Pericolosità sociale e misure di prevenzione: la Cassazione fa chiarezza
La pericolosità sociale rappresenta il pilastro fondamentale su cui poggiano le misure di prevenzione personali nel nostro ordinamento. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha analizzato i criteri per definire l’attualità di tale pericolo, confermando la legittimità della sorveglianza speciale per chi manifesta condotte violente reiterate, anche in contesti sportivi.
Il caso in esame
La vicenda riguarda un cittadino destinatario di tre provvedimenti DASPO tra il 2000 e il 2019. L’ultimo episodio, avvenuto proprio nel 2019, ha visto il soggetto opporre resistenza fisica e verbale alle Forze dell’Ordine durante il deflusso da uno stadio, tentando di forzare uno sbarramento per rientrare negli spalti. Oltre a questi episodi, sono state rilevate frequentazioni costanti con soggetti gravati da precedenti per reati gravi, inclusa l’associazione di stampo mafioso.
La decisione della Suprema Corte
I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, che lamentava una motivazione apparente sull’attualità del pericolo. La Corte ha invece stabilito che i fatti presi in esame coprono un arco temporale significativo e, soprattutto, non si sono arrestati in un passato remoto. La vicinanza temporale dell’ultimo episodio violento rispetto all’applicazione della misura giustifica pienamente il giudizio di pericolosità.
Le motivazioni
Le motivazioni della sentenza si fondano sul principio secondo cui, per accertare l’attualità della pericolosità sociale, il giudice deve verificare la persistenza di condotte sintomatiche. Nel caso di specie, la Corte ha valorizzato non solo i reati commessi, ma anche comportamenti non costituenti reato, come le frequentazioni con pregiudicati e l’atteggiamento di sfida verso le autorità. Tali elementi, letti nel loro insieme, delineano un profilo di personalità incline alla turbativa dell’ordine pubblico, rendendo necessaria e proporzionata la misura della sorveglianza speciale.
Le conclusioni
Le conclusioni tratte dalla Cassazione sottolineano che il sistema delle misure di prevenzione non richiede necessariamente la commissione di nuovi delitti, ma si basa su una prognosi di pericolosità futura desunta da fatti concreti e recenti. La conferma della sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende ribadisce inoltre il rigore processuale verso ricorsi ritenuti manifestamente infondati. Questa sentenza offre un importante monito sulla rilevanza delle condotte tenute in contesti di aggregazione sociale e sulla solidità dei controlli di polizia come base per le restrizioni della libertà personale.
Quando la pericolosità sociale viene considerata attuale?
La pericolosità è attuale quando esistono fatti recenti, anche non costituenti reato, che dimostrano la persistenza di una condotta antisociale o violenta nel tempo.
I DASPO possono influenzare l’applicazione della sorveglianza speciale?
Sì, se i provvedimenti di divieto di accesso alle manifestazioni sportive sono reiterati e accompagnati da condotte violente o frequentazioni con soggetti pregiudicati.
Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile in Cassazione?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, solitamente determinata in tremila euro, in favore della Cassa delle ammende.