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Spaccio in carcere: negata lieve entità, ricorso inammissibile

Un Lavoratore, dopo aver usufruito di un permesso premio, introduceva in carcere quasi 100 grammi di hashish, quantità da cui si potevano ricavare oltre 500 dosi. Il Lavoratore ha impugnato la condanna, contestando la mancata applicazione della “lieve entità spaccio” e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la “lieve entità spaccio” non si applica per la significativa quantità di droga e le specifiche modalità dell’azione, come l’introduzione in un istituto penitenziario. Ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo sufficiente il riferimento ai precedenti penali del ricorrente. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 26378 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 26378/2022)

La “lieve entità spaccio”: un caso di introduzione di droga in carcere

Il concetto di “lieve entità spaccio” è cruciale nel diritto penale italiano, specialmente per i reati legati agli stupefacenti. Questo principio permette una riduzione della pena quando il fatto commesso è considerato di minore gravità. Tuttavia, la sua applicazione non è automatica e dipende da una serie di fattori che i giudici devono attentamente valutare. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito ancora una volta i limiti di questa attenuante, in un caso che ha visto protagonista un Lavoratore che ha introdotto droga in un istituto penitenziario.

I fatti: droga in carcere dopo un permesso premio

La vicenda ha riguardato un Lavoratore che, dopo aver beneficiato di un permesso premio, ha tentato di reintrodurre in carcere una quantità significativa di hashish. Si trattava di quasi 100 grammi di sostanza, da cui era possibile ricavare oltre 500 dosi. Questo gesto ha innescato un procedimento penale che ha portato alla sua condanna. La gravità del fatto non risiedeva solo nella quantità di droga, ma anche nel contesto in cui l’introduzione è avvenuta: un ambiente carcerario, dove la circolazione di sostanze stupefacenti è particolarmente dannosa e pericolosa.

La contestazione del Lavoratore sulla lieve entità spaccio

Il Lavoratore, non accettando la condanna, ha presentato ricorso. Ha sostenuto che il suo comportamento dovesse essere inquadrato nella fattispecie della “lieve entità spaccio”, che avrebbe comportato una pena più mite. Ha anche contestato la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, che sono fattori non specifici previsti dalla legge ma che il giudice può considerare per ridurre la pena. Il Lavoratore riteneva che la sua situazione personale e le modalità del fatto giustificassero l’applicazione di tali benefici.

Il principio della “minima offensività” per la lieve entità spaccio

La giurisprudenza della Corte di Cassazione, in particolare le Sezioni Unite, ha stabilito un principio chiaro per l’applicazione della “lieve entità spaccio”. Questo beneficio si può riconoscere solo quando la condotta criminale presenta una “minima offensività penale”. Per valutare questa minima offensività, i giudici devono considerare sia il dato qualitativo e quantitativo della droga, sia altri parametri come i mezzi usati, le modalità dell’azione e le circostanze specifiche. Se anche solo uno di questi indici risulta grave, la possibilità di riconoscere la lieve entità viene meno, rendendo irrilevante ogni altra considerazione.

Le motivazioni: perché la lieve entità spaccio è stata negata

Nel caso specifico, la Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso del Lavoratore inammissibile. I giudici hanno confermato che la “lieve entità spaccio” non poteva essere riconosciuta. Hanno basato questa decisione su due elementi principali: la quantità considerevole di hashish (quasi 100 grammi, con oltre 500 dosi ricavabili) e le modalità dell’azione, ovvero l’introduzione della droga all’interno di un carcere dopo un permesso premio. Questi fattori, considerati singolarmente e nel loro insieme, hanno escluso la “minima offensività” richiesta dalla legge. Per quanto riguarda le circostanze attenuanti generiche, la Corte ha ribadito che il diniego era giustificato dal riferimento ai precedenti penali del Lavoratore, un elemento decisivo che i giudici di merito avevano correttamente valutato.

Le conclusioni: ricorso inammissibile e condanna alle spese

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Lavoratore inammissibile. Questo significa che il ricorso non ha superato il vaglio preliminare di ammissibilità, perché le argomentazioni presentate erano manifestamente infondate e riproducevano questioni già affrontate e risolte dai giudici precedenti. Di conseguenza, la Corte ha condannato il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa decisione ribadisce l’importanza di un’attenta valutazione delle condizioni per l’applicazione della “lieve entità spaccio” e delle circostanze attenuanti, specialmente in contesti di particolare allarme sociale come l’introduzione di droga in carcere.

Cos’è la lieve entità nel reato di spaccio?
La lieve entità è una circostanza attenuante che riduce la pena per il reato di spaccio di stupefacenti quando il fatto è considerato di minima gravità. La sua applicazione dipende dalla quantità e qualità della droga, dai mezzi usati e dalle modalità dell’azione.

Quando non si applicano le circostanze attenuanti generiche?
Le circostanze attenuanti generiche non si applicano quando il giudice ritiene che non ci siano elementi sufficienti per concederle, spesso basandosi su fattori come i precedenti penali dell’imputato o la gravità oggettiva del fatto.

Cosa significa che un ricorso è inammissibile?
Un ricorso è inammissibile quando non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge. In questi casi, il giudice non entra nel merito della questione e il ricorso viene rigettato senza esaminare le argomentazioni presentate.

Termini giuridici

Ricorso
Un'istanza presentata a un'autorità giudiziaria superiore per chiedere la revisione di una decisione precedente.
Lieve entità
Una qualificazione di un reato che ne riduce la gravità, portando a pene meno severe, se le circostanze lo giustificano.
Circostanze attenuanti generiche
Fattori non specificamente previsti dalla legge ma riconosciuti dal giudice che possono diminuire la pena per un reato.
Inammissibile
Un atto processuale che non può essere esaminato nel merito perché non rispetta i requisiti di legge.
Ordinanza
Un provvedimento del giudice che decide su questioni procedurali o su aspetti secondari del processo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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