La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 43674/2023, è tornata a pronunciarsi su temi cruciali della procedura penale, in particolare riguardo alle misure cautelari nei procedimenti per reati di stampo mafioso. La decisione offre importanti chiarimenti sulla presunzione di pericolosità, sull’utilizzabilità delle prove atipiche e sulla valutazione dell’intento omicida. Analizziamo insieme i dettagli di questa pronuncia.
I Fatti di Causa
Il caso riguarda due soggetti indagati per omicidio e tentato omicidio, aggravati dall’aver agito con metodo mafioso per agevolare l’attività di un noto clan camorristico. I fatti risalgono al 2005. Il Tribunale del Riesame di Napoli aveva confermato per entrambi la misura della custodia cautelare in carcere.
L’impianto accusatorio si fondava principalmente sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e dei suoi familiari, corroborate da un file audio registrato di nascosto durante una conversazione tra i parenti del collaboratore e i vicini di casa, a loro volta parenti di uno degli indagati. In questa conversazione emergevano dettagli sull’identità degli autori dei delitti.
I due indagati hanno proposto ricorso per cassazione, sollevando diverse questioni di legittimità.
Le Doglianze degli Indagati e la Valutazione della Corte
I ricorsi presentati dalle difese si articolavano su più fronti:
- Inutilizzabilità del file audio: Si contestava la violazione delle garanzie difensive (art. 360 c.p.p.), poiché non era stato dato avviso per l’effettuazione di un accertamento tecnico irripetibile sullo smartphone contenente la registrazione. Inoltre, si eccepiva la violazione dell’art. 63 c.p.p., sostenendo che le dichiarazioni registrate avrebbero dovuto essere assunte con le garanzie previste per gli indagati.
- Affidabilità delle dichiarazioni: Le difese mettevano in dubbio la credibilità dei dichiaranti, ipotizzando un accordo tra loro e una “circolarità della notizia”.
- Insussistenza dell'”animus necandi”: Per il tentato omicidio, si sosteneva la mancanza della volontà di uccidere, basandosi su vari elementi fattuali.
- Carenza delle esigenze cautelari: Infine, si contestava la sussistenza della presunzione di pericolosità a causa del notevole tempo trascorso dai fatti e del lungo periodo di detenzione già sofferto da uno degli indagati.
La Presunzione di Pericolosità e la Prova Contraria
Il cuore della decisione della Cassazione, per quanto riguarda le misure cautelari, risiede nella gestione della presunzione di pericolosità prevista dall’art. 275, comma 3, c.p.p. per i delitti aggravati dall’art. 416-bis.1 c.p. La Corte ha ribadito un principio consolidato: questa presunzione di pericolosità sociale può essere superata solo quando sia dimostrato che l’indagato ha stabilmente e definitivamente reciso i suoi legami con l’organizzazione criminale.
La prova contraria, quindi, non può limitarsi a elementi generici come il tempo trascorso o una buona condotta in carcere. Deve consistere in fatti concreti e oggettivamente dimostrabili che rendano impossibile la continuazione del contributo al clan. In assenza di tale prova, la presunzione rimane pienamente operativa.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha respinto tutti i ricorsi, ritenendoli in parte infondati e in parte inammissibili. In primo luogo, ha escluso l’inutilizzabilità del file audio: l’accertamento tecnico era stato disposto in un procedimento diverso, nel quale gli odierni indagati non erano né indagati né raggiunti da gravi indizi, pertanto non era dovuto alcun avviso. Allo stesso modo, ha ritenuto correttamente motivata la decisione del Tribunale che escludeva la violazione dell’art. 63 c.p.p., non essendo provati accordi pregressi tra i dichiaranti e la polizia giudiziaria.
Sul punto dell’intento omicida (animus necandi), la Corte ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso, ricordando che tale volontà si desume da elementi oggettivi: l’arma utilizzata (una pistola), il numero di colpi esplosi (tre) e la loro direzione verso una zona vitale del corpo (lo sterno). Questi elementi, correttamente valutati dal giudice di merito, erano sufficienti a fondare un giudizio di gravità indiziaria sul dolo omicidiario.
Infine, e con particolare enfasi, la Corte ha confermato la corretta applicazione della presunzione di pericolosità. Ha sottolineato che, in assenza di prove concrete del recesso degli indagati dal vincolo associativo, la presunzione legale rimane valida e giustifica il mantenimento della misura cautelare più afflittiva, ovvero la custodia in carcere. Il decorso del tempo, in questo contesto, non è un elemento sufficiente a superare tale presunzione.
Conclusioni
Questa sentenza riafferma la centralità e la forza della presunzione di pericolosità nei procedimenti per reati di criminalità organizzata. La decisione chiarisce che per ottenere una revisione delle misure cautelari non basta appellarsi al tempo trascorso, ma è necessario fornire una prova rigorosa della rottura definitiva dei legami con l’ambiente criminale di appartenenza. Inoltre, consolida l’orientamento giurisprudenziale sulla valutazione dell’intento omicida basata su indicatori oggettivi e sull’utilizzabilità di prove atipiche, come le registrazioni private, se acquisite legittimamente nel contesto processuale.
Quando è utilizzabile una registrazione audio ottenuta in un altro procedimento penale?
Secondo la sentenza, una registrazione è utilizzabile se al momento dell’accertamento tecnico su di essa, disposto in un altro procedimento, i soggetti contro cui viene usata non erano ancora indagati né raggiunti da gravi indizi in quel procedimento. Di conseguenza, non era necessario fornire loro alcun avviso difensivo.
Come si dimostra l’intento di uccidere (animus necandi) in un tentato omicidio?
L’intento di uccidere, in assenza di ammissioni, si desume da elementi esterni e oggettivi della condotta. La Corte indica come determinanti l’idoneità offensiva dell’arma usata (in questo caso, una pistola), il numero dei colpi esplosi e la loro direzione verso una parte vitale del corpo della vittima (lo sterno).
Cosa significa ‘presunzione di pericolosità’ per i reati di mafia e come può essere superata?
È un presupposto di legge secondo cui chi è gravemente indiziato di un delitto aggravato dal metodo mafioso è considerato socialmente pericoloso. Tale presunzione giustifica l’applicazione della custodia in carcere e può essere superata solo fornendo la prova che l’indagato ha interrotto in modo stabile e definitivo ogni legame con l’organizzazione criminale. Il semplice passare del tempo non è sufficiente a vincere questa presunzione.