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Ricorso in Cassazione infondato: condanna e multa di 3.000 euro

Un uomo, condannato per ricettazione di lieve entità, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici, però, lo respingono, dichiarando l’inammissibilità del ricorso per cassazione. La Corte ha stabilito che i motivi presentati erano manifestamente infondati: le argomentazioni della difesa erano già state valutate correttamente nei gradi precedenti e non c’era stato alcun errore nell’applicazione delle norme sulla recidiva. Di conseguenza, l’imputato non solo vede confermata la sua posizione, ma viene anche condannato a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro alla Cassa delle ammende per aver intrapreso un’azione legale palesemente infondata.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17698 Anno 2023
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Pubblicato il 8 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17698 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 17698/2023)

Ricorso in Cassazione: quando i motivi sono palesemente infondati

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale del nostro sistema giudiziario: non si può ricorrere all’ultimo grado di giudizio con argomentazioni deboli o pretestuose. La sentenza analizza un caso di ricettazione, ma il suo insegnamento riguarda le conseguenze dirette dell’inammissibilità del ricorso per cassazione. Quando un ricorso è ‘manifestamente infondato’, non solo viene respinto, ma comporta anche sanzioni economiche per chi lo ha proposto. Questo serve a scoraggiare impugnazioni dilatorie e a preservare l’efficienza della giustizia.

I fatti all’origine della vicenda

La storia inizia con una condanna per due reati. Il primo, previsto dall’articolo 474 del codice penale, riguardava il commercio di prodotti con marchi falsi. Il secondo, più centrale nella decisione finale, era il reato di ricettazione di particolare tenuità, come definito dall’articolo 648, secondo comma, del codice penale. In pratica, l’imputato era stato ritenuto colpevole di aver ricevuto o acquistato merce di valore modesto, pur sapendo che proveniva da un’attività illecita. Mentre il primo reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, la condanna per ricettazione è stata confermata dalla Corte d’Appello.

L’appello alla Corte di Cassazione

Insoddisfatto della decisione, l’imputato ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, l’ultimo grado di giudizio in Italia. I suoi avvocati hanno basato il ricorso su due principali motivi. In primo luogo, sostenevano che la Corte d’Appello non avesse adeguatamente considerato le conclusioni scritte presentate dalla difesa. In secondo luogo, contestavano l’applicazione della recidiva, ovvero l’aggravante che si applica a chi commette un nuovo reato dopo essere già stato condannato in passato. Secondo la difesa, questa aggravante era stata applicata ingiustamente.

L’inammissibilità del ricorso per cassazione e le sue ragioni

La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi e li ha respinti entrambi, definendoli ‘manifestamente infondati’. Questa valutazione ha portato direttamente alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici supremi hanno spiegato che, contrariamente a quanto sostenuto, la Corte d’Appello aveva esplicitamente menzionato e valutato le argomentazioni della difesa. Non c’era stata alcuna omissione. Allo stesso modo, il secondo motivo era infondato perché, in realtà, la recidiva non era stata applicata. I giudici di merito avevano infatti ritenuto prevalente l’attenuante della lieve entità del fatto, neutralizzando di fatto qualsiasi potenziale aggravante.

Le motivazioni: perché il ricorso era ‘manifestamente infondato’

La Corte ha smontato punto per punto le argomentazioni difensive. Per quanto riguarda la presunta mancata valutazione delle conclusioni scritte, i giudici hanno semplicemente letto la sentenza d’appello, rilevando che a pagina 3 le tesi difensive erano state richiamate e considerate. Il ricorso, su questo punto, si basava su un’affermazione non veritiera. Sul tema della recidiva, la motivazione è stata ancora più netta. La Corte ha evidenziato come i giudici precedenti avessero correttamente bilanciato le circostanze, facendo prevalere l’attenuante del ‘fatto di particolare tenuità’ sulla contestata recidiva. Di conseguenza, l’imputato non aveva subito alcun pregiudizio da una sua eventuale applicazione. Il ricorso era, quindi, privo di qualsiasi fondamento logico e giuridico.

Le conclusioni: le conseguenze pratiche della decisione

L’esito finale è stato sfavorevole per il ricorrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo significa che la condanna per ricettazione è diventata definitiva. Ma le conseguenze non si sono fermate qui. A causa della ‘colpa nella determinazione della causa di inammissibilità’, ovvero per aver presentato un ricorso palesemente infondato, l’imputato è stato condannato a pagare le spese processuali. In aggiunta, ha dovuto versare una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione serve come deterrente per evitare che le corti vengano sovraccaricate da ricorsi inutili, che sottraggono tempo e risorse alla giustizia.

Cosa significa che un ricorso in Cassazione è inammissibile?
Significa che il ricorso non viene nemmeno esaminato nel merito perché i motivi presentati sono palesemente privi di fondamento o non rispettano i requisiti richiesti dalla legge.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La persona che ha presentato il ricorso viene condannata a pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, come in questo caso di 3.000 euro.

In questo caso, perché i motivi del ricorso erano infondati?
Perché la Corte ha verificato che, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, i giudici precedenti avevano correttamente valutato le sue argomentazioni e non avevano applicato aggravanti ingiuste.

Termini giuridici

Inammissibilità del ricorso
Quando un'impugnazione (un appello o un ricorso) non può essere esaminata nel merito dai giudici perché manca dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge, ad esempio perché i motivi sono palesemente infondati.
Ricettazione
Il reato commesso da chi, per trarne profitto, acquista, riceve o nasconde beni che sa provenire da un altro reato.
Prescrizione
L'estinzione di un reato a causa del trascorrere di un determinato periodo di tempo fissato dalla legge, senza che sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico che gestisce i proventi delle sanzioni pecuniarie penali per finanziare progetti di miglioramento delle carceri e di reinserimento sociale dei detenuti.
Manifesta infondatezza
Si verifica quando i motivi di un ricorso sono così evidentemente privi di fondamento da non richiedere un'analisi approfondita. È una delle cause principali di inammissibilità.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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