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No alla lieve entità nel reato di spaccio per 350g di eroina

Durante una perquisizione domiciliare, L’Imputata ha tentato di disfarsi di un calzino contenente 350 grammi di eroina gettandolo dalla finestra. Le forze dell’ordine hanno rinvenuto anche bilancini di precisione, coltelli sporchi di droga e ingenti somme di denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputata, escludendo la configurabilità del reato di favoreggiamento e negando la derubricazione del fatto in lieve entità nel reato di spaccio. I giudici hanno evidenziato che l’elevata quantità di stupefacente sequestrato, idoneo a produrre circa 462 dosi, e la disponibilità di strumenti per il confezionamento dimostrano un’attività di spaccio professionale e redditizia, incompatibile con la minima offensività richiesta dalla legge. L’Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39411 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 39411/2023)

Il tentativo di disfarsi della droga e il sequestro

La richiesta di applicare la lieve entità nel reato di spaccio non può trovare accoglimento quando gli elementi di fatto dimostrano un’attività organizzata. Durante un controllo della polizia in un appartamento, L’Imputata ha cercato di nascondere le prove del reato. La donna si è diretta rapidamente verso il bagno del piano superiore. Lì ha gettato dalla finestra un calzino contenente ben 350 grammi di eroina. Gli agenti di polizia hanno visto direttamente la scena e hanno recuperato immediatamente l’involucro. La successiva perquisizione dell’abitazione ha rivelato una vera e propria centrale di confezionamento. Gli agenti hanno trovato coltelli sporchi di eroina e cocaina all’interno del bagno. Nella borsa dell’indagata c’era un bilancino di precisione. Inoltre, le forze dell’ordine hanno sequestrato una rilevante somma di denaro in contanti e altra droga nascosta in vari calzini sparsi per la casa. Questo scenario ha portato alla condanna in primo e secondo grado per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L’Imputata ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione.

Quando non si applica la lieve entità nel reato di spaccio

La difesa ha cercato di alleggerire la posizione penale dell’assistita. Il legale ha richiesto la derubricazione del reato, invocando la fattispecie attenuata prevista dalla legge sulle droghe. Secondo la tesi difensiva, il fatto doveva essere considerato di minore gravità. La difesa ha anche sostenuto che il comportamento dell’imputata potesse rientrare nel reato di favoreggiamento personale. Questa tesi si basava sul presupposto che la donna stesse solo aiutando le altre persone presenti nell’appartamento a evitare le indagini. Infine, il ricorso evidenziava una disparità di trattamento rispetto alle coimputate. Per queste ultime, infatti, i giudici di merito avevano riconosciuto la lieve entità nel reato di spaccio a seguito di un patteggiamento. La Cassazione ha esaminato con rigore queste obiezioni, respingendole punto per punto. I giudici di legittimità hanno chiarito i confini rigidi che separano lo spaccio professionale da quello occasionale o di minima portata.

Le motivazioni della sentenza sulla lieve entità nel reato di spaccio

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto il ricorso del tutto inammissibile. La sentenza spiega in modo chiaro perché non sia possibile applicare la lieve entità nel reato di spaccio in questo specifico caso. Il primo elemento decisivo riguarda il dato quantitativo e qualitativo della sostanza stupefacente sequestrata. I 350 grammi di eroina avrebbero permesso di ricavare circa 462 dosi singole. Questo quantitativo esclude in partenza qualsiasi ipotesi di consumo personale o di spaccio di minima offensività. Inoltre, la presenza di strumenti specifici come il bilancino di precisione e i coltelli intrisi di sostanza dimostra una organizzazione stabile. La rilevante somma di denaro contante trovata nella disponibilità dell’imputata conferma l’esistenza di un’attività di commercio redditizia e ben avviata. La Corte ha anche respinto l’ipotesi del favoreggiamento. Questo reato non è configurabile quando il soggetto detiene materialmente la droga, poiché la detenzione costituisce un reato permanente autonomo. Infine, il presunto contrasto con le decisioni relative alle coimputate è stato giudicato generico e privo di idonea documentazione di supporto.

Le conclusioni della Cassazione sul caso

La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la responsabilità penale dell’imputata. I giudici hanno rigettato ogni richiesta di riduzione della pena. La decisione finale ha sancito l’inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, L’Imputata ha perso definitivamente la causa. La ricorrente deve ora farsi carico delle spese del procedimento giudiziario. Oltre alle spese processuali, la Suprema Corte ha condannato la donna al pagamento di una sanzione pecuniaria pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia ribadisce un principio fondamentale per la giustizia penale. La presenza di ingenti quantitativi di droga, unita a strumenti di pesatura e somme di denaro contante, impedisce categoricamente la concessione di attenuanti legate alla lieve entità del fatto.

Quando si applica la lieve entità nel reato di spaccio?
La lieve entità si applica solo quando il fatto presenta una minima offensività, valutando la quantità e qualità della droga, i mezzi usati e le modalità della condotta.

Si può invocare il favoreggiamento se si viene sorpresi a detenere droga altrui?
No, il reato di favoreggiamento non è configurabile durante la detenzione della sostanza stupefacente, poiché quest’ultima costituisce un reato permanente autonomo.

La disparità di trattamento con un coimputato che ha patteggiato annulla la condanna?
No, la disparità di trattamento non rileva automaticamente, soprattutto se la difesa non fornisce prove documentali specifiche sul contrasto tra i giudicati.

Termini giuridici

Lieve entità
Circostanza attenuante che riduce la pena quando il fatto, per mezzi, modalità o circostanze, presenta una minima offensività.
Favoreggiamento
Reato commesso da chi aiuta qualcuno a eludere le investigazioni dell'autorità dopo che è stato compiuto un reato.
Inammissibilità
Impossibilità di esaminare nel merito un ricorso a causa della mancanza dei requisiti di legge.
Cassa delle Ammende
Ente pubblico presso il Ministero della Giustizia a cui affluiscono le somme delle sanzioni pecuniarie e delle condanne dei ricorrenti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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