Definizione
Un motivo di ricorso che appare chiaramente e immediatamente privo di qualsiasi fondamento giuridico, senza necessità di un'analisi approfondita.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 576 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 90% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 6%
- Rigettato 3%
- Inammissibile 90%
- Estinto 0%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 788%
- Penale Sez. 27%
- Penale Sez. 34%
Precedenti più richiamati
- Cass. 28848/2013in 40 provvedimenti
- Cass. S.U. 19601/2008in 36 provvedimenti
- Cass. S.U. 23428/2005in 38 provvedimenti
- Cass. S.U. 32/2000in 74 provvedimenti
- Cass. S.U. 40150/2018in 14 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. L'atto contestava in modo generico il calcolo e la quantificazione della sanzione decisa dai giudici territoriali. I giudici di legittimità hanno rilevato la manifesta infondatezza delle lamentele difensive, evidenziando l'assenza di critiche specifiche e motivate sui criteri applicati. Tale vizio ha determinato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. Di conseguenza, l'Imputato ha perso definitivamente il giudizio ed è stato condannato al pagamento delle spese vive di cancelleria, oltre al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato, condannato per minaccia a pubblico ufficiale e resistenza a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso per Cassazione. La difesa sosteneva che il reato di resistenza dovesse essere assorbito in quello di minaccia, trattandosi a suo dire di un unico episodio criminoso. La Suprema Corte ha giudicato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. L'atto difensivo non si è confrontato con le motivazioni dei giudici d'appello, i quali avevano già accertato l'esistenza di condotte autonome, distinte e susseguitesi nel tempo. I due reati rimangono pertanto separati ed entrambi punibili. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato proponeva impugnazione davanti alla Suprema Corte per contestare la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello. Tuttavia, l'atto difensivo si limitava a enunciare due censure in modo astratto, omettendo di argomentare le ragioni concrete capaci di giustificare l'annullamento della decisione impugnata. I Supremi Giudici hanno rilevato la totale genericità delle critiche sollevate dalla difesa. Di conseguenza, il Collegio ha sancito l'inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando in via definitiva la pronuncia di secondo grado. L'esito negativo ha comportato la condanna del ricorrente sia al rimborso delle spese processuali, sia al versamento di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende per aver attivato inutilmente la macchina giudiziaria con doglianze prive di reale consistenza.
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Un cittadino condannato alla pena di nove mesi di reclusione per il reato di resistenza a pubblico ufficiale ha presentato ricorso per contestare la severità della sanzione inflitta. Il ricorrente riteneva eccessiva la misura decisa dalla corte territoriale per le condotte tenute durante l'intervento delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione perché i motivi proposti non contestavano in modo specifico la motivazione del provvedimento precedente. I giudici di merito avevano giustificato la pena valorizzando le reiterate violenze e la particolare pervicacia dell'imputato nell'opporsi all'atto d'ufficio. La Suprema Corte ha reso definitiva la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Un imputato condannato per il reato di violenza o minaccia a pubblico ufficiale ha impugnato la decisione proponendo argomentazioni difensive incentrate su un fatto del tutto estraneo al processo, ossia una rissa. La Corte di appello aveva già respinto l'atto sottolineando la totale discrepanza tra l'accusa reale e i motivi di doglianza. L'uomo ha comunque presentato ricorso per la decisione di legittimità senza confrontarsi minimamente con il rilievo formulato dai giudici del gravame. I Supremi Giudici hanno rilevato la palese inconferenza delle tesi difensive e l'assoluto difetto di critica specifica. La vicenda si è conclusa con l'inammissibilità del ricorso in cassazione, la conferma della condanna penale originaria e l'obbligo di versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato ha impugnato una sentenza di condanna per fatti risalenti al luglio 2018. Il giudice di appello ha dichiarato l'impugnazione inammissibile perché conteneva motivi generici e si limitava a riproporre una diversa ricostruzione dei fatti senza contestare puntualmente le motivazioni del primo giudice. L'interessato ha quindi proposto ricorso in Cassazione invocando la prescrizione del reato per il decorso del tempo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la condanna penale. I giudici hanno chiarito che il termine massimo di punibilità non era ancora decorso alla data della sentenza di primo grado emessa nell'aprile 2025. Di conseguenza, il vizio formale dell'appello ha impedito la prosecuzione del processo, precludendo l'accertamento della causa estintiva e comportando la condanna al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha esaminato la **revoca patrocinio a spese dello Stato** per una Cittadina in un giudizio di separazione personale. Il Tribunale aveva confermato la revoca, ritenendo di poter riesaminare i requisiti di ammissibilità, inclusi i mezzi di prova. La Cassazione ha accolto il ricorso della Cittadina. Ha stabilito che la revoca del patrocinio può avvenire solo per specifiche ragioni (cambiamenti reddituali, mala fede o colpa grave, o rivalutazione della manifesta infondatezza della pretesa). La revoca era stata motivata dalla carenza di requisiti iniziali e insufficiente indicazione dei mezzi di prova, senza considerare che l'istanza di separazione era stata accolta. La Cassazione ha cassato l'ordinanza del Tribunale, rinviando la causa per un nuovo esame.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di droga (Art. 73 d.P.R. 309/90). L'imputato contestava l'esclusione delle circostanze attenuanti generiche e la commisurazione della pena, sostenendo una motivazione illogica. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva correttamente motivato l'esclusione delle circostanze attenuanti generiche, basandosi sulla personalità del colpevole (il suo silenzio) e sulla gravità del fatto (trasporto di oltre 1 kg di cocaina). Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Un Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando che il suo reato fosse estinto per prescrizione. La Corte d'Appello non aveva riconosciuto tale estinzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che la prescrizione del reato non fosse ancora maturata al momento della sentenza d'appello, anche considerando un periodo di sospensione. Ha inoltre ribadito che un ricorso manifestamente infondato impedisce di considerare la prescrizione maturata successivamente. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore è stato condannato per `combustione illecita di rifiuti` speciali, inclusi materiali pericolosi come l'amianto. Ha bruciato legno e detriti edili contenenti amianto. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, ritenendo che il Lavoratore fosse consapevole della natura dei rifiuti. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la prova dell'elemento soggettivo (intenzione) e l'esclusione del ravvedimento operoso. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità dei motivi, confermando la condanna e l'esclusione del ravvedimento operoso, non applicabile a questo tipo di reato.
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L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per tentato furto aggravato di un ciclomotore. La difesa contestava la motivazione dei giudici di merito inerente all'idoneità degli atti compiuti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per la sua estrema genericità e la totale ripetitività degli argomenti, già ampiamente esaminati nel giudizio di appello. L'assenza di colpa non sussiste nel reiterare argomentazioni generiche. Per questo motivo, i giudici di legittimità hanno confermato la condanna dell'Imputato, imponendo il pagamento delle spese processuali e il versamento di una sanzione pecuniaria pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Un legale, condannato in via definitiva per falsa testimonianza aggravata, ha chiesto la revisione del processo penale allegando nuove prove. Tra queste figuravano due missive mai entrate nel fascicolo dibattimentale e un verbale con dichiarazioni rese dopo la condanna. La Corte d'Appello territorialmente competente ha dichiarato inammissibile l'istanza per manifesta infondatezza. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'imputato. I giudici di legittimità hanno chiarito che il filtro preliminare di ammissibilità non permette una valutazione approfondita circa la forza dimostrativa delle nuove prove. Tale esame spetta esclusivamente alla successiva fase di merito. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza e ha disposto il rinvio degli atti a una diversa Corte d'Appello per lo svolgimento del giudizio di revisione.
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Due amministratori sono stati condannati per lesioni subite da un lavoratore, causate dall'uso di una macchina senza protezione e dalla mancanza di adeguata formazione e informazione sui rischi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, ribadendo la **responsabilità del datore di lavoro per la sicurezza**. L'esperienza del lavoratore non esonera l'azienda dall'obbligo di fornire formazione specifica. Gli amministratori dovranno pagare le spese processuali e una sanzione.
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Un imputato, condannato per guida in stato di ebbrezza (Art. 186 Codice della Strada), ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ribadito che la valutazione delle attenuanti generiche rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La Corte ha ritenuto corretta la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato le attenuanti considerando i numerosi precedenti penali e la spiccata pericolosità dell'imputato. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Un cittadino condannato in via definitiva per furto ha presentato istanza di revisione del processo penale proponendo la testimonianza di un nuovo teste a proprio favore. La Corte di appello ha dichiarato inammissibile la richiesta per manifesta infondatezza, ritenendo il nuovo elemento inidoneo a ribaltare la condanna, in quanto l'alibi basato sugli orari era gia stato smentito. Il condannato ha ricorso in Cassazione lamentando un'invasione del merito prima del dibattimento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la revisione del processo penale richiede un controllo preliminare astratto. Se la nuova prova appare palesemente irrilevante o inaffidabile a un primo esame, la domanda va rigettata subito. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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L'Imputato affronta un processo penale con l'accusa di lesioni personali aggravate ai danni della Persona Offesa. I giudici di merito ritengono sussistente l'aggravante dei motivi futili, collegando l'aggressione a un banale diverbio nato da presunte illazioni sul conto della moglie della vittima. L'Imputato ricorre per Cassazione contestando tale valutazione: la reazione era scaturita da una richiesta di spiegazioni percepita come una grave accusa infondata. La Suprema Corte riconosce che il motivo di ricorso non è manifestamente infondato, poiché la contestazione esclude l'impulso criminale privo di qualsiasi causa. Questa valutazione apre la strada al rilievo del tempo trascorso: i giudici rilevano la prescrizione del reato e annullano senza rinvio la condanna.
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Un Lavoratore è stato condannato per un reato legato agli stupefacenti (possesso di hashish, art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90). Ha presentato un ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello, contestando la motivazione sulla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. La Corte ha confermato che la sentenza d'appello aveva già fornito una spiegazione logica e coerente, respingendo di fatto le contestazioni del Lavoratore.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un trasportatore che, dopo aver caricato i mobili di una cliente per un trasloco, non li ha mai consegnati, fornendo scuse false. I giudici di appello avevano riqualificato il reato da appropriazione indebita a furto. L'imputato ha contestato questa decisione, sostenendo di avere solo la detenzione dei beni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la `qualificazione del reato di furto`. Ha ribadito che il trasportatore detiene i beni `nomine alieno`, senza un autonomo potere di disposizione. Pertanto, l'impossessamento dei mobili configura il reato di furto e non quello di appropriazione indebita.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due individui condannati per reati di droga. I ricorrenti avevano impugnato una sentenza del Tribunale di Roma che li aveva condannati a due anni e otto mesi di reclusione. La Suprema Corte ha ritenuto i ricorsi inammissibili per diverse ragioni procedurali, tra cui la presentazione di motivi non ammissibili in sede di legittimità e la manifesta infondatezza delle argomentazioni proposte. Di conseguenza, la condanna originaria è stata confermata e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Questo caso evidenzia l'importanza del rispetto delle regole procedurali per evitare che un ricorso inammissibile precluda l'esame del merito.
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Un Lavoratore ha presentato appello contro una condanna penale, contestando l'attribuzione del reato (legato a un'impronta su una porta), la prescrizione e il trattamento sanzionatorio. La Corte d'Appello ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello penale per motivi generici. Il Lavoratore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità, ribadendo che i motivi d'appello erano ripetitivi e privi di specificità, non riuscendo a confutare efficacemente la motivazione della sentenza di primo grado. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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