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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. Il motivo del ricorso, relativo alla mancata concessione di una circostanza attenuante, è stato ritenuto una mera riproduzione di argomentazioni già valutate e respinte nei gradi di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando che il ricorso inammissibile non può essere utilizzato per ottenere un nuovo esame del fatto.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45406 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 45406/2023)

Ricorso Inammissibile: La Cassazione non è un Terzo Grado di Giudizio

L’ordinanza n. 45406 del 2023 della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio di come un ricorso inammissibile possa concludere un percorso processuale. Quando un’impugnazione si limita a riproporre le stesse questioni già decise nei gradi precedenti, senza sollevare reali vizi di legittimità, la Suprema Corte non può fare altro che respingerla, confermando la decisione impugnata e condannando il ricorrente a sanzioni economiche. Questo caso sottolinea la differenza fondamentale tra un giudizio di merito e il giudizio di legittimità proprio della Cassazione.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine dalla condanna di un imputato per il reato di furto, aggravato da diverse circostanze. La sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale, aveva affermato la sua responsabilità penale. Questa decisione era stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello, che aveva riesaminato il caso e rigettato le argomentazioni della difesa.

Non soddisfatto dell’esito, il difensore dell’imputato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, tentando di ribaltare la condanna. Tuttavia, il ricorso si basava su un unico motivo: la contestazione della mancata concessione di una specifica circostanza attenuante.

L’Unico Motivo del Ricorso e la sua Inammissibilità

Il cuore della questione portata davanti alla Suprema Corte riguardava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante prevista dall’art. 62, n. 4, del codice penale. Questa attenuante si applica quando l’imputato ha, prima del giudizio, riparato interamente il danno causato dal reato.

La difesa sosteneva che il suo assistito avesse diritto a tale beneficio. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha immediatamente rilevato una criticità fatale nell’impostazione del ricorso. Le argomentazioni presentate erano, infatti, una semplice riproposizione di profili di censura che erano già stati adeguatamente esaminati e motivatamente respinti dalla Corte d’Appello. Per questa ragione, la Suprema Corte ha qualificato l’atto come un ricorso inammissibile, in quanto meramente riproduttivo e privo di nuovi argomenti giuridici idonei a mettere in discussione la correttezza della decisione impugnata.

La Decisione della Corte sul Ricorso Inammissibile

Con una motivazione sintetica ma incisiva, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione ha comportato due conseguenze dirette per il ricorrente:

  1. La condanna al pagamento delle spese processuali.
  2. La condanna al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Questa sanzione pecuniaria è prevista dalla legge proprio per scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati o dilatori, che sovraccaricano inutilmente il sistema giudiziario.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte si fonda su un principio cardine del nostro ordinamento processuale: il giudizio di Cassazione non è un terzo grado di merito. La Suprema Corte non può riesaminare i fatti del processo o valutare nuovamente le prove, compiti che spettano esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado. Il suo ruolo è limitato a verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata.

Un ricorso che si limita a riproporre le medesime doglianze già respinte, senza evidenziare un errore di diritto o un vizio logico manifesto nella sentenza d’appello, non adempie alla sua funzione. In pratica, si chiede alla Cassazione di esprimere una nuova valutazione sul merito della questione, cosa che le è preclusa. Per questo motivo, un ricorso con tali caratteristiche è considerato geneticamente viziato e, di conseguenza, inammissibile.

Le Conclusioni

La decisione in commento ribadisce un importante monito per gli operatori del diritto. La presentazione di un ricorso per cassazione richiede un’attenta analisi della sentenza impugnata per individuare specifici errori di diritto e non può risolversi in una sterile ripetizione delle argomentazioni già sconfitte. L’esito di un ricorso inammissibile non solo rende definitiva la condanna, ma comporta anche significative conseguenze economiche per l’imputato. Questo caso serve a ricordare che l’accesso alla giustizia deve essere esercitato con responsabilità, evitando impugnazioni che non abbiano reali probabilità di accoglimento.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
È stato dichiarato inammissibile perché si limitava a riproporre argomenti già valutati e respinti dalla Corte d’Appello, senza presentare nuovi profili di censura o evidenziare vizi di legittimità.

Qual era l’unico motivo di ricorso presentato dalla difesa?
L’unico motivo di ricorso era la contestazione della mancata concessione della circostanza attenuante prevista dall’articolo 62, comma primo, n. 4), del codice penale.

Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Inammissibile
Un atto, come un ricorso, che non possiede i requisiti richiesti dalla legge per essere esaminato nel merito dal giudice, venendo così respinto in via preliminare.
Ricorso per cassazione
L'impugnazione con cui si contesta una sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione, la quale giudica solo sulla corretta applicazione della legge e non sui fatti.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico finanziato con le somme derivanti da condanne pecuniarie, che utilizza i fondi per migliorare le condizioni delle carceri e favorire il reinserimento dei detenuti.
Circostanza attenuante
Un elemento previsto dalla legge che, se riconosciuto dal giudice, comporta una diminuzione della pena prevista per un reato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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