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Reato di evasione: permesso sanitario e deviazione dal percorso

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un uomo sottoposto a restrizione della libertà personale. L’individuo godeva di un permesso per recarsi presso una struttura sanitaria pubblica, ma le forze dell’ordine lo hanno sorpreso a notevole distanza dal percorso autorizzato e con modalità anomale di rientro al domicilio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno escluso la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della notevole lontananza dal tragitto concesso, della chiara abitualità della condotta e dell’elevata intensità del dolo. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 34370 Anno 2026
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Pubblicato il 28 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 34370 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 7 n. 34370/2026)

Il reato di evasione durante i permessi autorizzati

I giudici di legittimità affrontano con estremo rigore il tema del rispetto dei vincoli domiciliari. Il reato di evasione scatta puntualmente quando il soggetto viola i limiti spaziali fissati dall’autorità giudiziaria. La vicenda esaminata riguarda un individuo sottoposto a misura cautelare con specifici permessi di uscita. L’autorità aveva concesso all’uomo la possibilità di recarsi presso una struttura sanitaria pubblica per seguire un percorso terapeutico obbligatorio. L’interessato ha invece deviato sensibilmente dal percorso stabilito, finendo intercettato a grande distanza dal tragitto consentito.

La difesa dell’imputato ha provato a ridimensionare l’accaduto davanti alla Suprema Corte. Il ricorrente ha sostenuto l’assoluta marginalità dello scostamento orario e chilometrico. Ha inoltre richiesto il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’articolo 131-bis del codice penale. L’imputato cercava in questo modo di evitare l’applicazione della sanzione detentiva.

La condotta dell’imputato e i vincoli domiciliari

Il regime detentivo domiciliare impone prescrizioni inderogabili per garantire il controllo da parte dello Stato. Chi gode di permessi per raggiungere centri sanitari deve seguire esclusivamente la strada più breve e rispettare orari certi. Nel caso esaminato, l’interessato si è allontanato in modo ingiustificato. I controlli hanno documentato una considerevole distanza rispetto alla sede del servizio territoriale per le dipendenze.

Le forze dell’ordine hanno accertato anche anomalie gravi nelle modalità di rientro verso la propria abitazione. Queste condotte spezzano il legame di fiducia concesso dall’ordinamento penale. La persona sottoposta a misura cautelare non conserva alcuna libertà di movimento al di fuori delle prescrizioni dell’ordinanza. La violazione anche parziale della rotta integra pienamente la condotta tipica sanzionata dalla legge penale.

La contestazione della difesa e il reato di evasione

La difesa ha presentato ricorso in Cassazione proponendo una versione alternativa dei fatti. Il legale ha tentato di rimettere in discussione l’esito dei rilievi investigativi. Questo tentativo si scontra tuttavia con la natura stessa del giudizio di ultima istanza. Il terzo grado di giudizio non può riesaminare le prove materiali già valutate correttamente nei primi due gradi.

I giudici di merito avevano già ricostruito la dinamica con un ragionamento logico e stringente. Chiedere alla Corte di Cassazione una nuova valutazione delle prove rende il ricorso viziato fin dall’origine. La contestazione deve riguardare errori di diritto e non la mera divergenza rispetto alla valutazione dei giudici territoriali.

Le motivazioni: la conferma del reato di evasione e l’esclusione della tenuità

I giudici ermellini hanno dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. La Corte ha chiarito che l’offesa al bene giuridico tutelato non presenta alcuna tenuità. La considerevole distanza dal luogo di cura autorizzato dimostra una lesione consistente degli obblighi imposti dallo Stato. Inoltre, i giudici hanno evidenziato la comprovata abitualità delle condotte illecite poste in essere dall’imputato.

La Suprema Corte ha confermato la congruità della pena calcolata dal primo giudice. La condotta rivela una particolare intensità del dolo, ossia la lucida determinazione di eludere la sorveglianza. Questo atteggiamento mentale esclude in radice ogni indulgenza o clemenza giudiziaria.

Le conclusioni: conseguenze pratiche della decisione definitiva

La pronuncia definitiva consolida la condanna e chiude ogni spazio difensivo per l’imputato. L’inammissibilità dell’impugnazione comporta gravi conseguenze economiche dirette. L’uomo deve sostenere per intero le spese della procedura giudiziaria. La Corte ha altresì disposto il pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per aver intrapreso un giudizio privo di fondamento.

Questa decisione ribadisce la linea dura della giustizia contro le violazioni delle misure cautelari. I permessi per motivi di salute non consentono divagazioni sul percorso. Ogni deviazione ingiustificata produce la responsabilità penale e pesanti sanzioni accessorie.

Una deviazione dal percorso autorizzato verso un centro medico fa scattare l’evasione?
Sì, allontanarsi dal tragitto prestabilito senza giustificazione integra la condotta penalmente sanzionata, in quanto viola le prescrizioni fissate dal giudice per la custodia cautelare.

Quando si applica la particolare tenuità del fatto nelle evasioni?
La particolare tenuità viene esclusa se la deviazione spaziale è notevole, se emergono anomalie nel rientro a casa o se il soggetto compie tali condotte in maniera abituale.

Quali sanzioni economiche comporta un ricorso per Cassazione dichiarato inammissibile?
La parte soccombente deve pagare integralmente le spese del procedimento penale e una sanzione pecuniaria fino a diverse migliaia di euro destinata alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Sindacato di legittimità
Il controllo della Corte di Cassazione limitato al rispetto delle leggi, senza rivalutare i fatti storici già accertati dai giudici precedenti.
Particolare tenuità del fatto
Una causa di non punibilità che scatta quando l'offesa commessa è di gravità minima e il comportamento non è abituale.
Inammissibilità del ricorso
La decisione con cui il giudice respinge l'impugnazione all'origine perché non rispetta le regole legali minime di presentazione.
Dolo
La coscienza e la volontà precisa di compiere una determinata azione vietata dalla legge penale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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