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LexCEDpedia

Sorveglianza Speciale

Definizione

Misura di prevenzione personale applicata a soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 1.132 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 72% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 13%
  • Rigettato 14%
  • Inammissibile 72%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2019 2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 754%
  • Penale Sez. 135%
  • Penale Sez. 211%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 21284/2016in 44 provvedimenti
  • Cass. 14149/2020in 28 provvedimenti
  • Cass. S.U. 40076/2017in 27 provvedimenti
  • Cass. S.U. 51407/2018in 33 provvedimenti
  • Corte cost. 291/2013in 30 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Sfoglia per anno

Provvedimenti

Attualità della pericolosità sociale: stop al ricorso
La Corte d'appello confermava la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni a carico di un individuo ritenuto dedito al traffico di droga. La difesa contestava la decisione sostenendo che le condotte illecite risalissero a oltre quindici anni prima. I giudici di merito accertavano invece condotte criminose protratte fino al 2020, sfociate in recenti misure cautelari e in una condanna a nove anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del proposto. I Supremi Giudici hanno confermato la piena attualità della pericolosità sociale, evidenziando che nei procedimenti di prevenzione il ricorso di legittimità è esperibile solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti.
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Violazione della sorveglianza speciale: lavoro prima dell’orario
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno aveva la prescrizione di non uscire dalla propria abitazione prima delle ore 06:15. Durante un controllo dei Carabinieri alle ore 05:35, i militari hanno suonato a lungo il campanello senza ricevere risposta. L'uomo è stato poi rintracciato alle 06:00 sul luogo di lavoro autorizzato, giustificando la mancata risposta con la presenza in bagno o con l'anticipo lavorativo. I giudici di merito hanno accertato il reato di violazione della sorveglianza speciale, condannandolo a otto mesi di reclusione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso: uscire prima dell'orario stabilito disattende l'ordine dell'autorità e integra il reato, senza che l'attività lavorativa successiva possa escludere la colpevolezza né giustificare un nuovo esame delle prove in sede di legittimità.
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Revoca della sorveglianza speciale: stop al rigetto senza udienza
Una persona sottoposta alla misura di prevenzione ha presentato istanza per ottenere la revoca della sorveglianza speciale o la riduzione della sua durata. I giudici di secondo grado hanno respinto la richiesta senza fissare un'udienza e senza convocare la difesa. L'interessata ha proposto ricorso denunciando la lesione del diritto di difesa per la mancata instaurazione del contraddittorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento impugnato. I giudici hanno chiarito che ogni decisione sulla modifica o revoca della misura richiede una valutazione aggiornata della pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, il tribunale deve necessariamente fissare l'udienza in camera di consiglio garantendo la presenza del difensore e del pubblico ministero, con rinvio alla Corte territoriale per un nuovo esame.
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Confisca di prevenzione annullata: redditi leciti ignorati
I giudici di merito hanno disposto la sorveglianza speciale per un uomo ritenuto contiguo alla criminalità organizzata e la confisca di prevenzione di quote societarie, conti bancari e veicoli intestati alla familiare convivente. La difesa ha contestato la pericolosità dell'indagato e il metodo di calcolo della sproporzione patrimoniale, evidenziando il mancato conteggio di contributi agricoli e delle entrate lecite. La Corte di Cassazione ha confermato la misura personale per la provata attualità dei legami mafiosi. Al contrario, la Suprema Corte ha annullato la confisca con rinvio: i giudici d'appello hanno fornito una motivazione apparente, ignorando elementi determinanti come i sussidi pubblici all'agricoltura, le spese aziendali e il concreto apporto economico della madre della proprietaria dei beni.
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Guida senza patente con sorveglianza speciale: condanna annullata
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno veniva condannato dai giudici di merito alla pena di tre mesi di arresto per avere guidato un veicolo privo del titolo abilitativo. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando i principi fissati dalla Corte Costituzionale. I giudici di legittimità hanno rilevato che la guida senza patente con sorveglianza speciale non costituisce automaticamente un reato. Perché scatti la sanzione penale, l'accusa deve dimostrare che la patente mancava o era stata revocata proprio a causa dell'applicazione della misura di sicurezza. Poiché nel caso concreto mancava tale prova e la revoca dipendeva da ordinarie infrazioni stradali, la Suprema Corte ha cancellato la condanna, stabilendo che il fatto non è più previsto dalla legge come reato.
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Violazione sorveglianza speciale: condanna valida
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione inflitta a un imputato per la violazione sorveglianza speciale. Il difensore sosteneva che la misura fosse inefficace per la mancata rivalutazione della pericolosità sociale dopo un periodo di detenzione, richiamando la recente sentenza costituzionale n. 162/2024. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso qualificandolo come inammissibile e generico. L'imputato non ha specificato il titolo della privazione della libertà: mentre l'espiazione di una pena definitiva richiede una nuova verifica della pericolosità prima del ripristino della sorveglianza, la misura cautelare non sospende la presunzione di pericolosità. In mancanza di chiarimenti sul tipo di carcere patito, la misura è rimasta valida e la condanna è definitiva.
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Sorveglianza speciale: il ricorso generico costa tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro il provvedimento che confermava a suo carico la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Il ricorrente contestava un presunto difetto di motivazione e la violazione del principio di proporzionalità. Tuttavia, l'impugnazione non conteneva contestazioni puntuali né elementi specifici idonei a smentire la ricostruzione logica dei giudici di merito. Essendo il ricorso privo dei requisiti minimi di determinatezza previsti dal codice di rito, la Suprema Corte ha respinto l'atto senza entrare nel merito, condannando l'interessato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: stop ai ricorsi
La Corte di Cassazione ha esaminato l'impugnazione proposta da un cittadino contro il provvedimento della Corte di appello. I giudici di merito avevano confermato per l'uomo la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, ritenendo sussistente la sua pericolosità sociale. Il ricorrente ha lamentato una presunta violazione di legge nella valutazione dei presupposti applicativi della misura. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Le motivazioni difensive riproducevano le medesime censure già analizzate e superate dai magistrati territoriali, sollecitando un nuovo esame dei fatti precluso in sede di legittimità. L'uomo ha subito la conferma definitiva della misura e la condanna al pagamento delle spese legali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: citofono rotto non scusa
La Corte d'appello ha condannato un uomo per la violazione della sorveglianza speciale per ventisette episodi in cui non si trovava in casa negli orari prescritti di notte. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che le forze dell'ordine non avevano verificato la sua effettiva assenza e che i genitori non avevano risposto al citofono a causa di un guasto dell'apparecchio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il sorvegliato ha il dovere preciso di mettersi in condizione di consentire i controlli di polizia. Giustificarsi con un citofono rotto significa contestare i fatti e non un errore di legge.
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Sorveglianza speciale: il tempo non cancella il metodo mafioso
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni e sei mesi a carico di un soggetto condannato in primo grado per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La difesa sosteneva che cinque anni trascorsi dai fatti escludessero il pericolo attuale di recidiva e lamentava una motivazione carente. I giudici hanno respinto il ricorso. Il tempo trascorso recede di fronte alla gravità e sistematicità delle estorsioni, svolte a vantaggio di una cosca ancora operativa. Anche senza formale affiliazione al clan, il ruolo operativo concreto e la contiguità ambientale giustificano la sorveglianza speciale.
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Sorveglianza speciale: condanna e carcere non fermano la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo contro il decreto della Corte di Appello che gli applicava la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per tre anni, unita al divieto di soggiorno. L'interessato era stato condannato in primo grado per associazione mafiosa ed estorsione. La difesa contestava il mancato esame di nuove prove a discarico, la carenza di motivazione sulla pericolosità sociale e l'assenza di attualità della condotta criminale. I giudici di legittimità hanno chiarito che nei procedimenti di prevenzione il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per rivalutare il merito. La misura resta comunque sospesa durante la carcerazione cautelare penale e l'attualità del pericolo sarà verificata nuovamente al momento della scarcerazione, comportando la condanna del ricorrente alle spese e all'ammenda.
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Minaccia aggravata: la Cassazione blocca il riesame delle prove
Un uomo sottoposto alla sorveglianza speciale riceve una condanna penale per minaccia aggravata, porto ingiustificato di strumenti atti a offendere e violazione degli obblighi della misura di prevenzione. L'imputato contesta la decisione in Cassazione lamentando un'errata valutazione delle prove testimoniali e invocando il dubbio ragionevole. I giudici supremi dichiarano il ricorso inammissibile: la Cassazione verifica solo la correttezza logico-giuridica della sentenza e non può sostituirsi ai giudici di merito nella ricostruzione dei fatti. La condanna diventa definitiva e l'uomo deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanne multiple
Un uomo sottoposto a misura di prevenzione ha subito quattro distinte condanne per il reato di violazione della sorveglianza speciale, essendosi allontanato ripetutamente da casa. La difesa ha impugnato le decisioni dinanzi alla Corte di Cassazione sostenendo che l'allontanamento iniziale configurasse un unico fatto illecito duraturo nel tempo e invocando, in subordine, l'applicazione della continuazione tra i reati per ridurre la sanzione. I giudici di legittimità hanno rigettato questa tesi, dichiarando inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che i controlli delle forze dell'ordine hanno accertato condotte distinte e autonome nel tempo. Inoltre, la mera volontà generica di disattendere le prescrizioni non dimostra un unico piano criminoso concordato all'origine, confermando le condanne e disponendo una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale e libertà vigilata: stop alla revoca
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di dimora in una comunità terapeutica ha richiesto la revoca del provvedimento. Il richiedente riteneva che la misura fosse decaduta a causa della sopravvenuta applicazione della libertà vigilata decisa dal magistrato di sorveglianza. Il Tribunale ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che tra sorveglianza speciale e libertà vigilata non sussiste una incompatibilità assoluta. La legge vieta unicamente l'esecuzione nello stesso momento delle due misure. Nel caso di specie, la misura di sicurezza della libertà vigilata dovrà iniziare solo dopo la fine della misura di prevenzione già in corso. Il ricorrente resta quindi vincolato alle prescrizioni della comunità terapeutica ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Dall’uso personale alla destinazione allo spaccio: condanna ferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e mille euro di multa per un imputato sorpreso per strada con tredici bustine termosaldate di hashish occultate nella biancheria intima. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata al mero consumo personale, contestando la destinazione allo spaccio dedotta dal solo peso e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. La Corte ha chiarito che il confezionamento in dosi singole, l'occultamento sul corpo in luogo pubblico e il principio attivo escludono l'uso personale. I precedenti penali e la sottoposizione a sorveglianza speciale giustificano pienamente il rigetto delle attenuanti.
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Violazione della sorveglianza speciale: la droga non è una scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a oltre un anno di reclusione inflitta a un individuo sottoposto a misura di prevenzione. Le forze dell'ordine hanno sorpreso l'uomo fuori dalla propria abitazione prima delle ore 7:00 del mattino, integrando la violazione della sorveglianza speciale. La difesa ha sostenuto che lo stato di tossicodipendenza escludesse la colpevolezza del soggetto, chiedendo la concessione delle attenuanti generiche e la cancellazione dell'aggravante della recidiva. I giudici supremi hanno respinto ogni tesi difensiva, qualificando la dipendenza da sostanze stupefacenti come inidonea a giustificare l'inadempimento delle prescrizioni imposte. Dichiarando il ricorso inammissibile, la Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: confermata anche senza condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni e sei mesi nei confronti di un individuo ritenuto contiguo a un gruppo criminale organizzato. La difesa contestava l'assenza di prove sulla sua affiliazione e la mancanza di attualità della pericolosità, sottolineando che i fatti contestati risalivano al passato e che non esistevano condanne definitive. I giudici hanno respinto il ricorso. Il tribunale può fondare il giudizio di pericolosità anche su procedimenti penali ancora pendenti e su condotte protratte nel tempo, come l'intermediazione nelle estorsioni. La decisione conferma che il requisito dell'attualità sussiste quando i legami criminali mostrano una continuità duratura mai interrotta da un effettivo distacco.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di cinque anni inflitta a una persona ritenuta socialmente pericolosa. La difesa della persona sottoposta a misura ha impugnato il provvedimento della Corte di appello sostenendo carenze di motivazione e chiedendo una nuova interpretazione dei precedenti penali. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. Il ricorso si limitava infatti a ripetere le argomentazioni già respinte nel grado precedente, senza muovere contestazioni specifiche ed esaustive contro il ragionamento dei magistrati territoriali. La Suprema Corte ha ricordato che non può riesaminare il merito delle prove né sostituirsi alla valutazione logica del giudice precedente. Di conseguenza, il ricorrente deve scontare l'intera durata della misura e pagare tremila euro di sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva valida se il reo ignora le regole
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ha violato le prescrizioni frequentando persone con precedenti penali. La Corte di appello lo ha condannato a otto mesi di reclusione per violazione del codice antimafia, riconoscendo l'aggravante della recidiva qualificata. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione, contestando la mancanza di motivazione sull'applicazione della recidiva e sostenendo l'assenza di indici di concreta pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sentenza d'appello conteneva una motivazione logica ed esaustiva, avendo evidenziato come le pregresse condanne per evasione dimostrassero una costante e radicata insofferenza verso i provvedimenti giudiziari. L'interessato è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale per stalking: confermato l’obbligo di dimora
La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento della sorveglianza speciale per stalking con l'aggiunta dell'obbligo di dimora a carico di un individuo già condannato per atti persecutori contro l'ex compagna. Il destinatario della misura aveva prima rifiutato il braccialetto elettronico, provocando il raddoppio della durata della misura stessa, e in seguito aveva aggredito le forze dell'ordine durante un controllo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del prevenuto: la violazione delle regole e la condotta violenta verso i pubblici ufficiali dimostrano la totale insensibilità alle prescrizioni e una pericolosità sociale attuale ed ingravescente. I giudici hanno ritenuto pienamente legittimo il confinamento nel comune di residenza per tutelare l'incolumità della persona offesa.
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