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Lieve entità e spaccio: quando la droga non è un fatto marginale

L’Imputato è stato condannato per detenzione e cessione di cocaina ed hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del diritto di difesa per la mancata concessione della trattazione orale e la mancata riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L’istanza di discussione orale era tardiva rispetto ai termini perentori del rito cartolare emergenziale. Inoltre, l’elevato numero di dosi ricavabili (166 di cocaina pura al 77% e 130 di hashish), l’assenza di redditi leciti e le modalità di spaccio escludono l’applicazione della lieve entità, dimostrando un inserimento stabile nel mercato illecito della droga. L’Imputato perde il ricorso ed è condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 11 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 1590 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 6 n. 1590/2022)

Il caso concreto e la richiesta di lieve entità

La detenzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti costituiscono condotte severamente punite dall’ordinamento giuridico italiano. Tuttavia, la legge prevede una disciplina attenuata, definita lieve entità, per i casi in cui l’attività illecita presenti una ridotta offensività. Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, L’Imputato ha subito una condanna per aver detenuto oltre trentadue grammi di cocaina e circa nove grammi di hashish. La difesa ha proposto ricorso contestando la mancata concessione di questa attenuante e lamentando la violazione delle regole procedurali relative allo svolgimento dell’udienza in appello.

Il rispetto dei termini nel rito cartolare

Durante il periodo dell’emergenza sanitaria, il legislatore ha introdotto regole speciali per lo svolgimento dei processi. Il rito cartolare (la procedura basata solo su documenti scritti) ha sostituito temporaneamente la classica discussione orale in presenza. La legge consentiva comunque alle parti di richiedere la trattazione orale, ma imponeva il rispetto di un termine perentorio (un limite di tempo invalicabile) di quindici giorni prima dell’udienza. Nel caso di specie, il difensore dell’Imputato ha inviato la richiesta via posta elettronica certificata oltre questo limite temporale. La Corte di appello ha quindi legittimamente rifiutato la discussione orale, disponendo la revoca dell’autorizzazione a comparire per L’Imputato. I giudici di legittimità hanno confermato la correttezza di questa decisione, ribadendo che il mancato rispetto dei termini perentori comporta la perdita del diritto alla discussione orale.

Le motivazioni della decisione sulla lieve entità

La Corte di Cassazione ha analizzato dettagliatamente i presupposti per l’applicazione della lieve entità nel reato di spaccio. I giudici hanno chiarito che questa attenuante non può essere concessa in modo automatico. Al contrario, il giudice deve compiere una valutazione globale di tutti gli elementi concreti della vicenda. Nel caso dell’Imputato, le forze dell’ordine hanno sequestrato un quantitativo di droga corrispondente a centosessantasei dosi di cocaina con un elevato grado di purezza e centotrenta dosi di hashish. Inoltre, L’Imputato non disponeva di alcuna fonte di reddito lecita che potesse giustificare l’acquisto di una simile quantità di stupefacenti. Questi elementi, uniti alle concrete modalità di spaccio, dimostrano un inserimento stabile e non occasionale all’interno del mercato illecito della droga. La condotta non può quindi essere considerata di lieve entità, poiché l’attività organizzativa e il volume delle sostanze superano ampiamente la soglia della marginalità sociale.

Le conclusioni della Cassazione sul ricorso

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’Imputato. Questa decisione comporta la perdita definitiva della causa e la conferma della condanna inflitta nei precedenti gradi di giudizio. L’Imputato deve farsi carico del pagamento delle spese processuali sostenute dallo Stato per lo svolgimento del giudizio di legittimità. Inoltre, a causa della manifesta infondatezza dei motivi di ricorso, i giudici hanno condannato L’Imputato al pagamento di una sanzione pecuniaria pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La sentenza riafferma il principio secondo cui la gravità del fatto e l’inserimento strutturato nel mercato dello spaccio precludono qualsiasi attenuazione della pena.

Quando si applica l’attenuante della lieve entità nei reati di droga?
L’attenuante si applica quando il giudice accerta una ridotta offensività del fatto, valutando globalmente la quantità e la qualità della sostanza, i mezzi usati, le modalità dell’azione e la personalità del soggetto.

Cosa succede se si presenta in ritardo la richiesta di discussione orale in appello?
Nei procedimenti regolati dal rito cartolare emergenziale, la richiesta tardiva comporta la decadenza dal diritto di discutere oralmente la causa, procedendo così con la sola trattazione scritta.

Il possesso di diverse tipologie di sostanze impedisce la qualificazione del fatto come lieve entità?
La diversità delle sostanze non esclude di per sé la lieve entità, ma il giudice deve valutare complessivamente se il numero di dosi e il contesto indichino un inserimento non marginale nel mercato dello spaccio.

Termini giuridici

Lieve entità
Attenuante prevista per i reati di droga quando i fatti, per mezzi, modalità o circostanze, presentano un'offensività estremamente ridotta.
Rito cartolare
Procedura giudiziaria semplificata basata esclusivamente sullo scambio di memorie scritte, senza lo svolgimento dell'udienza fisica in presenza.
Inammissibilità
Pronuncia del giudice che impedisce l'esame nel merito di un ricorso a causa del mancato rispetto di requisiti formali o temporali.
Dato ponderale
Il peso complessivo e la quantità di principio attivo della sostanza stupefacente sequestrata dalle forze dell'ordine.
Derubricazione
La riqualificazione giuridica di un reato in una fattispecie diversa e solitamente meno grave rispetto a quella originaria.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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