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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico

La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché generico e ripetitivo. L’imputato, condannato per evasione, non ha contestato le motivazioni della Corte d’Appello sul diniego della particolare tenuità del fatto, rendendo il suo ricorso una mera riproposizione dei motivi precedenti. Di conseguenza, è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 6 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 40389 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 40389/2024)

Ricorso Inammissibile: La Cassazione Sconfessa l’Appello Generico

Presentare un ricorso in Cassazione richiede specificità e un confronto diretto con le motivazioni della sentenza impugnata. Un ricorso inammissibile è spesso la conseguenza di motivi generici e ripetitivi, che non apportano nuovi elementi di diritto. Con l’ordinanza n. 40389/2024, la Corte di Cassazione ribadisce questo principio fondamentale, dichiarando inammissibile l’appello di un imputato condannato per evasione, il quale si era limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in secondo grado.

I Fatti di Causa: Condanna per Evasione

Il caso ha origine dalla condanna di un individuo per il reato di evasione. La Corte d’Appello di Bologna aveva confermato la sentenza di primo grado, respingendo la richiesta della difesa di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131-bis del codice penale. L’imputato decideva quindi di presentare ricorso per Cassazione, lamentando una presunta violazione di legge proprio in relazione al diniego di tale beneficio.

Il Ricorso Inammissibile in Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato il ricorso e lo ha rapidamente liquidato come inammissibile. Il fulcro della decisione risiede nella natura stessa dei motivi presentati dal ricorrente. Secondo i giudici, l’appello era viziato da due difetti capitali: la genericità e la mera reiterazione dei motivi già avanzati in appello. L’imputato non si era confrontato in modo critico e specifico con la motivazione della Corte territoriale, che pure era stata definita coerente e logica. Di fatto, il ricorso era una copia di quello precedente, ignorando completamente le ragioni per cui i giudici di secondo grado avevano rigettato le sue istanze.

Le Motivazioni della Corte: Genericità e Mancato Confronto

La Cassazione ha sottolineato che un ricorso non può limitarsi a riproporre le stesse doglianze già esaminate e respinte, ma deve specificamente individuare i vizi logici o giuridici della sentenza impugnata. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva fornito una motivazione coerente per negare l’applicazione dell’art. 131-bis, riconoscendo peraltro la causa di non punibilità per uno degli episodi di evasione accertati. Il ricorrente, non avendo contestato nel merito tale ragionamento, ha reso il suo ricorso privo di fondamento e, quindi, inammissibile. La Corte ha richiamato il principio secondo cui, in assenza di una critica puntuale alla decisione di secondo grado, il ricorso perde la sua funzione e si trasforma in un inutile tentativo di ottenere un terzo grado di giudizio sul merito, non consentito in sede di legittimità.

Conclusioni: Le Conseguenze di un Ricorso Inammissibile

La dichiarazione di inammissibilità ha comportato conseguenze significative per il ricorrente. Come previsto dalla legge, egli è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Inoltre, la Corte ha imposto il versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria è stata giustificata sulla base della giurisprudenza della Corte Costituzionale (sent. n. 186/2000), che prevede tale condanna quando non si ravvisi un’assenza di colpa da parte del ricorrente nel determinare la causa di inammissibilità. La decisione rappresenta un chiaro monito sull’importanza di redigere ricorsi specifici e ben argomentati, evitando di intasare il sistema giudiziario con impugnazioni pretestuose e destinate al fallimento.

Quando un ricorso in Cassazione viene considerato inammissibile?
Un ricorso viene considerato inammissibile quando presenta vizi che ne impediscono l’esame nel merito. Come nel caso analizzato, ciò avviene se i motivi sono generici, meramente ripetitivi di quelli già presentati in appello e non si confrontano criticamente con la motivazione della sentenza impugnata.

Cosa significa che un motivo di ricorso è “generico e meramente reiterativo”?
Significa che l’argomentazione presentata nel ricorso si limita a riproporre le stesse questioni già sollevate e decise nel grado di giudizio precedente, senza sviluppare una critica specifica e puntuale contro le ragioni esposte nella sentenza che si intende impugnare.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente?
La dichiarazione di inammissibilità comporta per legge la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, la Corte può condannarlo al pagamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come avvenuto in questo caso con una sanzione di tremila euro, quando l’inammissibilità è dovuta a sua colpa.

Termini giuridici

Ricorso inammissibile
Atto con cui si impugna un provvedimento giudiziario, ma che viene respinto dalla Corte per vizi di forma o di sostanza, come la genericità dei motivi, senza entrare nel merito della questione.
Art. 131-bis c.p. (Particolare tenuità del fatto)
Norma che esclude la punibilità per reati per i quali è prevista una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, quando l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento non è abituale.
Cassa delle ammende
Ente pubblico finanziato con le somme derivanti da sanzioni pecuniarie e multe, destinato a finanziare programmi di reinserimento per i detenuti.
Evasione
Reato commesso da chi, essendo legalmente arrestato o detenuto per un reato, si sottrae alla misura restrittiva della libertà personale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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