Ricorso in Cassazione Generico: Guida alla Dichiarazione di Inammissibilità
Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultima fase del processo penale, un momento cruciale in cui si può contestare una sentenza di condanna. Tuttavia, per essere esaminato, il ricorso deve rispettare requisiti di forma e sostanza molto stringenti. L’ordinanza n. 43009 del 2023 della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio di come un ricorso in Cassazione generico sia destinato a essere dichiarato inammissibile, con conseguenze significative per il ricorrente.
I Fatti di Causa
Il caso riguarda un individuo condannato in primo grado e in appello per il reato di furto, previsto dagli articoli 81 e 624 del codice penale. Non accettando la conferma della condanna da parte della Corte d’Appello di Bologna, l’imputato ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Il suo unico motivo di doglianza si basava su una presunta inosservanza di norme processuali che, a suo dire, avrebbero dovuto rendere inutilizzabili alcuni elementi di prova.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva. Oltre a ciò, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 euro alla Cassa delle ammende, una sanzione pecuniaria prevista per chi adisce la Corte con ricorsi infondati.
Analisi del ricorso in Cassazione generico
La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile principalmente per la sua genericità. L’appellante, infatti, non ha introdotto nuovi e specifici vizi di legittimità della sentenza d’appello, ma si è limitato a riproporre le stesse identiche argomentazioni già presentate e respinte dal giudice del gravame. Questo approccio è contrario alla funzione stessa del ricorso per Cassazione, che non è un terzo grado di giudizio dove si possono ridiscutere i fatti, ma una sede di legittimità dove si controlla solo la corretta applicazione del diritto.
Il Divieto di Ricostruzione dei Fatti
Un punto centrale della decisione è il divieto per la Corte di Cassazione di procedere a una nuova ricostruzione dei fatti. Il ricorso, contestando la valutazione delle prove testimoniali e degli atti irripetibili, chiedeva implicitamente ai giudici di legittimità di sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito. La legge non consente questo tipo di intervento. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove è competenza esclusiva dei giudici di primo e secondo grado, a meno che la loro motivazione non sia palesemente illogica o contraddittoria, vizio che in questo caso non è stato riscontrato.
Le Motivazioni della Decisione
La motivazione della Corte è netta e lineare. In primo luogo, il ricorso è stato definito “generico” perché fondato su argomenti ripetitivi, già esaminati e ritenuti infondati dalla Corte d’Appello. Un ricorso, per essere ammissibile, deve essere “specifico”, cioè deve indicare con precisione in cosa consisterebbe la violazione di legge commessa dal giudice precedente, confrontandosi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata.
In secondo luogo, la Corte ha evidenziato che le censure mosse dal ricorrente miravano a ottenere una “inammissibile ricostruzione dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli adottati dal giudice di merito”. Il giudice d’appello aveva chiaramente fondato la sua decisione su prove testimoniali e atti irripetibili, fornendo una motivazione esente da vizi logici e giuridici. Tentare di scardinare questa valutazione in sede di legittimità è un’operazione non consentita dalla legge.
Conclusioni e Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza riafferma un principio fondamentale del nostro sistema processuale: il ricorso per Cassazione non è un’ulteriore opportunità per discutere il merito di una causa. Per avere una possibilità di successo, il ricorso deve concentrarsi esclusivamente su specifici errori di diritto o su vizi logici manifesti nella motivazione della sentenza. Proporre un ricorso in Cassazione generico, che si limita a ripetere le doglianze già respinte in appello, non solo è inutile, ma è anche controproducente. Comporta infatti una declaratoria di inammissibilità e l’applicazione di sanzioni pecuniarie, rendendo la condanna definitiva e aggravando la posizione economica del ricorrente.
Perché un ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile in questo caso?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto generico. L’appellante si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d’Appello, senza sollevare specifiche violazioni di legge, e ha tentato di ottenere una nuova valutazione dei fatti, cosa non permessa in sede di legittimità.
Cosa significa che un motivo di ricorso è “generico”?
Significa che il motivo di ricorso non è specifico nell’individuare l’errore di diritto commesso dal giudice precedente. In questo caso, consisteva nel ripetere argomenti già discussi e ritenuti infondati, senza contestare in modo puntuale la sentenza impugnata.
Quali sono le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro (in questo caso 3.000 euro) in favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver adito la Corte con un ricorso privo dei requisiti di legge.