabia) ha cambiato le regole. La Corte ha stabilito che la nuova norma (art. 649-bis c.p.) rende irrilevante la recidiva ai fini della procedibilità del reato di truffa. Di conseguenza, la remissione della querela estingue sempre il reato, e l’appello della Procura ha perso ogni interesse ad agire.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17097 Anno 2023
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Pubblicato il 7 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17097 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 17097/2023)

Truffa e Riforma Cartabia: la parola della vittima torna centrale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha consolidato un importante cambiamento introdotto dalla Riforma Cartabia, modificando in modo significativo la procedibilità del reato di truffa. La decisione chiarisce che, anche in presenza di recidiva, la volontà della vittima che ritira la querela è decisiva per estinguere il reato. Questo principio rafforza la centralità della persona offesa nel processo penale per questo tipo di illeciti.

Il caso: una truffa e una querela ritirata

La vicenda ha origine da un’accusa di truffa a carico di un individuo. La persona offesa, dopo aver inizialmente sporto querela, decideva in un secondo momento di ritirarla. In base a questo atto, chiamato remissione di querela, il Tribunale dichiarava l’estinzione del reato. La Procura, tuttavia, non accettava questa conclusione e presentava ricorso. Il motivo del contendere era una circostanza specifica: l’imputato era un soggetto recidivo, ovvero aveva già commesso altri reati in passato.

La vecchia regola: il problema della recidiva

Prima della Riforma Cartabia, la legge prevedeva un’eccezione importante. Sebbene la truffa fosse un reato procedibile a querela di parte, la presenza di alcune aggravanti, tra cui la recidiva reiterata, trasformava la sua procedibilità. In questi casi, il reato diventava procedibile d’ufficio. Ciò significava che lo Stato poteva e doveva portare avanti il processo penale contro il colpevole, anche contro la volontà della vittima che aveva ritirato la sua denuncia. La Procura basava il suo ricorso proprio su questa regola, sostenendo che il Tribunale avesse sbagliato a non considerare la recidiva dell’imputato.

La novità legislativa e la procedibilità del reato di truffa

Il quadro normativo è però radicalmente cambiato con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 150 del 2022, la cosiddetta Riforma Cartabia. Questa legge ha introdotto l’articolo 649-bis nel codice penale. La nuova norma stabilisce chiaramente che, per il reato di truffa, la presenza della recidiva non rende più il reato procedibile d’ufficio. In altre parole, il legislatore ha deciso di rendere la recidiva irrilevante ai fini della procedibilità del reato di truffa. La truffa, quindi, torna ad essere perseguibile quasi esclusivamente a querela della persona offesa.

Le motivazioni: perché il ricorso della Procura è inammissibile

La Corte di Cassazione ha applicato direttamente la nuova legge. I giudici hanno osservato che, al momento della decisione, la norma era cambiata. L’obiettivo del ricorso del Pubblico Ministero era far valere la recidiva per rendere il reato procedibile d’ufficio. Tuttavia, dato che la nuova legge esclude esplicitamente questa possibilità, il ricorso è diventato inutile. La Corte ha quindi dichiarato l’inammissibilità per ‘sopravvenuta carenza di interesse’. La modifica legislativa ha, di fatto, privato l’azione della Procura di qualsiasi scopo pratico.

Le conclusioni: cosa cambia per la procedibilità del reato di truffa

Questa decisione conferma un principio fondamentale della Riforma Cartabia: la volontà della vittima nel reato di truffa è sovrana. Salvo casi aggravati specifici (diversi dalla recidiva), se la persona offesa decide di non procedere o di ritirare la querela, il processo si ferma. La condizione di recidivo dell’imputato non è più un ostacolo all’estinzione del reato. La procedibilità del reato di truffa è ora saldamente ancorata alla scelta della parte lesa, che può decidere di porre fine alla vicenda processuale attraverso la remissione.

Se sono un recidivo e commetto una truffa, il processo va avanti anche se la vittima ritira la denuncia?
No, dopo la Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022), la truffa è procedibile solo a querela. Se la vittima la ritira, il reato si estingue, indipendentemente dalla sua condizione di recidivo.

Cosa significa che un reato è procedibile a querela?
Significa che lo Stato può iniziare un processo penale solo se la persona offesa presenta una specifica richiesta di punizione, chiamata querela. In assenza di querela, o se viene ritirata, l’azione penale non può iniziare o proseguire.

La Riforma Cartabia ha reso tutti i reati procedibili a querela?
No, la riforma ha modificato il regime di procedibilità solo per alcuni reati specifici, come la truffa. Molti altri reati, soprattutto i più gravi, restano procedibili d’ufficio, cioè per iniziativa autonoma dello Stato.

Termini giuridici

Remissione di querela
L'atto con cui la vittima di un reato ritira la propria denuncia (querela), causando l'estinzione del procedimento nei casi previsti dalla legge.
Recidiva
La condizione giuridica di chi commette un nuovo reato dopo aver già ricevuto una condanna definitiva per un altro delitto. Può comportare un aumento di pena.
Procedibilità d'ufficio
L'obbligo per lo Stato di avviare un'azione penale per certi reati, anche senza una denuncia formale della vittima.
Querela
La dichiarazione con cui la persona offesa da un reato manifesta la volontà che si proceda penalmente contro il colpevole.
Carenza di interesse
Situazione processuale in cui un ricorso o un'azione legale perde la sua utilità pratica, ad esempio per un cambiamento della legge, rendendolo inammissibile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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