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Reato Di Evasione

Definizione

Il delitto commesso da chi, essendo legalmente arrestato o detenuto per un reato, si sottrae alla custodia.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 828 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 95% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 3%
  • Rigettato 2%
  • Inammissibile 95%
  • Altro 0%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 793%
  • Penale Sez. 67%
  • Penale Sez. 10%

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Sfoglia per anno

Provvedimenti

Reato di evasione: stop ai ricorsi per brevi uscite da casa
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si è allontanato momentaneamente dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. I giudici di merito lo hanno condannato e, nel giudizio di appello, la difesa ha richiesto esclusivamente il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Successivamente, l'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la sussistenza del reato di evasione e lamentando la mancata concessione della sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: chi non contesta la sussistenza del fatto in appello non può farlo per la prima volta davanti ai giudici di legittimità. Inoltre, la Corte ha ribadito che anche il breve allontanamento da casa configura pienamente il reato di evasione, condannando il ricorrente a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la vicinanza da casa non evita la condanna
Un uomo sottoposto a restrizione domestica è stato sorpreso dalle forze dell'ordine all'interno di un locale diverso dalla propria abitazione, situato comunque nelle vicinanze. La difesa ha sostenuto che il fatto costituisse una mera infrazione delle prescrizioni della misura e non integrasse il reato di evasione. I giudici di merito hanno invece condannato l'imputato per evasione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando che l'allontanamento dal domicilio configura sempre reato anche a breve distanza.
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Reato di evasione: confermata la condanna per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la responsabilità di un cittadino per il reato di evasione. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello di Napoli sostenendo difetti di motivazione e lamentando l'eccessiva severità della sanzione penale applicata. I giudici di legittimità hanno giudicato il ricorso del tutto inammissibile: le censure formulate dalla difesa erano prive di specificità e non si confrontavano con i rilievi probatori svolti dalla polizia giudiziaria, mai contestati in precedenza. Anche le contestazioni sul calcolo della pena sono risultate generiche a fronte di una sentenza di secondo grado logica e congrua. La Suprema Corte ha quindi respinto il gravame, condannando il ricorrente alle spese di giustizia e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la consegna spontanea non evita la condanna
Un uomo, sottoposto al regime detentivo presso una comunità, si è allontanato arbitrariamente per poi consegnarsi spontaneamente alle autorità. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione, negandogli la sostituzione della pena detentiva con misure alternative a causa dei suoi gravi precedenti penali, inclusi reati legati alle armi. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi addotti erano del tutto generici. I giudici hanno confermato la piena sussistenza della responsabilità penale e la legittimità del diniego delle sanzioni sostitutive, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la condanna senza querela
Un uomo condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso per cassazione chiedendo l'annullamento della sentenza di condanna. Il ricorrente sosteneva che i giudici di merito avessero errato nel non dichiarare il proscioglimento immediato, lamentando in particolare l'assenza di una querela sporta dalla persona offesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile perché basato su argomentazioni generiche e giuridicamente errate. I supremi giudici hanno chiarito che l'evasione lede l'amministrazione della giustizia e costituisce un delitto procedibile d'ufficio, per il quale non serve alcuna querela della vittima. Di conseguenza, la Corte ha confermato in via definitiva la condanna dell'imputato e lo ha condannato al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la condanna dopo l’arresto
L'Imputato è stato arrestato in flagranza di reato e collocato in custodia in attesa dell'udienza di convalida. Prima dello svolgimento dell'udienza, l'uomo si è allontanato dal luogo designato senza alcuna autorizzazione, subendo una condanna per il reato di evasione sia in primo grado sia in appello. L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo l'assenza del dolo, ossia la mancanza di volontà colpevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la doglianza non era stata sollevata in appello ed era del tutto generica. La condotta dimostrava la piena consapevolezza del divieto di allontanamento. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna confermata
La Corte d'Appello ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di evasione. L'uomo ha quindi proposto ricorso per cassazione lamentando presunti vizi nella motivazione della sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi presentati dalla difesa erano del tutto generici e privi di un reale confronto con le argomentazioni corrette e logiche espresse dai giudici d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Pochi passi fuori casa fanno scattare il reato di evasione
Un imputato agli arresti domiciliari esce dalla propria abitazione e si sofferma a parlare con due persone a pochi metri dall'ingresso. Alla vista della pattuglia di polizia, tenta un rientro frettoloso. I giudici di merito lo condannano per il reato di evasione, escludendo le attenuanti e applicando la recidiva. L'uomo impugna la sentenza davanti alla Cassazione, sostenendo l'insussistenza del fatto per la minima distanza e la breve durata. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e conferma che qualsiasi allontanamento non autorizzato integra il delitto, a prescindere dai metri percorsi, dal tempo trascorso o dai motivi della condotta. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione blocca il ricorso
La vicenda riguarda un uomo condannato per il reato di evasione. I giudici di merito hanno quantificato una pena rigorosa a causa della notevole pericolosità sociale dell'imputato, comprovata da un grave precedente penale e dal prolungamento nel tempo dell'allontanamento non autorizzato. L'uomo ha impugnato la condanna davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'eccessiva severità della sanzione inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi addotti dalla difesa erano del tutto generici e non contrastavano le argomentazioni logiche della sentenza di secondo grado. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: nessuna tenuità per chi fugge dai domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di evasione, respingendo la richiesta di proscioglimento per particolare tenuità del fatto. L'uomo si era allontanato senza fornire alcuna giustificazione plausibile, violando le prescrizioni imposte. I giudici hanno chiarito che la condotta non presenta un disvalore minimo, considerati sia la durata dell'allontanamento sia lo spazio percorso. Inoltre, i precedenti penali a carico dell'individuo escludono il carattere occasionale dell'illecito. Il ricorso presentato dalla difesa è stato valutato generico e superficiale. I magistrati hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, condannando il ricorrente a sostenere le spese di causa e a versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione e incontro con pregiudicati: niente tenuità
Un imputato condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso per ottenere la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Durante l'allontanamento, le forze dell'ordine avevano sorpreso l'uomo mentre parlava con un soggetto pregiudicato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. Il motivo formulato dalla difesa risultava generico e non contestava le motivazioni del giudice di merito. La condotta dell'uomo presentava un evidente disvalore proprio per l'incontro con una persona pregiudicata, elemento incompatibile con la particolare tenuità. I giudici hanno confermato la condanna e hanno imposto al ricorrente il pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: stop ai ricorsi generici in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. L'uomo contestava la ricostruzione dei fatti, il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la severità della pena inflitta nei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere alla Cassazione una nuova valutazione delle prove già esaminate in modo logico dalla Corte d'appello. Inoltre, l'allontanamento prolungato durante la notte esclude la lieve entità della condotta, mentre i precedenti penali confermano la correttezza della pena applicata. L'imputato perde la causa e deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la fuga verso un detenuto non è lieve
Un uomo sottoposto a restrizione domiciliare si allontana dalla propria abitazione per recarsi presso la casa di un conoscente a sua volta in detenzione domiciliare. I giudici di merito accertano la violazione e condannano l'imputato per il reato di evasione, negando l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'interessato propone ricorso per cassazione, chiedendo una nuova valutazione delle prove e insistendo sulla scarsa rilevanza dell'accaduto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: i primi motivi richiedono una rivalutazione delle prove vietata in sede di legittimità, mentre la censura sulla particolare tenuità è del tutto generica. La condotta di violare i domiciliari per incontrare un altro detenuto esclude la tenuità. L'imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa lamentava il mancato esame di memorie e documenti difensivi e contestava sia la sussistenza materiale dell'evasione sia la presenza dell'elemento soggettivo. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente non ha spiegato l'impatto effettivo dei documenti omessi sulla decisione finale e si è limitato a riproporre le medesime argomentazioni già respinte dalla Corte d'appello con motivazione logica e coerente. Di conseguenza, la condanna per il reato di evasione è diventata definitiva, con l'ulteriore addebito delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a carico dell'imputato.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso generico
L'imputato subisce una condanna definitiva per il reato di evasione dopo la pronuncia della Corte d'appello. La difesa propone ricorso per cassazione, contestando la qualificazione giuridica del fatto, la mancata applicazione di cause di non punibilità e l'eccessività della pena inflitta. I giudici supremi rilevano che i motivi del ricorso risultano del tutto generici, privi delle necessarie ragioni di diritto e non conformi ai limiti dell'impugnazione. Inoltre, la contestazione sull'eccessività della pena rappresenta un argomento nuovo mai sollevato durante il giudizio di secondo grado. Di conseguenza, la Corte dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato e lo condanna alle spese processuali, oltre al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la finta urgenza medica costa la condanna
L'imputato si è allontanato per due volte dal luogo di detenzione domiciliare, invocando esigenze terapeutiche legate a cure per dipendenze e farmaci salvavita. I giudici di merito hanno negato lo stato di necessità per assenza totale di prove documentali a supporto dell'urgenza sanitaria. L'interessato ha quindi impugnato la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la mancata concessione delle attenuanti generiche e il calcolo della pena per continuazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha richiesto una rilettura del merito e delle prove, attività vietata ai giudici di legittimità. La decisione ha confermato definitivamente la condanna per il reato di evasione, imponendo all'imputato il pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la prescrizione contestata non cancella la pena
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di evasione commesso nel giugno 2018. La difesa ha sostenuto l'avvenuta estinzione della violazione per prescrizione, la sussistenza di un errore scusabile sulla situazione di fatto e la particolare tenuità della condotta. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente l'impugnazione. La Corte ha chiarito che il termine di prescrizione non è decorso a causa dei periodi di sospensione introdotti dalla riforma processuale del 2017. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto le restanti censure una semplice ripetizione di argomenti di merito già esaminati e motivati dalla Corte territoriale. L'esito ha sancito la definitiva inammissibilità del ricorso, con la conferma della condanna penale e l'addebito delle spese processuali all'interessato unitamente a una sanzione economica pecuniaria.
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Reato di evasione: la data errata salva dalla condanna?
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di evasione. La persona condannata ha presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove operata dai giudici di merito. Il ricorrente ha lamentato anche un contrasto formale tra la data indicata nell'accusa e il giorno effettivo dell'accertamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che correggere o precisare la data dell'illecito non muta la sostanza dell'accusa né compromette il diritto di difesa, purché il fatto addebitato rimanga chiaramente identificabile. L'Imputato deve quindi scontare la condanna definitiva, rifondere le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte d'appello ha condannato un imputato per il reato di evasione, escludendo la concessione delle circostanze attenuanti. L'interessato ha presentato ricorso per cassazione, contestando la valutazione delle prove e chiedendo un nuovo apprezzamento sul trattamento sanzionatorio. I giudici supremi hanno respinto l'istanza senza esaminarla nel merito, giudicandola inammissibile. La difesa ha infatti riproposto argomenti fattuali già analizzati e respinti in modo logico nei precedenti gradi di giudizio. La Corte di legittimità non può sostituire la propria valutazione a quella dei magistrati territoriali sulle prove. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la visita finta non sana la fuga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un imputato allontanatosi dal luogo di custodia prima della data indicata in un certificato medico fittizio. L'uomo sosteneva che l'assoluzione dall'accusa di falso per mancata prova della sua consapevolezza sull'esercizio abusivo della professione medica escludesse la fuga ingiustificata. I giudici hanno invece ribadito che il falso esito della visita non giustifica l'assenza non autorizzata avvenuta giorni prima. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che i motivi contestavano valutazioni di merito e confermando sia la responsabilità penale sia la recidiva, con condanna al pagamento delle spese e all'ammenda.
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