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Resistenza a Pubblico Ufficiale: Ricorso Generico, Condanna Certa

Un uomo, condannato a sei mesi di reclusione per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L’imputato contestava la congruità della pena inflitta. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le motivazioni erano generiche e si limitavano a ripetere argomenti già esaminati e respinti correttamente nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l’uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma aggiuntiva alla cassa delle ammende. La sentenza conferma che un ricorso non può essere una semplice riproposizione di censure già valutate.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13984 Anno 2023
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Pubblicato il 2 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13984 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 13984/2023)

Resistenza a Pubblico Ufficiale: la condanna diventa definitiva

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento, chiarendo un importante principio processuale. La vicenda riguarda un uomo condannato a sei mesi di reclusione per essersi opposto con violenza a pubblici ufficiali e per aver danneggiato dei beni. La sentenza sottolinea che non basta essere in disaccordo con una decisione per ottenere una revisione dalla Corte Suprema; è necessario presentare argomenti solidi e specifici, pena l’inammissibilità del ricorso e la conferma della condanna.

I fatti all’origine della vicenda

Il caso nasce da un episodio in cui un individuo ha commesso due reati distinti ma collegati. Il primo è il delitto di resistenza a pubblico ufficiale, previsto dall’articolo 337 del Codice Penale. Questo reato si configura quando una persona usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale mentre compie un atto del suo ufficio. Il secondo reato contestato era il danneggiamento aggravato, disciplinato dall’articolo 635 del Codice Penale. A seguito di questi fatti, l’uomo è stato processato e condannato in primo grado a una pena di sei mesi di reclusione. La sentenza è stata poi confermata anche in appello.

Il ricorso in Cassazione: una mossa inefficace

Non soddisfatto della decisione dei giudici di merito, l’imputato ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. L’obiettivo non era contestare la sua colpevolezza, ormai accertata, ma criticare la congruità della pena. Secondo la sua difesa, la sanzione di sei mesi era eccessiva. Tuttavia, il ricorso si è rivelato un’arma spuntata. L’unico motivo presentato era, secondo la Corte, generico e riproduttivo. In altre parole, l’imputato si è limitato a ripetere le stesse lamentele già avanzate e respinte dalla Corte d’Appello, senza introdurre nuove e specifiche critiche sull’applicazione della legge.

Le motivazioni: la genericità del ricorso sulla resistenza a pubblico ufficiale

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando in modo chiaro il perché. Il compito della Cassazione non è quello di effettuare una terza valutazione dei fatti o di decidere se una pena sia ‘giusta’ in astratto. Il suo ruolo è verificare se i giudici precedenti abbiano commesso errori di diritto. Nel caso specifico, i giudici di merito avevano già ampiamente e correttamente motivato la loro decisione sulla pena. Il ricorso dell’imputato non evidenziava alcun errore giuridico, ma si limitava a riproporre una doglianza già vagliata e disattesa. Un ricorso è ‘generico’ quando non attacca specificamente le ragioni della sentenza impugnata, ma si limita a una critica astratta. Per questo motivo, i giudici supremi non sono nemmeno entrati nel merito della questione, fermandosi a un giudizio puramente processuale.

Le conclusioni: condanna confermata e pagamento delle spese

L’esito finale è stato sfavorevole per il ricorrente. La dichiarazione di inammissibilità ha reso la sentenza di condanna a sei mesi di reclusione definitiva. Oltre a ciò, l’uomo è stato condannato a pagare le spese processuali sostenute per il giudizio in Cassazione. Come ulteriore sanzione per aver presentato un ricorso inammissibile, è stato obbligato a versare una somma di tremila euro alla cassa delle ammende. Questa decisione ribadisce un principio fondamentale: il ricorso in Cassazione è uno strumento serio, da utilizzare per denunciare vizi di legge concreti, e non può essere trasformato in un’ulteriore e sterile occasione per lamentare genericamente una decisione sgradita.

Cosa significa quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato ‘inammissibile’?
Significa che la Corte non esamina il caso nel merito perché il ricorso presenta difetti formali o sostanziali, come l’essere troppo generico o la ripetizione di argomenti già respinti, rendendolo non giudicabile.

È possibile contestare l’entità di una pena in Cassazione?
Sì, ma solo se si dimostra che il giudice precedente ha commesso un errore nell’applicare la legge per determinare la pena. Non è sufficiente ritenere la pena semplicemente ‘troppo alta’ senza una specifica critica giuridica.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La sentenza di condanna diventa definitiva e deve essere eseguita. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ricorso per cassazione
L'ultimo grado di giudizio in Italia. La Corte di Cassazione non riesamina i fatti, ma controlla solo che la legge sia stata applicata correttamente dai giudici precedenti.
Inammissibilità
Una decisione con cui il giudice dichiara un ricorso non ricevibile, senza nemmeno esaminarlo nel merito, perché privo dei requisiti richiesti dalla legge (es. è troppo generico).
Cassa delle ammende
Un fondo statale alimentato dalle somme pagate a seguito di condanne penali, utilizzato per finanziare progetti di miglioramento delle carceri e di reinserimento dei detenuti.
Trattamento sanzionatorio
L'insieme delle pene (come la reclusione o una multa) decise dal giudice per punire chi ha commesso un reato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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