Il caso del giornalista ucciso in Donbass e l’inutilizzabilità della testimonianza
La tragica morte del fotoreporter italiano, avvenuta nel 2014 durante il conflitto nel Donbass, ha aperto un complesso caso giudiziario. La Corte di Cassazione ha recentemente messo la parola fine a questa vicenda. Al centro del dibattito giuridico vi è l’inutilizzabilità della testimonianza resa da alcuni militari ucraini. I giudici hanno dovuto valutare se le dichiarazioni dei superiori dell’imputato potessero essere usate come prove senza le dovute garanzie difensive.
La ricostruzione dei fatti e il processo d’appello
Il Lavoratore dell’informazione si trovava in Ucraina per documentare gli scontri tra l’esercito regolare e i separatisti filorussi. Durante un servizio fotografico nei pressi di una collina strategica, un attacco con colpi di mortaio ha ucciso il fotoreporter e un collega russo. Un terzo giornalista francese è sopravvissuto e ha descritto la provenienza dei colpi. Le indagini hanno individuato come presunto responsabile un soldato della Guardia Nazionale ucraina.
In primo grado, il soldato ha ricevuto una condanna a ventiquattro anni di reclusione. La Corte d’Assise d’Appello ha ribaltato la decisione, assolvendo l’imputato per non aver commesso il fatto. I giudici d’appello hanno ritenuto che mancassero prove certe sulla presenza del soldato nella postazione di avvistamento al momento dello sparo. Contro questa assoluzione hanno proposto ricorso il Procuratore Generale e i familiari della vittima.
Il reporter francese sopravvissuto ha fornito elementi utili per localizzare l’origine degli spari. Egli ha confermato che i colpi provenivano dalla collina presidiata dai militari ucraini. Tuttavia, questa testimonianza non è bastata a collegare direttamente l’imputato all’ordine di sparare o alla segnalazione delle coordinate. L’imputato era un semplice soldato e non aveva il potere di attivare autonomamente il fuoco dell’artiglieria pesante.
Il nodo delle dichiarazioni dei superiori militari
I ricorrenti contestavano l’esclusione di alcune testimonianze chiave. Si trattava delle dichiarazioni di due alti ufficiali ucraini. Secondo l’accusa, queste deposizioni dimostravano che l’imputato occupava una posizione da cui poteva dirigere il tiro dei mortai. La Corte d’Appello aveva però dichiarato queste testimonianze inutilizzabili.
I giudici di secondo grado hanno rilevato che i testimoni erano superiori gerarchici dell’imputato. Essi avevano pianificato e diretto le operazioni militari sul campo. Esistevano quindi indizi di una loro potenziale responsabilità concorrente nei fatti. Per questo motivo, la legge imponeva di sentirli non come semplici testimoni, ma con l’assistenza di un difensore.
Le motivazioni della sentenza sull’inutilizzabilità della testimonianza
La Suprema Corte ha confermato la correttezza della decisione d’appello. I giudici di legittimità hanno ribadito che il giudice di merito deve verificare d’ufficio la veste processuale del dichiarante. Se emergono indizi di reità a carico di un testimone, le sue dichiarazioni non possono essere usate contro l’imputato. Nel caso specifico, i due ufficiali ucraini rivestivano ruoli di comando diretti e rilevanti. Essi erano responsabili dello schieramento sul terreno e degli ordini impartiti.
Di conseguenza, l’inutilizzabilità della testimonianza opera in modo assoluto. Anche se queste dichiarazioni fossero state utilizzate, esse non avrebbero comunque fornito la prova certa della presenza in servizio dell’imputato nell’ora esatta dell’attacco. Le ricostruzioni dei ricorrenti si basavano su semplici congetture che non potevano superare l’insufficienza del quadro probatorio.
Le conclusioni della Cassazione sul caso Rocchelli
La Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi presentati. Il ricorso dello Stato Ucraino, intervenuto come responsabile civile, è stato ritenuto inammissibile per mancanza di legittimazione. Lo Stato non può infatti impugnare una sentenza di assoluzione che ha già revocato ogni obbligo di risarcimento del danno.
Con questa decisione, l’assoluzione del soldato ucraino diventa definitiva e non più discutibile. La Corte ha condannato le parti civili e lo Stato Ucraino al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende. La giustizia italiana chiude così un capitolo doloroso, confermando che la condanna penale richiede prove certe e non può fondarsi su indizi inutilizzabili o ricostruzioni ipotetiche.
Quando una testimonianza diventa inutilizzabile nel processo penale?
Una testimonianza è inutilizzabile se il testimone viene sentito senza le garanzie difensive nonostante a suo carico emergano indizi di reato per lo stesso fatto.
Lo Stato straniero può impugnare la sentenza di assoluzione dell’imputato?
No, lo Stato straniero citato come responsabile civile non può impugnare l’assoluzione se la sentenza ha già revocato le richieste di risarcimento danni.
Qual è l’effetto della decisione della Corte di Cassazione in questo caso?
La decisione rende definitiva l’assoluzione del soldato ucraino e rigetta definitivamente le richieste di risarcimento dei familiari della vittima.