Definizione
Atto con cui la persona offesa da un reato procedibile a querela rinuncia a chiederne la punizione, estinguendo il reato stesso.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 1.206 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 75% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 75%
- Rigettato 5%
- Inammissibile 19%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 750%
- Penale Sez. 231%
- Penale Sez. 519%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 24246/2004in 209 provvedimenti
- Cass. 49226/2016in 80 provvedimenti
- Cass. 37688/2014in 73 provvedimenti
- Cass. 45594/2021in 62 provvedimenti
- Cass. 9154/2020in 46 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione per un uomo accusato di violazione del divieto di avvicinamento e allontanamento dalla casa familiare. L'imputato si era recato presso l'abitazione della madre, sostenendo di aver agito in buona fede dopo che il giorno prima la donna aveva manifestato l'intenzione di ritirare la querela e riaccoglierlo. La difesa invocava l'errore sul fatto e la particolare tenuità del reato. I giudici hanno chiarito che il consenso o l'invito della vittima non elidono l'obbligo penale: la misura cautelare resta vincolante finché non interviene un provvedimento formale del giudice. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Un automobilista insegue e sperona da tergo l'auto guidata dal fratello della sua ex compagna, facendola ribaltare in un campo dopo una caduta di circa un metro e mezzo. I giudici di merito condannano l'uomo per tentato omicidio a otto anni di reclusione e assolvono un terzo soggetto dall'accusa di subornazione per aver proposto un risarcimento in cambio del ritiro della denuncia. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della pubblica accusa sull'assoluzione del terzo soggetto, ma accoglie il ricorso dell'imputato principale. I giudici di legittimità chiariscono che il delitto tentato richiede il dolo diretto, anche nella forma alternativa, e non ammette il dolo eventuale. L'atto di speronare un veicolo a velocità sostenuta con un solo impatto non prova automaticamente l'intenzione di uccidere, rendendo necessario un nuovo giudizio d'appello.
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La proprietaria di un immobile subiva una condanna penale nei primi due gradi di giudizio per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, avendo sostituito la serratura della porta d'ingresso per impedire l'accesso all'inquilino. La donna presentava ricorso alla Suprema Corte, sostenendo di aver avvisato i residenti e consegnato le nuove chiavi a una vicina. Nelle more del procedimento di legittimità, la persona offesa rimetteva formalmente la querela e l'imputata accettava tale revoca. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo, ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta estinzione del reato, ponendo le sole spese vive del giudizio a carico della ricorrente.
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Due imputati hanno concordato una pena per aver venduto un'imbarcazione priva dei requisiti di conformità e con marcatura contraffatta, provocandone il sequestro. La società acquirente ha presentato atto di costituzione di parte civile per ottenere i danni. Gli imputati hanno contestato la richiesta per un errore nel numero identificativo della barca e per l'esistenza di un accordo economico privato, non incassato, con cui la vittima prometteva di non agire. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli imputati. I giudici hanno confermato la validità della costituzione poiché l'errore materiale non creava dubbi sul danno e la transazione privata non impedisce l'azione risarcitoria nel processo penale se non rispetta le forme di legge. Gli imputati pagano le spese.
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La Corte d'appello confermava la condanna nei confronti di un imputato per il reato di furto aggravato. Durante i termini per proporre ricorso in Cassazione, la persona offesa formalizzava la remissione di querela e l'imputato dichiarava di accettarla. Il difensore impugnava quindi la pronuncia facendo valere il sopravvenuto ritiro dell'istanza punitiva. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando estinto il reato. I giudici hanno chiarito che il ritiro della querela, intervenuto prima della definitività della sentenza e a fronte di un ricorso tempestivo, cancella l'illecito penale, ponendo le spese del procedimento a carico del querelato in mancanza di diversi accordi.
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La Corte d'Appello confermava la condanna di un imputato per il delitto di furto. Prima della scadenza per ricorrere alla Suprema Corte, la vittima ritirava l'atto di accusa e l'interessato accettava formalmente questo ritiro. La difesa proponeva tempestivo ricorso denunciando l'estinzione dell'illecito. I giudici di legittimità hanno accolto la censura e cancellato la condanna, stabilendo che la remissione di querela, intervenuta prima che la decisione diventi definitiva, cancella immediatamente l'illecito penale prevalendo sulle questioni processuali. Poiché le parti non avevano stabilito patti diversi, la Corte ha posto i costi del procedimento a carico dell'imputato.
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Il Tribunale di sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento in prova terapeutico nei confronti di un condannato. La decisione è scaturita da due nuove denunce per minacce: una rivolta alla nuora per costringerla a ritrattare accuse di maltrattamenti e l'altra ai danni del dipendente di un centro scommesse. Il condannato ha presentato ricorso per cassazione, sostenendo che la nuora avesse rimesso la querela dichiarando il falso. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. La remissione di querela risultava infatti frutto di pressioni familiari indebite, e il ricorso non contestava la seconda minaccia contestata. L'uomo deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Due soggetti subiscono una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per il reato di truffa. Entrambi impugnano la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la regolarità delle individuazioni fotografiche e il diniego delle attenuanti. Poco prima della decisione, le vittime formalizzano il ritiro della denuncia. Gli imputati accettano immediatamente la dichiarazione. La Suprema Corte accerta l'estinzione del reato per sopravvenuta remissione di querela e annulla la sentenza senza rinvio. Il collegio revoca integralmente i risarcimenti civili assegnati alle vittime e addebita le spese di giustizia ai condannati.
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La Corte d'appello aveva condannato l'imputato per truffa aggravata ai danni di due persone. Il condannato ha proposto ricorso per cassazione denunciando violazioni di legge e vizi logici della motivazione. Poco prima dell'udienza di legittimità, le vittime hanno depositato formale atto di rinuncia alla costituzione di parte civile e remissione di querela tramite procuratore speciale. L'imputato ha formalmente accettato tale revoca. Trattandosi di un reato procedibile a querela di parte, i giudici supremi hanno cancellato la precedente condanna ed eliminato le statuizioni civilistiche risarcitorie. In assenza di un patto espresso tra le parti sui costi giudiziari, la Corte ha tuttavia posto a carico del prosciolto le spese vive anticipate dallo Stato.
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Un cittadino subiva una condanna penale per i reati di percosse e minaccia nei primi due gradi di giudizio. L'imputato proponeva quindi ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento di legittimità, la persona offesa presentava formale remissione di querela e l'imputato accettava tale revoca. I giudici supremi hanno accertato la tempestività dell'impugnazione e la validità dell'accordo tra le parti. La Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio per intervenuta estinzione dei reati, ponendo a carico dell'imputato le spese processuali.
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Il Tribunale dichiarava estinto il reato a carico di un imputato per remissione tacita della querela, poiché la persona offesa non si era presentata a testimoniare. Tuttavia, alla precedente udienza la persona offesa si era presentata regolarmente, ma il processo era stato rinviato per impedimento dell'imputato senza che il giudice avvertisse la vittima dei rischi legati a una sua futura assenza. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno accolto il ricorso, spiegando che l'assenza ingiustificata del testimone estingue l'azione penale solo se il giudice rinnova chiaramente l'espresso avviso delle conseguenze di legge anche in caso di rinvio, non bastando la notifica iniziale. La sentenza di proscioglimento è stata quindi annullata con rinvio.
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I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di minaccia. Successivamente l'imputato ha presentato ricorso per cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la persona offesa ha formalizzato la remissione di querela e l'imputato l'ha formalmente accettata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la remissione intervenuta durante il giudizio di cassazione cancella il reato se l'atto di impugnazione risulta presentato nei termini. I giudici supremi hanno quindi annullato la condanna senza rinvio per intervenuta estinzione del reato, ponendo le spese del procedimento a carico dell'imputato.
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Un uomo sottoposto a restrizione ottiene il permesso di allontanarsi dalla propria abitazione per motivi di salute ed effettuare una visita in ospedale. L'imputato sfrutta questo permesso come pretesto e, senza attendere il controllo medico, raggiunge la vittima dei suoi precedenti atti persecutori. Accusato del reato di evasione, l'uomo contesta la sentenza di appello che non gli concede le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per la genericità dei motivi sollevati. I giudici confermano che il magistrato non deve esaminare ogni dettaglio, ma basta valorizzare elementi decisivi. Nel caso esaminato, la condotta dimostra una forte scaltrezza incompatibile con il beneficio della riduzione di pena. L'imputato perde il ricorso, deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende e sostenere tutte le spese del giudizio.
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I giudici di merito condannano l'imputato per plurimi episodi di truffa ai danni di diversi cittadini. Il condannato impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza del ricorso, le persone offese decidono di ritirare formalmente le accuse tramite i propri procuratori speciali. L'imputato accetta ritualmente tale rinuncia. La Suprema Corte accerta la validità degli atti depositati e dichiara estinti i reati per remissione di querela. La riforma penale rende la truffa procedibile solo a querela di parte anche in presenza di recidiva qualificata. I giudici di legittimità annullano senza rinvio la condanna precedente e addebitano le spese del procedimento penale all'imputato, in mancanza di accordi contrari tra le parti.
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Il Giudice di Pace condannava l'imputato per un reato perseguibile a querela di parte. L'imputato proponeva quindi ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la sentenza. Nelle more del giudizio di legittimità, la persona offesa decideva di revocare formalmente l'atto di accusa. L'imputato accettava tempestivamente tale decisione. La Suprema Corte ha preso atto del sopravvenuto difetto della condizione di procedibilità determinato dalla tempestiva remissione della querela e dalla relativa accettazione. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato la condanna senza rinvio per sopravvenuta estinzione del reato, ponendo fine al procedimento penale e regolando le spese a carico dell'imputato.
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Un cittadino condannato per diffamazione ha presentato ricorso per contestare la sentenza di merito. La difesa ha sostenuto che l'assenza della vittima all'udienza costituisse una remissione tacita di querela, chiedendo inoltre il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che l'assenza della persona offesa comporta l'estinzione del reato soltanto se la stessa riceve una citazione formale in qualità di testimone. Nel giudizio con rito abbreviato, la parte lesa non partecipa come teste, pertanto la sua mancata presenza non cancella l'accusa. La Suprema Corte ha inoltre confermato la gravità oggettiva della condotta lesiva, condannando il ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte d'appello confermava la condanna di un imputato per il reato di furto. Il difensore proponeva tempestivo ricorso in Cassazione eccependo violazioni di legge e vizi logici sulla responsabilità. Nelle more del giudizio di legittimità, la persona offesa formalizzava la remissione di querela davanti ai Carabinieri e l'imputato accettava tale revoca. I giudici supremi hanno stabilito che l'accordo estintivo tra le parti prevale sulle censure difensive e cancella l'illecito penale. La Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio per estinzione del reato, addebitando tuttavia le spese vive del procedimento a carico dell'imputato querelato per mancanza di diversi accordi.
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Due uomini hanno costretto la persona offesa a salire in auto, trattenendola in un garage con minacce e corde per riavere il corrispettivo di pratiche burocratiche illecite e pretendere la sua auto in garanzia. La Cassazione ha confermato la condanna per sequestro di persona a scopo di estorsione. I giudici hanno escluso il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni perché il credito nasceva da un patto vietato dalla legge e mirava a beni sproporzionati rispetto alla somma iniziale. La Suprema Corte ha però annullato con rinvio la confisca di ottomila euro consegnata dai familiari della vittima dopo una transazione privata: il giudice di merito dovrà chiarire con una motivazione specifica se quella somma rappresenti davvero il profitto del delitto.
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La vicenda nasce da un conflitto di vicinato legato alla musica emessa da un locale commerciale. La persona offesa, costituitasi parte civile, accusava il vicino del reato di molestie. Dopo una condanna iniziale, la Corte di appello assolveva l'imputato con formula piena perché il fatto non sussiste, escludendo il biasimevole motivo per via del disturbo subito. La parte civile proponeva impugnazione in sede di legittimità per contestare la sentenza assolutoria. Successivamente, prima della decisione, il difensore della parte civile formalizzava la rinuncia al ricorso e le parti depositavano la remissione di querela con relativa accettazione. I giudici della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione proprio a seguito della rinuncia al ricorso, condannando la ricorrente alle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Due imputati rispondevano di lesioni e minacce nell'ambito di un procedimento penale complesso. La Corte di Cassazione aveva gia confermato in via definitiva la loro responsabilita penale per tali addebiti, disponendo un nuovo giudizio solo per rideterminare la pena. Nelle more del giudizio di rinvio, la persona offesa ha ritirato le accuse. Gli imputati hanno invocato la remissione di querela per ottenere l'estinzione integrale delle condanne residue. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e confermato le pene. I giudici hanno chiarito che la remissione di querela perde ogni efficacia sui reati coperti da giudicato parziale relativo all'accertamento della colpevolezza.
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